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La Via della Filosofia secondo Cristo

 

† Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì

La Via della Filosofia secondo Cristo

“Una santa combinazione: amore ed umiltà”

San Massimo il Confessore

Nulla il Diavolo ha in odio quanto l’amore tra fratelli e sorelle in Cristo, l’armonia, la pace, l’unità e la concordia.
Egli è sempre vigile, macchinando le più incredibili azioni, pur di rompere i legami spirituali, seminare odio e antipatia, confusione e disordine, vani sospetti e angosciosi pregiudizi.
Cristo ha immolato sé stesso “perché i figli di Dio dispersi siano portati insieme come uno solo” in pace e amore, mentre l’omicida non si dà mai riposo nel suo tentativo di affliggerli e disperdere i figli di Dio, che sono riuniti in Cristo.
Il seguente episodio è assai tipico, e mostra che sia l’azione satanica a favorire la rabbia, l’impazienza e la rottura dei legami di amore e di pace con il nostro fratello:

“Un certo fratello, mosso a sdegno contro un altro, si mise in preghiera, supplicando [che il Signore lo aiutasse] sopportare il suo fratello, passando illeso attraverso la tentazione; e subito egli vide del fumo uscire dalla sua bocca. Al che, la sua rabbia cessò. “

* * *

Ora, come è possibile evitare tutte le insidie ​​del nemico amante dei tormenti? Qual è il sicuro antidoto?
I Santi Padri ci insegnano che solo con l’amore e con l’umiltà potremo essere protetti e liberati.
La santa combinazione di amore e di umiltà ci eleva spiritualmente al di sopra delle insidie ​​degli spiriti maligni, e soprattutto al di sopra di meschinità e incomprensioni, che, per la maggior parte, nascono dal nostro amor proprio.
Allo stesso modo, questa santa combinazione nella Grazia di Dio, che ci dona un cuore pacifico, umile, misericordioso, pronto al perdono e tollerante.
“Una santa combinazione sono amore e umiltà”, dice S. Giovanni Climaco; “l’uno infatti esalta, e l’altro, dando forza a quanti sono esaltati, non permette loro di cadere.”
Per essere precisi, abbiamo bisogno di trovare pazienza e coraggio nell’ora
della tentazione; è necessario essere in preghiera longanimi davanti ai dolori ed avere un cuore pronto al perdono verso quanti ci hanno addolorati. Cerchiamo di non essere vinti dall’ odio, ma piuttosto di vincerlo con l’amore.
Un dolore non è che una nube che presto si scioglierà… non allontaniamoci dall’amore fraterno… Cerchiamo di essere longanimi e Preghiamo… Gettiamo la colpa su noi stessi… Accettiamo umilmente le scuse del nostro fratello… Ricordiamo le sue gentilezze e le virtù e non allontaniamolo dal nostro cuore…

* * *

San Massimo il Confessore splendidamente ci guida sulla “via della filosofia secondo Cristo”:

Non accusare di essere ignobile ed empio colui che ieri hai lodato come buono e virtuoso, solo perché il tuo amore si è mutato in odio.
Non denunciare la mancanza del tuo fratello per giustificare l’odio malvagio che si è impadronito di te. Piuttosto, anche se sei preso dal risentimento, persisti nelle tue lodi, così ti sarà facile tornare allo stesso salutare amore.
Non adulterare, a causa del tuo risentimento nascosto, il solito elogio del tuo fratello nelle conversazioni con gli altri , mescolando di nascosto le tue parole con riferimenti alle sue mancanze e giudizi di condanna. Invece, usa parole di lode senza sotterfugi e sinceramente prega per lui, come se stessi pregando per te stesso, e così sarai presto liberato da un tale odio distruttivo.
Se il tuo fratello è di nuovo tentato dal nemico e persiste nel parlare male di te, non discostarti dal tuo amore, ma respingi il demone che ti sconvolge la mente.
E questo accadrà se parli benevolmente quando sei denigrato e mostri bontà e gentilezza quando si trama contro di te.
Questa è la via della filosofia cristiana, e nessuno potrà dimorare con Cristo senza seguirla.

