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La Via Regale

p. Seraphim (Rose) di Platina

La Via Regale
La vera Ortodossia nell’era dell’apostasia

NOTA DEL TRADUTTORE
L’articolo che pubblichiamo è stato scritto quarant’anni fa, ma, pure in un quadro storico pesantemente cambiato, sia riguardo alla Russia che riguardo alle vicissitudini della Chiesa Russa all’Estero, esso mantiene una sostanziale attualità. Il problema fondamentale denunciato da questo scritto (la partecipazione delle Chiese ortodosse “ufficiali” al movimento ecumenico) non è rimasto immutato, ma è addirittura peggiorato. L’articolo mette a confronto due diversi estremismi nella Chiesa: da una parte quello del riformismo delle Chiese ortodosse ufficiali, dall’altra quello di uno “zelo senza conoscenza” da parte di gruppi ortodossi tradizionalisti (come ad esempio i Matteiti). Ci auguriamo che la pubblicazione di questo scritto, e di altri in via di traduzione ad opera dello stesso p. Seraphim, possa essere di sprone in Italia alla discussione su questo argomento.

p. Seraphim di Platina

Come dicono i Padri, gli estremi di entrambe le parti sono altrettanto dannosi. . . (E’ necessario) percorrere la via regale, evitando gli estremi su entrambi i lati. – S. Giovanni Cassiano, Conferenza II

I cristiani ortodossi vivono oggi in uno dei momenti più critici della storia della Chiesa di Cristo. Il nemico della salvezza dell’uomo, il diavolo, attacca su tutti i fronti e si sforza con ogni mezzo non solo di allontanare i credenti dalla via della salvezza mostrata dalla Chiesa, ma di sconfiggere la Chiesa di Cristo stessa, nonostante la promessa del Salvatore (Mt. 16, 18), e di trasformare il Corpo stesso di Cristo in un’organizzazione “ecumenica” che prepari la venuta del suo eletto, l’Anticristo, il grande dominatore del mondo, negli ultimi giorni.

Naturalmente, sappiamo che questo tentativo di Satana fallirà; la Chiesa sarà la Sposa di Cristo fino alla fine del mondo ed incontrerà il Cristo Sposo alla Sua seconda venuta, pura e senza macchia da unione adulterina con l’apostasia di questa era. Ma c’è un problema del nostro tempo che è di capitale importanza per tutti i cristiani ortodossi: la Chiesa rimarrà, ma quanti di noi sarà ancora in essa, dopo aver resistito ai grandi tentativi del diavolo di allontanarci da lei?

I nostri tempi sono molto simili a quelli di San Marco di Efeso nel XV secolo, quando sembrava che la Chiesa stesse per essere dissolta nell’empia unione con i latini. Anzi, i nostri tempi sono ancora peggiori e più pericolosi di quei tempi; poiché allora l’unione fu un atto imposto con la forza dall’esterno, mentre oggi il popolo ortodosso è stato  lungamente preparato alla prossima unificazione  “ecumenica” di tutte le chiese e le religioni da decenni di lassismo, indifferenza, mondanità, e indulgenza nella menzogna rovinosa che “nulla ci separa” da tutti gli altri che si dicono cristiani. La Chiesa Ortodossa è sopravvissuta alla falsa Unione di Firenze, ed ha anche conosciuto un periodo di esteriore prosperità e di interiore fioritura spirituale dopo di ciò; ma dopo la nuova falsa unione, ora perseguita con sempre maggiore slancio, continuerà ad esistere l’Ortodossia fuori che dalle catacombe e dal deserto?

Nel corso degli ultimi dieci anni e più, sotto il disastroso corso “ecumenico” perseguito dal Patriarca Atenagora e dal suo successore, le Chiese ortodosse sono ormai giunte pericolosamente vicine al naufragio totale. L’ultimo comunicato “ecumenico” del Patriarcato di Costantinopoli, “La Confessione di Thyateira” (cfr. The Orthodox Word, Jan.-Feb., 1976), è già una prova sufficiente di quanto la coscienza ortodossa sia stata perduta dalla Chiesa locale che una volta era stata la prima tra le Chiese ortodosse nella confessione della verità di Cristo; questo  triste documento mostra solo quanto gli Ierarchi di Costantinopoli siano prossimi ad essere assorbiti nel “cristianesimo”  eterodosso dell’Occidente, anche prima dell’Unione formale, che è ancora in fase di preparazione.

Le radici dell’odierno ecumenismo nelle Chiese ortodosse risalgono all’innovazionismo e al modernismo di alcuni ierarchi nel 1920. Nella Chiesa Russa, queste correnti diedero origine, prima, al movimento  della”Chiesa Vivente” che, con l’aiuto del regime comunista, cercò di rovesciare il Patriarca Tikhon e “riformare” la Chiesa in un modo radicalmente protestante, e in seguito come successore  più “conservatore” della “Chiesa Vivente”, all’organizzazione ecclesiastica sergianista  (il Patriarcato di Mosca), che ha sottolineato in un primo momento il lato politico di riconciliazione con l’ideologia e gli obiettivi del comunismo (in conformità con la famigerata “Dichiarazione” del metropolita Sergio nel 1927), e solo negli ultimi decenni si è avventurato ancor di più nel dominio dell’iinnovazionismo ecclesiastico con la sua attiva partecipazione al movimento ecumenico. Nella Chiesa greca la situazione è stata simile: l’innovazionista “Concilio Pan-ortodosso” del 1923, con le sue riforme di tipo protestante ispirate dal Patriarca Meletios Metaxakis di triste memoria, si era rivelato troppo radicale per essere accettato dal mondo ortodosso, e gli innovatori avevano dovuto accontentarsi di imporre una riforma del calendario su alcune delle Chiesa non-slave.

Grandi movimenti di protesta si opposero ai riformatori in entrambe le Chiese, russa e greca, producendo le profonde divisioni che esistono fino ad oggi nel mondo ortodosso. Nella Chiesa Russa, il Sergianismo è stato decisamente respinto da moltissimi dei vescovi e fedeli, guidati dal metropolita Joseph di Pietrogrado; questo movimento “josephita” si organizzò poi  in una certa misura e divenne noto come la “vera Chiesa ortodossa”. La storia di questa Chiesa Russa illegale “delle Catacombe”  è, ad oggi, velata dal segreto, ma in questi ultimi anni sono venute alla luce un numero di testimonianze sorprendenti delle sue attività attuali, portando a severe misure di repressione da parte del governo sovietico. Il nome del suo attuale primo ierarca (il Metropolita Teodosio) è diventato noto, così come quello di uno dei suoi dieci o più vescovi (il vescovo Seraphim). Nella diaspora, la Chiesa Russa fuori dalla Russia si è impegnata fin dall’inizio del Sergianismo nel 1927 in una ferma posizione anti-sergianista, e in numerose occasioni ha espresso la sua solidarietà con la Vera Chiesa Ortodossa in Russia, sempre rifiutando ogni comunione con il Patriarcato di Mosca. Il suo tradizionalismo convinto e senza compromessi  in questa e in altre questioni non erano graditi ad alcuni dei vescovi russi dell’Europa occidentale e in America, che erano più ricettivi alle correnti “riformiste” dell’Ortodossia del XX secolo, e si sono separati in diversi momenti dalla Chiesa russa fuori dalla Russia, creando così le attuali differenze “giurisdizionali”  della diaspora russa.

In Grecia il movimento di protesta, da un simile istinto ortodosso, prese allo stesso modo il nome di “veri cristiani ortodossi”. Fin dall’inizio nel 1924 (quando fu introdotta la riforma del calendario), questo movimento è stato particolarmente forte tra i semplici monaci, i sacerdoti e laici della Grecia; il primo vescovo a lasciare la Chiesa di Stato di Grecia per unirsi al movimento fu il metropolita Crisostomo di Florina, e oggi esso continua la sua vita e la sua organizzazione del tutto indipendenti, comprendendo circa un quarto di tutti i cristiani ortodossi di Grecia, e forse la metà o più di tutti i monaci e le monache. Sebbene popolarmente conosciuti come i “vecchio calendaristi,” i veri cristiani ortodossi di Grecia si distinguono per un tradizionalismo fedele nella vita e nella dottrina ortodossa in generale, vedendo la questione del calendario soltanto come una prima fase e una pietra di paragone del modernismo e del riformismo.

Mentre sempre di più il cancro “ecumenico” erode gli organi ancora vitali delle Chiese ortodosse di oggi, una simpatia crescente viene mostrato dai membri più sensibili delle giurisdizioni ortodosse “ufficiali” verso la causa e i rappresentanti delle Chiese  antiecumeniste ed antiriformiste della Russia, della Grecia, e della diaspora. Alcuni, vedendo le giurisdizioni “ufficiali” come ormai irrimediabilmente incamminate sul percorso dell’anti-ortodossia, hanno preso ad abbandonarle come navi in naufragio e si uniscono alle fila dei veri cristiani ortodossi; altri, ancora sperando nella restaurazione di una rotta ortodossa nell’Ortodossia mondiale, pensa che sia per adesso sufficiente esprimere simpatia per i veri cristiani ortodossi o protestare con coraggio contro la mentalità “riformista” nelle giurisdizioni ufficiali. I dieci anni di epistole antiecumeniche del Metropolita Filarete, capo Gerarca della Chiesa russa fuori dalla Russia, hanno colpito una corda sensibile all’interno di un certo numero di Chiese ortodosse, anche se la risposta “ufficiale” per esse è stato in gran parte il silenzio o l’ostilità.

