Archivio della categoria: Ecumenismo

Articoli e riflessioni sulla questione dell’ecumenismo

La Via Regale

p. Seraphim (Rose) di Platina

La Via Regale
La vera Ortodossia nell’era dell’apostasia

NOTA DEL TRADUTTORE
L’articolo che pubblichiamo è stato scritto quarant’anni fa, ma, pure in un quadro storico pesantemente cambiato, sia riguardo alla Russia che riguardo alle vicissitudini della Chiesa Russa all’Estero, esso mantiene una sostanziale attualità. Il problema fondamentale denunciato da questo scritto (la partecipazione delle Chiese ortodosse “ufficiali” al movimento ecumenico) non è rimasto immutato, ma è addirittura peggiorato. L’articolo mette a confronto due diversi estremismi nella Chiesa: da una parte quello del riformismo delle Chiese ortodosse ufficiali, dall’altra quello di uno “zelo senza conoscenza” da parte di gruppi ortodossi tradizionalisti (come ad esempio i Matteiti). Ci auguriamo che la pubblicazione di questo scritto, e di altri in via di traduzione ad opera dello stesso p. Seraphim, possa essere di sprone in Italia alla discussione su questo argomento.

p. Seraphim di Platina

Come dicono i Padri, gli estremi di entrambe le parti sono altrettanto dannosi. . . (E’ necessario) percorrere la via regale, evitando gli estremi su entrambi i lati. – S. Giovanni Cassiano, Conferenza II

I cristiani ortodossi vivono oggi in uno dei momenti più critici della storia della Chiesa di Cristo. Il nemico della salvezza dell’uomo, il diavolo, attacca su tutti i fronti e si sforza con ogni mezzo non solo di allontanare i credenti dalla via della salvezza mostrata dalla Chiesa, ma di sconfiggere la Chiesa di Cristo stessa, nonostante la promessa del Salvatore (Mt. 16, 18), e di trasformare il Corpo stesso di Cristo in un’organizzazione “ecumenica” che prepari la venuta del suo eletto, l’Anticristo, il grande dominatore del mondo, negli ultimi giorni.

Naturalmente, sappiamo che questo tentativo di Satana fallirà; la Chiesa sarà la Sposa di Cristo fino alla fine del mondo ed incontrerà il Cristo Sposo alla Sua seconda venuta, pura e senza macchia da unione adulterina con l’apostasia di questa era. Ma c’è un problema del nostro tempo che è di capitale importanza per tutti i cristiani ortodossi: la Chiesa rimarrà, ma quanti di noi sarà ancora in essa, dopo aver resistito ai grandi tentativi del diavolo di allontanarci da lei?

I nostri tempi sono molto simili a quelli di San Marco di Efeso nel XV secolo, quando sembrava che la Chiesa stesse per essere dissolta nell’empia unione con i latini. Anzi, i nostri tempi sono ancora peggiori e più pericolosi di quei tempi; poiché allora l’unione fu un atto imposto con la forza dall’esterno, mentre oggi il popolo ortodosso è stato  lungamente preparato alla prossima unificazione  “ecumenica” di tutte le chiese e le religioni da decenni di lassismo, indifferenza, mondanità, e indulgenza nella menzogna rovinosa che “nulla ci separa” da tutti gli altri che si dicono cristiani. La Chiesa Ortodossa è sopravvissuta alla falsa Unione di Firenze, ed ha anche conosciuto un periodo di esteriore prosperità e di interiore fioritura spirituale dopo di ciò; ma dopo la nuova falsa unione, ora perseguita con sempre maggiore slancio, continuerà ad esistere l’Ortodossia fuori che dalle catacombe e dal deserto?

Nel corso degli ultimi dieci anni e più, sotto il disastroso corso “ecumenico” perseguito dal Patriarca Atenagora e dal suo successore, le Chiese ortodosse sono ormai giunte pericolosamente vicine al naufragio totale. L’ultimo comunicato “ecumenico” del Patriarcato di Costantinopoli, “La Confessione di Thyateira” (cfr. The Orthodox Word, Jan.-Feb., 1976), è già una prova sufficiente di quanto la coscienza ortodossa sia stata perduta dalla Chiesa locale che una volta era stata la prima tra le Chiese ortodosse nella confessione della verità di Cristo; questo  triste documento mostra solo quanto gli Ierarchi di Costantinopoli siano prossimi ad essere assorbiti nel “cristianesimo”  eterodosso dell’Occidente, anche prima dell’Unione formale, che è ancora in fase di preparazione.

Le radici dell’odierno ecumenismo nelle Chiese ortodosse risalgono all’innovazionismo e al modernismo di alcuni ierarchi nel 1920. Nella Chiesa Russa, queste correnti diedero origine, prima, al movimento  della”Chiesa Vivente” che, con l’aiuto del regime comunista, cercò di rovesciare il Patriarca Tikhon e “riformare” la Chiesa in un modo radicalmente protestante, e in seguito come successore  più “conservatore” della “Chiesa Vivente”, all’organizzazione ecclesiastica sergianista  (il Patriarcato di Mosca), che ha sottolineato in un primo momento il lato politico di riconciliazione con l’ideologia e gli obiettivi del comunismo (in conformità con la famigerata “Dichiarazione” del metropolita Sergio nel 1927), e solo negli ultimi decenni si è avventurato ancor di più nel dominio dell’iinnovazionismo ecclesiastico con la sua attiva partecipazione al movimento ecumenico. Nella Chiesa greca la situazione è stata simile: l’innovazionista “Concilio Pan-ortodosso” del 1923, con le sue riforme di tipo protestante ispirate dal Patriarca Meletios Metaxakis di triste memoria, si era rivelato troppo radicale per essere accettato dal mondo ortodosso, e gli innovatori avevano dovuto accontentarsi di imporre una riforma del calendario su alcune delle Chiesa non-slave.

Grandi movimenti di protesta si opposero ai riformatori in entrambe le Chiese, russa e greca, producendo le profonde divisioni che esistono fino ad oggi nel mondo ortodosso. Nella Chiesa Russa, il Sergianismo è stato decisamente respinto da moltissimi dei vescovi e fedeli, guidati dal metropolita Joseph di Pietrogrado; questo movimento “josephita” si organizzò poi  in una certa misura e divenne noto come la “vera Chiesa ortodossa”. La storia di questa Chiesa Russa illegale “delle Catacombe”  è, ad oggi, velata dal segreto, ma in questi ultimi anni sono venute alla luce un numero di testimonianze sorprendenti delle sue attività attuali, portando a severe misure di repressione da parte del governo sovietico. Il nome del suo attuale primo ierarca (il Metropolita Teodosio) è diventato noto, così come quello di uno dei suoi dieci o più vescovi (il vescovo Seraphim). Nella diaspora, la Chiesa Russa fuori dalla Russia si è impegnata fin dall’inizio del Sergianismo nel 1927 in una ferma posizione anti-sergianista, e in numerose occasioni ha espresso la sua solidarietà con la Vera Chiesa Ortodossa in Russia, sempre rifiutando ogni comunione con il Patriarcato di Mosca. Il suo tradizionalismo convinto e senza compromessi  in questa e in altre questioni non erano graditi ad alcuni dei vescovi russi dell’Europa occidentale e in America, che erano più ricettivi alle correnti “riformiste” dell’Ortodossia del XX secolo, e si sono separati in diversi momenti dalla Chiesa russa fuori dalla Russia, creando così le attuali differenze “giurisdizionali”  della diaspora russa.

In Grecia il movimento di protesta, da un simile istinto ortodosso, prese allo stesso modo il nome di “veri cristiani ortodossi”. Fin dall’inizio nel 1924 (quando fu introdotta la riforma del calendario), questo movimento è stato particolarmente forte tra i semplici monaci, i sacerdoti e laici della Grecia; il primo vescovo a lasciare la Chiesa di Stato di Grecia per unirsi al movimento fu il metropolita Crisostomo di Florina, e oggi esso continua la sua vita e la sua organizzazione del tutto indipendenti, comprendendo circa un quarto di tutti i cristiani ortodossi di Grecia, e forse la metà o più di tutti i monaci e le monache. Sebbene popolarmente conosciuti come i “vecchio calendaristi,” i veri cristiani ortodossi di Grecia si distinguono per un tradizionalismo fedele nella vita e nella dottrina ortodossa in generale, vedendo la questione del calendario soltanto come una prima fase e una pietra di paragone del modernismo e del riformismo.

Mentre sempre di più il cancro “ecumenico” erode gli organi ancora vitali delle Chiese ortodosse di oggi, una simpatia crescente viene mostrato dai membri più sensibili delle giurisdizioni ortodosse “ufficiali” verso la causa e i rappresentanti delle Chiese  antiecumeniste ed antiriformiste della Russia, della Grecia, e della diaspora. Alcuni, vedendo le giurisdizioni “ufficiali” come ormai irrimediabilmente incamminate sul percorso dell’anti-ortodossia, hanno preso ad abbandonarle come navi in naufragio e si uniscono alle fila dei veri cristiani ortodossi; altri, ancora sperando nella restaurazione di una rotta ortodossa nell’Ortodossia mondiale, pensa che sia per adesso sufficiente esprimere simpatia per i veri cristiani ortodossi o protestare con coraggio contro la mentalità “riformista” nelle giurisdizioni ufficiali. I dieci anni di epistole antiecumeniche del Metropolita Filarete, capo Gerarca della Chiesa russa fuori dalla Russia, hanno colpito una corda sensibile all’interno di un certo numero di Chiese ortodosse, anche se la risposta “ufficiale” per esse è stato in gran parte il silenzio o l’ostilità.

Oggi, più che in ogni altro momento nella lotta  cinquantennale per la preservazione della tradizione ortodossa in un’era di apostasia, la voce della vera e intransigente Ortodossia potrebbe essere ascoltata in tutto il mondo e avere un profondo effetto sul futuro corso delle Chiese Ortodosse. È probabile in realtà che sia già troppo tardi per evitare l’innovazionista “Ottavo Concilio Ecumenico” e l’Unione “ecumenica” che vi è sottesa; ma forse una o più delle Chiese locali potrebbero ancora essere convinte a fare un passo indietro da questa rotta rovinosa che porterà alla liquidazione finale (come ortodosse) di quelle giurisdizioni che la seguiranno fino in fondo; e, in ogni caso, singoli individui e intere comunità potranno certamente essere salvati da questo percorso, per non parlare di quelli tra gli eterodossi che potranno ancora trovare la loro strada nel recinto salvifico della vera Chiesa di Cristo.

E ‘di fondamentale importanza, quindi, che questa voce sia in realtà una voce di vera (cioè patristica) Ortodossia. Purtroppo, talvolta accade, in particolare nel calore della controversia, che posizioni ortodosse fondamentalmente valide  siano esagerate da un lato, e fraintese dall’altro, e che quindi nasca in alcune menti l’impressione totalmente fuorviante che la causa della vera ortodossia sia oggi un specie di “estremismo”, una sorta di “reazione da destra” al corso prevalente “di sinistra”, ora seguito dai leader delle  Chiese ortodosse “ufficiali”. Una tale visione politica della lotta per la vera ortodossia oggi è del tutto falsa. Questa lotta, al contrario, ha assunto la forma, tra i suoi migliori rappresentanti oggi, sia in Russia, Grecia, o della diaspora, di un ritorno al cammino patristico della moderazione, una media tra estremi; questo è ciò che i Santi Padri chiamano la via regale.

La dottrina di tale “via regale” è esposta, ad esempio, nella decima delle Istruzioni Spirituali del S. Abba Doroteo ‘, dove si cita in particolare il Libro del Deuteronomio:  “Non deviare né a destra né a sinistra , ma passa per la via regale “(Dt 5, 32; 17, 11.), e da San Basilio il Grande:” retto di cuore è colui il cui pensiero non si allontanano né per eccesso né per difetto, ma è diretto solo al mezzo della virtù.” Ma forse questo insegnamento è più chiaramente espresso dal grande Padre ortodosso del V secolo, San Giovanni Cassiano, che si trovava di fronte a un compito non dissimile al nostro compito ortodosso oggi: presentare il puro insegnamento dei Padri orientali a popoli occidentali che erano spiritualmente immaturi e non avevano ancora compreso la profondità e la finezza della dottrina spirituale orientale ed erano quindi inclini ad andare agli estremi, sia quello del lassismo che quello dell’eccessiva severità, nell’applicare questa dottrina spirituale alla vita. San Cassiano espone la dottrina ortodossa della via regale nella sua Conferenza sul tema della “sobrietà mentale” (o “discrezione”), Conferenza che fu elogiata da San Giovanni della Scala (Gradino 4, 105) per la sua ” bella e sublime filosofia”:

“Con tutte le nostre forze e con tutti i nostri sforzi dobbiamo sforzarci con umiltà di acquisire per noi stessi il buon dono della sobrietà mentale, che può preservarci indenni dagli eccesso da entrambi i lati. Perché, come dicono i Padri, gli estremi di ambedue le parti sono ugualmente dannosi, sia l’eccesso del digiuno e il riempire il ventre, sia l’eccesso di veglia che l’eccessivo sonno, e così gli altri eccessi”. La sobrietà della mente “insegna all’uomo a percorrere la via regale , evitando gli estremi su entrambi i lati: sul lato destro che non gli consente di essere ingannato da una eccessiva astinenza, sul lato sinistro di essere trascinato nell’incuria e nel rilassamento “. E la tentazione sul” lato destro “è ancora più pericolosa di quella sulla “sinistra”: “l’astinenza eccessiva è più dannosa del saziarsi; perché, grazie al pentimento, si può superare quest’ultimo fino a una corretta comprensione, ma dalla precedente non si può” (perché, ad esempio, l’orgoglio sulla propria” virtù impedisce la via dell’umiltà penitente che potrebbe salvare) . (San Giovanni Cassiano il Romano, Conferenze, II, capp. 16, 2, 17)