* * *

Così, il Diavolo divide i nostri cuori con l’orgoglio e l’odio facendone un inferno.
Al contrario, Cristo unisce i fratelli per mezzo del suo amore e della sua umiltà
e instaura il Regno dei Cieli nei nostri cuori.
Fratello mio, possa tu divenire un filosofo secondo Cristo!
Invocando l’aiuto della Deipara, non permettere mai a te stesso di essere sopraffatto da sentimenti di odio o da antipatia per il tuo fratello.
Quando ami tuo fratello, diventi simile a Dio, diventi un dio per Grazia. Ed esorcizzi il demone del disordine, della confusione e della discordia.

 

Sesta Domenica di San Luca
24 Ottobre / 6 Novembre 2005
(trad. di p. Daniele Marletta)

La Via Regale

p. Seraphim (Rose) di Platina

La Via Regale
La vera Ortodossia nell’era dell’apostasia

NOTA DEL TRADUTTORE
L’articolo che pubblichiamo è stato scritto quarant’anni fa, ma, pure in un quadro storico pesantemente cambiato, sia riguardo alla Russia che riguardo alle vicissitudini della Chiesa Russa all’Estero, esso mantiene una sostanziale attualità. Il problema fondamentale denunciato da questo scritto (la partecipazione delle Chiese ortodosse “ufficiali” al movimento ecumenico) non è rimasto immutato, ma è addirittura peggiorato. L’articolo mette a confronto due diversi estremismi nella Chiesa: da una parte quello del riformismo delle Chiese ortodosse ufficiali, dall’altra quello di uno “zelo senza conoscenza” da parte di gruppi ortodossi tradizionalisti (come ad esempio i Matteiti). Ci auguriamo che la pubblicazione di questo scritto, e di altri in via di traduzione ad opera dello stesso p. Seraphim, possa essere di sprone in Italia alla discussione su questo argomento.

p. Seraphim di Platina

Come dicono i Padri, gli estremi di entrambe le parti sono altrettanto dannosi. . . (E’ necessario) percorrere la via regale, evitando gli estremi su entrambi i lati. – S. Giovanni Cassiano, Conferenza II

I cristiani ortodossi vivono oggi in uno dei momenti più critici della storia della Chiesa di Cristo. Il nemico della salvezza dell’uomo, il diavolo, attacca su tutti i fronti e si sforza con ogni mezzo non solo di allontanare i credenti dalla via della salvezza mostrata dalla Chiesa, ma di sconfiggere la Chiesa di Cristo stessa, nonostante la promessa del Salvatore (Mt. 16, 18), e di trasformare il Corpo stesso di Cristo in un’organizzazione “ecumenica” che prepari la venuta del suo eletto, l’Anticristo, il grande dominatore del mondo, negli ultimi giorni.

Naturalmente, sappiamo che questo tentativo di Satana fallirà; la Chiesa sarà la Sposa di Cristo fino alla fine del mondo ed incontrerà il Cristo Sposo alla Sua seconda venuta, pura e senza macchia da unione adulterina con l’apostasia di questa era. Ma c’è un problema del nostro tempo che è di capitale importanza per tutti i cristiani ortodossi: la Chiesa rimarrà, ma quanti di noi sarà ancora in essa, dopo aver resistito ai grandi tentativi del diavolo di allontanarci da lei?

I nostri tempi sono molto simili a quelli di San Marco di Efeso nel XV secolo, quando sembrava che la Chiesa stesse per essere dissolta nell’empia unione con i latini. Anzi, i nostri tempi sono ancora peggiori e più pericolosi di quei tempi; poiché allora l’unione fu un atto imposto con la forza dall’esterno, mentre oggi il popolo ortodosso è stato  lungamente preparato alla prossima unificazione  “ecumenica” di tutte le chiese e le religioni da decenni di lassismo, indifferenza, mondanità, e indulgenza nella menzogna rovinosa che “nulla ci separa” da tutti gli altri che si dicono cristiani. La Chiesa Ortodossa è sopravvissuta alla falsa Unione di Firenze, ed ha anche conosciuto un periodo di esteriore prosperità e di interiore fioritura spirituale dopo di ciò; ma dopo la nuova falsa unione, ora perseguita con sempre maggiore slancio, continuerà ad esistere l’Ortodossia fuori che dalle catacombe e dal deserto?

