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L’indemoniato gadareno

Commento alla pericope evangelica della sesta Domenica di Luca. (Luca 8, 27-39)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

26-33. E giunsero nella regione dei Gadareni e dalla città gli venne incontro un uomo che aveva demoni. Da molto tempo non portava vestito, né abitava in casa ma nei sepolcri. Quando vide Gesù, si prostrò davanti a lui urlando e a gran voce disse: «Che c’è tra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!» Infatti comandava allo spirito impuro di uscire dall’uomo, molte volte infatti si era impossessato di lui. Era stato legato con catene e imprigionato con ceppi, ma spezzando i legami, dal demonio era portato via nei deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Rispose: «Legione!», perché erano entrati in lui molti demoni. E lo supplicavano che non intimasse loro di andare nell’abisso. C’era lì un numeroso branco di porci che pascolava sul monte. Lo supplicarono che permettesse loro di entrarvi, ed egli lo permise. Usciti dunque dall’uomo, i demoni entrarono nei porci e il branco si gettò giù dal dirupo nel lago, e affogò.
Guarda come il demone è diviso tra due passioni malvagie: l’impudenza e la paura. Quando dice: “Che c’è tra me e te?” mostra l’impudenza di uno schiavo spudorato; quando dice: “ti prego”, mostra il suo timore. Dimorava tra le tombe perché voleva instillare negli uomini il falso sospetto che le anime dei morti diventino demoni. I demoni chiedono di non essere gettati nell’abisso, ma di poter restare ancora un po’ sulla terra. Il Signore permette loro di rimanere sulla terra affinché possano combattere e contendere con gli uomini, e così rendere gli uomini dei lottatori provati. Se l’uomo non avesse avversari, non ci sarebbero lotte e contese; e se non ci fossero gare, non ci sarebbero corone di vittoria. C’è anche un significato più spirituale che dovresti imparare: l’uomo che ha demoni dentro di sé e non indossa alcuna veste e vive fuori casa, è chiunque compie azioni malvagie e demoniache, che si è spogliato della veste battesimale, e dimora fuori della Chiesa. Un uomo simile non è degno di entrare nella Chiesa, ma vive invece nelle tombe dei morti e delle opere putrefatte, per esempio nei bordelli e nelle camere dei pubblicani e della corruzione. Queste sono davvero tombe di iniquità.

34-39. I mandriani, quando videro quel che era accaduto, fuggirono, annunziando il fatto nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere ciò che era accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demoni, vestito e sano di mente, seduto ai piedi di Gesù. Ed ebbero paura. Quelli che avevano visto dissero loro come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gadareni lo pregò di partire da loro, perché erano stretti da grande paura. Gesù allora, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demoni gli chiese di restare con lui ma egli lo congedò dicendogli: «Torna a casa tua e racconta quel che Dio ti ha fatto». L’uomo se ne andò e proclamò per tutta la città quel che Gesù aveva fatto per lui.
Quando i mandriani fuggirono in città, questa fu un’opportunità di salvezza per i Gadareni, ma essi non capirono. Avrebbero dovuto meravigliarsi della potenza del Salvatore e credere in Lui. L’evangelista dice che lo pregavano di allontanarsi da loro, piuttosto che invocarlo con suppliche. Lo fecero per paura di subire un’altra perdita come quella dei maiali. Ma l’uomo guarito presenta la prova indiscutibile della sua guarigione. Che fosse stato guarito nella sua mente è dimostrato dal fatto che ora riconosce Gesù e gli chiede il permesso di stare con Lui. Infatti temeva, a quanto pare, che i demoni lo assalissero facilmente di nuovo quando si fosse separato da Gesù. Ma il Signore gli mostra che anche se non è con Gesù, la grazia del Signore può proteggerlo dagli attacchi demoniaci. Il Signore gli disse: “Ritorna a casa tua e racconta quali grandi cose Dio ti ha fatto”. Non dice: “quali grandi cose ti ho fatto”, il Signore ci dà un esempio di umiltà e ci insegna che dovremmo attribuire a Dio tutti i nostri risultati. Ma sebbene il Signore gli avesse comandato di raccontare quali cose Dio aveva fatto per lui, raccontò invece quali cose Gesù aveva fatto per lui, tanta era la sua gratitudine. Quando dunque fai qualcosa di buono per qualcuno, non desiderare che diventi di pubblico dominio; ma chi è il beneficiario di quella buona azione dovrebbe essere mosso dalla gratitudine a raccontarla agli altri, anche se non vuoi che lo faccia.


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