Oggi, più che in ogni altro momento nella lotta  cinquantennale per la preservazione della tradizione ortodossa in un’era di apostasia, la voce della vera e intransigente Ortodossia potrebbe essere ascoltata in tutto il mondo e avere un profondo effetto sul futuro corso delle Chiese Ortodosse. È probabile in realtà che sia già troppo tardi per evitare l’innovazionista “Ottavo Concilio Ecumenico” e l’Unione “ecumenica” che vi è sottesa; ma forse una o più delle Chiese locali potrebbero ancora essere convinte a fare un passo indietro da questa rotta rovinosa che porterà alla liquidazione finale (come ortodosse) di quelle giurisdizioni che la seguiranno fino in fondo; e, in ogni caso, singoli individui e intere comunità potranno certamente essere salvati da questo percorso, per non parlare di quelli tra gli eterodossi che potranno ancora trovare la loro strada nel recinto salvifico della vera Chiesa di Cristo.

E ‘di fondamentale importanza, quindi, che questa voce sia in realtà una voce di vera (cioè patristica) Ortodossia. Purtroppo, talvolta accade, in particolare nel calore della controversia, che posizioni ortodosse fondamentalmente valide  siano esagerate da un lato, e fraintese dall’altro, e che quindi nasca in alcune menti l’impressione totalmente fuorviante che la causa della vera ortodossia sia oggi un specie di “estremismo”, una sorta di “reazione da destra” al corso prevalente “di sinistra”, ora seguito dai leader delle  Chiese ortodosse “ufficiali”. Una tale visione politica della lotta per la vera ortodossia oggi è del tutto falsa. Questa lotta, al contrario, ha assunto la forma, tra i suoi migliori rappresentanti oggi, sia in Russia, Grecia, o della diaspora, di un ritorno al cammino patristico della moderazione, una media tra estremi; questo è ciò che i Santi Padri chiamano la via regale.

La dottrina di tale “via regale” è esposta, ad esempio, nella decima delle Istruzioni Spirituali del S. Abba Doroteo ‘, dove si cita in particolare il Libro del Deuteronomio:  “Non deviare né a destra né a sinistra , ma passa per la via regale “(Dt 5, 32; 17, 11.), e da San Basilio il Grande:” retto di cuore è colui il cui pensiero non si allontanano né per eccesso né per difetto, ma è diretto solo al mezzo della virtù.” Ma forse questo insegnamento è più chiaramente espresso dal grande Padre ortodosso del V secolo, San Giovanni Cassiano, che si trovava di fronte a un compito non dissimile al nostro compito ortodosso oggi: presentare il puro insegnamento dei Padri orientali a popoli occidentali che erano spiritualmente immaturi e non avevano ancora compreso la profondità e la finezza della dottrina spirituale orientale ed erano quindi inclini ad andare agli estremi, sia quello del lassismo che quello dell’eccessiva severità, nell’applicare questa dottrina spirituale alla vita. San Cassiano espone la dottrina ortodossa della via regale nella sua Conferenza sul tema della “sobrietà mentale” (o “discrezione”), Conferenza che fu elogiata da San Giovanni della Scala (Gradino 4, 105) per la sua ” bella e sublime filosofia”:

“Con tutte le nostre forze e con tutti i nostri sforzi dobbiamo sforzarci con umiltà di acquisire per noi stessi il buon dono della sobrietà mentale, che può preservarci indenni dagli eccesso da entrambi i lati. Perché, come dicono i Padri, gli estremi di ambedue le parti sono ugualmente dannosi, sia l’eccesso del digiuno e il riempire il ventre, sia l’eccesso di veglia che l’eccessivo sonno, e così gli altri eccessi”. La sobrietà della mente “insegna all’uomo a percorrere la via regale , evitando gli estremi su entrambi i lati: sul lato destro che non gli consente di essere ingannato da una eccessiva astinenza, sul lato sinistro di essere trascinato nell’incuria e nel rilassamento “. E la tentazione sul” lato destro “è ancora più pericolosa di quella sulla “sinistra”: “l’astinenza eccessiva è più dannosa del saziarsi; perché, grazie al pentimento, si può superare quest’ultimo fino a una corretta comprensione, ma dalla precedente non si può” (perché, ad esempio, l’orgoglio sulla propria” virtù impedisce la via dell’umiltà penitente che potrebbe salvare) . (San Giovanni Cassiano il Romano, Conferenze, II, capp. 16, 2, 17)

Applicando questa dottrina alla nostra situazione, possiamo dire che la “via regale” della vera ortodossia oggi è un medio che si trova tra gli estremi dell’ecumenismo e riformismo, da un lato, e lo “zelo senza conoscenza” (Rom. 10, 2) dall’altro. La vera ortodossia non deve andare “al passo coi tempi”, da un lato, né fare del “rigore” o della “correttezza” o della “canonicità” (buoni in sé stessi) una scusa per l’auto-soddisfazione farisaica, l’esclusivismo, e la diffidenza, d’altra. Questa autentica moderazione ortodossia non deve essere confuso con la semplice tiepidezza o indifferenza, o con qualsiasi tipo di compromesso tra estremismi politici. Lo spirito di “riforma” è tanto diffuso oggi che qualcuno le cui opinioni sono radicate dallo “spirito dei tempi” riguarderà alla vera moderazione ortodossa come a una sorta di “fanatismo”, ma chiunque guardi la questione più profondamente e metta in pratica la visione patristica troverà come la via regale sia lontana da ogni tipo di estremismo. Forse nessun maestro ortodosso nei nostri giorni fornisce un esempio di sana e fervente moderazione ortodossa quanto il defunto arcivescovo Averky di Jordanville; i suoi numerosi articoli e sermoni respirano lo spirito rinfrancante del vero zelo ortodosso, senza alcuna deviazione né a “destra” né a “sinistra”, e una costante attenzione al lato spirituale della vera Ortodossia. (Vedi in particolare il suo articolo, Santo zelo,  in The Orthodox Word, May-June, 1975)

LA CHIESA RUSSA fuori dalla Russia è stata posta, dalla provvidenza di Dio, in una posizione molto favorevole per preservare la “via regale” in mezzo alla confusione di tanta parte dell’Ortodossia del XX secolo . Vivendo in esilio e in povertà in un mondo che non ha capito la sofferenza del suo popolo, essa ha focalizzato la sua attenzione sulla conservazione inalterata della fede che unisce il suo popolo, e si trova così ad essere estranea a tutta la mentalità ecumenica, fondata invece sull’indifferenza religiosa e sull’auto-soddisfazione, sul benessere materiale, e sull’internazionalismo senz’anima. D’altra parte, è stata preservata dal cadere nell’estremismo del “lato destro” (come ad esempio potrebbe essere una dichiarazione che i Misteri del Patriarcato di Mosca sono senza grazia) dalla sua coscienza viva che la Chiesa Sergianista in Russia non è libera ; si può naturalmente non avere comunione con un tale organismo, dominato da atei, ma quanto a definizioni precise del suo status è meglio che esse siano lasciate ad un Concilio della Chiesa Russa libera in futuro. Se sembra esserci “contraddizione logica” qui (“se non neghi i suoi misteri, perché non sei in comunione con lei?»),  questo è un problema solo per i razionalisti; quanti inveci si accostano domande di natura ecclesiastica con il cuore e la testa non hanno problemi ad accettare questa posizione, che è il testamento dato alla Chiesa russa della diaspora dal suo saggio capo Ierarca, metropolita Anastassy (+1965).

Vivendo in libertà, la Chiesa Russa fuori dalla Russia ha considerato come uno dei suoi importanti obblighi quello di esprimere la sua solidarietà e la piena comunione con la sotterranea Vera Chiesa Ortodossa di Russia, la cui esistenza è totalmente ignorata e addirittura negata dall’Ortodossia “ufficiale”. Quando Dio vorrà, e quando sarà passata la terribile prova della Chiesa e del popolo russo, le altre Chiese ortodosse potranno meglio comprendere la situazione Chiesa russa; fino ad allora, forse, tutto ciò che si potesse sperare era che le Chiese ortodosse libere non mettessero in discussione il diritto della Chiesa russa fuori dalla Russia ad esistere o negassero la grazia dei suoi misteri; quasi tutte sono a lungo rimaste in comunione con essa (fino a che la sua non partecipazione al movimento ecumenico la isolasse  e facesse di essa un rimprovero alle altre Chiese, in particolare negli ultimi dieci anni), e fino ad oggi hanno resistito (almeno passivamente)  ai tentativi di ispirazione politica fatti dal Patriarcato di Mosca perché essa fosse dichiarata “scismatica” e “non canonica”.

Negli ultimi anni, la Chiesa russa fuori dalla Russia ha dato anche sostegno e riconoscimento ai veri cristiani ortodossi di Grecia, la cui situazione è stata a lungo anche estremamente difficile e incompresa. In Grecia il primo colpo contro la Chiesa (la riforma del calendario) non fu mortale quanto la “Dichiarazione” del metropolita Sergio in Russia, e per questo motivo è stato necessario più tempo perché la coscienza teologica del popolo greco-ortodosso potesse vedere il suo pieno significato anti-ortodosso. Inoltre, pochi vescovi di Grecia hanno avuto il ​​coraggio di unirsi al movimento (mentre, al contrario, il numero di vescovi non sergianisti in principio era più grande di tutto l’episcopato della Chiesa greca). E soltanto negli ultimi anni la causa dei vecchio calendaristi è divenuta un po’ più “intellettualmente rispettabile”, dal momento che sempre più laureati si sono unita ad essa. Nel corso degli anni essa ha subito persecuzioni, a volte molto feroci, da parte dello Stato e della Chiesa ufficiale, e fino ad oggi resta disdegnata da parte dei più “sofisticata” e totalmente senza il riconoscimento da parte del mondo ortodosso “ufficiale”. Purtroppo, disaccordi interni e divisioni hanno continuato ad indebolire la causa dei vecchi calendaristi, ed essi mancano di un’unica unanime voce per esprimere la loro posizione per una Ortodossia patristica. Comunque, la basilare Ortodossia della loro posizione non può essere negata, e non si può che accogliere una presentazione di esso come quella dell’articolo che segue [1].