Nel corso degli ultimi dieci anni e più, sotto il disastroso corso “ecumenico” perseguito dal Patriarca Atenagora e dal suo successore, le Chiese ortodosse sono ormai giunte pericolosamente vicine al naufragio totale. L’ultimo comunicato “ecumenico” del Patriarcato di Costantinopoli, “La Confessione di Thyateira” (cfr. The Orthodox Word, Jan.-Feb., 1976), è già una prova sufficiente di quanto la coscienza ortodossa sia stata perduta dalla Chiesa locale che una volta era stata la prima tra le Chiese ortodosse nella confessione della verità di Cristo; questo  triste documento mostra solo quanto gli Ierarchi di Costantinopoli siano prossimi ad essere assorbiti nel “cristianesimo”  eterodosso dell’Occidente, anche prima dell’Unione formale, che è ancora in fase di preparazione.

Le radici dell’odierno ecumenismo nelle Chiese ortodosse risalgono all’innovazionismo e al modernismo di alcuni ierarchi nel 1920. Nella Chiesa Russa, queste correnti diedero origine, prima, al movimento  della”Chiesa Vivente” che, con l’aiuto del regime comunista, cercò di rovesciare il Patriarca Tikhon e “riformare” la Chiesa in un modo radicalmente protestante, e in seguito come successore  più “conservatore” della “Chiesa Vivente”, all’organizzazione ecclesiastica sergianista  (il Patriarcato di Mosca), che ha sottolineato in un primo momento il lato politico di riconciliazione con l’ideologia e gli obiettivi del comunismo (in conformità con la famigerata “Dichiarazione” del metropolita Sergio nel 1927), e solo negli ultimi decenni si è avventurato ancor di più nel dominio dell’iinnovazionismo ecclesiastico con la sua attiva partecipazione al movimento ecumenico. Nella Chiesa greca la situazione è stata simile: l’innovazionista “Concilio Pan-ortodosso” del 1923, con le sue riforme di tipo protestante ispirate dal Patriarca Meletios Metaxakis di triste memoria, si era rivelato troppo radicale per essere accettato dal mondo ortodosso, e gli innovatori avevano dovuto accontentarsi di imporre una riforma del calendario su alcune delle Chiesa non-slave.

Grandi movimenti di protesta si opposero ai riformatori in entrambe le Chiese, russa e greca, producendo le profonde divisioni che esistono fino ad oggi nel mondo ortodosso. Nella Chiesa Russa, il Sergianismo è stato decisamente respinto da moltissimi dei vescovi e fedeli, guidati dal metropolita Joseph di Pietrogrado; questo movimento “josephita” si organizzò poi  in una certa misura e divenne noto come la “vera Chiesa ortodossa”. La storia di questa Chiesa Russa illegale “delle Catacombe”  è, ad oggi, velata dal segreto, ma in questi ultimi anni sono venute alla luce un numero di testimonianze sorprendenti delle sue attività attuali, portando a severe misure di repressione da parte del governo sovietico. Il nome del suo attuale primo ierarca (il Metropolita Teodosio) è diventato noto, così come quello di uno dei suoi dieci o più vescovi (il vescovo Seraphim). Nella diaspora, la Chiesa Russa fuori dalla Russia si è impegnata fin dall’inizio del Sergianismo nel 1927 in una ferma posizione anti-sergianista, e in numerose occasioni ha espresso la sua solidarietà con la Vera Chiesa Ortodossa in Russia, sempre rifiutando ogni comunione con il Patriarcato di Mosca. Il suo tradizionalismo convinto e senza compromessi  in questa e in altre questioni non erano graditi ad alcuni dei vescovi russi dell’Europa occidentale e in America, che erano più ricettivi alle correnti “riformiste” dell’Ortodossia del XX secolo, e si sono separati in diversi momenti dalla Chiesa russa fuori dalla Russia, creando così le attuali differenze “giurisdizionali”  della diaspora russa.

In Grecia il movimento di protesta, da un simile istinto ortodosso, prese allo stesso modo il nome di “veri cristiani ortodossi”. Fin dall’inizio nel 1924 (quando fu introdotta la riforma del calendario), questo movimento è stato particolarmente forte tra i semplici monaci, i sacerdoti e laici della Grecia; il primo vescovo a lasciare la Chiesa di Stato di Grecia per unirsi al movimento fu il metropolita Crisostomo di Florina, e oggi esso continua la sua vita e la sua organizzazione del tutto indipendenti, comprendendo circa un quarto di tutti i cristiani ortodossi di Grecia, e forse la metà o più di tutti i monaci e le monache. Sebbene popolarmente conosciuti come i “vecchio calendaristi,” i veri cristiani ortodossi di Grecia si distinguono per un tradizionalismo fedele nella vita e nella dottrina ortodossa in generale, vedendo la questione del calendario soltanto come una prima fase e una pietra di paragone del modernismo e del riformismo.