Applicando questa dottrina alla nostra situazione, possiamo dire che la “via regale” della vera ortodossia oggi è un medio che si trova tra gli estremi dell’ecumenismo e riformismo, da un lato, e lo “zelo senza conoscenza” (Rom. 10, 2) dall’altro. La vera ortodossia non deve andare “al passo coi tempi”, da un lato, né fare del “rigore” o della “correttezza” o della “canonicità” (buoni in sé stessi) una scusa per l’auto-soddisfazione farisaica, l’esclusivismo, e la diffidenza, d’altra. Questa autentica moderazione ortodossia non deve essere confuso con la semplice tiepidezza o indifferenza, o con qualsiasi tipo di compromesso tra estremismi politici. Lo spirito di “riforma” è tanto diffuso oggi che qualcuno le cui opinioni sono radicate dallo “spirito dei tempi” riguarderà alla vera moderazione ortodossa come a una sorta di “fanatismo”, ma chiunque guardi la questione più profondamente e metta in pratica la visione patristica troverà come la via regale sia lontana da ogni tipo di estremismo. Forse nessun maestro ortodosso nei nostri giorni fornisce un esempio di sana e fervente moderazione ortodossa quanto il defunto arcivescovo Averky di Jordanville; i suoi numerosi articoli e sermoni respirano lo spirito rinfrancante del vero zelo ortodosso, senza alcuna deviazione né a “destra” né a “sinistra”, e una costante attenzione al lato spirituale della vera Ortodossia. (Vedi in particolare il suo articolo, Santo zelo,  in The Orthodox Word, May-June, 1975)

LA CHIESA RUSSA fuori dalla Russia è stata posta, dalla provvidenza di Dio, in una posizione molto favorevole per preservare la “via regale” in mezzo alla confusione di tanta parte dell’Ortodossia del XX secolo . Vivendo in esilio e in povertà in un mondo che non ha capito la sofferenza del suo popolo, essa ha focalizzato la sua attenzione sulla conservazione inalterata della fede che unisce il suo popolo, e si trova così ad essere estranea a tutta la mentalità ecumenica, fondata invece sull’indifferenza religiosa e sull’auto-soddisfazione, sul benessere materiale, e sull’internazionalismo senz’anima. D’altra parte, è stata preservata dal cadere nell’estremismo del “lato destro” (come ad esempio potrebbe essere una dichiarazione che i Misteri del Patriarcato di Mosca sono senza grazia) dalla sua coscienza viva che la Chiesa Sergianista in Russia non è libera ; si può naturalmente non avere comunione con un tale organismo, dominato da atei, ma quanto a definizioni precise del suo status è meglio che esse siano lasciate ad un Concilio della Chiesa Russa libera in futuro. Se sembra esserci “contraddizione logica” qui (“se non neghi i suoi misteri, perché non sei in comunione con lei?»),  questo è un problema solo per i razionalisti; quanti inveci si accostano domande di natura ecclesiastica con il cuore e la testa non hanno problemi ad accettare questa posizione, che è il testamento dato alla Chiesa russa della diaspora dal suo saggio capo Ierarca, metropolita Anastassy (+1965).

Vivendo in libertà, la Chiesa Russa fuori dalla Russia ha considerato come uno dei suoi importanti obblighi quello di esprimere la sua solidarietà e la piena comunione con la sotterranea Vera Chiesa Ortodossa di Russia, la cui esistenza è totalmente ignorata e addirittura negata dall’Ortodossia “ufficiale”. Quando Dio vorrà, e quando sarà passata la terribile prova della Chiesa e del popolo russo, le altre Chiese ortodosse potranno meglio comprendere la situazione Chiesa russa; fino ad allora, forse, tutto ciò che si potesse sperare era che le Chiese ortodosse libere non mettessero in discussione il diritto della Chiesa russa fuori dalla Russia ad esistere o negassero la grazia dei suoi misteri; quasi tutte sono a lungo rimaste in comunione con essa (fino a che la sua non partecipazione al movimento ecumenico la isolasse  e facesse di essa un rimprovero alle altre Chiese, in particolare negli ultimi dieci anni), e fino ad oggi hanno resistito (almeno passivamente)  ai tentativi di ispirazione politica fatti dal Patriarcato di Mosca perché essa fosse dichiarata “scismatica” e “non canonica”.

Negli ultimi anni, la Chiesa russa fuori dalla Russia ha dato anche sostegno e riconoscimento ai veri cristiani ortodossi di Grecia, la cui situazione è stata a lungo anche estremamente difficile e incompresa. In Grecia il primo colpo contro la Chiesa (la riforma del calendario) non fu mortale quanto la “Dichiarazione” del metropolita Sergio in Russia, e per questo motivo è stato necessario più tempo perché la coscienza teologica del popolo greco-ortodosso potesse vedere il suo pieno significato anti-ortodosso. Inoltre, pochi vescovi di Grecia hanno avuto il ​​coraggio di unirsi al movimento (mentre, al contrario, il numero di vescovi non sergianisti in principio era più grande di tutto l’episcopato della Chiesa greca). E soltanto negli ultimi anni la causa dei vecchio calendaristi è divenuta un po’ più “intellettualmente rispettabile”, dal momento che sempre più laureati si sono unita ad essa. Nel corso degli anni essa ha subito persecuzioni, a volte molto feroci, da parte dello Stato e della Chiesa ufficiale, e fino ad oggi resta disdegnata da parte dei più “sofisticata” e totalmente senza il riconoscimento da parte del mondo ortodosso “ufficiale”. Purtroppo, disaccordi interni e divisioni hanno continuato ad indebolire la causa dei vecchi calendaristi, ed essi mancano di un’unica unanime voce per esprimere la loro posizione per una Ortodossia patristica. Comunque, la basilare Ortodossia della loro posizione non può essere negata, e non si può che accogliere una presentazione di esso come quella dell’articolo che segue [1].

La crescente comprensione negli ultimi anni dell’unità di base della causa della vera Ortodossia in tutto il mondo, che si tratti della Chiesa Catacombale di Russia, dei vecchio calendaristi di Grecia, o della Chiesa Russa fuori della Russia, ha portato alcuni a pensare in termini di un “fronte unitario” di Chiese confessanti per opporsi al movimento ecumenico, che ha preso possesso di tutta l’Ortodossia “ufficiale”. Tuttavia, nelle condizioni attuali questo potrà difficilmente avvenire; e in ogni caso, questa sarebbe una visione “politica” della situazione, che vede il significato della missione della vera Ortodossia in maniera troppo esterna. Le reali dimensioni  della protesta dei veri ortodossi contro l’Ortodossia “ecumenica”, contro la neutralizzata e tiepida Ortodossia dell’apostasia, devono ancora essere rivelate, soprattutto in Russia. Ma non può essere che la testimonianza di tanti martiri e confessori e campioni della vera Ortodossia nel XX secolo sia stata vana. Possa Dio preservare i suoi zeloti nel sentiero regale della vera Ortodossia, fedeli a Lui e alla sua Santa Chiesa fino alla fine dei tempi!

Questo articolo è originariamente apparso su The Orthodox Word, settembre-ottobre, 1976 (70), pp. 143-149. Trad. del p. Daniele Marletta


NOTE

[1] Si fa qui riferimento a uno scritto del Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (al tempo archimandrita), pubblicato nella stessa rivista The Orthodox Word, a seguito dell’articolo di p. Seraphim. Il Metropolita Cipriano scrisse spesso, su richiesta dei monaci del Monastero di Platina, alcuni contributi per questa loro rivista, almeno finché fu in vita p. Seraphim.

Lettera enciclica della Conferenza inter-ortodossa sul cosiddetto “Santo e Grande Concilio”

La Conferenza inter-ortodoosa ad Atene, - Maggio 2016

La Conferenza inter-ortodoosa ad Atene, – Maggio 2016

Esortazione alla Vigilanza e alla Fedeltà alla “Giusta Confessione di Fede”
delle Vere Chiese Ortodosse
† Domenica della Samaritana, 16 Maggio 2016 cal. eccl.
L’ “Insegnamento Sano”dei Santi Apostoli,dei Santi Padri e dei Concili e il cosiddetto Grande Concilio degli Ecumenisti.
La Vera Ortodossia di fronte all’Eresia dell’Ecumenismo sincretistico

Α. Introduzione-Posizione critica e preparazione
Amati in Cristo Fratelli e Concelebranti, Cari Figli nel Signore e nella Vera Ortodossia,
1. Noi, ai quali il nostro Salvatore Gesù Cristo ha accordato, nella Sua misericordia e nel Suo amore per gli uomini, di servire il Piccolo Gregge della Vera Chiesa, preghiamo dal profondo del cuore perché il Signore Vi raffermi nell’ “Insegnamento Sano” dei Santi Apostoli, dei Santi Padri e dei Concili e Vi abbracciamo nella Luce della Risurrezione e della nostra Fede immacolata.
2. In questi giorni, con la Grazia di Dio e l’aiuto della Santissima Deipara, ci siamo radunati, Greci, Russi e Rumеni, Pastori e Rappresentanti dei Veri Cristiani Ortodossi dal mondo intero, allo scopo di partecipare all’Avvenimento veramente eccezionale dell’inclusione nel Catalogo dei Santi del Confessore e ex-Metropolita di Florina Crisostomo (Kavuridis, †1955); riuniti in consiglio per questa occasione, permetteteci di rivolgervi qualche parola di pace, di consolazione, per vostro sostegno e vostra informazione.
3. Consideriamo ciò necessario, poiché è imminente la riunione, tra tre settimane, dagliEcumenisti, cioè dalle cosiddette Chiese ufficiali, di ciò che loro chiamano il Santo e Grande Concilio, che preparavano da decine di anni, l’autorità del quale dubitano già persino i teologi e i competenti del nuovo calendario, chierici e laici; essi infatti hanno ormai preso coscienza del fatto che l’Ecumenismo è una paneresia ecclesiologica in pratica e in teoria.
4. Ovviamente, prima della Riunione di questo Concilio degli Ecumenisti e prima delle sue decisioni finali, non possiamo pronunciarci in modo definitivo al suo rispetto; tuttavia possiamo conservare una posizione critica ai suoi confronti e prepararci alle sue conseguenze, poiché sono ben noti e assolutamente fondati tanto il suo inizio, la sua evoluzione, le sue fasi e le sue mutazioni, i suoi fondamenti e suoi materiali da costruzione, quanto le persone che hanno lavorato metodicamente per più di un secolo al conseguimento di questo Concilio, tuttavia senza i presupposti prescritti dai Santi Padri e dai Santi Concili della Vera Ortodossia.
* * *
Β. Non è “Grande”, né di forma né di sostanza