La crescente comprensione negli ultimi anni dell’unità di base della causa della vera Ortodossia in tutto il mondo, che si tratti della Chiesa Catacombale di Russia, dei vecchio calendaristi di Grecia, o della Chiesa Russa fuori della Russia, ha portato alcuni a pensare in termini di un “fronte unitario” di Chiese confessanti per opporsi al movimento ecumenico, che ha preso possesso di tutta l’Ortodossia “ufficiale”. Tuttavia, nelle condizioni attuali questo potrà difficilmente avvenire; e in ogni caso, questa sarebbe una visione “politica” della situazione, che vede il significato della missione della vera Ortodossia in maniera troppo esterna. Le reali dimensioni  della protesta dei veri ortodossi contro l’Ortodossia “ecumenica”, contro la neutralizzata e tiepida Ortodossia dell’apostasia, devono ancora essere rivelate, soprattutto in Russia. Ma non può essere che la testimonianza di tanti martiri e confessori e campioni della vera Ortodossia nel XX secolo sia stata vana. Possa Dio preservare i suoi zeloti nel sentiero regale della vera Ortodossia, fedeli a Lui e alla sua Santa Chiesa fino alla fine dei tempi!

Questo articolo è originariamente apparso su The Orthodox Word, settembre-ottobre, 1976 (70), pp. 143-149. Trad. del p. Daniele Marletta


NOTE

[1] Si fa qui riferimento a uno scritto del Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (al tempo archimandrita), pubblicato nella stessa rivista The Orthodox Word, a seguito dell’articolo di p. Seraphim. Il Metropolita Cipriano scrisse spesso, su richiesta dei monaci del Monastero di Platina, alcuni contributi per questa loro rivista, almeno finché fu in vita p. Seraphim.

La visione ortodossa del mondo

P. Seraphim (Rose) di Platina

La visione ortodossa del mondo

NOTA DEL WEBMASTER:
Proponiamo qui in traduzione una famosa conferenza tenuta dal monaco ortodosso americano p Seraphim (Rose) di Platina. Non concordiamo in tutto con alcune sue conclusioni un po’ semplicistiche, dovute in gran parte al tempo in cui la conferenza fu effettivamente pronunciata, ma nondimeno questo scritto contiene molte considerazioni di enorme importanza per comprendere il punto di vista ortodosso sulla vita spirituale in genere, e più in particolare sul rapporto tra il cristiano e il mondo.

p. Seraphim Rose

P. Seraphim di Platina (1934 – 1982)

Prima di cominciare la mia conversazione, una parola o due sul perché sia importante avere una visione del mondo ortodossa e sul perché sia più difficile costruirne una oggi che nei secoli passati.

Nei secoli passati – per esempio nella Russia del diciannovesimo secolo – la visione ortodossa del mondo era una parte importante della vita ortodossa ed era sostenuta dalla vita attorno ad essa. Non c’era addirittura alcun bisogno di parlare di essa come di un qualcosa di separato – si viveva l’Ortodossia in armonia con la società ortodossa circostante e si aveva una visione del mondo ortodossa data dalla Chiesa e dalla società, In molti paesi lo stesso governo professava l’Ortodossia; essa era il centro di funzioni pubbliche ed il re o il governante stesso era storicamente il primo laico ortodosso con la responsabilità di dare un esempio cristiano a tutti i suoi sudditi. Ogni città aveva chiese ortodosse e molte di loro avevano Offici giornalieri, mattina e sera. C’erano monasteri in tutte le grandi metropoli, in molte città, fuori delle città ed in campagna, nei deserti e nelle regioni non coltivate. In Russia c’erano più di mille monasteri ufficialmente organizzati in aggiunta ad altri gruppi meno ufficiali. Il monachesimo era una parte accettata della vita. Molte famiglie, in effetti, avevano in qualche monastero una sorella o fratello, uno zio o un cugino che erano monaci o monache, in aggiunta a tutti gli altri esempi di vita ortodossa: c’erano pellegrini che vagavano da monastero a monastero e i folli in Cristo. L’intero modo di vita era permeato con specie di persone ortodosse, delle quali, naturalmente, il centro è il monachesimo. I modi di vita ortodossi erano parte della vita quotidiana. Gran parte dei libri che erano letti comunemente erano Ortodossi. La vita quotidiana stessa era differente per mote persone: si doveva lavorare per sopravvivere, la speranza di vita non era grande, la morte era una realtà frequente – tutto delle quali cose rinforzava l’insegnamento della Chiesa sulla realtà e sulla vicinanza dell’altro mondo. Vivere una vita ortodossa in tali circostanze era realmente la medesima cosa che avere una visione del mondo ortodossa e c’era poca necessità di parlare di una tale cosa.

Oggi, d’altra parte, tutto questo è cambiato. La nostra Ortodossia è una piccola isola nel mezzo di un mondo che opera su principi totalmente diversi – ed ogni giorno questi principi cambiano per il peggio, rendendoci più e più alienati da essa. Molte persone sono tentate di dividere le loro vite in due parti nettamente distinte: la vita giornaliera che conduciamo lavorando con gli amici del mondo nelle nostre occupazioni riguardanti il mondo e l’Ortodossia che viviamo le Domeniche ed in altri momenti della settimana quando abbiamo tempo per essa. Ma la visione del mondo di una tale persona, se si esamina da vicino, è spesso una strana combinazione di valori cristiani e del mondo, che in realtà non si mescolano. Lo scopo di questa conversazione è di vedere come le persone che vivono oggi possano cominciare a rendere maggiormente di un unico pezzo la loro visione del mondo, per renderla completamente ortodossa.

L’Ortodossia è vita. Se non viviamo l’Ortodossia, noi semplicemente non siamo ortodossi, non importa quali opinioni formali possiamo avere.

La vita nel nostro mondo contemporaneo è diventata molto artificiale, molto incerta, essa crea molta confusione. L’Ortodossia, è vero, ha una vita sua propria, ma essa pure non è molto lontana dalla vita del mondo attorno ad essa e così la vita del cristiano ortodosso, anche quando è veramente ortodosso, non può far altro che rifletterla in qualche modo. Una specie d’incertezza e confusione sono pure entrate nella vita ortodossa nei nostri giorni. In questa conversazione tenteremo di considerare la vita contemporanea e, quindi, la vita ortodossa, per vedere come meglio possiamo adempiere il nostro obbligo cristiano di condurre vite ultramondane persino in questi tempi pressoché terribili ed avere una visione cristiana ortodossa dell’interezza della vita oggi che ci renda capaci di sopravvivere con fede intatta a questi tempi.

La vita oggi è diventata anormale

Chiunque guardi alla nostra vita contemporanea dalla prospettiva della vita normalmente trascorsa dalle persone nei tempi che ci precedettero – diciamo in Russia o in America o in qualsiasi paese dell’Europa Occidentale nel diciannovesimo secolo – non può fare a meno d’essere colpito da quanto anormale sia diventata la vita al giorno d’oggi. L’intero concetto d’autorità ed obbedienza, di decenza e educazione, di comportamento pubblico e privato – tutti sono cambiati drasticamente, sono stati capovolti eccetto che in poche isolati gruppi di persone – usualmente Cristiani di qualche specie – che tentano di preservare lo stile di vita cosiddetto “di vecchia maniera”.

La nostra vita anormale oggi può essere descritta come decaduta e sovraindulgente. Fin dall’infanzia il bambino d’oggi è trattato, di regola generale, come un piccolo dio nella famiglia; si provvede ai suoi capricci, si accolgono i suoi desideri: egli è circondato da giocattoli, divertimenti, conforti; non è educato ed allevato secondo gli stretti principi del comportamento cristiano, ma lasciato svilupparsi in qualsiasi modo lo inclinino i suoi desideri . E’ usualmente sufficiente per lui dire “Lo voglio!” o “Non lo voglio fare!” affinché i genitori che vogliono gratificarlo s’inchinino davanti a lui e gli lascino fare come vuole. Forse questo non avviene sempre ed in ogni famiglia, ma avviene abbastanza spesso per essere la regola dell’educazione dei figli contemporanea e persino i genitori meglio intenzionati non si sottraggono interamente alla sua influenza. Persino se i genitori tentano di allevare il figlio con cura, i vicini tentano di fare qualcosa d’altro. Essi devono prendere in considerazione questo quando disciplinano il figlio.

Quando un tale fanciullo diventa adulto, naturalmente,si circonda delle medesime cose con cui era abituato a circondarsi nella sua infanzia: conforti, divertimenti e giocattoli da adulti. La vita diventa una costante ricerca di divertimento, la quale, visto che ci siamo, è una parola che non si trova in molti altri vocabolari; nella Russia del diciannovesimo secolo o in qualsiasi civiltà seria, non si sarebbe compreso cosa significhi questa parola. La vita è una costante ricerca di divertimento che è così vuoto di qualsiasi serio significato che un visitatore proveniente da un qualsiasi paese del diciannovesimo secolo, guardando ai nostri diffusi programmi televisivi, parchi di divertimento, avvisi pubblicitari, rappresentazioni cinematografiche, musica – insomma a quasi ogni aspetto della nostra cultura popolare – penserebbe di essere venuto incidentalmente in una terra d’imbecilli che abbiano perso ogni contatto con la normale realtà. Noi spesso non prendiamo in considerazione questo, perché viviamo in questa società e lo diamo per scontato.