Mentre sempre di più il cancro “ecumenico” erode gli organi ancora vitali delle Chiese ortodosse di oggi, una simpatia crescente viene mostrato dai membri più sensibili delle giurisdizioni ortodosse “ufficiali” verso la causa e i rappresentanti delle Chiese  antiecumeniste ed antiriformiste della Russia, della Grecia, e della diaspora. Alcuni, vedendo le giurisdizioni “ufficiali” come ormai irrimediabilmente incamminate sul percorso dell’anti-ortodossia, hanno preso ad abbandonarle come navi in naufragio e si uniscono alle fila dei veri cristiani ortodossi; altri, ancora sperando nella restaurazione di una rotta ortodossa nell’Ortodossia mondiale, pensa che sia per adesso sufficiente esprimere simpatia per i veri cristiani ortodossi o protestare con coraggio contro la mentalità “riformista” nelle giurisdizioni ufficiali. I dieci anni di epistole antiecumeniche del Metropolita Filarete, capo Gerarca della Chiesa russa fuori dalla Russia, hanno colpito una corda sensibile all’interno di un certo numero di Chiese ortodosse, anche se la risposta “ufficiale” per esse è stato in gran parte il silenzio o l’ostilità.

Oggi, più che in ogni altro momento nella lotta  cinquantennale per la preservazione della tradizione ortodossa in un’era di apostasia, la voce della vera e intransigente Ortodossia potrebbe essere ascoltata in tutto il mondo e avere un profondo effetto sul futuro corso delle Chiese Ortodosse. È probabile in realtà che sia già troppo tardi per evitare l’innovazionista “Ottavo Concilio Ecumenico” e l’Unione “ecumenica” che vi è sottesa; ma forse una o più delle Chiese locali potrebbero ancora essere convinte a fare un passo indietro da questa rotta rovinosa che porterà alla liquidazione finale (come ortodosse) di quelle giurisdizioni che la seguiranno fino in fondo; e, in ogni caso, singoli individui e intere comunità potranno certamente essere salvati da questo percorso, per non parlare di quelli tra gli eterodossi che potranno ancora trovare la loro strada nel recinto salvifico della vera Chiesa di Cristo.

E ‘di fondamentale importanza, quindi, che questa voce sia in realtà una voce di vera (cioè patristica) Ortodossia. Purtroppo, talvolta accade, in particolare nel calore della controversia, che posizioni ortodosse fondamentalmente valide  siano esagerate da un lato, e fraintese dall’altro, e che quindi nasca in alcune menti l’impressione totalmente fuorviante che la causa della vera ortodossia sia oggi un specie di “estremismo”, una sorta di “reazione da destra” al corso prevalente “di sinistra”, ora seguito dai leader delle  Chiese ortodosse “ufficiali”. Una tale visione politica della lotta per la vera ortodossia oggi è del tutto falsa. Questa lotta, al contrario, ha assunto la forma, tra i suoi migliori rappresentanti oggi, sia in Russia, Grecia, o della diaspora, di un ritorno al cammino patristico della moderazione, una media tra estremi; questo è ciò che i Santi Padri chiamano la via regale.

La dottrina di tale “via regale” è esposta, ad esempio, nella decima delle Istruzioni Spirituali del S. Abba Doroteo ‘, dove si cita in particolare il Libro del Deuteronomio:  “Non deviare né a destra né a sinistra , ma passa per la via regale “(Dt 5, 32; 17, 11.), e da San Basilio il Grande:” retto di cuore è colui il cui pensiero non si allontanano né per eccesso né per difetto, ma è diretto solo al mezzo della virtù.” Ma forse questo insegnamento è più chiaramente espresso dal grande Padre ortodosso del V secolo, San Giovanni Cassiano, che si trovava di fronte a un compito non dissimile al nostro compito ortodosso oggi: presentare il puro insegnamento dei Padri orientali a popoli occidentali che erano spiritualmente immaturi e non avevano ancora compreso la profondità e la finezza della dottrina spirituale orientale ed erano quindi inclini ad andare agli estremi, sia quello del lassismo che quello dell’eccessiva severità, nell’applicare questa dottrina spirituale alla vita. San Cassiano espone la dottrina ortodossa della via regale nella sua Conferenza sul tema della “sobrietà mentale” (o “discrezione”), Conferenza che fu elogiata da San Giovanni della Scala (Gradino 4, 105) per la sua ” bella e sublime filosofia”:

