San Nettario di Egina

Memoria il 9 Novembre

Icona di San Nettario

San Nettario nacque nel 1846 ed ebbe al battesimo il nome di Anastasios. Era il quinto dei sette figli di Dimos Kefalàs e di sua moglie Balou. Nato in un’umile famiglia nel quartiere greco dell’operosa cittadina di Selivria, si trasferì appena quattordicenne a Istanbul, che allora aveva ancora il suo nome cristiano di Costantinopoli e che era distante un’ottantina di chilometri dalla sua città natale. A Selivria, il giovane non avrebbe potuto continuare i suoi studi, per i quali era chiaramente portato. Nella sua nuova dimora, Anastasios si dedicò allo studio e si mantenne lavorando. Continua a leggere

Per la Festa del Martire Lorenzo

di Sant’Agostino di Ippona

Il Santo Martire Lorenzo

Il diacono è ministro del sangue di Cristo. Il mistero della cena del Signore.
1. 1. La Chiesa di Roma affida al nostro ricordo questo giorno, giorno trionfale per il beato Lorenzo; in esso egli tenne sotto i piedi il mondo rumoreggiante minacce e lo disprezzò quando voleva sedurre e, nell’uno e nell’altro caso, riportò vittoria sul diavolo che provocava la persecuzione. Roma intera è infatti testimone di come sia gloriosa, quanto ricca di virtù simili a fiori, i più diversi, la corona del martire Lorenzo intessuta di tanti pregi. In quella Chiesa, poi, come di solito sentite dire, esercitava l’ufficio di Diacono. Ivi fu ministro del sacro sangue di Cristo: ivi, per il nome di Cristo, versò il proprio. Si era accostato con discernimento alla mensa del Potente. A quella mensa di cui ora ci parlavano i Proverbi di Salomone, che riportano: Quando siedi a mangiare alla mensa di un potente, considera bene che ti viene servito, stendi quindi la tua mano, consapevole che tu pure devi preparare vivande simili (Prv 23, 1-2). Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero di questa cena dicendo: Come Cristo ha dato la vita per noi, così, anche noi, dobbiamo dare la vita per i fratelli (1 Gv 3, 16). Fratelli, san Lorenzo lo comprese, lo comprese e mise in pratica; e proprio quanto prese a quella mensa, quello stesso preparò. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte. Continua a leggere

San Benedetto

Memoria il 14 di Marzo

Il nostro padre tra i santi Benedetto è certamente uno di quelli che più hanno illuminato la terra d’Italia, tanto che alla sua vita è dedicato l’intero secondo Libro dei Dialoghi di San Gregorio Magno, detto «il Dialogo» [12 Marzo]. Egli nacque a Norcia, nell’Italia centrale, approssimativamente tra il 480 e il 490, in una famiglia di cristiani pii e agiati. Fin da fanciullo mostrò un carattere riservato e una saggezza insolita per la sua età. Inviato a Roma per completare i suoi studi, disdegnò i piaceri del mondo e risolse di diventare monaco. Continua a leggere

San Gregorio Magno, «il Dialogo»

Memoria il 12 Marzo

San Gregorio nacque a Roma, intorno al 540, da una ricca famiglia patrizia della gens Anicia, che si distingueva, oltre che per la nobiltà del sangue, anche per l’attaccamento alla fede cristiana. Da tale famiglia erano usciti già due Papi: Felice III, trisavolo di Gregorio, e Agapito. I genitori Gordiano e Silvia furono per lui un esempio di vita cristiana, come le due zie paterne, Emiliana e Tarsilia, vissute nella propria casa come vergini consacrate. Continua a leggere

I Santi Andronico e Atanasia

Storia dei Santi Andronico e Atanasia

Un racconto dalla Vita di Abba Daniele di Scete
 (Memoria il 9 di Ottobre)

Andronico e Atanasia

Ad Antiochia la grande viveva un tale di nome Andronico che di mestiere era orafo. Sposò una donna di nome Atanasia e costei, grazie alle sue opere, divenne realmente immortale come dice il suo nome. Anche Andronico era molto pio e adorno di opere buone. Erano molto ricchi e divisero tutti i loro beni in due parti: una per i poveri e i monaci, l’altra per le tasse e le per loro necessità. Ebbero due figli: uno era maschio e lo chiamarono Giovanni l’altro era femmina e le imposero il nome di Maria. E non si unirono mai più, ma si consacrarono al lavoro e alle opere buone. Continua a leggere

Santa neomartire Caterina

Santa neomartire Caterina

 

Memoria il 15 di Novembre.

Per quanto la forma di martirio più diffusa nel XX secolo, in Europa – ad esclusione di quanto avvenne nei paesi dell’Est sino alla caduta del regime comunista – , non sia quella del sacrificio cruento offerto con il proprio sangue che ebbero a patire i santi del cristianesimo delle origini, tuttavia, la Chiesa Ortodossa greca del Vecchio Calendario e le altre Chiese Ortodosse tradizionali annoverano, tra i loro fedeli, molti testimoni che, per la difesa della vera fede, furono disposti a consegnare la propria vita ai carnefici, come vittime sacrificali. Continua a leggere

San Zanobi, vescovo di Firenze

Memoria il 26 Maggio

zanobi
San Zanobi nacque a Firenze, nel 355 da genitori pagani, Luciano e Sofia. Giovinetto, si accostò alla Fede e divenne catecumeno. Crebbe così, istruendosi sia nelle scienze profane che in quelle divine. Quando fu giunto all’età  di vent’anni, i genitori tentarono di indurlo al matrimonio; egli si affrettò invece a ricevere il battesimo dal Vescovo della Città . I genitori, irritati, si scontrarono con il presule, ma il giovane Zanobi avanzò verso di loro, fece il segno della croce e si raccolse in preghiera. Subito Luciano e Sofia chiesero il battesimo anche per loro. Questo fu il primo segno della vocazione apostolica del Santo. Egli decise di rimanere vicino al Vescovo e ricevette l’ordinazione al suddiaconato, divenendo, in seguito, arcidiacono. Continua a leggere

Santa protomartire ed isapostola Tecla

Memoria il 24 Settembre

Santa TeclaSanta Tecla viveva ad Iconio, in Asia Minore, ed era figlia di una ricca famiglia pagana. Diciottenne, fu promessa sposa al giovane Tamiri che l’amava appassionatamente. In quel tempo, san Paolo, che proveniva da Antiochia, fu accolto nella casa di Onesiforo perché insegnasse il vangelo del Signore. L’abitazione di Onesiforo confinava con quella di Tecla: un giorno, ella ebbe ad ascoltare un discorso del santo apostolo circa le beatitudini del cristiano. Ne fu completamente rapita, tanto da restare in ascolto, immobile, presso la finestra della casa di Onesiforo, per tre lunghi giorni. La madre di Tecla e Tamiri, temendo che le parole di Paolo potessero distogliere l’attenzione di Tecla per le cose terrene, cercarono di separare i due santi, finché, proprio a causa della sua predicazione, il santo apostolo fu arrestato e condotto davanti al governatore. Per quanto fosse in catene, Tecla era riuscita a corrompere le guardie carcerarie e si introduceva nella sua cella per ascoltare il Verbo divino, seduta ai piedi dell’apostolo, mentre, tra le lacrime, baciava le sue catene. Continua a leggere