Alcuni osservatori recenti della nostra vita contemporanea hanno chiamato i giorni d’oggi la “me generation” e i nostri tempi “l’età del narcisismo”, caratterizzata da un culto e un amore di sé stessi che impedisce lo sviluppo di una vita umana normale. Altri hanno parlato di un universo “di plastica” o di mondo fantastico nel quale vivono oggi così numerose persone, incapaci di fronteggiare o di riconciliarsi con la realtà del mondo attorno a loro o con i problemi dentro di loro.

Quando la “me generation” si volge alla religione – cosa che è accaduta molto frequentemente  negli ultimi decenni – è usualmente verso una forma di religione “di plastica” o di fantasia; una religione di “auto-sviluppo” (dove l’individuo rimane l’oggetto di culto), di lavaggio del cervello e di controllo della mente, di “guru” e “swami” deificati, di una ricerca di “U.F.O.” e di esseri extra terrestri, di gusti spirituali e di sentimenti anormali. Non ci addentreremo in tutte queste manifestazioni, che sono, probabilmente famigliari a gran parte di voi, se non per discutere un po’ più a fondo come questi tocchino la vita spirituale cristiano ortodossa dei nostri giorni.

E’ importante per noi comprendere, poiché noi stessi oggi tentiamo di condurre una vita cristiana, che il mondo che è stato formato dai nostri tempi sovraindulgenti, fa richieste all’anima, sia nella religione che nella vita secolare che dovrebbero definirsi totalitarie. Questo è abbastanza facile da vedere nelle preoccupanti sette che hanno ricevuto tanta pubblicità negli anni recenti e che richiedono totale sottomissione ad un uomo che si è fatto santo da solo; ma è ugualmente chiaro nella vita secolare, dove ci si confronta non solo con una tentazione individuale qua o là, ma con un costante stato di tentazione che attacca l’uomo, che sia nella musica di sottofondo che si ode dovunque nei mercati e negli affari, o nelle indicazioni pubbliche e nei tabelloni pubblicitari delle strade delle città,  nella musica rock che viene portata persino nelle foreste e nei sentieri e nella casa stessa, dove la televisione diventa spesso il governate segreto della famiglia, dettando valori moderni, opinioni e gusti. Se si hanno bambini, si sa quanto ciò sia vero; quando hanno visto qualcosa alla televisione quanto sia difficile lottare contro questa nuova opinione che è stata data dalla televisione come da un’autorità.

Il messaggio di questa tentazione universale che oggi attacca gli uomini – del tutto apertamente nelle sue forme secolari, ma usualmente maggiormente nascosta nelle forme religiose – è: vivere per il presente, godersela, rilassarsi, essere a proprio agio. Dietro questo messaggio ce ne è un altro, sottotono più sinistro che è espresso apertamente solo nei paesi ufficialmente atei che sono, sotto questo rispetto, di un passo più avanti rispetto al mondo libero. In effetti, dovremmo comprendere che ciò che accade nel mondo oggi è molto simile sia che avvenga dietro la Cortina di Ferro sia che avvenga nel mondo libero. Ci sono differenti varietà di esso, ma c’è un attacco molto simile tendente ad impadronirsi della nostra anima. Nei paesi comunisti che hanno una dottrina ufficiale dell’ateismo, si dice proprio apertamente che si deve dimenticare Dio e qualsiasi altra vita al di fuori della presente; rimuovere dalla vita il timore di Dio e la riverenza per le cose sante; ritenere coloro che ancora credono in Dio nel modo  “all’antica” come nemici da sterminare. Si potrebbe prendere come simbolo dei nostri tempi irresponsabili, amanti del divertimento e adoratori di sé stessi la nostra “Disneyland” americana; se così, non dovremmo trascurare di guardare dietro ad essa mentre mostra dove si stia realmente dirigendo la “me generation”: il Gulag Sovietico, la catena di campi di concentramento che già governa la vita di quasi la metà della popolazione del mondo.

Due falsi approcci alla vita spirituale

Ma, mi si potrebbe chiedere, cosa ha che fare tutto questo con noi, che stiamo cercando di condurre, meglio che possiamo, una sobria vita cristiana ortodossa? Ha molto a che fare. Dobbiamo comprendere che la vita intorno a noi, per quanto sia anormale, è il luogo dove cominciamo la nostra vita cristiana. Qualunque cosa facciamo della nostra vita, qualunque contenuto veramente cristiano possiamo darle, essa ha ancora qualcosa del regno della “me generation” su di essa e dobbiamo essere abbastanza umili da vedere questo. Ecco dove cominciamo.

Ci sono due approcci falsi alla vita intorno a noi che molti oggi seguono, pensando che in qualche modo ciò sia quello che i cristiani ortodossi dovrebbero fare. Un approccio – il più comune – è di seguire semplicemente i tempi: adattarsi alla musica rock, alle mode ed ai gusti moderni ed a tutto il ritmo della nostra vita moderna eccitata dalla musica “jazz”. Spesso i genitori più all’antica avranno poco contatto con questa vita e vivranno la loro vita più o meno separatamente, ma sorrideranno a vedere che i loro figli seguono l’ultima stupidaggine moderna e penseranno che ciò sia senza danno.

Questo percorso è un totale disastro per la vita cristiana; esso è la morte dell’anima. Alcuni possono ancora condurre una vita esteriormente rispettabile senza combattere contro lo spirito dei tempi, ma internamente essi sono morti o morenti, e – la cosa più triste di tutte – i loro figli ne pagheranno il prezzo in vari disordini psichici e spirituali e in malesseri che diventano sempre più comuni. Uno dei membri principali del culto del suicidio che finì così spettacolarmente a Jonestown quattro anni fa era la giovane figlia di un prete greco ortodosso; gruppi rock satanici come KISS – “Kids in Satan’s Service” – sono composti da giovani provenienti dall’Ortodossia russa; la maggior parte dei membri del tempio di Satana a San Francisco, secondo una recente indagine sociologica – è composta di ragazzi ortodossi. Questi sono solo pochi casi di particolare impatto; gran parte della gioventù ortodossa non va a tal punto fuoristrada – essi semplicemente si mescolano col mondo anticristiano che li circonda e cessano di essere esempi per quelli intorno a loro di qualsiasi specie di Cristianesimo.

Questo atteggiamento è sbagliato. Il Cristiano deve essere differente dal mondo, soprattutto dallo strano mondo d’oggi e questa deve essere una delle basilari cose che egli riconosce come parte della sua educazione cristiana. Altrimenti non c’è nessun motivo per dirci cristiani – tanto meno cristiani ortodossi.

Il falso approccio, all’estremo opposto, è quello che si potrebbe denominare falsa spiritualità: mentre diventano sempre più ampiamente disponibili le traduzioni di libri ortodossi sulla vita spirituale ed il vocabolario ortodosso di lotta spirituale si diffonde sempre di più, si trova un numero crescente di persone che discutono dell’esicasmo, della preghiera di Gesù, della vita ascetica, di stati esaltati di preghiera così come dei santi Padri più esaltati, come S. Simeone il Nuovo Teologo, S. Gregorio Palamas e S. Gregorio il Sinaita. E’ molto bene essere consapevoli di questo lato veramente esaltato della vita spirituale ortodossa ed avere rispetto per i grandi santi che l’hanno veramente vissuta; ma, a meno che abbiamo una consapevolezza molto realistica e molto umile di quanto lontani noi tutti oggi siamo anche solo per avvicinarci ad essa, il nostro interesse in essa sarà soltanto un’espressione in più del nostro universo di plastica centrato su noi stessi. “La ‘me-generation’ diventa esicasta!” – questo è quello che alcuni stanno tentando di fare oggi; ma, in questo periodo, stanno solamente aggiungendo un nuovo gioco chiamato “esicasmo” alle attrazioni di Disneyland.

Ci sono ora libri su quest’argomento molto popolari. In effetti, i cattolici romani si stanno dando molto da fare per questo genere di cose per influenza ortodossa e stanno essi stessi influenzando altre persone ortodosse. Per esempio, c’è un prete gesuita, Padre George Maloney, che scrive ogni genere di libri su quest’argomento e traduce S. Macario il Grande e S. Simeone il Nuovo Teologo e tenta di far sì che la gente sia esicasta nella vita d’ogni giorno. Hanno tutti i generi di ritiro, usualmente “carismatici”; le persone sono ispirate dallo Spirito Santo, presumibilmente, ed intraprendono ogni genere di queste discipline che noi deriviamo dai Santi Padri e che sono ben oltre il livello a cui noi siamo oggi. E’ una cosa pochissimo seria. C’è anche una signora, Catherine de Hueck Doherty (in realtà è nata in Russia ed è diventata una cattolica romana), che scrive libri riguardo a Poustinia, la vita del deserto e Molchanie, la vita silenziosa e tutte queste cose che lei cerca di mettere nella vita come si potrebbe fare con qualche moda per un nuovo dolciume. Questo, naturalmente, è pochissimo serio ed è un segno molto tragico dei nostri tempi. Questa specie di cose esaltanti sono utilizzate da persone che non hanno idea alcuna di cosa si tratti. Per alcuni è soltanto un’abitudine o un passatempo; per altri, che la prendono seriamente, può essere una grande tragedia. Essi pensano di condurre una specie di vita esaltata e in realtà non si sono neppure relazionati con i loro problemi interiori.

Lasciatemi nuovamente  sottolineare che ambedue questi estremi devono essere evitati – sia la mondanità sia la super spiritualità – ma questo non significa che noi non dovremmo avere una consapevolezza realistica delle legittime richieste che il mondo ci fa, o che dovremmo cessare di rispettare e di prendere ben fondate istruzioni dai grandi Padri esicasti e di usare noi stessi la preghiera di Gesù, secondo le nostre circostanze e le nostre capacità. Questo semplicemente deve essere al nostro livello, rimanendo con i piedi per terra. Il punto è – ed è un punto assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza come cristiani ortodossi oggi – che dobbiamo comprendere profondamente quali siano i tempi in cui viviamo, quanto poco in realtà conosciamo e percepiamo la nostra Ortodossia, quanto lontani siamo non soltanto dai santi dei tempi antichi, ma persino dal normale cristiano ortodosso di cento anni fa o anche di una generazione fa, e quanto dobbiamo umiliarci solamente per lottare oggi come cristiani ortodossi.