Amati in Cristo Fratelli e Concelebranti, Cari Figli nel Signore e nella Vera Ortodossia,
1. Prima di tutto, questo Concilio degli Ecumenisti non può essere chiamato né consideratoSanto, poiché non ha nessuna prospettiva di confermare i Santi Concili Ecumenici Panortodossi precedenti; al contrario, è stata programmata l’emanazione di leggi contrarie a loro, poiché –com’è ben noto– le varie richieste di riconoscimento dei Santi Concili Ecumenici VIIIo e IXosono state respinte, per non arrecare dispiacere agli eterodossi dell’Occidente. In questo modo, gli Ecumenisti rinnegano in pratica la continuazione della Sacra Tradizione e la regola d’oro di San Vincenzo di Lerino: “Id teneam is quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est”, cioè: rimaniamo fedeli a ciò che dappertutto, sempre, tutti hanno creduto.
2. Inoltre, esaminando la tematica concernente e i testi che saranno proposti per essere definitivamente approvati dal Concilio degli Ecumenisti usciti dalla retta via, si verifica che questo cosiddetto Grande Concilio non sarà Grande ed è impossibile che sia considerato tale, né di forma né di sostanza; al contrario sarà addirittura piccolo e minimo, secondo le parole del nostro Salvatore (cf Matt. V, 19), e senz’altro si scarterà dei limiti della vera Coscienza Ortodossa.3. Formalmente, questo Concilio non sarà effettivamente Grande, in quanto riguarda il numero di Partecipanti, perché –in accordo con il suo Regolamento– sarà in fine una Riunione allargata di Primi Gerarchi, fondata sul principio della rappresentanza, secondo il quale ogni Chiesa Locale avrà un voto solo, cosa inimmaginabile per un Concilio veramente Ecclesiastico della nostra Tradizione Sacra.
4. In tal modo, questo Concilio degli innovatori Ecumenisti non soddisfa le condizioni di un vero Concilio secondo la Tradizione, poiché i principi Sinodali autentici dell’Orto-dossia, che esprimono l’essenza della Chiesa, richiedono il deposito dell’esperienza ecclesiastica dall’insieme dei Vescovi e al nome dei Fedeli cristiani di ogni Diocesi, per quanto – secondo l’Ecclesiologia Ortodossa – il Vescovo rappresenta al Concilio la Chiesa Locale a lui sottomessa, e l’autenticità del suo triplo Servizio (Servizio dei Misteri, dell’Insegnamento e dell’Amministrazione), costituisce e conferma la fedeltà incrollabile, sia di lui stesso che del suo Clero e dei suoi Fedeli, alla Verità del Vangelo, cioè all’Ortodossia della Verità e della Vita.
5. Il sistema di rappresentanza è in sostanza un sistema anti-sinodale, poiché esclude la partecipazione al Concilio dei Vescovi che avrebbero espresso il loro disaccordo con la teoria e la pratica dell’Ecumenismo ecclesioclasta; allo stesso tempo, è chiaro che persegue l’elezione dell’opinione di una minorità – debitamente preselezionata – di rappresentanti, come espressione di cosiddetto accordo panortodosso.
6. Nemmeno in sostanza, questo Concilio dei pseudo-dottori Ecumenisti non sarà veramenteGrande, poiché gli argomenti che saranno trattati non sono né grandi, né nevralgici, nésoteriologici, ma al contrario piccoli e minimi, di importanza secondaria e senz’altro conprospettiva secolarizzata. Questi non riguardano per niente né, da un lato, una Chiesa vivente che naviga circondata dalle provocazioni varie della vita contemporanea, né dall’altro, un mondo ferito a morte dall’Ambizione, dalla Tirchieria e dalla Concupiscenza, che sprofonda sempre di più nell’agitazione di una vita senza senso.
7. Un Concilio veramente Santo e Grande della Vera Ortodossia dovrebbe oggi occuparsi attentamente, non di questioni evidenti che sono già state risolte in modo soddisfacente e definitivo dalla Tradizione Evangelica e Canonica (Matrimoni, Digiuni, Pace e Riconciliazione dei Popoli, etc.); ma di questioni molto gravi e attuali che concernano la Fede, i Dogmi e la Vita, l’etica, in relazione anzi con le eresie contemporanee così pericolose, i vari errori e le correnti ideologiche che corrompono gradualmente , costantemente e a volte impercettibilmente la società cristiana in particolare, cosicché
Invalidano il Vangelo della Salvezza (l’eresia dell’Ecumenismo multiforme Intercristiano e Interreligioso è la relativizzazione della Verità, l’inclusività ecclesiologica – comprehensivness, la mondanizzazione, i movimenti sincretistici della “Nuova Epoca”);
Contrastano la Morale evangelica (l’Etica biologica, la deformazione dell’Anthropologia, le teorie sociali-economiche) e infine,
Predicano “un altro Vangelo, diverso di quello che abbiamo ricevuto” (teologia academica, meditativa, filosofica e ecumenista etc.).
8. E inoltre piccolo e minimo questo Concilio, perché tradisce la speranza del mondo, tradisce l’aspettativa delle anime di buona volontà che ricercano la Verità e la Vita, con questo insegnamento sulla Chiesa contrario all’Ortodossia; secondo questo, sarebbero incluse nei Limiti Canonici e Carismatici della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica anche le varie Comunità religiose eretiche di Oriente e di Occidente che hanno falsificato in diversi modi il Messaggio del Vangelo; e infine l’Edificio fondato da Dio della Chiesa Una e Unica è messo in posizione e relazione uguali e paralleli con le cosiddette Religioni del Mondo, e vengono così annullate l’Opera Missionaria-il Richiamo Evangelico al pentimento, il ritorno nel senno del Corpo della Chiesa Uno e Unico delle persone di altre confessioni e religioni.
9. In aggiunta, è indicativo dell’assenza dello Spirito Santo dalle preparazioni per il cosiddetto Grande Concilio degli Ecumenisti che sono usciti dalla retta via in varie maniere, il fatto che persino i testi che vengono promossi per essere approvati definitivamente, non sono diretti dal soffio vivente e vivificante della parola evangelica e patristica, né sono ispirati dalla testimonianza in Cristo del Divino Paraclito, portatrice di speranza e rigeneratrice.10. Gli argomenti e i testi di questo Concilio non introducono solamente credenze nuove e eretiche; introducono anche un modo completamente nuovo, proprio letteralmente a un potere secolare, di livello bassissimo, con il pretesto di rivolgersi al mondo, usando tuttavia una lingua burocratica, ideologica, professionale, fredda e inflessibile, e senz’altro in un clima di introversione morbosa.● Tale Voce del Dio Vivente si aspettava di sentire l’uomo contemporaneo disorientato, che sta soffocando e vive la depressione e la morte spirituale in una Civiltà Neo-idolatra?
* * *
C. Rievocazione Storica – il Corso dell’Apostasia
Amati in Cristo Fratelli e Concelebranti, Cari Figli nel Signore e nella Vera Ortodossia,
1. E’ necessario tuttavia sottolineare che la posizione critica a priori e il rifiuto definivo da parte della Vera Ortodossia del cosiddetto Santo e Grande Concilio degli Ecumenisti decaduti e la sua qualificazione di piccolo e minimale e senz’altro pseudo-concilio, non sono dovuti solo al principio della rappresentanza, né alla sua tematica o ai suoi testi, ma anzitutto e fondamentalmente alle persone responsabili e al suo cammino storico che risale all’inizio del XXo secolo, e certamente sempre in relazione con la preistoria della nascita e dello sviluppo della paneresia contemporanea dell’Ecumenismo, le primizie del la quale si trovano nel Gnosticismo sincretista condannato sinodalmente dalla Chiesa.
2. E ben noto che il cosiddetto Movimento Ecumenista, nel senso della collaborazione delle diverse Confessioni Cristiane, con il pretesto di servire insieme il mondo, e con lo scopo finale di riunirsi, apparse per la prima volta verso la metà del XIXo secolo nel mondo protestante dell’Occidente, preparando così, in varie maniere il terreno per una collaborazione ecumenica di tutti i Cristiani, espressa istituzionalmente con la costituzione di un Organismo Pancristiano, i membri del quale tuttavia non conserveranno la Verità nell’Amore della Fede Ortodossa, ma agiranno in modo sincretistico nel quadro di un Amore e di un Servizio secolarizzati.
3. Proprio in questo momento critico, il Patriarcato di Costantinopoli entra in modo ufficialissimo nelle vicende ecumeniste, assumendo iniziative che erano vere Innovazioni e capovolgevano completamente il Canone e il Termine esatti dell’Insegnamento della fede, del “Tipo di Insegnamento” Apostolico (cf Rom. VI, 17).
4. All’inizio del XXo secolo, già regnava un clima di innovazioni nella Chiesa di Costantinopoli; il Patriarca Gioacchino III manda alle altre Chiese Ortodosse Locali due Encicliche Sinodali (1902 e 1904), nelle quali è posta la questione delle relazioni, e pure quella dell’unione della Chiesa Ortodossa “nel presente e nel futuro”, “con le due grandi pergole del Cristianesimo (cioè vigne rampicanti, pergolati), in altre parole con la Chiesa di Occidente e quella dei Protestanti”;vengono anche proposti modi di levigazione preliminare della via verso l’unione cristiana universale, e infine vi si rivolge un esortazione ad affrettare l’unione specialmente con i Vecchi Cattolici e gli Anglicani, che sono qualificati come “divergenti”, cioè non come Cristiani separati dalla Vite Una e Unica, e quindi già caduti, ma come retti nella Fede, ma non in comunione per ora con gli Ortodossi.
5. Queste due Encicliche riflettono chiaramente la Teoria dei Rami degli Anglicani e in loro si trovano le radici e le primizie tanto dell’intoppo, in pratica e in teoria, degli Ortodossi nelMovimento Ecumenista dei Protestanti, quanto pure del Grande Concilio, in attesa già da allora, degli pseudo-dottori Ecumenisti.
6. Nel Gennaio del 1920, Costantinopoli, attraverso la Enciclica Patriarcale, questa “carta costituzionale dei movimenti ecumenisti contemporanei”, predica ormai ufficialmente in modo inaudito, apertamente e a testa scoperta, la paneresia dell’Ecumenismo, giacché considera principalmente le varie eresie non più “come estranee e alienate, ma come familiari e intimi in Cristo e «membri dello stesso corpo e coeredi della promessa di Dio in Cristo»”;inoltre, propone, con il pretesto del profitto “di tutto il corpo della Chiesa”, nel quale sono compresi gli ortodossi e gli eterodossi, la fondazione di una “Società delle Chiese”, che fu realizzata finalmente, com’è ben noto, nel 1948, con la costituzione del cosiddetto Consiglio Mondiale delle Chiese.
7. Alle fondamenta della Federazione Intercristiana proposta dalla Enciclica del 1920 si trovano le tre empie dottrine principali dell’Ecumenismo, che racchiude a sua volta varie eresie: la Teologia Baptismatica, il Sincretismo Dogmatico e la Prospettiva di Potere secolare. Da allora, queste empie dottrine sono al centro del Movimento Ecumenista e secondo loro, gli Ecumenisti provenienti dagli ortodossi hanno il sentimento di appartenere ormai a una Nuova Fraternità Ecumenica e acquistano una nuova coscienza della loro identità ecclesiologica.
8. Conseguenza immediata della Enciclica Patriarcale del 1920 fu la riforma del Calendario nel 1924, giacché la Enciclica ecumenista proponeva, tra l’altro, l’applicazione di un “Calendario unito, perché tutte le Chiese festeggino insieme le grandi feste cristiane”. La riforma era stata preceduta dal cosiddetto Congresso Panortodosso di Costantinopoli (10.5-8.6.1923). Il Presidente del Congresso, il patriarca Riformatore-Innovatore-Massone Melezio Metaxakis, assieme ai partecipanti, avevano il sentimento di essere “membri della Fraternità pan-cristiana” e miravano alla riforma del Calendario, per ottenere “l’avvicinamento dei due mondi cristiani dell’Oriente e dell’Occidente”. E ben noto che in nome di questo avvicinamento, finalmente è stata disintegrata l’Unità secolare e santificata delle Feste Liturgiche degli Ortodossi.
9. Le Encicliche del 1902 e del 1904, quella del 1920 e il Congresso Panortodosso del 1923,come certo anche la Commissione Preliminare del 1930 (Sacro Monastero di Vatopedi, Monte Athos), tutte insieme, sono di prospettiva ecumenista e si riferiscono alla convocazione del Grande Concilio. Queste sono “aspetti di una politica ecclesiastica di largo respiro” del Patriarcato di Costantinopoli; mentre la loro tematica è l’asse principale di una problematica che si espresse più precisamente alle Conferenze Panortodosse di Rodi (1961-A, 1963-B, 1964-C) e di Ginevra (1968-D).10. Non si deve dimenticare che il Grande Concilio che gli innovatori Ecumenisti stanno preparando da tanto tempo ha senza dubbio e innegabilmente per suo fondamento la Enciclica del 1920; ciò era stato deciso e dichiarato nella prima lista di temi a Rodi (1961-A):“Ortodossia e Movimento Ecumenista -a. La presenza e la partecipazione nello spirito della Enciclica Patriarcale del 1920 della Chiesa Ortodossa al Movimento Ecumenista”; ● però questa Enciclica anti-ortodossa è, come è stato giustamente sottolineato, “una lettera del Patriarca Melezio Metaxakis”.
11. Il riconoscimento come Chiese al programma del cosiddetto Grande Concilio, delle Comunità eretiche dell’Occidente e dell’Oriente, non è lo scopo ricercato dagli Ecumenisti ecclesioclasti, poiché ciò è già stato proclamato, è già stato accettato collettivamente/a livello panortodosso, è vissuto in pratica imperturbabilmente e intenzionalmente già da circa un secolo; adesso sarà semplicemente istituzionalizzato sinodalmente e così l’eresia multiforme dell’Ecumenismodiventerà dogma in un modo molto preciso, come ciò era previsto dalla lettera e dallo spirito della Enciclica del 1920:
Tutte le Chiese di Cristo del mondo, che costituiscono la Nuova Fraternità Ecumenica, non si considerano l’una l’altra come estranee e alienate, ma come familiari e edifici di Cristo e membri dello stesso corpo e coeredi della promessa di Dio in Cristo.
* * *

D. Epilogo: La persistenza in ciò che ci è stato annunziato e che abbiamo ricevuto

Amati in Cristo Fratelli e Sorelle, miei cari Figli nel Signore,
1. Preghiamo perché la Protezione invincibile della Santissima Deipara non permetta una tale decadenza delle cosiddette Chiese ufficiali, e che tutti gli Ecumenisti caduti nell’errore ritornino con contrizione e pentimento alla Via dei nostri Padri; che non partecipino ad un Concilio mal programmato o meglio per essere precisi, a un Congresso Ecumenista, nello spirito del IIo Concilio del Vaticano, del Papismo paneretico (1962-1965).
2. E tempo ormai che i nostri Fratelli di buona volontà, chierici e laici, che si trovano ancora in comunione con i loro pastori innovatori, benché sono chiaramente coscienti delle deviazioni Dogmatiche e Canoniche dell’Ecumenismo paneretico, in particolare i Monaci del Monte Athos, abbandonino le tenebre e la menzogna dell’eresia per entrare nella Luce e nella Verità della Vera Ortodossia, poiché “se noi diciamo che siamo uniti a Dio, e viviamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non viviamo nella Verità” (1Giov. I, 6).
3. Il nostro Clero e i nostri Fedeli della Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi in vari paesi, ispirati dai Martiri e dai Confessori, sin dall’inizio dell’apparizione dell’Ecumenismo ecclesioclasta, sono stati a capo della resistenza, lottando “la Buona Lotta”; hanno conservato intatta e Pura la Fede dei loro Padri, sopportando la canicola e il gelo di tremende persecuzioni. E oggi, in vista del colmo dell’Apostasia sincretistica, sentono il bisogno di ringraziare Cristo nostro Salvatore, per aver accordato loro di rimanere saldi e irremovibili nell’ “Insegnamento Sano” dei Santi Apostoli, dei Padri e dei Concili, cioè nella “Giusta Confessione di Fede” e di darne Testimonianza in opera e in parola.
4. I figli della Vera Ortodossia, persistendo senza deviazione, fedeli alla Tradizione della Chiesa e riferendosi continuamente “al Canone glorioso e decoroso della nostra Tradizione”, secondo San Clemente di Roma, quando l’ora verrà, ripeteranno tutti insieme, in un Concilio Vero e Anti-ecumenista, come lo hanno fatto nel passato a livello locale, le parole dell’Apostolo:“E se un angelo venuto dal cielo vi annunzierà una via di salvezza diversa da quella che io vi ho annunziata, sia anatema!… chiunque vi annunzia una salvezza diversa di quella che avete ricevuta, sia anatema!” (Gal. I, 8-9).

Tutti i Rappresentanti partecipanti alla Conferenza Interortodossa
(seguono, nell’originale, le firme)

L’unità ortodossa oggi

Fozio di Triaditza

L’unità ortodossa oggi

Un anno è passato dalla data (15 Marzo 1992) in cui i rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, riuniti a Costantinopoli, hanno firmato un Messaggio comune, che vorrebbe essere espressione della “unità di tutti gli ortodossi” 1. Questo messaggio è stato firmato la Domenica dell’Ortodossia. Per amara ironia, il giorno stesso in cui la Chiesa festeggia il Trionfo dell’Ortodossia, i Primati delle Chiese ortodosse ufficiali firmano un documento le cui prescrizioni possono difficilmente dirsi ortodosse. Nel presente articolo ci proponiamo di esaminare l’idea fondamentale di questo Messaggio, che ne è anche l’idea più discutibile: la concezione dell’unità dell’Ortodossia e degli ortodossi oggi.

È a tutti noto che l’unità della Chiesa ortodossa consiste, principalmente, nell’unità nella fede ortodossa o, in altri termini, l’unità nella pienezza della Verità rivelata, nella Verità Incarnata (cfr. Gv. 14, 6), ovvero in nostro Signore Gesù Cristo. Egli è il Fondatore e il Capo supremo della Chiesa che è il Suo Corpo (cfr. Ef. 1, 22-23; 4, 15; Col. 1, 18). Le membra di questo Corpo sono i fedeli che condividono la stessa fede ortodossa nella Santa Trinità e in nostro Salvatore, l’Uomo e Dio Gesù Cristo, e che sono battezzati con un battesimo ortodosso nel nome del Dio trino.