“Con tutte le nostre forze e con tutti i nostri sforzi dobbiamo sforzarci con umiltà di acquisire per noi stessi il buon dono della sobrietà mentale, che può preservarci indenni dagli eccesso da entrambi i lati. Perché, come dicono i Padri, gli estremi di ambedue le parti sono ugualmente dannosi, sia l’eccesso del digiuno e il riempire il ventre, sia l’eccesso di veglia che l’eccessivo sonno, e così gli altri eccessi”. La sobrietà della mente “insegna all’uomo a percorrere la via regale , evitando gli estremi su entrambi i lati: sul lato destro che non gli consente di essere ingannato da una eccessiva astinenza, sul lato sinistro di essere trascinato nell’incuria e nel rilassamento “. E la tentazione sul” lato destro “è ancora più pericolosa di quella sulla “sinistra”: “l’astinenza eccessiva è più dannosa del saziarsi; perché, grazie al pentimento, si può superare quest’ultimo fino a una corretta comprensione, ma dalla precedente non si può” (perché, ad esempio, l’orgoglio sulla propria” virtù impedisce la via dell’umiltà penitente che potrebbe salvare) . (San Giovanni Cassiano il Romano, Conferenze, II, capp. 16, 2, 17)

Applicando questa dottrina alla nostra situazione, possiamo dire che la “via regale” della vera ortodossia oggi è un medio che si trova tra gli estremi dell’ecumenismo e riformismo, da un lato, e lo “zelo senza conoscenza” (Rom. 10, 2) dall’altro. La vera ortodossia non deve andare “al passo coi tempi”, da un lato, né fare del “rigore” o della “correttezza” o della “canonicità” (buoni in sé stessi) una scusa per l’auto-soddisfazione farisaica, l’esclusivismo, e la diffidenza, d’altra. Questa autentica moderazione ortodossia non deve essere confuso con la semplice tiepidezza o indifferenza, o con qualsiasi tipo di compromesso tra estremismi politici. Lo spirito di “riforma” è tanto diffuso oggi che qualcuno le cui opinioni sono radicate dallo “spirito dei tempi” riguarderà alla vera moderazione ortodossa come a una sorta di “fanatismo”, ma chiunque guardi la questione più profondamente e metta in pratica la visione patristica troverà come la via regale sia lontana da ogni tipo di estremismo. Forse nessun maestro ortodosso nei nostri giorni fornisce un esempio di sana e fervente moderazione ortodossa quanto il defunto arcivescovo Averky di Jordanville; i suoi numerosi articoli e sermoni respirano lo spirito rinfrancante del vero zelo ortodosso, senza alcuna deviazione né a “destra” né a “sinistra”, e una costante attenzione al lato spirituale della vera Ortodossia. (Vedi in particolare il suo articolo, Santo zelo,  in The Orthodox Word, May-June, 1975)

LA CHIESA RUSSA fuori dalla Russia è stata posta, dalla provvidenza di Dio, in una posizione molto favorevole per preservare la “via regale” in mezzo alla confusione di tanta parte dell’Ortodossia del XX secolo . Vivendo in esilio e in povertà in un mondo che non ha capito la sofferenza del suo popolo, essa ha focalizzato la sua attenzione sulla conservazione inalterata della fede che unisce il suo popolo, e si trova così ad essere estranea a tutta la mentalità ecumenica, fondata invece sull’indifferenza religiosa e sull’auto-soddisfazione, sul benessere materiale, e sull’internazionalismo senz’anima. D’altra parte, è stata preservata dal cadere nell’estremismo del “lato destro” (come ad esempio potrebbe essere una dichiarazione che i Misteri del Patriarcato di Mosca sono senza grazia) dalla sua coscienza viva che la Chiesa Sergianista in Russia non è libera ; si può naturalmente non avere comunione con un tale organismo, dominato da atei, ma quanto a definizioni precise del suo status è meglio che esse siano lasciate ad un Concilio della Chiesa Russa libera in futuro. Se sembra esserci “contraddizione logica” qui (“se non neghi i suoi misteri, perché non sei in comunione con lei?»),  questo è un problema solo per i razionalisti; quanti inveci si accostano domande di natura ecclesiastica con il cuore e la testa non hanno problemi ad accettare questa posizione, che è il testamento dato alla Chiesa russa della diaspora dal suo saggio capo Ierarca, metropolita Anastassy (+1965).

