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«Signore, non sono degno»

Commento alla pericope evangelica della quarta Domenica di Matteo. (Matteo 8, 5-13)
Dal Commento al Vangelo secondo Matteo del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

5-6. E quando Gesù entrò in Cafarnao e gli venne incontro un centurione che lo supplicava dicendo. Anche quest’uomo non si avvicinò a Gesù mentre era sul monte, per non interromperne l’insegnamento. Questi è lo stesso uomo menzionato da Luca (Lc. 7 1-10). Anche se Luca dice che il centurione mandò a Gesù altri che erano anziani, questo non contraddice Matteo che dice che il centurione stesso andò da Gesù. È del tutto probabile che prima ne mandò altri, e poi, quando la morte era imminente, venne lui stesso e disse:

6-7. «Signore, il mio servo giace in casa paralitico e terribilmente tormentato». Gesù gli risponde: «Io verrò e lo guarirò». Il centurione non condusse da Gesù il suo servo disteso sul letto, poiché credeva che Gesù potesse guarirlo anche da lontano. Quindi:

8-10. Ma il centurione rispose dicendo: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io sono uomo sotto autorità, ma sotto di me ho soldati e dico a questo: Va’, ed egli va; e all’altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a chi lo seguiva: «In verità vi dico che da nessuno in Israele ho trovato una tale fede». Il centurione dice: «Se io, che sono il servo dell’imperatore, comando i soldati che sono sotto di me, quanto più puoi comandare la morte e le malattie, in modo che si allontanino dall’uno e assalgano l’altro?» Poiché le malattie del corpo sono i soldati e gli ufficiali di punizione di Dio. Cristo si meraviglia, quindi, dicendo: «Non ho trovato una fede così grande tra gli israeliti come in questo gentile».
[Altri hanno interpretato queste parole così: Quando Giacobbe, il celebre patriarca, vide la scala salire al cielo e gli angeli di Dio salire e scendere, comprese che Dio era presente in quel luogo, ma non che fosse presente ovunque. Così disse: Quanto è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio. [Gen. 28, 16-17] Il Signore ora si meraviglia della fede grande e soprannaturale di questo pagano, dicendo: «Nemmeno in Israele», cioè in Giacobbe, «ho trovato una tale fede. Perché Giacobbe aveva compreso che potevo apparire in un luogo, ma quest’uomo capisce che sono ovunque in tutti i luoghi e che solo con la parola posso fare tutte le cose. Perché ha detto: “di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.”»

11-12. «E vi dico che verranno molti da Oriente e da Occidente e si porranno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nella tenebra esterna, ove sarà pianto e stridore di denti». Gesù non ha detto apertamente: “Molti pagani siederanno a mensa con Abramo…” Ma lo ha detto in modo indiretto, per non scandalizzare i Giudei: Molti verranno da Oriente e da Occidente. Ha menzionato Abramo per dimostrare di non opporsi all’Antico Testamento. Dicendo oscurità esteriore, mostra che c’è anche un’oscurità interiore che è meno grave. Perché all’inferno ci sono vari gradi di punizione. Chiama gli ebrei i figli del regno, poiché a loro furono fatte le promesse dell’Antico Testamento. Sta dicendo: Israele è il mio figlio primogenito (Es. 4, 22).

13. E Gesù disse al centurione: «Va’, e per te avvenga come hai creduto». In quell’ora il giovane guarì. E quando il centurione tornò a casa sua, alla stessa ora, trovò il suo servo che stava bene. Guarendo il servo solo con la sua parola, Gesù mostrò di aver detto la verità anche quando disse che gli ebrei sarebbero stati scacciati dal regno.


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