La classica espressione di tale idea di unità della Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica è stata formulata da San Massimo Confessore (+ 682). I nemici di tale intrepido combattente contro l’eresia monotelita gli posero questo quesito: “A quale chiesa appartieni? A quella di Costantinopoli, di Roma, di Antiochia, di Alessandria o di Gerusalemme? Ebbene, tutte queste chiese con le loro diocesi si sono unite. Perciò, se, come dici, fai parte della Chiesa cattolica, vale a dire universale, devi unirti a queste chiese, nel timore che, seguendo una via nuova ed inconsueta, ti possa imbattere in qualche pericolo in agguato.” Il santo rispose: “Dio, il Sovrano di tutta la creazione, ha dichiarato che la Chiesa universale è la confessione retta e salvifica della fede in Lui, per cui proclamò beato Pietro che aveva professato la Sua divinità (Mt. 16, 18). Tuttavia, vorrei conoscere la condizione sulla quale si fonda questa unione di tutte la chiese e, se tale condizione sarà buona, non me ne separerò”2.

La Chiesa ortodossa in quanto Corpo di Cristo è indivisibile, invincibile ed impeccabile nella “confessione retta e salvifica della fede”. Ciononostante, è possibile che alcuni cristiani ortodossi e persino delle chiese locali tradiscano la verità dell’Ortodossia e che decadano e si separino dalla Chiesa universale, come già è accaduto per la Chiesa d’Occidente che è caduta nell’eresia del papismo e del protestantesimo. È altresì possibile che gli ortodossi si dividano e che ci siano, in seno alla Chiesa, “alcune contestazioni”, come san Paolo scrisse ai cristiani di Corinto (I Cor. 1, 10-14). In questo caso, il criterio della verità sono i dogmi ed i canoni della Chiesa ortodossa universale o, per ripetere la parole di san Vincenzo di Lérins (+450 circa), “ciò che è stato da sempre, ovunque e da tutti creduto”3.

Così, la condizione necessaria all’unità ortodossa, è, innanzitutto, “la confessione retta e salvifica della fede”. Ora, ciò che manca nel testo del Messaggio in questione è proprio tale confessione. Tale documento considera positivamente il fenomeno della pan-eresia dell’ecumenismo che nega l’insegnamento ortodosso relativo alla Chiesa e che, praticamente, tende a distruggere la Chiesa ortodossa del Cristo, edificata come “colonna e fondamento della verità” (cfr. I Tim. 3, 15). Ed è proprio l’ecumenismo che, oggi, nega l’unità di fede dei cristiani ortodossi. L’adesione al movimento ecumenico, imposta dai Primati e dai Sinodi di quasi tutte le Chiese ortodosse locali, ha diviso i membri di tali chiese in adepti dell’eresia ecumenista – così come della riforma del calendario liturgico che ne è il risultato – e in difensori della fede ortodossa pura e integrale come dell’unità della Chiesa ortodossa in questa fede. Tale divisione diviene sempre più profonda con l’avanzare del movimento ecumenico che, alle ultime assemblee di Vancouver (1983) e di Canberra (1991) ha palesato chiaramente i suoi progetti: arrivare, non solo, ad un’unione “pan-cristiana” amorfa, ma anche alla formazione di una comunità sincretica in cui saranno rappresentate tutte le religioni. Il modo di pensare degli ecumenisti, il loro linguaggio teologico e i termini che essi impiegano, le loro dichiarazioni ed attività sono prove eclatanti di tali progetti.

Accade spesso che si attribuisca poca importanza alla partecipazione delle chiese ortodosse locali ai Consigli ecumenici delle “chiese”. Tale partecipazione è presentata come un atto ufficiale, senza avere effettive conseguenze per la massa dei chierici e dei laici che costituiscono il Corpo della Chiesa. Ed è veritiero? In effetti, alcuni rappresentanti ufficiali delle Chiese ortodosse locali si esprimono su questioni cruciali all’insaputa di milioni di ortodossi, chierici e laici. Così, il 28 settembre 1990, nel centro del patriarcato di Costantinopoli, a Chambésy, alcuni teologi delle Chiese ortodosse locali e delle “chiese” anticalcedoniane hanno firmato una Dichiarazione comune – documento che chiude i dialoghi ecumenici intrapresi tra di loro. In pratica, tale dichiarazione ha aperto la via all’unione con gli eretici anti-calcedoniani che non hanno affatto rinunciato alla loro eresia, né accettato i decreti dei concili ecumenici IV, VI e VII.

Tale atto non ha tardato a manifestare le sue nefaste conseguenze. In una lettera al suo Sinodo, datata 22 luglio 1991 e nella sua Enciclica, indirizzata al clero ed ai laici, il patriarca d’Antiochia Ignazio IV prevede la celebrazione comune degli uffici, compresa la divina liturgia, da parte di sacerdoti ortodossi e sirogiacobiti (anticalcedoniani). Da parte sua, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, con un messaggio datato 12 agosto 1992, ha informato i Primati delle Chiese ortodosse locali che era convocata una commissione interortodossa per discutere la messa in opera delle decisioni di Chambésy. Le conseguenze di tale falsa unione sono ben evidenti. Tutti coloro che accetteranno oppure entreranno in comunione con i chierici che hanno accettato la Dichiarazione non potranno più essere membri delle Chiese ortodosse. A tale proposito, possiamo fare questo genere di obiezioni: – “Che importanza ha se il vescovo o il sacerdote è ecumenista, che importanza ha se ha accettato delle decisioni incompatibili con la fede ortodossa. Vado in chiesa in qualità di cristiano ortodosso, l’ecumenismo non mi tocca”-. Poiché la comunione ecclesiastica, la comunione sacramentale e soprattutto il sacramento della Santa Comunione, per chi vi partecipa, significa che hanno tutti le stesse idee, la stessa fede. Per citare le parole di San Paolo “siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4, 25) ed allo stesso tempo siamo membri della Chiesa di Cristo che è il Suo corpo (Ef. 5, 30). Il sacramento della Santa Comunione è l’espressione più profonda dell’unità degli ortodossi in questo corpo mistico il cui Capo è nostro Signore Gesù Cristo, la Fonte stessa della Verità (cfr. Gv. 14, 6; Ef. 1, 22; Col. 1, 18). Quindi, possiamo comprendere perché, secondo il canone 10 dei santi Apostoli, colui che entra in comunione di preghiera con uno scomunicato è egli stesso privato della comunione, poiché “ha tradito la Chiesa di Dio”. Perciò è importante non scansare le nostre responsabilità nei confronti di Dio e della santa Verità ortodossa, cercando dei pretesti infondati nell’individualismo dell’uomo contemporaneo.

L’unione con gli anticalcedoniani che abbiamo appena citato, non è altro che una via tra le altre, attraverso le quali l’ecumenismo – talvolta come modo di affrontare i problemi in teologia e come istituzione reale quale è il CEC – distrugge l’unità dei cristiani ortodossi nella integrale e divina Verità.

Il risultato di tale triste divisione, è la formazione di due gruppi distinti ed in opposizione tra di loro: da una parte gli organi supremi di amministrazione delle Chiese ortodosse locali, membri del CEC, con i chierici ed i laici che li sostengono, e dall’altra, i combattenti per l’integrità della fede ortodossa e per la conservazione dell’unità in detta fede.

I cristiani ortodossi hanno il diritto, fondato sui canoni della Chiesa, di interrompere la comunione ecclesiastica e la commemorazione fuori degli uffici liturgici di ogni vescovo che insegna l’eresia pubblicamente ed apertamente nella Chiesa 4. Se un vescovo od un chierico di rango inferiore non è corretto in seno alla fede, “evitalo ed allontanati da lui, fosse non un uomo ma un angelo disceso dal cielo”, scrive san Giovanni Crisostomo 5.

I cristiani ortodossi che si sono separati dalla Chiesa ufficiale per tali motivi, non possono essere sottoposti a punizioni canoniche. Anzi, sono degni dell'”onore che spetta agli ortodossi” 6, poiché non hanno rotto l’unità della Chiesa con un scisma, ma, al contrario, hanno dato prova di uno sforzo assiduo nel prevenire la divisione e lo scisma 7. Colui che insegna l’eresia o che introduce delle innovazioni nella Chiesa, provoca lo scisma e la divisione. Al contrario, colui che si oppone all’eresia e se ne distacca, dà una prova concreta del suo sforzo a conservare l’unità della Chiesa. Poiché la separazione canonica, in questo caso, ha come fine la difesa della fede ortodossa e la preservazione dell’unità della stessa Ortodossia.

La divisione causata dall’ecumenismo ha reso necessario l’impiego di un termine specifico – Chiese ortodosse ufficiali. Tale termine è stato riservato alle Chiese ortodosse locali, membri del CEC, le cui gerarchie, i sinodi e gli organi amministrativi difendono l’ecumenismo. Da parte loro gli ecumenisti “ortodossi” e i loro seguaci considerano “scismatici” coloro che si sono separati per conservare immacolata la loro fede. Nel Messaggio dei Primati delle Chiese ortodosse che abbiamo citato in apertura di questo articolo, sono proprio loro ad essere accusati di mettere a repentaglio l’unità canonica e spirituale della Chiesa ortodossa.

“Sfortunatamente, leggiamo nel testo del Messaggio, tale unità è spesso minacciata da gruppi scismatici, che esistono parallelamente alla struttura canonica della Chiesa ortodossa. Avendo mutato idea in proposito, abbiamo sentito il bisogno che tutte le sante chiese ortodosse, agendo in piena solidarietà, condannino questi gruppi scismatici e che si astengano a qualsiasi comunione con loro” 8. Assistiamo ad una tragica confusione di nozioni. I rappresentanti ufficiali dell’Ortodossia, seguaci ferventi dell’ecumenismo, presi nella trappola del CEC, tentano di confondere l’unità nella fede ortodossa che loro stessi hanno abolito, con un’unità puramente esteriore: l’unità delle strutture amministrative, l’unità delle istituzioni che ritengono canoniche. L’esempio seguente ci dimostrerà come sia erroneo tale modo di pensare. È risaputo che la Chiesa ortodossa di Finlandia celebra la Pasqua secondo il nuovo calendario, separatamente da tutte le altre Chiese ortodosse e congiuntamente a quelle cattoliche e protestanti. Tuttavia, questo fatto vergognoso è totalmente ignorato dalle chiese ufficiali. Non attribuiscono alcuna importanza al fatto che l’unità ortodossa, espressa dalla celebrazione comune della festa, è rotta da questa chiesa, che si è auto-condannata, attirandosi le severe sanzioni esposte nei Canoni (il settimo canone apostolico, gli Atti del Primo Concilio Ecumenico, il primo canone del Concilio Antiocheno). La chiesa di Finlandia è semplicemente una chiesa “ufficiale” la cui canonicità non viene messa in discussione. Allo stesso tempo, i difensori dell’Ortodossia, separati canonicamente dalla Chiesa ufficiale, sono considerati “scismatici” e il Messaggio prevede che “tutte le sante chiese ortodosse (…) condannino questi gruppi scismatici e che si astengano da qualsiasi comunione con loro”. Strana logica, che parla abbastanza di sé.

Il risultato di questo guazzabuglio di opinioni è veramente tragico. Riducendo l’unità della Chiesa ortodossa all’unità visibile e materiale delle strutture amministrative della chiese ufficiali, gli ecumenisti “ortodossi” tentano di nascondere le violazioni flagranti dei Canoni da loro commesse e la deformazione della confessione di fede ortodossa. In altri termini, sotto lo scudo dell’unità esteriore delle istituzioni, snaturano “la retta e salvifica confessione della fede”, che è la prova della reale unità ortodossa. A tale proposito, sarebbe utile ricordare la premonizione dello ieromonaco americano Seraphim (Rose): “Alla fine, tutte le istituzioni ufficiali saranno sottomesse all’anticristo” 9.

Va sottolineato che gli ecumenisti “ortodossi”, spesso, trattano brutalmente i loro fratelli ortodossi che hanno il coraggio di difendere la purezza della loro fede. Ad esempio, ricordiamo l’espulsione dei monaci della skiti del santo profeta Elia che si erano rifiutati di commemorare nei loro uffici il nome del patriarca ecumenista di Costantinopoli. Al contrario, sono anche troppo ben disposti verso gli eretici e le loro comunità, seguendo così le prescrizioni della diplomazia ecumenista. Se talvolta indirizzano loro delle critiche, queste sono sapientemente misurate nel quadro della suddetta diplomazia. Difatti, tali critiche non sono altro che parole subito dimenticate.

Infine, tiriamo alcune conclusioni generali. Coloro che il Messaggio firmato a Costantinopoli qualifica come “scismatici” sono in realtà cristiani ortodossi rimasti saldi nella loro fede santa e salvifica, “che è stata data una volta ai santi” (Giuda, 1, 3) e che è stata loro trasmessa dai Padri della Chiesa. Per citare ancora una volta il padre Seraphim (Rose), queste persone seguono dei vescovi che reggono un ristretto numero di diocesi ortodosse e che si dimostrano intransigenti nei confronti dell’apostasia della nostra epoca. Possiamo citare una parte della Chiesa Ortodossa in Russia, la Chiesa Ortodossa Russa Fuori Frontiera, i Veri Cristiani Ortodossi (ovvero i vecchio calendaristi) in Grecia 10. Aggiungiamo anche la Chiesa dell’antico calendario liturgico in Romania e la Chiesa Ortodossa dei vecchio calendaristi presente nel nostro paese. Ed è proprio questo “piccolo resto” dei figli di Israele – l’Israele del Nuovo Testamento- che detiene “la retta e salvifica confessione della fede”, unica prova della vera unità ortodossa. Disprezzato, calunniato, spesso persino perseguitato da persone che sostengono di avere la stessa fede, che pretendono di dirsi ortodossi, questo “piccolo resto” altro non è che “una pietra d’inciampo” (Rom. 9, 32) per l’ecumenismo ed un solido sostegno dell’Ortodossia. Poco numerosa, ma fedele alla fede dei Padri, la Chiesa Ortodossa Bulgara dell’Antico Calendario si inserisce a pieno titolo in questo “piccolo resto” che risponde, in verità, alle parole ispirate dell’arcivescovo russo Seraphim (Sobolev), di beata memoria: “L’ecumenismo non festeggerà la propria vittoria finché non avrà annoverato al suo interno tutte le chiese ortodosse. Non lasciamogli questa vittoria! Conoscendo la sua vera natura e i suoi fini, rigettiamo completamente il movimento ecumenico, poiché in sé nasconde l’apostasia e il tradimento di Cristo”11.

