Omelia per la domenica di San Gregorio Palamas

Omelia pronunciata dall’Arcivescovo Chrysostomos di Etna, durante la Grande Quaresima del 1998

 

Oggi, seconda domenica del Grande Digiuno, la Chiesa ortodossa di tutto il mondo celebra la memoria di San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica del XIV secolo e tra più grandi Padri della Chiesa ortodossa. (altro…)

Messaggio per l’inizio del Grande Digiuno

Messaggio del Metropolita Moses di Toronto, in Canada, per l’inizio del grande digiuno di Pasqua.

Amati fratelli e sorelle in Cristo,
Dio benedica voi e le vostre famiglie.
Il Lunedì Puro iniziamo il Grande Digiuno e da lontano scorgiamo la Festa delle Feste, il mistero della morte e resurrezione di Dio Incarnato. Come possiamo noi, uomini e donne del XXI secolo, avvicinarci a questo mistero?

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Prima del digiuno

Di San Giovanni di Shanghai e San Francisco

Le porte del pentimento si stanno aprendo, la Grande Quaresima sta per avere inizio. Ogni anno si ripete, e ogni volta ci porta grandi benefici se la trascorriamo nel modo corretto. La Grande Quaresima è preparazione per la vita futura, mentre nel breve termine è preparazione per la Luminosa Resurrezione.
Proprio come in un alto edificio la scala è costruita in modo da rendere più facile la salita verso i piani più alti, così lo sono i gradini che si percorrono in vari giorni dell’anno per la nostra elevazione e ascesa spirituale. (altro…)

Messaggio per la Natività del 2025

Numero di Prot. 3469
MESSAGGIO PER LA NATIVITÀ 2025

“Dio della pace, Padre delle misericordie, Tu ci hai inviato
l’Angelo del tuo gran Consiglio, per donarci pace”
(Katavasia della Natività, Ode 5)

Amati Padri e Fratelli nel Signore Incarnato,
Eravamo caduti nell’apostasia con la nostra disobbedienza a Dio e ci siamo ritrovati in uno stato di decadenza e inimicizia. (altro…)

Una nota sul problema della data comune per la Pasqua

del protopresbitero Gheorghios Metallinos

Qui di seguito pubblichiamo un breve scritto del protopresbitero Gheorghios Metallinos, in cui viene trattata la vexata quaestio di una ipotetica data comune per la Pasqua tra ortodossi e cattolici. Si tratta, come si può ben capire anche da queste poche righe, di un problema del tutto inconsistente: il problema della differenza di calendario non è che la punta di un iceberg, sotto la quale si stagliano mille anni di differenze assai più significative. Non si tratta di un testo recente, ma a ben vedere in trent’anni non è cambiato molto, e quindi queste parole mantengono la loro attualità. È degno di nota il fatto che p. Gheorghios parla qui dal punto di vista di un presbitero della Chiesa “neocalendarista” di Grecia, il che è un interessante segno dei tempi

p. Gheorghios Metallinos (†2019) è stato un presbitero e teologo ortodosso greco, professore di storia ecclesiastica presso l’Università di Atene, noto per la sua difesa rigorosa della tradizione patristica e liturgica dell’Ortodossia. Le sue opere si concentrano in particolare sui rapporti tra Ortodossia e Occidente, sulla critica dell’ecumenismo inteso in senso ideologico e sulla distinzione tra teologia patristica ed elaborazioni scolastiche. Pastore e accademico insieme, Metallinos ha sempre insistito sul fatto che l’Ortodossia non è anzitutto un sistema dottrinale, ma un’esperienza terapeutica e liturgica della Chiesa, radicata nella continuità dei Padri. (altro…)

La parabola della Cena

Commento alla pericope evangelica dell’undicesima Domenica di Luca. (Luca 14, 16-24)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

16-20. Allora gli disse: Un uomo fece una gran cena, e invitò molti. E all’ora della cena mandò un suo servo a dire ai convitati, che andassero, perché tutto era pronto.
E principiarono tutti d’accordo a scusarsi. Il primo disse: «Ho comprato un podere, e bisogna, che vada a vederlo: di grazia, ritienimi scusato.» E un altro disse: «Ho comprato cinque gioghi di buoi, e vado a provarli: di grazia, ritienimi scusato.» E un altro disse: «Ho preso moglie, e perciò non posso venire.» (altro…)

La donna con uno spirito di infermità

Commento alla pericope evangelica della decima Domenica di Luca (Luca 13, 10-17)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

10-17. Egli stava insegnando in una sinagoga, ed era sabato. Ed ecco una donna che da diciotto anni aveva uno spirito d’infermità. Era curva e non poteva raddrizzarsi del tutto. Quando Gesù la vide, la chiamò e le disse: «Donna, sei slegata dalla tua infermità». Impose le mani su di lei e subito si raddrizzò e glorificava Dio. Intervenne allora il capo della sinagoga, adirato perché Gesù aveva curato di sabato, e disse alla folla: «Sono sei i giorni in cui si deve lavorare: venite dunque a farvi curare in quelli e non di sabato!» Il Signore gli rispose e disse: «Ipocriti! Ognuno di voi non scioglie forse di sabato il suo bue o l’asino dalla mangiatoia per portarli ad abbeverarsi? E costei, figlia di Abramo, che Satana teneva legata da diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?» Quando diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre tutta la folla si rallegrava per tutte le cose gloriose da lui compiute. (altro…)

«Vendi quello che hai»

Commento alla pericope evangelica della tredicesima Domenica di Luca. (Luca 18, 18-27)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