Vivendo in libertà, la Chiesa Russa fuori dalla Russia ha considerato come uno dei suoi importanti obblighi quello di esprimere la sua solidarietà e la piena comunione con la sotterranea Vera Chiesa Ortodossa di Russia, la cui esistenza è totalmente ignorata e addirittura negata dall’Ortodossia “ufficiale”. Quando Dio vorrà, e quando sarà passata la terribile prova della Chiesa e del popolo russo, le altre Chiese ortodosse potranno meglio comprendere la situazione Chiesa russa; fino ad allora, forse, tutto ciò che si potesse sperare era che le Chiese ortodosse libere non mettessero in discussione il diritto della Chiesa russa fuori dalla Russia ad esistere o negassero la grazia dei suoi misteri; quasi tutte sono a lungo rimaste in comunione con essa (fino a che la sua non partecipazione al movimento ecumenico la isolasse  e facesse di essa un rimprovero alle altre Chiese, in particolare negli ultimi dieci anni), e fino ad oggi hanno resistito (almeno passivamente)  ai tentativi di ispirazione politica fatti dal Patriarcato di Mosca perché essa fosse dichiarata “scismatica” e “non canonica”.

Negli ultimi anni, la Chiesa russa fuori dalla Russia ha dato anche sostegno e riconoscimento ai veri cristiani ortodossi di Grecia, la cui situazione è stata a lungo anche estremamente difficile e incompresa. In Grecia il primo colpo contro la Chiesa (la riforma del calendario) non fu mortale quanto la “Dichiarazione” del metropolita Sergio in Russia, e per questo motivo è stato necessario più tempo perché la coscienza teologica del popolo greco-ortodosso potesse vedere il suo pieno significato anti-ortodosso. Inoltre, pochi vescovi di Grecia hanno avuto il ​​coraggio di unirsi al movimento (mentre, al contrario, il numero di vescovi non sergianisti in principio era più grande di tutto l’episcopato della Chiesa greca). E soltanto negli ultimi anni la causa dei vecchio calendaristi è divenuta un po’ più “intellettualmente rispettabile”, dal momento che sempre più laureati si sono unita ad essa. Nel corso degli anni essa ha subito persecuzioni, a volte molto feroci, da parte dello Stato e della Chiesa ufficiale, e fino ad oggi resta disdegnata da parte dei più “sofisticata” e totalmente senza il riconoscimento da parte del mondo ortodosso “ufficiale”. Purtroppo, disaccordi interni e divisioni hanno continuato ad indebolire la causa dei vecchi calendaristi, ed essi mancano di un’unica unanime voce per esprimere la loro posizione per una Ortodossia patristica. Comunque, la basilare Ortodossia della loro posizione non può essere negata, e non si può che accogliere una presentazione di esso come quella dell’articolo che segue [1].

La crescente comprensione negli ultimi anni dell’unità di base della causa della vera Ortodossia in tutto il mondo, che si tratti della Chiesa Catacombale di Russia, dei vecchio calendaristi di Grecia, o della Chiesa Russa fuori della Russia, ha portato alcuni a pensare in termini di un “fronte unitario” di Chiese confessanti per opporsi al movimento ecumenico, che ha preso possesso di tutta l’Ortodossia “ufficiale”. Tuttavia, nelle condizioni attuali questo potrà difficilmente avvenire; e in ogni caso, questa sarebbe una visione “politica” della situazione, che vede il significato della missione della vera Ortodossia in maniera troppo esterna. Le reali dimensioni  della protesta dei veri ortodossi contro l’Ortodossia “ecumenica”, contro la neutralizzata e tiepida Ortodossia dell’apostasia, devono ancora essere rivelate, soprattutto in Russia. Ma non può essere che la testimonianza di tanti martiri e confessori e campioni della vera Ortodossia nel XX secolo sia stata vana. Possa Dio preservare i suoi zeloti nel sentiero regale della vera Ortodossia, fedeli a Lui e alla sua Santa Chiesa fino alla fine dei tempi!