Cosa possiamo fare

Cosa possiamo fare , più specificatamente, per ottenere questa consapevolezza, questa realizzazione, e come possiamo farla fruttare nelle nostre vite? Tenterò di rispondere a questa domanda in due parti: primo, riguardo alla nostra consapevolezza del mondo intorno a noi, divenuto come mai prima nella storia della cristianità  il nostro  nemico cosciente; e, secondo, riguardo la nostra consapevolezza dell’Ortodossia, che, temo, molti di noi conosciamo molto meno di quanto dovremmo, molto meno di quanto dovremmo conoscerla se vogliano conservarla.

Primo, poiché, desiderandolo o meno, noi siamo nel mondo (e i suoi effetti sono sentiti persino in un luogo remoto come qui nel nostro monastero), dobbiamo affrontare lui e le sue tentazioni in maniera onesta e realistica, ma senza cedergli; in particolare dobbiamo preparare i nostri giovani per le tentazioni che essi dovranno affrontare e, per così dire, vaccinarli contro di esse. Dobbiamo essere pronti ogni giorno a rispondere all’influenza del mondo per mezzo dei principi di una solida educazione cristiana.

Questo significa che ciò che un bambino impara a scuola deve essere costantemente verificato e corretto a casa. Non possiamo dare per scontato che ciò che imparerà a scuola sia sicuramente qualcosa di utile o di secolare e che non ha niente a che fare con un’educazione ortodossa. Il ragazzo può imparare utili abilità e fatti (sebbene molte scuole in America oggi falliscano miserabilmente anche in questo; molti insegnanti ci dicono che tutto ciò che possono fare è tenere i ragazzi in classe in buon ordine senza insegnare loro nulla), ma persino se egli ha buoni risultati, impara molti erronei atteggiamenti e filosofie. L’attitudine basilare di un ragazzo ed il suo apprezzamento della letteratura, della musica, della storia, dell’arte, della filosofia, persino della scienza e naturalmente della vita e della religione non devono venire prima di tutto dalla scuola, poiché la scuola darà tutto questo mescolato con la filosofia moderna; deve venire prima dalla famiglia e dalla Chiesa o, altrimenti, il ragazzo è destinato ad essere male educato nel mondo d’oggi, dove l’educazione pubblica è, al meglio, agnostica e, al peggio, apertamente ateistica o anti-religiosa. Naturalmente, nell’Unione Sovietica tutto questo è imposto al ragazzo, con nessuna religione assolutamente ed un attivo programma per fare di lui un ateo.

I genitori devono sapere esattamente cosa s’insegna ai loro figli nei corsi educativi, che sono quasi universali nelle scuole americane odierne e devono correggerlo a casa, non solamente per mezzo di un atteggiamento franco verso questo soggetto (specialmente tra i padri e i figli – una cosa molto rara nella società Americana), ma anche evidenziando l’aspetto morale di quel che viene insegnato, fatto che è totalmente assente nell’istruzione pubblica.

I genitori devono anche sapere quale specie di musica i loro figli stiano ascoltando, cosa è contenuto negli spettacoli cinematografici che essi vedono, a quale specie di linguaggio essi siano esposti e quale specie di esso usino e a tutto questo devono saper dare un atteggiamento cristiano.

La televisione – nelle case in cui non c’è abbastanza coraggio da gettarla fuori della finestra – deve essere strettamente controllata e sottoposta a supervisione per evitare i velenosi effetti di questa macchina che è diventata il principale educatore ad atteggiamenti ed idee anti-cristiani nella casa stessa, specialmente per i più giovani.

Parlo riguardo all’educazione dei figli perché è qui che il mondo per prima cosa colpisce i cristiani ortodossi e li forma a sua immagine; una volta che siano stati formati nel fanciullo atteggiamenti sbagliati, il compito di dargli un’educazione cristiana diventa doppiamente difficile.

Ma non sono solamente ragazzi, siamo tutti noi, che stiamo affrontando il mondo che sta tentando di formarci nell’anti-cristianesimo per mezzo di scuole, televisione, cinema, musica popolare e tutte le altre influenze che si abbattono su di noi, soprattutto nelle grandi città.  Dobbiamo essere consapevoli che ciò che viene gettato su di noi è tutto di un pezzo; ha un certo ritmo, un certo messaggio da darci, il messaggio dell’adorazione di sé stessi, del rilassamento, del lasciare andare, del divertirsi, del lasciar perdere ogni pensiero sull’altro mondo, in varie forme, sia nella musica o negli spettacoli cinematografici, nella televisione o in ciò che viene insegnato nelle scuole; il modo in cui gli argomenti d’insegnamento ricevono enfasi, il modo in cui è dato il retroscena ed ogni altra cosa. C’è una cosa particolare che ci è stata data; essa è attualmente un’educazione all’ateismo. Dobbiamo combatterla conoscendo proprio ciò che il mondo sta cercando di farci, formulando e comunicando la nostra risposta cristiana ortodossa ad esso.

Francamente, se si osserva il modo in cui vivono  le famiglie ortodosse nel mondo d’oggi, soprassedendo alla propria Ortodossia, sembrerebbe che questa battaglia sia perduta più spesso che vinta. La percentuale di cristiani ortodossi che mantengono la loro identità ortodossa intatta e non si sono mutati a immagine del mondo moderno, è veramente piccola.

Nondimeno, non è necessario considerare il mondo attorno a noi come del tutto malvagio. Per la nostra sopravvivenza come cristiani ortodossi dobbiamo essere abbastanza intelligenti da usare per il nostro vantaggio qualunque cosa del mondo sia positiva. Qui percorrerò pochi punti dove possiamo usare qualcosa nel mondo che sembra non avere niente a che fare con l’Ortodossia allo scopo di formulare la nostra visione ortodossa del mondo .

Il ragazzo che è stato abituato fin dai primissimi anni alla buona musica classica ed ha visto la sua anima svilupparsi in essa, non sarà così tentato dal ritmo e dai messaggi crudi della musica “rock” e dalle altre forme contemporanee di pseudo-musica come qualcuno che sia cresciuto senza un’educazione musicale. Una tale educazione musicale, rifinisce l’anima e la prepara per ricevere le impronte dello Spirito.

Il ragazzo educato nella buona letteratura, nel teatro e nella poesia ed ha sentito il loro effetto sulla sua anima – cioè ha realmente goduto di esse -, non diventerà facilmente un devoto entusiasta dei film contemporanei, di programmi televisivi e di romanzi a buon mercato che devastano l’anima facendola deviare dal sentiero cristiano.

Il ragazzo che abbia imparato a vedere la bellezza nella pittura e nella scultura classiche non sarà attratto facilmente dalla perversità dell’arte contemporanea o dagli appariscenti prodotti della pubblicità e della pornografia moderne.

Il ragazzo che sa qualcosa della storia del mondo, specialmente nei tempi cristiani e sa come altri popoli siano vissuti ed abbiano pensato, che sa in quali errori e tranelli sono caduti i popoli a motivo dell’allontanarsi da Dio e dai suoi comandamenti, e quali vite gloriose ed influenti abbiano vissuto quando furono fedeli a Lui – comprenderà la vita e la filosofia dei nostri tempi e non sarà incline a seguire la prima nuova filosofia o modo di vita che incontra. Uno dei problemi basilari riguardo all’educazione dei fanciulli oggi è che nelle scuole non si dà più loro un senso della storia. E’ una cosa pericolosa e fatale privare un ragazzo di un senso della storia. Significa che egli non ha nessuna capacità di prendere esempi dalle persone che vissero nel passato. Difatti, la storia si ripete costantemente. Una volta compreso questo, diviene interessante come le persone abbiano risposto ai problemi, come ci furono persone che andarono contro Dio e quali risultati vennero da ciò e come le persone cambiarono le loro vite e diventarono casi di eccezione e diedero un esempio che vive ancora nei nostri giorni. Questo senso della storia è una cosa molto importante che dovrebbe essere comunicato ai fanciulli.

In generale, la persona che conosce bene i migliori prodotti della cultura secolare – che nell’Occidente quasi sempre ha precise implicazioni cristiane – ha una molto migliore possibilità di condurre una normale, fruttifera vita ortodossa rispetto a qualcuno che conosce solamente la cultura popolare d’oggi. Un convertito all’Ortodossia direttamente dalla cultura “rock” ed in generale chiunque pensi di poter combinare l’Ortodossia con quella specie di cultura – deve passare attraverso molta sofferenza ed ha davanti una difficile strada prima di diventare un cristiano ortodosso veramente capace di dare la fede agli altri. Senza questa sofferenza, senza questa consapevolezza, i genitori ortodossi educheranno i loro figli per essere divorati dal mondo contemporaneo. La miglior cultura del mondo, quando ricevuta propriamente, rifinisce e sviluppa l’anima; la cultura popolare d’oggi disabilita e deforma l’anima e le impedisce di avere una risposta piena e normale al linguaggio dell’Ortodossia.

Quindi, nella nostra battaglia contro lo spirito di questo mondo, possiamo usare le migliori cose che il mondo ha da offrire allo scopo di andare oltre esse; ogni cosa buona nel mondo, se solamente siamo abbastanza saggi da vederla, indica verso Dio, e verso l’Ortodossia e dobbiamo valerci di essa.