Tratto da La Voie Orthodoxe, n. 2 /1993 pp. 46-51
Traduzione dal francese di Chiara Ruth Rantini


[1] Tcherkoven vestnik, an. XCIII, n°12, (23 III 1992), p.1
[2] In vitam ac certamen sancti patris nostri ac confessoris Maximi, PG, t. 90, col. 93
[3] Commonitorium Peregrini pro catholicae fidei antiquitate et universitate adversus profanas omnium haereticorum novitates, PL, t.50, col. 640
[4] Quindicesimo canone dal Protodeuteron (Concilio Primo-secondo di Costantinopoli).
[5] Homiliae in epistolam ad Hebraeos, PG. t.63, col.231
[6] Protodeuteron, cit
[7] Ibidem.
[8] Tcherkoven vesnik, an, XCIII, n. 12, 23 III 1992, p1.
[9] Hieromon. Seraphim (Rose). Sviatoe Pravoslavie, XX vek, Donskoï monastyr, 1992, p.26
[10] Ibidem, p. 243.
[11] Archiep. Séraphim (Sobolev). ” Nado li Rousskoï Pravoslavnoï Tzerkvi outchastvovat v ékouménitcheskom dvijénii ?”, Deyania Sovéchtania glav i predstavitelei avtokefalnyh tzerkvei v sviazi s prazdnovaniem 500-létia avtokéfalii Rouskoï Pravoslavnoï Tzerkvi, 8-18. VII 1948, t. II, Moskva 1949, p.383.

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Alcune modeste riflessioni sull’unione delle Chiese

Alexandros Kalomiros

Alcune modeste riflessioni sull’unione delle Chiese

Allegoria della Chiesa

Allegoria della Chiesa

Pubblichiamo un noto scritto del teologo greco Alexandros Kalomiros, tratto dalla sua opera Contro la falsa unione. Nonostante il tono, forse eccessivamente antintellettualistico, il saggio è di estrema utilità per la comprensione dell’attuale sete indiscriminata di “dialoghi” di ogni genere e tipo e per un’attenta disamina dei problemi sorti con il movimento ecumenico.

1. La via della conoscenza

L’Ateismo, così come la Riforma, possono levarsi oggi contro l’Ortodossia, il loro attacco però è fondato sul disprezzo. Attaccano l’Ortodossia perché la osservano secondo la loro ottica, secondo la loro mentalità e la considerano una variante del Cattolicesimo.
Questo fatto non è dovuto ad un atteggiamento cattivo, ma ad una totale incapacità di giudicare con criteri diversi e di pensare con una mentalità diversa.

Il Cattolicesimo, il Protestantesimo e l’Ateismo sono allo stesso livello. Sono i prodotti della stessa mentalità; tutti e tre sono sistemi filosofici, prodotti del razionalismo, cioè della regola che fa della ragione umana il fondamento della certezza, la misura della verità, la via della conoscenza.
L’ortodosso è ad un altro livello e la sua mentalità è del tutto differente. Per lui la filosofia è una via senza uscita che non ha mai portato alla certezza, alla verità, alla conoscenza. L’ortodosso rispetta la ragione umana più di ogni altro e non la trasgredisce; essa è per lui uno strumento utile per svelare la menzogna, per scoprire l’errore, ma non è mai sufficiente per dare la certezza, per illuminare e mostrare la Verità e per condurre alla conoscenza.
La conoscenza è la visione di Dio e della sua creazione in un cuore purificato dalla grazia divina e dalle preghiere dell’uomo: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

La verità non è una serie di definizioni, ma Dio stesso concretamente rivelato nella Persona del Cristo che ha detto: “Io sono la Verità”.
La certezza non è un’armoniosa costruzione intellettuale, ma un sentimento profondo del cuore. Viene nell’uomo, in seguito alla visione inferiore, e l’accompagna il calore della Grazia divina. Mai un’armoniosa costruzione intellettuale prodotta da un ordinamento razionale è seguita da questo sentimento.

La filosofia è caratterizzata dalla schematizzazione. Il pensiero umano non può accettare la realtà come essa si presenta. Prima la cambia in simboli che poi esamina. Questi simboli imitano schematicamente la realtà. Ora, gli schemi sono lungi dalla realtà quanto un pesce dipinto da un pesce vivo. La “verità” del filosofo è una serie di schemi e di immagini. Questi schemi presentano un grande vantaggio: essendo comprensibili sono alla misura dell’uomo e soddisfano il suo pensiero; nascondono però un grande inconveniente, quello di non avere alcun rapporto con la realtà viva.
La realtà viva non entra nelle macine del pensiero umano perché è uno stato al disopra della ragione. La filosofia è il tentativo di cambiare, di sottomettere alla ragione ciò che è al di sopra della ragione, questa è una contraffazione, è un’impostura. Ecco perché l’Ortodossia rifiuta la filosofia e non ammette che essa possa essere una via che porti alla Conoscenza.

La sola via che conduce alla Conoscenza è la purezza del cuore; questa sola permette l’abitazione della Santa Trinità nell’uomo. In questo modo Dio solo, e con lui tutta la creazione, viene conosciuto senza essere schematizzato. Colui che “È” si fa conoscere senza diventare comprensibile. Egli si fa conoscere senza con ciò sminuirsi per essere contenuto nei limiti soffocanti del pensiero umano. Così l’intelletto umano, vivente e informale, entra in contatto col Dio vivente e informale.

La Conoscenza è il contatto vivente del reciproco amore tra l’uomo, il suo Creatore e la sua Creazione.
L’esperienza della conoscenza è un qualcosa che non è possibile esprimere con parole umane. Quando l’Apostolo Paolo giunse alla conoscenza, disse di aver udito parole ineffabili, cose che l’uomo non poteva esprimere.

Così è la profondissima teologia cristiana: inesprimibile. I dogmi sono delle formulazioni ausiliarie, non sono la conoscenza reale; sono solo guide e parapetti. Si può possedere la Conoscenza senza conoscere i dogmi, cosi come si può ugualmente conoscere tutti i dogmi e ammetterli senza per questo possedere la Conoscenza. È per questa ragione che, al di là della teologia catafatica o positiva, i Padri hanno posto il profondo mistero della teologia apofatica o negativa, nella quale non vi è posto per nessuna defi­nizione, l’intelligenza tace immobile, il cuore apre le sue porte per accogliere il Grande Visitatore “che sta sulla porta e bussa” e l’intelletto vede Colui che “È”.

Nessuno pensi che tutto ciò sia vero solo per la conoscenza soprannaturale che è in realtà un movimento di Dio verso l’uomo.
L’uomo non può conoscere nulla con la logica e non può essere sicuro di nulla, né di se stesso, né del mondo, né delle cose normali e quotidiane.
Chi mai aspettava in verità il sillogismo di Cartesio, “Penso, dunque sono” per assicurarsi di esistere veramente? Chi aspettava che i filosofi gli provassero che il mondo circostante era reale per crederci? D’altra parte una prova del genere non è mai stata fornita né lo sarà mai e tutti coloro che si occupano di filosofia lo sanno bene. Mai nessuno ha potuto veramente dimostrare con la logica che sia noi stessi sia i nostri pensieri ed il mondo che ci circonda non siano immaginari e fantasmatici. Anche se qualcuno lo dimostrasse logicamente – cosa impossibile – la dimostrazione logica non convincerebbe nessuno.

Se noi siamo certi di esistere, se siamo certi che i nostri amici non sono dei prolungamenti di noi stessi, ma che esistono realmente, noi non dobbiamo ciò alle dimostrazioni dei filosofi, ma alla conoscenza interiore, a un senso interiore che senza sillogismi e senza dimostrazioni ci assicura di ogni cosa.
La conoscenza naturale, la conoscenza del cuore e non del cervello, è il fondamento solido di ogni pensiero. Su di essa la logica può costruire senza temere la demolizione, senza di essa la logica costruisce sulla sabbia.

Questa conoscenza naturale conduce l’uomo sulla via del Vangelo che lo fa discernere fra la verità e la menzogna, fra il bene ed il male. Da essa sono costituiti i primi gradini che elevano l’uomo fino al trono di Dio. Quando l’uomo nella sua libera volontà ha percorso questi primi passi della conoscenza naturale, allora Dio si china su di lui e gli rivela la conoscenza dei misteri celesti “che l’uomo non può descrivere”.
La predicazione degli Apostoli e dei Padri, i profeti ed il Vangelo, le parole del Cristo stesso si rivolgono alla conoscenza naturale dell’uomo; è questo il campo dei dogmi, il campo della teologia positiva o catafatica; è il presepio nel quale nasce la fede. L’inizio della fede è quando il cuore sente che in quel libretto che si chiama Vangelo, parla la verità, e che nella tua chiesa ove si radunano degli uomini poveri, ma fedeli, Dio discende e dimora in mezzo a loro; è ancora quando la paura ti invade perché la terra che calpesti è stata stabilita dalla mano di Dio, perché il mare che tu contempli è grande e vasto, perché tu cammini, perché tu respiri, quando cominciano dai tuoi occhi a sgorgare le lacrime, le lacrime del pentimento, le lacrime dell’amore, le lacrime della gioia e allorquando tu senti le prime carezze degli ineffabili misteri.

La conoscenza naturale si trova in tutti gli uomini, ma non in tutti essa è pura. La brama del piacere ha la forza di oscurarla, le passioni sono come una nebbia, ecco perché pochi uomini trovano il cammino della Verità. Quanti si sono smarriti nel dedalo della filosofia mentre cercavano quel po’ di luce che non vedranno mai?

In questo dedalo non ha più nessuna importanza l’essere cristiani o atei, protestanti o cattolici, platonici o aristotelici. C’è un punto comune in tutti gli uomini: l’oscurità. Colui che si inoltra nell’antro del razionalismo cessa di vedere. Quale che sia il suo vestito, assume lo stesso colore oscuro. Quando discutono, si comprendono benissimo l’un con l’altro, perché tutti usano le stesse definizioni: quelle del l’oscurità. E’ loro inoltre impossibile comprendere coloro che si trovano fuori dal dedalo e vedono la luce. Tutto ciò che possono dire coloro che ne sono fuori, essi lo vagliano secondo le definizioni che hanno imparato, e non vedono in che cosa questi le possono sorpassare.

2. I tremendi misteri

La discussione tra l’ateismo ed il cattolicesimo è possibile, perché essi discutono sullo stesso piano filosofico con argomenti dello stesso genere. Al contrario la discussione tra l’ateismo e l’Ortodossia è impossibile perché l’Ortodossia parla un linguaggio totalmente incomprensibile all’ateismo. L’Ortodossia certamente comprende molto bene il linguaggio dell’ateismo, ma se essa si servisse di questo linguaggio, cesserebbe di essere l’Ortodossia.

Prendiamo ad esempio la discussione sull’uomo. Il cattolicesimo afferma che l’uomo è composto di anima e di corpo. L’ateismo non ammette l’esistenza dell’anima e insegna che l’uomo è solo corpo. Questa negazione è una risposta alla concezione cattolica dell’uomo.
Nel loro sforzo per esprimere in un semplice schema il profondo mistero della natura umana, i cattolici hanno preso a prestito i concetti filosofici greci di anima e di corpo che erano mirabilmente schematici, e hanno definito l’anima ed il corpo in modo che questi due concetti fossero perfettamente comprensibili. Come gli antichi, essi hanno descritto l’anima come un’entità indipendente ed autoesistente, come la parte assolutamente primaria dell’uomo e hanno deprezzato il corpo al livello di un peso inutile che, come credevano i greci antichi, imprigiona l’anima e non la lascia sviluppare liberamente.

Il mistero dell’essere umano fu dunque ridotto al livello semplicistico delle definizioni filosofiche nel quale l’Ateismo lo doveva trovare e lo doveva cominciare a discutere perché anch’esso si muove al livello delle definizioni filosofiche. Così è cominciata una diatriba interminabile di argomentazioni filosofico-scientifiche che continuerà fino alla fine del mondo ovviamente senza poter provare nulla dato che la dimostrazione viene cercata nel cerchio della logica pura e non nei temi che la superano; l’importanza pertanto di questa diatriba è del tutto secondaria perché da sola essa non può condurre né alla conoscenza né alla certezza.

Come avrebbe potuto l’Ortodossia partecipare ad una discussione del genere di un ingenuità bambinesca senza anch’essa cadere allo stesso livello semplicistico? L’Ortodossia si rifiuta di definire filosoficamente la natura umana, il corpo e l’anima. Essa sa molto bene che l’uomo non è solo quello che appare; sa inoltre molto bene di non poter descrivere e definire l’anima, di non poter considerare il corpo e la materia come cose comprensibili per il cervello umano. Questo, anche se analizzasse il più possibile gli esseri, avrebbe un bel cercare di farlo, perché non potrà studiare null’altro se non gli schemi che il cervello stesso avrà fabbricato e non la vera essenza di essi. Ecco che cosa dice dell’uomo San Gregorio Nisseno: “La creazione dell’uomo mi appare come un qualcosa di tremendo e di molto difficile da spiegare, perché essa riassume in sé tanti misteri e tanti segreti di Dio”.
L’Ortodossia utilizza i termini “corpo”, “anima”, “carne”, “materia”, “spirito” senza intendere sempre, con la stessa parola, le stesse cose. Essa utilizza i termini del lessico umano perché deve esprimersi. Non permette però mai di racchiudere, negli stretti limiti di un concetto umano, tutto quel mistero che gli angeli stessi non possono comprendere, non di più di quanto essa accetti di racchiudere l’uomo nei compartimenti stagni del corpo e dell’anima né come certi eretici moderni di corpo, anima e spirito. L’Ortodossia non dà assolutamente alla carne un valore vile, ma spesso parla della carne come se fosse tutta la natura umana; “e il verbo si è fatto carne”.

L’Ortodossia è vita vissuta, un seguito di contatti ontologici e non un seguito di ragionamenti umani. Essa ha alcuni suoi propri ragionamenti, che sono più che logici, ma che sono soltanto ausiliari. I suoi fondamenti non sono fondamenti fatti di sillogismi e di teoremi filosofici, ma esperienze dell’azione divina nei cuori puri dei santi. Come può allora l’ateismo discutere con essa?

3. La Luce

Tuttavia si sono visti degli “ortodossi” discutere con l’ateismo e con la filosofia. Dei saggi di diverse organizzazioni religiose del nostro paese (la Grecia N.d.T.) si sforzano da anni di dimostrare che “la scienza ammette l’esistenza di Dio”, ma ciò che hanno dimostrato con tutte le loro discussioni è il loro attaccamento alla scienza e alla filosofia e la loro grande ignoranza dell’Ortodossia. Esempi viventi dell’europeizzazione del nostro paese, essi non hanno voluto né potuto attingere nell’Ortodossia la forza di ridurre al silenzio ogni filosofare e sono rimasti, malgrado la loro ortodossia teorica, degli occidentali puri.