Questo articolo è originariamente apparso su The Orthodox Word, settembre-ottobre, 1976 (70), pp. 143-149. Trad. del p. Daniele Marletta


NOTE

[1] Si fa qui riferimento a uno scritto del Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (al tempo archimandrita), pubblicato nella stessa rivista The Orthodox Word, a seguito dell’articolo di p. Seraphim. Il Metropolita Cipriano scrisse spesso, su richiesta dei monaci del Monastero di Platina, alcuni contributi per questa loro rivista, almeno finché fu in vita p. Seraphim.

Il Paradiso mistico e l’Albero della Vita

† Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì

Il Paradiso mistico e l’Albero della Vita

La Santa Croce

La Santa Croce

Nel mese di Settembre, il popolo degli ortodossi festeggia e celebra con gioia le due inamovibili colonne della Chiesa: la Deipara e la Croce.

Venerando la preziosa Croce di Nostro Signore, allo stesso tempo magnifichiamo nostra Madre, la Tuttasanta; poiché la Deipara è il mistico Paradiso, che “senza essere arato ha fatto germogliare Cristo, per mezzo del quale l’albero vivificante della Croce fu piantato sulla terra”.

La morte entrò nel mondo per mezzo di una donna (Eva) e di un albero (il frutto proibito); per mezzo della pura Madre di Dio e dell’Albero tre volte beato, la morte è stata abolita, “la maledizione sul genere umano è stata distrutta”, la pace regna nelle nostre anime, “la natura e il tempo” “sono rinnovati”.

La santa Chiesa Ortodossa di Cristo invoca sempre con fervore la Deipara e la Croce nelle sue suppliche:

“Per la Tua Croce, o Salvatore, metti in fuga I nostri nemici e disperdi come polvere le loro eresie. Innalza il corno della Tua venerabile Chiesa; poni fine all’infuriare dei nostri nemici contro di noi; e dai pace alla moltitudine degli ortodossi per la preghiere di colei che ti ha partorito”.

Quindi, la nostra dolcissima Madre “è nata e il mondo è rinnovato con Lei”; la Croce vivificante di Cristo è esaltata e “santifica i confini della terra”.

La nostra vita è un portare una croce: siamo continuamente combattuti da pensieri maligni; il nostro essere è scosso dal sorgere di varie passioni, dalle malattie del corpo, dalle afflizioni della vita.

L’amore di Cristo, comunque, pone tutto questo al fine di purificarci dal nostro spirito di orgoglio, affinché i nostri cuori divengano malleabili e capaci di avere su di sé il sigillo della bellezza divina: “sia segnata su di noi la Luce del Tuo benvolere, Signore”

In questo martirio della coscienza – finché non avremo acquisito la conoscenza di Dio – ci sono per noi momenti di abbattimento, ci avviciniamo all’orlo della disperazione.

Ma ecco! Le torri indistruttibili: la Deipara e la Croce. Il nostro ricorso ad esse dimostra che la nostra vita non è soltanto una questione di croce, ma di croce e resurrezione.

Costantemente crocifiggiamo noi stessi e moriamo per amore di Cristo. Miracolosamente però, per l’intercessione della Deipara nostra Sovrana e per il potere della vivifica Croce, siamo resuscitati e portati al Cielo della Grazia.

* * *

Sì, mia anima, mia anima! Tu che sei “adorna della porpora regale divinamente intessuta e del lino fine dell’incorruttibilità”, non disperare, non essere negligente. “Perché nulla di ciò che Dio compie, lo ha mai compiuto per malizia, ma per un buon fine”. Nell’umiltà delle tue crocifissioni, guadagni la vita e partecipi alla vita eterna del nostro Salvatore, poiché “la preghiera dell’umile ‘muove’ Dio” e attrae la Grazia.

Non cessare, mio beato cristiano, mentre combatti per la tua “cristificazione”, di rifugiarti con illimitata speranza nella Madre di Cristo, che è al di sopra di ogni inno, e nella Croce vivifica.

Lì troverai forza, consolazione, santificazione e libertà. Non confidare e non fidarti della tua conoscenza e delle tue virtù; noi tutti “abbiamo bisogno di una guida”. E non dimenticare che “tutta la giustizia dell’uomo non è che uno straccio sporco”.