La visione ortodossa del mondo

Con un tale atteggiamento – una visione tanto delle cose buone che delle cattive nel mondo – è possibile per noi avere ed accrescere una visione ortodossa del mondo, vale a dire, una visione ortodossa dell’interezza della vita, non solamente su ristretti argomenti ecclesiastici. Esiste una falsa opinione, che disgraziatamente è troppo diffusa oggi, che sia sufficiente avere un’ortodossia limitata all’edificio della Chiesa e attività “ortodosse” formali, come pregare in momenti determinati o farsi il segno della croce; in ogni altra cosa, così si crede, si può essere come chiunque altro, partecipando nella vita e nella cultura dei nostri tempi senza alcun problema, purché non commettiamo peccato.

Chiunque abbia compreso quanto sia profonda l’Ortodossia e quanto sia pieno il coinvolgimento richiesto dal serio cristiano ortodosso e, contemporaneamente, quali richieste totalitarie faccia su di noi il mondo contemporaneo, vedrà facilmente quanto sia sbagliata quest’opinione. Si è Ortodossi sempre, ogni giorno, in ogni situazione della vita, oppure non si è ortodossi per nulla. La nostra Ortodossia è rivelata non solamente nelle nostre opinioni strettamente religiose, ma in ogni cosa facciamo e diciamo. Gran parte di noi non è assolutamente consapevole della responsabilità cristiana e religiosa che abbiamo per la parte apparentemente secolare delle nostre vite. La persona con una visione del mondo veramente ortodossa vive ogni parte della sua vita come ortodosso.

Chiediamoci dunque qui: come possiamo alimentare e sostenere nella nostra vita quotidiana questa visione ortodossa del mondo?

Il primo e più ovvio modo è di essere in contatto costante con le fonti del nutrimento cristiano, con ogni cosa la Chiesa ci dia per illuminarci e salvarci; gli offici ecclesiastici ed i Santi Misteri, la Sacra Scrittura, le vite dei Santi, gli scritti dei Santi Padri. Si devono leggere,naturalmente, libri che siano al proprio livello di comprensione ed applicare gli insegnamenti della Chiesa alle proprie circostanze nella vita, allora le opere sopra indicate possono essere fruttifere nel guidarci e nel cambiarci in un modo cristiano.

Spesso però queste basilari fonti cristiane non hanno il loro pieno effetto su di noi o non hanno assolutamente nessun effetto, perché non abbiamo il giusto atteggiamento cristiano verso di loro e verso la vita cristiana che si ritiene esse ispirino. Diciamo ora una parola qui riguardo a cosa il nostro atteggiamento dovrebbe essere se dobbiamo ottenere un reale beneficio da esse e se sono destinate ad essere per noi l’inizio d’una visione del mondo realmente ortodossa.

Prima di tutto, il nutrimento spirituale cristiano, per sua stessa natura, è qualcosa che vive e che sostiene; se il nostro atteggiamento verso di esso è semplicemente accademico e libresco, non riusciremo ad ottenere il beneficio che esso dovrebbe dare. Quindi, se leggiamo libri ortodossi o se siamo interessati all’Ortodossia semplicemente per ottenere informazioni, o per mostrare la nostra conoscenza degli altri, non comprendiamo l’argomento centrale; se siamo edotti riguardo ai comandamenti di Dio e alla legge della Sua Chiesa semplicemente per essere “corretti” e per giudicare la “non correttezza” degli altri, perdiamo l’argomento centrale. Queste cose non devono semplicemente avere effetto sulle nostre idee, ma devono toccare direttamente le nostre vite e devono cambiarle. In qualsiasi momento della grave crisi negli affari umani – come i momenti critici proprio di fronte a noi nel mondo libero – coloro che pongono la loro fiducia nella conoscenza diretta verso l’esterno, nelle leggi e nei canoni e nella correttezza, non potranno restare saldi. I forti saranno allora coloro la cui educazione ortodossa ha dato loro una sensibilità per ciò che è veramente cristiano, coloro la cui Ortodossia è nel cuore ed è capace di toccare altri cuori.

Niente è più drammatico che vedere qualcuno che è stato cresciuto nell’Ortodossia, che ha una certa idea del catechismo, che ha letto alcune vite dei Santi, che ha un’idea generale di cosa rappresenti l’Ortodossia, che comprende alcuni dei Sacri Offici e che poi è inconsapevole di cosa stia accadendo intorno a lui. Ed egli dà ai suoi figli questa vita in due categorie: una è il modo in cui vive gran parte della gente e l’altra è come vivono gli ortodossi la domeniche e quando leggono qualche testo ortodosso. Quando un ragazzo è cresciuto così, molto probabilmente non prenderà la categoria ortodossa; essa è destinata ad essere una parte molto piccola della sua vita, poiché la vita contemporanea è troppo attrattiva, troppe persone la seguono, essa è fin troppo parte della realtà odierna. Questo a meno che gli sia stato realmente insegnato come avvicinarsi ad essa, come difendersi contro i suoi cattivi effetti e come approfittare delle cose buone che sono nel mondo.

Quindi il nostro atteggiamento a cominciare proprio da adesso, deve essere a livello del suolo, nominale. Cioè dobbiamo applicarlo alle reali circostanze della nostra vita, non deve essere un prodotto della fantasia, un fuggire dalla realtà o un rifiuto di affrontare i fatti spesso spiacevoli del mondo intorno a noi. Una Ortodossia che sia troppo esaltata e troppo sulle nuvole sarebbe più a suo agio in una serra ed è incapace di aiutarci nella nostra vita di ogni giorno, per non dire della salvezza di quelli intorno a noi. Il nostro è un mondo crudele che ferisce le anime con la sua asprezza; abbiamo bisogno di rispondere per prima cosa con amore realistico e comprensione cristiana, lasciando  l’esicasmo e le forme avanzate di preghiera a quanti ne sono capaci.

Così pure, il nostro atteggiamento non deve essere centrato su noi stessi ma deve spaziare verso coloro che stanno cercando Dio e una vita divina. Oggigiorno, dovunque vi sia una comunità ortodossa consistente, la tentazione è di formarla in una società per la lode di sé stessi e nel compiacersi delle nostre virtù e dei nostri positivi risultati ortodossi: come la bellezza degli edifici delle Chiese e degli arredi ecclesiastici, lo splendore dei nostri Sacri Offici, persino la purezza della nostra dottrina. Ma la vera vita cristiana, sin dai tempi degli Apostoli, è sempre stata inseparabile dalla sua comunicazione agli altri. Una Ortodossia che è viva a motivo di questo stesso fatto illumina gli altri – e non c’è nessun bisogno di aprire un “dipartimento per le missioni” per fare questo; la vita della vera Cristianesimo si comunica senza  bisogno di questo. Se la nostra Ortodossia è soltanto qualcosa che teniamo per noi stessi e intorno a cui siamo eccessivamente orgogliosi, allora noi siamo semplicemente  morti che seppelliscono i morti – cosa che è precisamente lo stato di molte delle nostre parrocchie ortodosse al giorno d’oggi, persino di quelle che hanno un gran numero di giovani, se questi non riescono ad approfondire la loro fede. Non è abbastanza dire che i giovani vanno in Chiesa. Dobbiamo chiedere cosa essi ottengono in Chiesa, cosa prendono dalla Chiesa; e, se non fanno dell’Ortodossia una parte della loro vita intera, allora non è realmente sufficiente dire che vanno in Chiesa.

Parimenti il nostro deve essere un atteggiamento d’amore e di perdono. C’è una specie di durezza che si è insinuata nella vita ortodossa oggi: “Quell’uomo è un eretico; non andare vicino a lui”; “quello è Ortodosso, presumibilmente, ma non si può essere realmente sicuri”; “quello lì è ovviamente una spia”. Nessuno negherà che la Chiesa oggi sia circondata da nemici o che ci siano alcuni che si abbassano ad approfittare della nostra fiducia e confidenza. Ma questo è il modo in cui sono state le cose sin dal tempo degli Apostoli e la vita cristiana è sempre stata una specie di rischio in questo pratico modo. Ma persino se talvolta si approfitta di noi e dobbiamo avere delle cautele a riguardo, tuttavia non possiamo rinunciare al nostro basilare atteggiamento d’amore e fiducia senza il quale perdiamo una delle stesse fondamenta della nostra vita cristiana. Il mondo, che non ha nessun Cristo, può essere senza fiducia e freddo, ma i cristiani, al contrario, devono essere pieni d’amore ed aperti, altrimenti perderanno il sale di Cristo dentro di loro e diventeranno proprio come il mondo, buoni per niente tranne che per essere lasciati in disparte e calpestati.

Un po’ di umiltà nel guardare a noi stessi aiuta ad essere più generosi e a perdonare i difetti degli altri. Amiamo giudicare gli altri per la stranezza del loro comportamento; li chiamiamo “matti” o “pazzi convertiti”. E’ vero che dovremmo essere attenti alle persone realmente squilibrate che ci possono fare grande danno nella Chiesa. Ma quale serio cristiano ortodosso oggi non è un po’ “folle”? Noi non corrispondiamo alle strade di questo mondo; se lo facessimo, nel mondo di oggi, non saremmo cristiani seri. Il vero cristiano oggi non può sentirsi a casa nel mondo; non può evitare di sentirsi e di essere ritenuto dagli altri come un po’ “pazzo”. Il solo fatto di tenere in vita oggi l’ideale di un Cristianesimo non secolare o di essere battezzati da adulti o di pregare seriamente, è sufficiente esser messi in un ospedale psichiatrico in Unione Sovietica e in molti altri paesi e queste nazioni stanno indicando la strada affinché il resto del mondo la segua.

Quindi non dobbiamo avere paura di essere considerati un poco “pazzi” dal mondo e dobbiamo continuare a praticare l’amore ed il perdono cristiani che il mondo non potrà mai capire, ma di cui nel suo cuore ha bisogno e addirittura desidera.