L’Ortodossia ha la forza di dimostrare logicamente ai filosofi che la filosofia, se vuol restare logica con la ragione come unica risorsa, non può finire che nell’agnosticismo, cioè nella negazione di ogni conoscenza. Ogni altro suo argomentare è assurdo e, benché possa apparire logico, nondimeno è fondato sul l’immaginazione.
Per la conoscenza non vi è che una strada, quella tracciata da Dio nel corso dei secoli, che non è una strada fatta di ragionamenti, ma di vita. La verità non è un sistema di teorie filosofi che, ma una Persona: “Io sono la Via, la verità e la vita”.

Per percorrere questa via, non basta dire che crediamo e che siamo cristiani: “Non chi dice: Signore! Signore!, entrerà nel regno dei cieli.” Un’altra cosa è necessaria: la lotta di tutta la vita del cristiano per raggiungere la purezza del cuore che lo rende degno di ricevere l’illuminazione dello Spirito Santo. A raggiungere questa purezza di cuore, il cui scopo è di far abitare nell’uomo la Santa Trinità sono dedicate tutte le lotte morali ascetiche del cristianesimo. “Colui che mi ama custodirà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo da lui e porremo la nostra casa in lui”.
Questo contatto diretto con la Santa Trinità, questa unione con la divinità, questa visione di Dio è la Conoscenza. Questa sola illumina l’uomo; questa sola gli fa comprendere Dio e la sua creatura; questa sola gli fa penetrare le ragioni degli esseri e gli insegna che cos’è l’uomo al di là delle apparenze e ben lungi dalle definizioni filosofiche.

Di fronte a questa Conoscenza che cosa possono dire i filosofi e gli atei? Negarla? Non possono farlo. Il cieco che non ha mai visto la luce, può certamente negare l’esistenza della luce, ma la sua negazione non preoccuperà nessuno di coloro che vedono.
Colui che vede non può provare al cieco l’esistenza della luce. Se il cieco è ben disposto, crederà a colui che vede e andrà di corsa a prostrarsi davanti al Cristo e a pregarlo di dargli la Sua luce. Se non gli crede, resterà cieco per sempre e nessuno gli potrà far misurare l’immensità della sua miseria.

Questo è il rapporto dell’Ortodossia con i filosofi, il rapporto che ci può essere tra un vedente e un cieco. Colui che vede non può discutere con dei ciechi della bellezza del mondo, dei colori, della luce; allo stessa modo l’Ortodossia non può discutere con i filosofi sulla magnificenza della Conoscenza.
La Conoscenza è qualcosa che si deve gustare per sentirla. Senza immagini adeguate, non si può né parlare né trasmettere ciò che si vuole dire. Allora deve essere interrotto ogni dialogo tra Ortodossi e razionalisti? No di certo. Il dialogo deve continuare perché ciechi e vedenti vivono insieme. I ciechi parleranno sempre da ciechi. Ciò che importa invece è che i vedenti non parlino come i ciechi affinché i ciechi scoprano la loro cecità. Coloro che vedono devono continuare a parlare da vedenti, anche se non possono essere compresi. Potranno almeno comprendersi tra loro e forse chissà certi ciechi ascoltandoli scopriranno che senza gli occhi non si può conoscere la luce.

4. La Salvezza

Un buon numero di “ortodossi”, ciechi in mezzo ad altri ciechi, prendono parte con gioia alle discussioni tra cattolici e protestanti.
Prendiamo ad esempio le discussioni sulla giustificazione: l’uomo è salvato dalla fede o dalle buone opere?
I cattolici insegnano che l’uomo è salvato dalla quantità e dalla qualità delle buone opere che presenterà alla fine della sua vita. Ci fu anche un tempo in cui i Papi proclamavano che le buone opere dei santi superavano il numero necessario alla loro salvezza e che le ricompense per questi loro meriti, detti surrogatori, potevano essere date ai peccatori se, beninteso, questi ultimi avessero dato una contropartita.

I protestanti, rigettando la tesi dei cattolici, insegnavano che le opere non avrebbero nessuna importanza perché “l’uomo non è giustificato dalle opere della Legge”, e che solo la fede salverebbe l’uomo. Questa disputa continua fino ad oggi con un moltiplicarsi di argomenti che non convincono nessuno perché continuano a girare a mo’ di “gatto che si morde la coda”, nel cerchio vizioso dei concetti puramente umani propri del razionalismo.
Qual’è la posizione degli “ortodossi” di fronte a questa disputa degli occidentali ? Un sentimento di inferiorità e un senso di disorientamento regnano in questi nostri teologi che restano in ammirazione, quasi in estasi, davanti alla complessità dei sillogismi dei loro colleghi occidentali. Non sanno che dire e, nel loro intimo, rimproverano l’Ortodossia perché non ha preso una posizione chiara su questo problema. Gli uni si alleano ai cattolici, sia pur con certe riserve, gli altri cercano di conciliare i due punti di vista. Gli Apostoli e i Padri non vengono in loro aiuto; sembra che si contraddicano fra di loro e anche con loro stessi. A che oscurità conduce il razionalismo! Come possono i razionalisti comprendere gli Apostoli e i Padri che non erano dei razionalisti e che hanno usato un linguaggio ben estraneo a costoro?

Per i razionalisti la Sacra Scrittura che è il libro più semplice che esista al mondo, è piena di contraddizioni. Per loro ogni parola, ogni espressione, non ha che un solo ed unico significato definito in anticipo. L’Apostolo Paolo ha ragione quando insegna che la giustificazione viene dalla fede o ha ragione l’Apostolo Giacomo che scrive ; “Che giova, fratello mio, se tu dici di avere la Fede, ma non hai le opere? Può la fede salvarti?… Anche i demòni credono e tremano.” Molti teologi hanno definito l’epistola di Giacomo una “falla” e la considerano indegna di essere enumerata tra i Libri del Nuovo Testamento, ma anche lo Stesso Apostolo Paolo sembra contraddirsi quando parla di una giustificazione per fede e di una in cui “ciascuno riceverà secondo le sue opere”. Da ciò alcuni protestanti hanno cominciato a parlare di due “giustificazioni”.

Il pensiero degli Apostoli e dei Padri così chiaro e così semplice si trova oscurato come se si trovasse in una fitta nebbia, tra le mani dei teologi protestanti; costoro vogliono un Cristianesimo che sia un sistema di tipo filosofico; per loro ogni cosa deve essere al suo posto e bene ordinata. Nella ristrettezza del loro pensiero ogni antitesi è una contraddizione, benché la realtà sia piena di antitesi. Non è che dopo aver accettato le antitesi così come sono e senza cercare di appianarle, che ci si avvicina alla verità.

Gli ortodossi dovrebbero render gloria a Dio perché mai un tal problema si è posto nella Chiesa Ortodossa. La disputa sulla giustificazione, che continua da secoli in Occidente, è vuota di contenuto. La salvezza non è la ricompensa per la fede, per un opera, per una cosa benfatta; la salvezza non è una ricompensa più di quanto la perdizione non è una punizione. Questa concezione, come tutte le concezioni razionaliste è a misura umana; è il prolungamento nel mondo spirituale di ciò che accade nella vita quotidiana degli uomini, nella società nella quale una parola buona o un’opera buona sono ricompensate e una parola cattiva o un’opera cattiva sono punite dalle leggi decretate dagli uomini.

Come i greci dell’antichità, gli occidentali hanno costruito un Dio a immagine dell’uomo. Lo vedono come un giudice che condanna e punisce secondo delle leggi vigenti, ma la giustizia di Dio non ha un senso vendicatore e giuridico. Dio non punisce per soddisfare la sua Giustizia; questa è una dottrina anticristiana. Dio non punisce nessuno, non fa altro che istruire, come un padre che castiga i suoi figli per educarli; anche la Geenna non è un luogo di punizione, ma un luogo di esilio volontario lontano dalla presenza di Dio; è uno stato di cecità volontaria, un luogo che non riceve mai i raggi del Sole. Dio è Giusto, cioè Buono, ecco perché non sta vicino agli ingiusti cioè ai cattivi, non perché non vuole avvicinarsi a dei peccatori, ma perché i cattivi deviano dalla Giustizia di Dio e non vogliono alcun contatto con Lui. “Non è Dio che odia, siamo noi che odiamo. Dio non odia mai.” dice san Giovanni Crisostomo.

La salvezza, come la conoscenza, è una questione di rapporti con Dio. Le opere, la fede, le virtù e i dolori aprono al Signore la porta del nostro cuore. A procurare la salvezza non sono le opere, la fede, le virtù o le sofferenze e nemmeno tutte queste cose insieme, perché non si può avere tutto questo e non gustare le caparre dello Spirito, non avere dimorante in noi la Santa Trinità. La salvezza, come la conoscenza, è l’uomo reso vivo dalla grazia di Dio, è la visione di Dio di cui i cuori puri sono degni già dalla vita presente secondo la misura della loro purezza e non la ricompensa forzata delle pene e delle fatiche che forse non hanno del tutto purificato il cuore, né il coronamento di una fede intellettuale che può non aver cambiato la vita dell’uomo.

5. Il Grande Abisso

Il cattolicesimo, il protestantesimo e l’ateismo, come d’altronde tutte le filosofie, parlano la stessa lingua; l’uno comprende gli argomenti dell’altro e, malgrado ogni loro discordanza, si comprendono tra loro. Un grande abisso separa l’Ortodossia da tutti questi sistemi perché è da questi differente nella sua essenza.
Tutte le cattive opinioni dell’Occidente e l’inaridimento della sua spiritualità hanno avuto per conseguenza fondamentale il razionalismo. Gli Europei giudicano le cose celesti con misure terrestri e vivono la religione nelle prospettive e con i criteri di questa vita. Si potrebbero moltiplicare gli esempi e riempirne libri interi, ma i due esempi che abbiamo dato sono sufficienti per comprendere che la differenza tra la Chiesa Ortodossa e le Chiese occidentali non è una differenza di caratteristiche, ma di natura.

Anche supponendo negli occidentali le migliori disposizioni per accostarsi all’Ortodossia e viverla, queste disposizioni non sono sufficienti per renderli capaci di sentire e di vivere l’Ortodossia. Tanti anni di apostasia non sono passati senza lasciare tracce nelle anime; l’impronta è così profonda che non può essere cancellata se non in cuori umili e solo dalla grazia di Dio… Molti hanno preso il nome di ortodossi in questi ultimi tempi in Europa e sono stati crismati con il Santo Crisma della Chiesa Ortodossa, ma pochi lo sono diventati veramente. La maggior parte di essi hanno abbracciato l’Ortodossia gnoseologicamente, posseduti dalla ricchezza delle conoscenze che questa loro offriva e sedotti da un aspetto del cristianesimo visto per la prima volta che veniva a colmare l’abisso scavato nel loro cervello dal cristianesimo ristretto dell’Occidente. Ma anche prima di essersi comunicati, prima di aver pianto i loro peccati, prima anche di aver domandato nel silenzio e nell’ascosi la grazia del Cristo, hanno considerato un dovere imperioso insegnare l’Ortodossia agli ortodossi. Scandalizzati dall’ignoranza degli ortodossi nelle questioni teoriche in cui essi eccellono, hanno disprezzato il popolo ortodosso che vive naturalmente l’Ortodossia dei suoi Padri ed è pronto a morire per essa. Dio però non abita nel cuore degli orgogliosi. La loro -formazione teorica non li ha custoditi dallo smarrirsi e sono ritornati alle loro primitive usanze.

Per comprendere i Santi ed i Padri della Chiesa, non è sufficiente leggerli. I Santi hanno parlato e scritto dopo aver vissuto i misteri di Dio dei quali avevano un’esperienza personale. Per comprendere i Santi e i Padri, bisogna aver raggiunto personalmente con il proprio gusto, il proprio olfatto, la propria vista un certo grado di iniziazione ai misteri divini.

Si possono leggere i libri dei Santi, si può essere formati intellettualmente da essi, senza con ciò aver gustato, nemmeno minimamente, quanto essi hanno gustato prima di scrivere la loro esperienza. Per comprendere nella sostanza e non intellettualmente i Santi bisogna aver gustato e vissuto nell’ambiente ricco dell’Ortodossia, essere cresciuti in esso, aver gustato l’ascesi, il dolore e lo sforzo mirato alla perfezione cristiana. Ci si deve abbassare profondamente per superare la porta bassa e stretta che conduce al Regno dei cieli, umiliarsi, scaricarsi dei fardelli dei beni di questo mondo, staccare il proprio cuore da tutto ciò che gli uomini considerano grande e degno di interesse, aver versato le lacrime del pentimento per la vanità in cui si è vissuti, le lacrime della supplica ardente al Signore perché ci tiri fuori dalle tenebre e ci faccia discendere nel cuore il raggio dello Spirito.

Ci vuole tutta una creazione del mondo nel cuore per poter sentire almeno in piccola misura l’Ortodossia. Come è possibile umiliarsi e diventare semplici come fanciulli quando, già dalla culla, si è respirata l’aria arida del razionalismo e adorata come un idolo l’intelligenza umana? Come è possibile evitare gli scogli del turbamento quando si è appreso, già dall’infanzia, a correre dietro a ciò che gli uomini chiamano “grande”, dietro a ciò che è un “abominio davanti a Dio”, quando si è imparato a guardare come gli “adoratori dell’ombelico” il ritorno dell’uomo all’interno di se stesso?
Che cosa hanno fatto in realtà il cattolicesimo ed il protestantesimo per proteggere il mondo dal turbine senza -fine che lo sta trascinando? Non è stata forse la religione dell’Occidente che ha spinto gli uomini a correre affannati verso ciò che il Cristo chiama vanità? Il monachesimo che è il cuore della religione, è stato soppresso o cambiato in “ordini” attivi, l’azione ed il pensiero dei quali hanno per missione di servire il benessere terreno degli uomini e la conoscenza secondo le regole di questo mondo “proclamata folle da Dio”. L’Occidente ha fatto della politica un campo di azione “cristiana” influenzando di conseguenza i regni e versando sangue per guadagnare potenza e denaro. Ha utilizzato le “missioni” come un’esca per sottomettere le genti di colore all’inumana dominazione dell’Europa. Ha cercato il “comfort” ed il benessere e ha insegnato che la ricchezza è un dono di Dio. Si è dato alla dottrina cristiana uno scopo di utilità sociale facendo credere agli uomini che il Cristo è stato un maestro di morale che si interessava soprattutto al buon funzionamento della società e che la Chiesa è la custode per eccellenza delle leggi umane e la teorizzatrice dell’organizzazione politica. Si è creato un modello di cristiano fariseo, di cittadino buono e fedele, che ha l’impressione di aver raggiunto la perfezione per il fatto di non aver nuociuto a nessuno e per aver dato del denaro alle opere di beneficenza. Come può una civiltà governata dalla ricerca del benessere umano, caratterizzata dall’orgoglio luciferino per gli “exploits” della propria scienza, produrre degli uomini umili, degli uomini che sospirano con dolore e lacrime alla luce celeste?