18-23. E un notabile gli chiese: «Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. Conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e la madre.» Egli allora disse: «Tutto ciò l’ho osservato fin dalla giovinezza.» Gesù ascoltò, e gli disse: «Ancora ti manca una cosa sola: vendi tutti quel che hai, distribuisci ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.» Ma quello, udito ciò, diventò molto triste perché era molto ricco.
Alcuni pensano che quest’uomo fosse astuto e cercasse di mettere alla prova il Signore con le parole. Ma non è così che appare; piuttosto, era un amante del denaro, e Cristo stesso lo rimproverò come tale. Marco dice che quell’uomo corse, si inginocchiò davanti a Gesù e gli fece la sua domanda, e che Gesù, guardandolo, lo amò. [Mc 10, 17-22] L’uomo è un amante del denaro e si avvicina a Gesù desideroso di sapere come lui, insieme alle sue ricchezze, avrebbe potuto ereditare la vita eterna. Poiché non c’è nessuno che ami la vita prolungata tanto quanto un uomo che ama il denaro. Perciò quest’uomo pensò che Gesù avrebbe potuto mostrargli un modo in cui avrebbe potuto vivere per sempre godendo del possesso delle sue ricchezze. Ma quando il Signore gli disse che proprio il non possesso è ciò che conferisce la vita eterna, se ne andò come se si pentisse sia della sua domanda che della risposta di Gesù. Nella sua mente aveva bisogno della vita eterna proprio perché aveva grandi ricchezze. Se avesse rinunciato ai suoi beni, perché avrebbe voluto la vita eterna, pensava, dal momento che quella vita sarebbe stata la vita di un povero? Si era avvicinato al Signore come se il Signore fosse semplicemente un uomo e un insegnante. Perciò il Signore gli mostra che non bisogna avvicinarsi a lui in questo modo, dicendo: “Nessuno è buono, se non Uno, cioè Dio”. Con questo vuol dire: “Tu mi chiami buono; perché allora mi chiami anche maestro? Sembra che tu pensi che io sia uno tra tanti uomini. Ma se così fosse, non sarei buono, perché nessun uomo è buono in sé e per sé. Solo Dio lo è. Se vuoi chiamarmi buono, devi chiamarmi buono perché sono Dio; allora non avvicinarti a me come se fossi semplicemente un uomo. Ma se pensi che io sia solo un uomo , non chiamatemi buono. Perché in verità soltanto Dio è buono, e fonte della bontà, e causa prima della bontà stessa.” Se un uomo è buono, non è buono in sé e per sé, ma solo perché riceve una parte della bontà di Dio. Inoltre, la bontà di un uomo è mutevole. (altro…)

Il ricco stolto

Commento alla pericope evangelica della nona Domenica di Luca. (Luca 12, 16-21)
Dal Commento al Vangelo secondo Luca del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

16-21. Ed egli raccontò loro una parabola, dicendo: «Fu produttiva assai la campagna di un uomo ricco. Discorreva tra sé, dicendo: Non ho dove raccogliere i miei raccolti, come farò? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi, vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni, e dirò all’anima mia: Anima, hai molti beni messi da parte per molti anni. Riposati, mangia, bevi e sta’ allegra. Ma Dio gli disse: Stolto! questa stessa notte ti verrà richiesta l’anima, e a chi andranno le cose che hai preparato? Così accade a chi accumula tesori per sé stesso e non si arricchisce davanti a Dio.» (altro…)

Sull’inesistente eresia del “ciprianismo”

del metropolita Agatangelo (Pashkovskij) di Odessa e Tauride, primo gerarca della Chiesa Ortodossa Russa all’Estero (Sinodo di Agatangelo)
Nota del webmaster:  Alcuni continuano ad attaccare la nostra chiesa, soprattutto con l’accusa di “ciprianismo”, ed è chiaro che certe accuse, per quanto a volte originate da buona volontà, non fanno che minare l’unità dei veri ortodossi. In questo breve scritto, il Metropolita Agatangelo spiega il reale significato di alcune espressioni usate dal Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì, di santa memoria. Il Sinodo dei veri cristiani ortodossi di Grecia, attualmente, cerca di evitare queste espressioni, poiché possono indurre a fraintendimenti; ciononostante, ci sembra giusto condividere questo scritto, proprio perché esso mostra chiaramente come le parole del Metropolita Cipriano siano in realtà perfettamente ortodosse
“Un segno interiore generale che distingue questa Chiesa Celeste da quella terrena è che, mentre nella Chiesa terrena il bene convive con il male e la zizzania cresce insieme al grano, nella Chiesa Celeste si raccoglierà da tutti i popoli della terra solo ciò che è buono, puro e santo. Tutto ciò che è malvagio, corrotto e impuro, accumulatosi durante l’intera storia del mondo, verrà separato e come riversato in un unico fetido stagno, la cui impurità in alcun modo toccherà questa meravigliosa dimora di sole creature beate”.
Arcivescovo Avercio (Taushev). Commento a un gruppo di versetti: Apocalisse 21.
Il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (+2013)
Nelle sue Tesi, il Metropolita Cipriano si rammarica, anzitutto, dell’adozione da parte della Chiesa greca ufficiale del nuovo calendario nel 1924. Egli scrive che, poiché il nuovo calendario non è stato condannato da un Sinodo generale della Chiesa di Grecia, si deve adoperarsi per la convocazione di tale Sinodo; e finché esso non si è riunito, consideriamo i seguaci del nuovo stile come “membra malate della Chiesa”, attendiamo il loro pentimento e ritorno, senza però avere con loro comunione di preghiera ed eucaristica. L’intero opuscolo è praticamente dedicato alla Chiesa greca, ai suoi problemi e alla speranza della sua unità. Analoghi sentimenti erano presenti anche tra noi nella Chiesa all’Estero, quando tutti speravano che il Patriarcato di Mosca, liberandosi dal potere del comunismo, si sarebbe pentito e sarebbe tornato all’ortodossia dei Santi Padri.

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