Tredicesima Domenica di San Matteo
5/18 Settembre 2005

La meditazione della Sacra Scrittura

Metropolita Cipriano di Oropós e Filì

La meditazione della Sacra Scrittura

Il Metropolita Cipriano

Il Metropolita Cipriano

Lasciate che la parola di Cristo abiti in voi con ricchezza.(Colossesi 3,16)

Il nostro pio popolo laico non dovrebbe dimenticare e trascurare un molto benefico dono della compassione di Dio per la sua edificazione spirituale: lo studio della Sacra Scrittura*.
Certamente, è possibile studiare la Sacra Scrittura, ma sorgono di necessità certe questioni: la “parola di Cristo” rimane “con ricchezza” in chi la studia? È così ogni volta che egli la studia? Conosce la Sacra Scrittura sufficientemente? Essa è una guida splendente ed un arbitro della sua vita? Possiede gran potenza ed influenza su di lui…?

I Santi padri ci consigliano di intraprendere l’incessante e pia lettura delle Sacre Scritture in una modo tale che questo sforzo frequentemente ripetuto possa familiarizzare i nostri cuori con l’insegnamento di Cristo e che le nostre menti possano essere letteralmente immerse in esso: allora le nostre azioni verranno più facilmente e naturalmente a concordare col Vangelo.

In questa vena, prendiamo nota che S. Pacomio il Grande, il vero padre del monachesimo cenobitico, conosceva il Santo Vangelo a memoria e, incitato dalla Rivelazione Divina, impose ai suoi discepoli il dovere di memorizzare il Vangelo, in modo che li accompagnasse e guidasse sempre.

Si deve prendere particolare cura che il Libro della Vita non sia letto intellettualmente, per “voli sublimi”, o a motivo di curiosità o semplicemente per acquisire conoscenza: ci si chiede di leggere la Sacra Scrittura con le nostre azioni, mettendola in pratica, così che la sua vita diventi la nostra vita.

Comprenderemo meglio ciò facendo attenzione ad una verità, così semplice ma anche così profonda: Il Nuovo Testamento comincia col Santo Vangelo di S. Matteo, che ci indirizza alla “pratica” ed all’osservanza dei Comandamenti, e si chiude con l’Apocalisse di S. Giovanni il Teologo, la quale guida coloro che sono stati purificati dalla “pratica” all’unione col nostro Signore, alla “visione” [“theoria”].

Ma nessuno deve pensare che lo studio della “parola di Cristo” sia un’impresa facile, o che possa conseguirsi per mezzo delle nostre abilità mentali: è indispensabile la preghiera con uno spirito di contrizione ed umiltà, affinché il Divino Consolatore possa aprire gli occhi delle nostre anime e affinché ci possano essere rivelate le Verità Divine.

Similmente, poiché l’interpretazione dei Testi Divini è un dono dello Spirito Santo, noi dovremmo evitare con zelo le nostre personali interpretazioni “facili” e ricorrere con confidenza alle prospettive ermeneutiche dei Santi Padri della nostra Chiesa.
Non ci dovrebbe neanche sfuggire che nella Sacra Scrittura non c’è niente di insignificante e non degno di attenzione; al contrario, tutto in essa irradia la luce di Grazia, e, conseguentemente, dovrebbe essere studiato con molta riverenza, attenzione e dedizione.

I Padri Teofori della nostra Fede consigliano i fedeli Cristiani di studiare il Santo Vangelo stando in piedi, per rispetto alle Parole Sacre. Naturalmente, si può studiare la Parola Divina in ginocchio o seduti- e questo per condiscendenza-, ma in una tale circostanza, riverenza, timore di Dio, compunzione e attenzione dovrebbero dominare l’anima.

S. Giovanni Crisostomo conserva per noi la memoria di un sorprendente esempio di riverenza verso i Libri Sacri della nostra Santa Fede: i Cristiani del suo tempo erano usi, quando stavano per leggere qualsiasi Libro Sacro, di lavarsi prima le mani e poi prendere il Libro, e gli uomini lo leggevano a capo scoperto, mentre le donne si coprivano il capo…!

“Noi ci mettiamo immediatamente in tensione e laviamo le nostre mani, quando desideriamo prendere un Libro. Vedete quanta riverenza vi è prima della lettura? Ed una donna, se mai il suo capo è scoperto, immediatamente lo copre col suo fazzoletto, mostrando un segno della sua interna pietà; ed un uomo, se ha la testa coperta, la scopre. Vedete come il vestito esteriore diventa un messaggero della pietà interna.”(S. Giovanni Crisostomo, Omelia LIII sul Santo Vangelo di S. Giovanni)

Quindi, lasciate che la parola di Dio abiti in voi con ricchezza!

Quarta Domenica di Luca
17 / 30 Ottobre 2005