Come può una civiltà in perenne movimento, rivolta verso l’esteriore, dare degli uomini chini verso le profondità del loro cuore per trovare, nel silenzio e nell’immobilità del loro “tesoro”, la “perla preziosa”, ciò che sarebbe un miracolo raro e incommensurabile.
Se per un individuo è difficile gustare l’Ortodossia, come potranno gustarla la Chiesa Cattolica o le Chiese Protestanti messe insieme? La grande maggioranza degli Occidentali giunge a ignorare persino l’esistenza dell’Ortodossia. Com’è allora possibile che in seguito ad una o più conferenze di rappresentanti di diverse chiese, dei gruppi d’anime, da secoli nella oscurità, ritornino alla verità?
Tutti coloro che parlano di unione delle Chiese si comportano come dei politici o dei capi di Stato che conducono le masse alla guerra o alla pace, dimenticando che non si va al Cristo e alla sua Chiesa come masse, ma come persone libere…
L’Ortodossia non è soltanto una serie di dogmi né un insieme di usanze, ma qualcosa di più profondo e di più sostanziale; è un orientamento di vita e di pensiero, un soffio, il soffio della tradizione che non si riceve coi libri, ma che si trasmette da un essere vivente a un altro essere vivente, di padre in figlio, di madre in figlia, da fratello a fratello, da amico ad amico, da prete a prete, da monaco a monaco, da padre spirituale a figlio spirituale, non tramite l’inchiostro e la carta, ma da bocca a bocca, da anima ad anima, nella pratica misterica della Chiesa, nell’atmosfera dello Spirito Santo, col tempo, pian piano, secondo la lentezza della crescita di un organismo.

Coloro che parlano di “unione” non sono degli ingenui. Sanno molto bene che i cattolici e i protestanti non diventeranno in massa ortodossi, ma ciò non li preoccupa; non si interessano del ritorno delle pecorelle smarrite dall’ovile del Cristo; speculano piuttosto su di un compromesso e si contenteranno di un accordo formale; d’altra parte da molto tempo, essi hanno cessato di essere ortodossi. Essi non si interessano per nulla alla Verità, né alla vita in Cristo. In essi agisce già il mistero dell’Anticristo e non mutano fino a che questo non sia compiuto!

6. Il declino

Povero popolo ortodosso! Tu che hai dato tanti Padri e tanti santi alla Chiesa del Cristo, tu che hai illuminato tanti popoli barbari e ne hai fatto dei figli di Dio, Tu che hai irrigato delle rocce con le lagrime della contrizione e dell’umiltà e hai piantato su di esse il giardino dell’Ortodossia, tu che con le tue preghiere hai -fatto camminare Dio sulla terra, come puoi rivolgere il tuo sguardo verso l’occidente dove il sole non si leva mai, e cadere servilmente sulle ginocchia per adorare, o vecchio servitore di Dio, l’idolo del “Portatore dell’aurora”?
I prodigi e le imprese del progresso ti hanno fatto sbigottire ed eccoti pronto a prosternarti per adorare questa statua di legno dorata ma vuota? Non vedi le tenebre che si nascondono dietro la pirotecnica? Non vedi la disperazione della morte nascosta sotto il suo sorriso artificioso? Non vedi la povertà sotto l’apparente opulenza? Che cosa invidi? La potenza papale? Ma allora la potenza di Dio che ha conservata inalterata la tua fede fino ad oggi, l’hai forse dimenticata?

Cosa desideri? La conoscenza? Certo, la conoscenza tu devi desiderarla, perché essa ha cominciato a mancarti, a mancarti pericolosamente. Ma là dove tu la cerchi, la conoscenza non esiste. Là ci sono solo dei succedanei della conoscenza e cioè .quelle filosofie e quelle teologie scientifiche che hanno riempito il tuo stomaco senza nutrirti perché non portano in sé la vita, sono lettere morte, sono lo studio dell’ombra degli esseri e non lo studio di Dio e della sua creazione, sono lo studio dell’idea che ci si fa di Dio e della sua creatura, lo studio degli schemi concepiti dal nostro intelletto.
Se tu hai desiderato il benessere, sedotto dalle promesse e dai piaceri dell’Europa, vacci allora; essa ti darà senz’altro le comodità e i piaceri e con questi il vuoto e la morte, la morte che essa gusta oggi.

7. La cima della torre

Non ci stiamo sbagliando. Il popolo ellenico, come d’altronde gli altri popoli, sta facendo la sua strada e questa sarà quella della massa. La strada della massa è sempre più facile e conduce sempre al far niente e al piacere. Avremo un bel dire e fare, non otterremo niente, al punto in cui si trova il mondo il male è irreversibile.
La cosa più tragica è che il male •finisce con l’essere considerato bene agli occhi degli uomini. La condanna che non è imposta da Dio, ma che l’uomo sceglie da solo, non sarà un disastro o una catastrofe, come si pensa. La morte del corpo sarebbe stata un male minore per l’umanità. Ciò che sta per arrivare sarà qualcosa di molto più duro, di molto più inumano di quanto ci si possa immaginare. Sarà il capolavoro dell’immaginazione diabolica, il più grande scherno mai visto fino ad oggi. La catastrofe verso la quale l’umanità si sta dirigendo, sembrerà una grande realizzazione, sarà la cima della torre di Babele, il punto culminante della vanità umana, il coronamento dell’orgoglio degli uomini.
La catastrofe sarà il compimento dei desideri delle masse ove saranno passioni e vizi liberi senza ostacoli. Questo porterà il vuoto perfetto del cuore e cioè la morte spirituale ed eterna.
Nel cuore degli uomini non ci sarà più posto per Dio. “E perché l’iniquità si sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà” (Matteo 24, 12). La sorgente della vita non avrà più posto nella massa degli uomini. Il Vangelo sarà stato predicato a tutta l’umanità come “testimonianza in mezzo agli uomini”. Tutti l’avranno ascoltato e quasi tutti l’avranno rigettato.
Nel lusso delle città, in mezzo alle invenzioni del cervello umano, segni e prodigi dell’Anticristo, circoleranno degli esseri umani senza vita, dei morti che crederanno di vivere la vita più intensa che mai ci sia stata, ma che in verità morderanno con -furore la propria carne…

8. Il progresso

Che rapporto ha il cristianesimo con il progresso? Quale rapporto può avere la religione che dice: “Non abbiamo città permanente quaggiù, ma attendiamo quella che deve venire”, con il progresso che è lo sforzo degli uomini per installarsi il più confortevolmente possibile nella città terrestre?
Se si presta però attenzione alle dichiarazioni e alle aspirazioni della maggioranza dei “cristiani”, si scoprirà che ciò che essi desiderano non è tanto la gloria di Dio e della Chiesa, quanto quella del progresso.

Il mondo ama questi “ cristiani” e li accoglie perché hanno le stesse ambizioni, Gli altri, tutti quelli che parlano di monachesimo, di ascesi, di preghiera, il cui pane quotidiano è lo sguardo fisso sulla città futura, il mondo li odia perché sa che non sono suoi. Il mondo qualifica i primi come “veri uomini religiosi”, i secondi li chiama “bigotti”, “fanatici”, “negatori della vita”.
C’è una stupefacente somiglianza di vedute tra gli “ortodossi” che parlano di progresso e i papisti: stessa mentalità, stesse ambizioni, stessa indifferenza verso la Verità e la vita mistica. Il loro “cristianesimo” è una copertura, una teoria cosmologica per riempire il loro vuoto e rendere più confortevole la vita terrestre.

Di questi “cristiani” ce ne sarà sempre, pronti in ogni momento al compromesso per avere la massa con loro.
Sono ottimisti circa l’avvenire dell’umanità e hanno ragione; gli uni e gli altri lavorano per l’edificazione del progresso che si costruisce ogni giorno e sempre meglio con loro grande gioia. Sarà una civiltà che rispetterà i valori, perché non ci potrà mai essere una civiltà senza valori in quanto questi sono preziosi per la civiltà. Soltanto però, dei valori non potranno impedire alla morte di riempire i cuori degli uomini, perché i valori sono dei sacrifici offerti all’idolo “uomo” e non un culto reso a Dio.

9. La via stretta

Tutto ciò che è scritto qui non è rivolto al mondo né ai “cristiani”, ma a qualche eletto che anch’egli rischia di essere fuorviato fino alla fine dei tempi.
Nelle organizzazioni cristiane, tra i cattolici e i protestanti, ci sono delle anime che desiderano veramente Dio e che aspirano alla città eterna, ma il loro ambiente e i loro maestri non permettono loro di trovare la via che desidera il loro cuore… Che questi pochi eletti facciano attenzione, molta attenzione. Il diavolo non agisce sempre da diavolo; nella maggior parte dei casi si presenta come un angelo di luce. Predica un “cristianesimo” di poco differente dal vero e con questo inganno prende nei suoi lacci molti più uomini di quanti potrebbe guadagnarsi scatenando un intero esercito di atei o di Diocleziani.

Chiama i fedeli intolleranti, ristretti di mente, fanatici, formalisti e suscita in questo modo contro la Chiesa del Cristo la più terribile delle persecuzioni. Gli uomini hanno più paura degli epiteti che riducono il loro onore e la loro reputazione, che della spada dei persecutori. Troppo pochi sono quelli che hanno il coraggio di farsi trattare da imbecilli. Nel mondo d’oggi però ogni vero cristiano non può evitare di essere considerato un imbecille o un ristretto di mente. Pochi hanno inoltre il coraggio di considerare una tale prospettiva che rasenta il martirio. Ecco perché la maggior parte preferirà sempre la via facile dei compromessi e affermerà questo con fanatismo.

Giammai i pagani hanno odiato i cristiani come fa oggi il mondo “cristiano”. La tolleranza formale inganna. Il mondo tollera solo i “cristiani” che camminano con esso, quelli che applicano un “cristianesimo” sociale e si curano di essere sempre “alla moda”. Detesta invece coloro che rifiutano di alterare la loro fede. Questo odio del mondo è un criterio per sapere se noi siamo dei veri cristiani. “Se essi mi hanno odiato, odieranno anche voi”.

Tratto da “La Lumiere du Tabor” n. 14 / 1987
Traduzione di Daniele Umberto Gandini,
pubblicata su La Pietra n.1 /2001, pp. 18-38

Enciclica sull’ecumenismo

Metropolita Filarete di New York

Enciclica sull’Ecumenismo
(estratti)

metropolitan_philaret_voznesenskyPossano la Grazia e la Pace di Dio rimanere e accrescersi nel clero e nei fedeli della nostra Chiesa Ortodossa Russa fuori dalla Russia.

In nome del Concilio dei Vescovi, noi ci rivolgiamo a tutto il nostro pio gregge disseminato nel mondo intero. Noi salutiamo i nostri diletti figli e li benediciamo perché proseguano la lotta per vivere la loro vita cristiana ortodossa in un mondo che s’allontana sempre più dai principi dati da Nostro Signore, dai suoi Apostoli e dai Santi Padri.

Nella nostra sfortunata patria che un tempo si chiamava la Santa Russia, si è stabilito un centro mondiale del male che spera oggi di sradicare ogni traccia dell’antica santità e della religiosità. In tutti questi decenni abbiamo con tristezza seguito le sofferenze dei nostri fratelli, abbiamo spiritualmente abbracciato le loro ferite e abbiamo glorificato, quali santi martiri, quei milioni di fedeli che hanno testimoniato, sotto la guida del patriarca Tikhon e dell’Imperatore Martire Nicola II la loro fedeltà a Dio fino alla morte….

Il Veggente li vide profeticamente stare “davanti al trono e davanti all’Agnello in vesti bianche” (Apoc. 7,9). E’ a loro riguardo che gli fu detto : “Sono quelli che vengono dalla grande persecuzione. Hanno lavato le loro tuniche, purificandole con il sangue dell’Agnello. Per questo stanno di fronte al trono di Dio e gli rendono culto giorno e notte nel suo santuario e Dio che siede sul trono sarà sempre vicino a loro.” (Apoc. 7,14-16).

Noi riuniti in questo Concilio, per studiare i problemi della nostra vita ecclesiale, abbiamo sentito la nostra unità spirituale con loro e con i nostri fratelli che seguono le loro tracce e che sono sempre in una grande tribolazione.

Abitando in terre di libertà, noi possiamo sperimentare solo spiritualmente con loro questa “grande tribolazione”, ma anche noi abbiamo la nostra tribolazione, in rapporto con la loro, e che viene fuori dal fatto che l’incredulità e l’apostasia dalla vera fede anche da parte di un gran numero di coloro che portano il nome di cristiani ortodossi, si diffonde sempre di più nel mondo. In questo mondo che ci circonda, noi percepiamo che le parole del Salvatore “nel mondo voi avrete delle tribolazioni” (Giov. 16,33) s’avverano anche per noi.

Se l’Apostolo Paolo dice che durante questa vita gli era impossibile non aver relazioni “con i fornicatori di questo mondo o con gli avidi e gli accaparratori o con gli idolatri” (I Cor. 5,10) allora cosa dobbiamo dire dei nostri giorni ? Oggi siamo obbligati ad avere rapporti non solo con questi, ma peggio ancora il modo di vivere che ci circonda è fondato sul riconoscimento non solo della permissività, ma addirittura della legalità delle forme più basse e più volgari di peccato.

Noi siamo particolarmente preoccupati del fatto che i nostri figli, la nostra gioventù, crescono in questo ambiente. E’ per loro molto difficile crescere come figli del regno di Dio dato che sono circondati da un modo di vita fondato sulla miscredenza, negatore di tutti i principi della fede cristiana e della famiglia. Noi abbiamo dunque indicato ai nostri pastori di avere un’attenzione particolare nell’istruire il loro gregge sulla vita famigliare. Perché i fanciulli possano crescere come eredi del regno di Dio, gli sforzi educativi dei genitori devono cominciare dal tempo in cui i figli sono ancora nel seno materno. Anche i medici miscredenti riconoscono oggi l’importanza di questo periodo per lo sviluppo futuro del fanciullo. E’ dagli anni più teneri che i genitori devono nutrire i loro figli con buone e sante impressioni, dando loro stessi l’esempio della preghiera e della virtù in maniera che il peccato e l’immoralità siano loro estranei e non li attirino, ma anzi ne provino ripugnanza. Essi devono ricordarsi che i loro figli una volta adulti porteranno loro gioia e conforto solo nella misura in cui la loro famiglia avrà instillato del bene nel loro cuore…

La menzogna ha oggi acquistato una forza particolare perché è penetrata profondamente nella coscienza della gente. Ahimè! Coloro che la disseminano non sono soltanto degli attivisti politici che considerano che tutto sia permesso per ottenere il potere, ma anche dei rappresentanti di diverse religioni. Una chiara manifestazione di ciò è stata la sesta assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese che si è tenuta a Vancouver più o meno nello stesso periodo delle sessioni del nostro Concilio.