Infine il nostro atteggiamento cristiano deve essere ciò che, non avendo una parola migliore, io definirei innocente. Oggi il mondo dà un alto valore alla sofisticazione, alla sapienza mondana, all’essere un “professionali”. L’Ortodossia non dà alcun peso a queste qualità; esse uccidono l’anima cristiana. E tuttavia s’insinuano costantemente nella Chiesa e nelle nostre vite. Quanto spesso si odono specialmente convertiti entusiasti esprimere il loro desiderio di andare nei grandi centri ortodossi, nelle cattedrali e nei monasteri dove talvolta si riuniscono migliaia di fedeli, dovunque vi sia una qualche importanza ecclesiale e si può percepire quanto sia realmente importante l’Ortodossia, dopo tutto. L’Ortodossia è una piccola goccia nel secchio quando si consideri l’intera società, ma in queste grandi cattedrali e monasteri ci sono tante persone che sembra che essa sia qualcosa di veramente importante. E quanto spesso si vedono queste stesse persone in uno stato pietoso, dopo che hanno soddisfatto il loro desiderio, ritornare dai “grandi centri Ortodossi” irritati e insoddisfatti, pieni di pettegolezzi di Chiesa e di critiche degne del mondo, ansiosi soprattutto di essere corretti ed appropriati e saggi d’una sapienza mondana riguardo alle politiche di Chiesa. In una parola, essi hanno perduto la loro innocenza, la loro separazione dal mondo, essendo stati condotti fuori strada dall’essere affascinati dal lato umano della vita di Chiesa.

In varie forme, questa è una tentazione per noi tutti, e dobbiamo lottare contro di essa per non permettendo a noi stessi di sopravvalutare gli affari esterni della Chiesa, ma ritornando sempre alla sola cosa necessaria: Cristo e la salvezza delle nostre anime da questa generazione folle. Non dovremmo ignorare ciò che accade nel mondo e nella Chiesa – in realtà, dobbiamo saperlo per noi stessi – ma la nostra conoscenza deve essere pratica e semplice e di una sola opinione, non sofisticata e seguace del mondo.

Conclusioni

E’ ovvio per qualsiasi cristiano ortodosso che sia consapevole di cosa accade oggi intorno a lui, che il mondo sta avvicinandosi alla fine. I segni dei tempi sono così ovvi che si potrebbe dire che esso stia crollando verso la sua fine.

Quali sono questi segni?

  • L’anormalità del mondo. Mai manifestazioni e comportamenti strani e non naturali sono stati accettati come cose naturali come nei nostri giorni. Semplicemente guardate al mondo che vi circonda: cosa c’è nei giornali, quale specie di spettacoli cinematografici sono mostrati, cosa si vede alla televisione, cosa la gente ritiene essere interessante e divertente, cosa essa deride; è assolutamente strano. E ci sono persone che deliberatamente promuovono tutto ciò, naturalmente per il proprio beneficio finanziario e perché è di moda, perché c’è un desiderio perverso per questo genere di cose.
  • Guerre e  di guerre, ognuna più fredda e spietata della precedente e su tutte l’incombere dell’inimmaginabile guerra nucleare universale, che potrebbe essere iniziata semplicemente schiacciando un pulsante.
  • I diffusi disastri naturali: terremoti ed ora vulcani – il più recente si sta formando non lontano da qui vicino allo Yosemite Park nella California centrale – che già stanno mutando le condizioni climatiche del mondo.
  • L’aumentare della centralizzazione dell’informazione e del potere sull’individuo, rappresentata in particolare dal nuovo enorme computer nel Lussemburgo che ha la capacità di tenere informazioni su ogni uomo vivente; il suo numero di codice è 666 ed è soprannominato “la bestia” da coloro che lavorano su di esso. Per facilitare il lavoro di tali computer il governo americano prevede di cominciare nel 1984 a concedere assegni di “Social Security” a persone con un numero (apparentemente inclusivo del codice 666) impresso sulla loro mano destra o sulla fronte – precisamente la condizione che prevarrà, secondo l’Apocalisse (cap. 13), durante il regno dell’Anticristo. Naturalmente non significa che la prima persona a ricevere la stampigliatura 666 sarà l’Anticristo od il suo servo ma, una volta che si è abituati a questo, che sarà in grado di resistere? Prima vi addestreranno e poi vi costringeranno ad inchinarvi davanti a lui.
  • Di nuovo il moltiplicarsi di falsi Cristi e di falsi Anticristi. L’ultimo candidato proprio quest’estate ha speso probabilmente milioni di dollari per pubblicizzare la sua imminente apparizione sulle televisioni del mondo, promettendo di dire a quel tempo “un messaggio telepatico” a tutti gli abitanti del mondo. Del tutto separatamente da qualsiasi potere occulto che possa essere coinvolto in tali eventi, noi conosciamo già abbastanza bene le opportunità per presentare messaggi subliminali offerte dalla radio e specialmente dalla televisione, come pure il fatto che questo può essere fatto da chiunque possieda la tecnologia per entrare nel normale segnale della radio e della televisione, non importa quante leggi ci possano essere contro di ciò.
  • La risposta veramente irresponsabile alla nuova pellicola intorno a cui tutti in America parlano e che tutti stanno vedendo: “E.T.” che ha fatto sì che letteralmente milioni di persone apparentemente normali esprimessero il loro affetto ed il loro amore per l’eroe, un “Salvatore” proveniente dallo spazio esterno che è proprio ovviamente un demonio – un’ovvia preparazione per l’adorazione dell’Anticristo che verrà. (E, incidentalmente, il curatore della rubrica degli spettacoli cinematografici del giornale ufficiale dell’Arcidiocesi Greca in America, un prete ortodosso, ha caldamente raccomandato questa pellicola agli ortodossi dicendo che è meravigliosa, che può essere di insegnamento riguardo all’amore e che ognuno dovrebbe vederla. C’è un certo contrasto tra le persone che stanno tentando di essere consapevoli di cosa stia accadendo e quelli che sono semplicemente portati nel sentimento dei tempi.)

Potrei continuare con dettagli come questo, ma il mio scopo è di non spaventarvi, ma di farvi invece consapevoli di cosa sta accadendo intorno a noi. E’ veramente più tardi di quanto noi pensiamo; l’Apocalisse è ora. E quanto è tragico vedere cristiani e soprattutto giovani ortodossi che hanno quest’incalcolabile tragedia che li sovrasta e che pensano di poter continuare ciò che è chiamato una “vita normale” in questi tempi terribili, partecipando pienamente ai capricci di questa generazione stupida ed adoratrice di sé, totalmente inconsapevole che il paradiso dei folli in cui stiamo vivendo sta per crollare, completamente impreparati per i tempi senza speranza che ci sono davanti. La questione ormai non è più quella di essere un cristiano ortodosso “buono” o “cattivo”; la questione ora è: la nostra fede sopravvivrà comunque? Per molti, essa non sopravvivrà; l’Anticristo che sta per venire sarà troppo attraente, troppo nello spirito delle cose del mondo che noi desideriamo avere, perché gran parte degli uomini anche solo sappia che con l’inchinarsi a lui essi hanno perso il loro essere cristiani.

Tuttavia la chiamata di Cristo viene a noi; cominciamo ad accorgerci di essa. La più chiara espressione di questa chiamata oggi sta venendo dal mondo ateo reso schiavo, dove c’è reale sofferenza per Cristo ed una serietà di vita che noi stiamo perdendo rapidamente o abbiamo già perduto. Un prete ortodosso in Romania, Padre Giorgio Calciu, è ora prossimo alla morte in una prigione comunista per avere osato sfidare giovani seminaristi e studenti a lasciar perdere la loro cieca fedeltà allo spirito dei tempi ed a farsi avanti a lavorare per Cristo. Dopo aver parlato della nullità dell’ateismo, egli dice ai giovani d’oggi: “Vi chiamo ad un volo molto più alto, all’abbandono totale, ad un atto di coraggio che sfida la ragione. Vi chiamo a Dio. Colui che trascende il mondo cosicché voi possiate conoscere un paradiso infinito di gioia spirituale, il paradiso che voi attualmente cercate pur nel vostro inferno personale e che cercate persino mentre siete in uno stato di non intenzionale rivolta… Gesù vi ha sempre amati; ma ora voi avete la possibilità di rispondere al suo invito. Rispondendo, ricevete l’ordine d’andare e di portare frutti che rimarranno. Di essere profeti di Cristo nel mondo in cui vivete. Di amare il vostro prossimo come voi stessi e di fare tutti gli uomini vostri amici. Di proclamare con ogni azione quest’amore unico e senza limiti che ha alzato l’uomo dal livello di servo a quello di amico di Dio. L’ordine dato ai profeti di quest’amore liberatorio che vi scioglie da ogni vincolo, ritornando alla vostra integrità nell’offrire voi stessi a Dio.”

Padre Giorgio, parlando ai giovani che avevano poca ispirazione di servire la Chiesa di Cristo perché avevano accettato l’opinione del mondo (comune anche tra noi nel mondo libero) che la Chiesa è solamente un complesso d’edifici ed un’organizzazione secolare, chiama loro e noi ad una più profonda consapevolezza della Chiesa di Cristo e a come il nostro stato formale di membri in essa non è sufficiente per salvarci.