Nella sua decisione del 28 Luglio / 10 Agosto (1983) il nostro Concilio ha spiegato che la Chiesa Ortodossa Russa fuori della Russia non partecipa al Consiglio Ecumenico delle Chiese per la ragione che questo cerca di presentare i suoi membri, cioè i rappresentanti delle religioni le cui opinioni divergono, come se avessero una certa unità nella fede. In realtà questa affermazione è una menzogna nella misura in cui questi membri, di religioni e sette differenti tra loro, non hanno abbandonato i loro reciproci punti di divergenza, meno ancora quelli con la Chiesa ortodossa circa i dogmi e le tesi fondamentali. Nel nome di formule unificatrici, queste opinioni diverse non sono state distrutte, solo messe in un canto. Al posto delle verità incrollabili della Fede essi pongono delle “opinioni” non obbligatorie per nessuno. In risposta alla confessione dell’unica fede Ortodossa , essi dicono con Pilato : “Che cos’è la verità?” I membri del Movimento Ecumenico che si dicono Ortodossi meritano sempre di più il rimprovero dell’Angelo alla chiesa di Laodicea : “Io conosco le tue opere : tu non sei né freddo, né bollente. Se soltanto tu fossi freddo o bollente!” (Apoc. 3,15).

Una chiara manifestazione di una simile falsa unione fu la celebrazione di ciò che fu chiamato la “Liturgia di Lima” e cioè un sedicente servizio eucaristico celebrato dall’Arcivescovo di Canterbury e da diversi pastori protestanti. Questa “liturgia”, anch’essa elaborata durante un incontro a Lima, è stata studiata per far ritornare i suoi partecipanti alle origini dell’antica Liturgia Ortodossa, ma mancava l’essenziale : la fede incondizionata al cambiamento del pane e del vino in Corpo e Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo, e l’obbligo che essa sia fatta da un celebrante avente la successione apostolica.

Così noi vediamo con tristezza che il processo di sviluppo nella prassi dell’eresia dell’ecumenismo in mezzo ai cristiani ortodossi, di cui abbiamo già avvertito i nostri fratelli nelle nostre “lettere di Dolore”, non solo non si è fermato, ma si è sviluppato. Lo sviluppo di una interpretazione interconfessionale del Battesimo, dell’eucaristia e del sacerdozio negli anni più recenti si è manifestato in servizi detti “ecumenici” e fu chiaramente espresso nell’accordo di Lima e ora anche a Vancouver. Il nostro Concilio ha condannato in modo assoluto questa manifestazione e ha ordinato che un ANATEMA dell’eresia dell’ecumenismo sia aggiunta al Synodicon dell’Ortodossia.

In più ogni tipo di partecipazione di ortodossi a preghiere con gli eterodossi, ed in particolare la partecipazione alla preghiera comune della sedicente liturgia ecumenica di Lima, è strettamente interdetta ai sensi dei canoni 45 e 46 dei Santi Apostoli e li assoggetta così ad essere scomunicati dalla Chiesa. I canoni 32 e 33 del concilio di Laodicea interdicono in particolare, il ricevere il pane ed il vino benedetti da non ortodossi così come il pregare insieme con loro. Il celebre commentatore russo dei canoni, il vescovo Giovanni di Smolensk, scrive nel suo commento al 46esimo canone apostolico : “Sempre i canoni apostolici segnalano una ragione fondamentale per rifiutare i riti religiosi eretici: il fatto che in un’eresia non si può avere un vero sacerdozio, ma solo uno “pseudo-sacerdozio”. E’ così perché da un lato la successione apostolica cessa con la separazione degli eterodossi dalla Chiesa, dall’altro perché conseguentemente la trasmissione dei doni della Grazia dello Spirito Santo nel Mistero dell’Ordine viene ugualmente a cessare; così i ministri di un’eresia, non avendo la grazia in se stessi, non la possono trasmettere ad altri e dato che non hanno ricevuto il potere, conformemente alla regola, di celebrare i Misteri, non possono rendere veri e salvifici i riti che essi compiono.

In tutte le attività dell’assemblea di Vancouver, una parte attiva si ebbe da una importantissima delegazione del Patriarcato di Mosca che utilizza intensamente il Consiglio Ecumenico delle Chiese per la propaganda sovietica. Questa mira a diffondere delle menzogne sulla cosiddetta libertà della chiesa in URSS e, sotto il pretesto di difendere la pace, a impedire l’armamento dei paesi che potrebbero opporsi all’estensione del comunismo all’Occidente. I delegati della chiesa di Mosca parlano abbondantemente a difesa dei movimenti paracomunisti, ma non permettono mai a nessuno di accusare i sovietici di perseguitare in ogni modo la religione.

E’ evidente che ciò nasce dal fatto che essi non vogliono ascoltare nessun altra voce proveniente dalla Russia, se non quella del Patriarcato di Mosca che, a sua volta, non dice altro che ciò che ad esso impongono i nemici di ogni religione attraverso gli organi del KGB.

Davanti ad una simile indifferenza circa la verità e lo sviluppo del modernismo, un numero considerevole di pastori e di fedeli ortodossi si sono rivolti alla nostra gerarchia al fine di poter preservare l’Ortodossia autentica, in conformità con il Calendario Ortodosso stabilito dal Primo Concilio Ecumenico.

Così la nostra Chiesa si è arricchita di nuovi fedeli e continua ad arricchirsi non solo di greci devoti alla Fede, ma anche di parrocchie che avevano lasciato la Chiesa Russa negli ultimi decenni per unirsi all’illegale autocefalia americana e ritornano ora nel suo seno.

Per molti di essi questa decisione non è stata facile a prendersi ed è stata accompagnata a grandi sacrifici. Noi ci rallegriamo del loro amore per la Verità e quanto ci augureremmo che tutti i figli della nostra Chiesa avessero una vita religiosa con lo stesso zelo di questi nuovi figli che son venuti da poco ad unirsi alla Verità. Ciononostante il fatto che questi fedeli di nazionalità e di culture diverse di origine possano porre questo o quel problema pastorale, è da noi considerato con serenità ricordandoci che davanti al volto di Dio non c’è né greco né Giudeo, né Russo né Americano né alcuna distinzione di origine. Noi li accettiamo tutti come figli prediletti che hanno un fine comune : preservare intatta la Fede dei Padri e salvare le loro anime quali che siano le condizioni ambientali.

Noi viviamo tutti nello stesso mondo e ci sono per noi tutti gli stessi pericoli e le stesse tentazioni di apostasia che si sono radicati nel mondo intero e cioè l’allontanamento da Dio e dalla Chiesa, pericoli e tentazioni di cui l’Apostolo Paolo avverte i fedeli nella seconda Epistola ai Tessalonicesi.

Numerosi sono quelli che vedono oggi i segni della prossimità della fine del mondo. Alcuni saggi la prevedono già come una possibilità verosimile in un mondo logorato e per così dire “senescente” e cercano di indovinare quando ciò potrebbe accadere. Altri studiano le Profezie delle Sacre Scritture e applicandole agli eventi della vita quotidiana, prevedono l’apparizione imminente di una crisi mondiale e gli ultimi giorni. Tuttavia i tempi e i momenti non sono ancora manifesti. Il Signore ci ha soltanto avvertiti di alcune manifestazioni nel mondo che precederanno la sua fine dicendoci : “State attenti a che nessuno vi seduca : perché molti verranno a mio nome dicendo : sono io il Cristo. E sedurranno molta gente.” (Mat.24,4).

Non senza ragione il Signore, seguendo le vie della sua Provvidenza, queste vie non ci rivela chiaramente. A noi basta sapere che siamo entrati in un periodo della storia in cui l’apparizione dell’Anticristo è molto probabile. E ciò significa che noi dobbiamo a ciò essere spiritualmente preparati. E che cosa significa fare questa preparazione ? Significa che dobbiamo rafforzare le forze spirituali di ciascuno di noi nella misura necessaria per sviluppare la capacità di resistere all’Anticristo. Numerose di queste tentazioni – l’indebolimento della Fede, la divinizzazione dell’umanità, il tradimento della fede nella vera Chiesa a vantaggio di una unità religiosa umanistica in una pseudo-chiesa – sono davanti a noi e inducono anche dei cristiani ortodossi a seguire le vie dell’Anticristo.

Che cosa possiamo allora fare oltre all’osservare i segni dei tempi ? Sviluppare in noi stessi, nelle nostre greggi, in tutte le famiglie ortodosse, una fede ferma nel fatto che il Signore ci ha dato l’immensa grazia di appartenere alla Chiesa Una e Vera che, come all’inizio della sua esistenza, non è definita dall’adunarsi in essa la maggioranza dei credenti, ma che, nonostante sia costituita da una minoranza, è costituita soltanto da persone che sono fedeli e devote a questa Vera Chiesa. Questo non è un compito facile ed esige una fede salda, forza spirituale e devozione alla verità in mezzo ad un mondo che ci attornia estraneo al Cristo.

In un rapporto molto ispirato e ardente di Fede del nostro Concilio sulla necessità di una rinascita spirituale,il Reverendissimo Arcivescovo Vitaly [succeduto al metropolita Filarete quale Primate della chiesa Ortodossa Russa all’estero ] scrive : “Tutto il nostro gregge comunica già alla Grazia dello Spirito santo attraverso tutti i Misteri; noi dobbiamo soltanto attizzare questo fuoco affinché diventi fiamma, con tutti i mezzi disponibili per il lavoro pastorale e fare tutto il nostro possibile per essere, secondo le parole dell’Apostolo Paolo, tutto a tutti, perché alcuni possano essere salvati . Come misura concreta, dobbiamo persuadere i fedeli ad abbandonare la vecchia pratica di comunicare ai Santi Misteri una volta all’anno, se c’è ancora qualcuno che segue questo costume poco lodevole. Noi dobbiamo convincere anche i nostri pastori a pregare prima di celebrare il mistero della santa confessione, affinché il Signore conceda loro il dono dell’amore, della saggezza, della compassione e della pietà. Dobbiamo dimostrare anche ai membri del nostro gregge la necessità di pregare prima di andare a confessarsi, perché il Signore conceda loro il dono del sentimento della contrizione per i loro peccati e il dono delle lacrime che lavano le nostre anime nelle acque di un secondo battesimo, e questo è il senso proprio della confessione che non è semplicemente una enumerazione estemporanea dei nostri peccati. ”

Oltre a ciò, noi domandiamo a tutti i nostri diletti figli spirituali di trattenersi dal farsi attrarre dal peccato di giudicarsi a vicenda e particolarmente di giudicare i loro pastori. Quest’ultima azione è spesso scatenata dai numerosi nemici della nostra Chiesa che scelsero, tempo fa, il Sinodo dei Vescovi, eletto dal Concilio dei Vescovi all’unanimità, come oggetto dei loro attacchi velenosi. Per fare ciò non disdegnano nessuna menzogna o calunnia, sperando così di minare l’autorità e l’importanza del nostro Centro che essi odiano. Non credete alle maldicenze, ricordatevi che esse sono spesso propagate, a volte anche con l’apparenza di difendere la verità, dai nemici della Chiesa Ortodossa, dietro i quali spesso ci sono degli agenti sovietici e degli adepti occulti del patriarcato di Mosca.

Per incoraggiarci e ricordarci il Suo amore e la Sua benevolenza per noi , il Signore ci ha mandato recentemente una manifestazione miracolosa : dall’Icona della Madre di Dio degli Iberi è sgorgato olio profumato. Noi abbiamo pregato davanti ad essa durante il concilio mentre osservavamo la manifestazione miracolosa di un fiotto abbondante di “myron” profumato. Così la Tutta-Pura ci mostra nuovamente la sua sollecitudine per noi che non abbiamo cessato di osservare durante tutti questi anni nella nostra meravigliosa Odigitria la Sua icona meravigliosa di Kursk- Krennaya.

Mentre riconosciamo che il mondo si trova davanti ad un pericolo storico senza precedenti di prove e disgrazie incredibili, noi prendiamo forza e incoraggiamento da questa meravigliosa manifestazione e con essa ci prepariamo, per mezzo degli umili lavori della pietà, alle gioie o alle prove che a Dio piacerà inviarci.

Prima di tutto stiamo attenti a non lasciarci trascinare dal male che cresce nel mondo intero intorno a noi. Una scelta ci si propone aspramente e continuamente davanti : a chi vogliamo appartenere, al cristo o al maligno ? Vogliamo essere Cristiani o Anticristiani ?

Noi domandiamo a voi, nostri figli spirituali, di dare in voi stessi, senza tentennamenti e senza paura di alcunché, una risposta ortodossa a questo problema e di scegliere il cammino luminoso della via della virtù ; e, dopo averlo scelto, di seguirlo con coraggio affinché possiamo tutti attendere liberamente il Regno di Dio.

Possano la Grazia di Dio, le preghiere e gli esempi dei potenti nuovi martiri russi venirci in aiuto in tutto ciò.

+ Metropolita FILARETE (Presidente del Concilio dei Vescovi)

SERAPHIM, Arcivescovo di Chicago-Detroit
ATANASIO , Arcivescovo di Buenos Aires
VITALY, Arcivescovo di Montreal e del Canadà
ANTONY, Arcivescovo di Los Angeles
ANTONY, Arcivescovo di Ginevra e dell’Europa occidentale
ANTONY, Arcivescovo di San Francisco
SERAPHIM , Arcivescovo di Caracas e del Venezuela
PAOLO, Arcivescovo di Sydney e dell’Australia
LAURUS, Arcivescovo di Syracuse
COSTANTINO, Vescovo di Richmond in Inghliterra
GREGORIO, Vescovo di Washinghton e della Florida
MARCO, Vescovo di Berlino e della Germania
ALIPY, vescovo di Cleveland.