“La Chiesa di Cristo è viva e libera. In lei noi ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere, attraverso Cristo che è il suo capo. In lui abbiamo piena libertà. nella Chiesa impariamo della verità e la verità ci farà liberi. (Giovanni 8,32). Si è nella Chiesa di Cristo ogni volta che si risolleva qualcuno piegato dal dolore, o quando si danno elemosine al povero o si visitano gli ammalati. Si è in Cristo quando si grida: “Signore, aiutami.” Si è nella Chiesa di Cristo quando si è buoni e pazienti, quando si rifiuta di adirarsi con il fratello, persino se ha ferito i nostri sentimenti. Si è nella Chiesa di Cristo quando si prega: “Signore, perdonalo.” Quando si compie onestamente il proprio lavoro, ritornando a casa la sera stanchi ma con un sorriso sulle labbra; quando si ripaga il male con l’amore, si è nella Chiesa di Cristo. Non vedi dunque, giovane amico, quanto sia vicina la Chiesa di Cristo? Tu sei Pietro e Dio sta costruendo la Sua Chiesa su di te. Tu sei la roccia della Sua Chiesa contro la quale niente può prevalere….. Costruiamo chiese con la nostra fede, chiese che nessun potere umano può abbattere, una Chiesa le cui fondamenta sono Cristo…. Abbiate compassione per il vostro fratello accanto a voi. Non chiedetevi mai: “Chi è?” Dite piuttosto: “Non è uno straniero; è mio fratello. E’ la Chiesa di Cristo proprio come lo sono io.”

Con una tale chiamata nel cuore, dobbiamo cominciare ad appartenere realmente alla Chiesa di Cristo, la Chiesa Ortodossa. La partecipazione esteriore non è abbastanza; qualcosa deve muoversi dentro di noi che ci renda differenti dal mondo intorno a noi, persino se quel mondo si chiama “Cristiano” e persino “Ortodosso”. Teniamo ed alimentiamo queste qualità della autentica visione ortodossa del mondo che menzionai prima; un atteggiamento vivo, normale, pieno d’amore e di perdono, non centrato su sé stessi ma che preserva la nostra innocenza ed il nostro distacco dal mondo finanche con una consapevolezza piena ed umile del nostro essere peccatori e della forza delle tentazioni del mondo intorno a noi. Se viviamo veramente questa visione ortodossa del mondo, la nostra fede sopravvivrà agli scompigli davanti a noi e sarà una fonte d’ispirazione e di salvezza per coloro che staranno ancora cercando Cristo nel mezzo del naufragio dell’umanità che oggi è già cominciato.

 

Tratto da: The Orthodox Word, vol. 18, N°4 (105), Luglio-Agosto 1982, pp. 160-176.

 

Nichilismo. L’oscuramento della Verità

Chiara Ruth Rantini

Nichilismo. L’oscuramento della Verità

Sono pochi oggi i libri in cui la passionalità espressa dall’autore travalica il testo e contagia chi legge; queste note nascono appunto da tale contagio e rispondono all’appello del Padre Seraphim, nella sua opera Nichilismo, appena edita in italiano (ed. Servitium, Sotto il Monte, 1998), nel rendere testimonianza alla verità. Per far questo occorre innanzitutto porsi in un determinato spirito, lo spirito di chi si interroga sui meccanismi impazziti delle società contemporanee, sul loro essere potenti e superbe, pur essendo sull’orlo dell’abisso. Padre Seraphim con l’audacia di un confessore della fede mette in crisi le certezze del mondo moderno e ne svela il male profondo. La sua diagnosi è chiara: ciò che affligge la nostra società è l’assoluto rifiuto di un principio di Verità. Credere infatti che non esiste verità alcuna e che quindi ogni uomo possiede la sua verità altro non può avere che due esiti: o cadere nelle braccia mortifere del nichilismo, o trascinare la propria vita nell’inganno generato dal relativismo. Se ripercorriamo brevemente la storia del pensiero filosofico dall’inizio del secolo ad oggi, vediamo che soltanto un numero esiguo di intellettuali si è sottratto a questa sorta di diktat morale. Anzi possiamo dire che questo movimento di idee, il nichilismo, nel secondo dopoguerra, ha avuto un crescente successo anche tra la massa degli uomini non troppo colti, sino a divenire senso comune. L’operazione tentata da Padre Seraphim, e non si può certo dire solo con i suoi scritti ma con l’impegno costante di una vita, mira quindi a colpire il principio stesso del nichilismo, vale a dire la negazione di una verità assoluta. Detto ciò, se credessimo di esserci imbattuti in un chierico conservatore, per così dire “vittoriano”, faremmo un grosso sbaglio: Padre Seraphim muove la sua critica proprio a partire dal liberalismo, che definisce infatti una forma di “nichilismo passivo”. La tiepidezza dell’ideologia liberale nei confronti della verità è ciò che la rende colpevole. Il liberalismo ha infatti accolto soltanto alcuni valori del Cristianesimo, molto spesso deformandoli, sottoponendo l’intera tradizione ad una sistematica revisione alla luce degli interessi del capitale. Ciò si è reso possibile proprio in virtù della trasformazione del cristianesimo in un sistema di valori, in una fede privata della Persona di Gesù Cristo e della Sua verità. “La verità cristiana – scrive infatti l’autore -… non è pura verità filosofica ma verità di vita e di salvezza “. Quindi negare la verità cristiana comporta la privazione di senso alla vita terrena. Ciò che si afferma lungi dall’essere un assioma aprioristico, è constatabile in ogni aspetto dell’esistenza quotidiana. Ogni momento della vita e del pensiero dell’uomo contemporaneo viene piegato al principio scientifico della sperimentazione e dell’esperienza, e ciò nella vita pratica e nella morale si è tradotto in relativismo, mutevolezza, tanto da celare l’autentico significato dell’esperienza umana. Addirittura della mutevolezza e della ricerca incessante si fatto lo scopo ultimo della vita. Ma sappiamo bene che se la ricerca resta fine a se stessa è sterile e non ci svela alcunché circa il senso stesso dell’esistenza. Di conseguenza è facile cadere in un crudele gioco d’illusioni; e ciò è ancora più inquietante qualora consideriamo il fenomeno nella sua dimensione globale: infatti l’assenza di un principio di verità genera irrimediabilmente dei surrogati, frutto dell’immaginazione di pochi “visionari” (p. Seraphim allude costantemente – tra gli altri – a Hitler e Lenin) propugnatori di verità parziali o “ideologie”. Le guerre e le rivoluzioni sono il prodotto finale di tali surrogati; non a caso il ventesimo secolo è quello che ha visto scatenarsi con incredibile violenza la forza devastatrice dello spirito nichilista.

I regimi totalitari, più degli altri, si sono a lungo nutriti del fiele nichilista, facendo della distruzione l’emblema della loro politica. Eppure, nonostante la fine di questi regimi, le ideologie di morte non sono state, affatto, debellate. Come rispondere a questo interrogativo? Padre Seraphim ne scorge la chiave interpretativa: la morte di Dio ha provocato nell’uomo il desiderio di morte. A questo proposito, ricordiamoci delle parole di Ivan Karamazov: “Se Dio non esiste, tutto è lecito”, anche l’autodistruzione. Un altro personaggio dostoevskiano, Kirillov, nei Demoni, si spinge fino a mettere in pratica questo stesso principio, uccidendosi per dimostrare l’inesistenza di Dio.

Con ciò, possiamo forse affermare che quanti non si oppongono allo spirito nichilista bramano la morte? Certamente no. Il nichilismo, oggi, riveste forme ben più meschine e subdole rispetto alle teorizzazioni degli intellettuali ottocenteschi. Innanzitutto il fenomeno si presenta in modo diffuso, perfettamente aderente allo spirito del nostro tempo. Epoca bizzarra la nostra. Disillusa e malinconica per una pretesa maturità acquisita con il progresso scientifico e che non le permette, oramai, di guardare ai fenomeni, tra cui quello religioso, con l'”ingenuità” del tempo antico; ma pure euforica e superba, per la sua rivendicata superiorità e per la sua assoluta fiducia nel progresso, come se il benessere raggiunto fosse qualcosa di inalienabile, di certo, di eterno, al pari delle cose materiali. Il nichilismo veste così gli abiti della sapienza, anzi di una sapienza che si pone al di sopra della saggezza filosofica e teologica “tradizionale”; qui infatti abbiamo il dominio del pensiero e dello spirito, lì la forza dell’azione, la determinazione della volontà ad andare oltre i confini già sperimentati dell’uomo. Il nichilismo presenta qui il suo volto più insidioso: dietro la distruzione, carattere peculiare, seppure non sempre apertamente manifesto, di ogni sua espressione, starebbe una finalità “positiva” di rinnovamento. Ecco, che allora, non soltanto i rivoluzionari di “mestiere”, ma anche tutti gli altri uomini animati da questa volontà di rinnovamento considereranno giusta ed auspicabile l’ipotesi di una distruzione dell’antico ordine in vista di una catarsi generale che prepari la strada all’uomo nuovo. Di fronte a tanto entusiasmo sono in pochi ad essere consapevoli dell’abisso che si cala tra i turbini della furia devastatrice; la maggioranza preferisce sognare un futuro in cui l’uomo, finalmente libero dalla schiavitù della religione, possa disporre dell’intera sua potenza creatrice; un uomo regolato unicamente dalla propria volontà, e con “propria” non mi limito a considerare solo la volontà individuale ma anche quella collettiva,popolare o generale, e geloso della conquistata autonomia. Questi il progetto, la speranza insiti nel programma del nichilismo: distruggere per ricreare, sacrificare ciò che esiste per ciò che è soltanto una fantasia. Si tratta infatti del sacrificio di un’umanità certo peccatrice, imperfetta e contraddittoria ma pur sempre libera perché dotata di una “riserva” dello spirito in cui la redenzione è più che una possibilità, essendo la realtà stessa dell'”uomo nuovo”, il cristiano che, pur senza distruggere ciò che lo circonda, è di fatto affrancato dalla prigione del mondo e della morte. Il nichilismo, invece, è il supporre che dal nulla possa nascere qualcosa di diverso dal nulla stesso; per far questo occorre una seconda creazione e quindi sostituirsi a Dio.

Pubblicato su La Pietra n. 1-4 1998 pp.21-24