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Catechesi sulla Pentecoste

di San Teodoro Studita

Icona della Pentecoste

Per la grazia dello Santo Spirito, ci è stato concesso di celebrare la Santa Pentecoste, la discesa del Santo Spirito. Gesù Cristo aveva detto di questa discesa: Tuttavia vi dico la verità: «È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, cioè il Santo Spirito; ma se me ne vado, ve lo manderò. Ma quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera.» (Gv 16,7-13). Questa, la Sua promessa e il suo beneficio, è così grande che non possiamo nemmeno comprenderla: perché il Signore ha promesso di mandare non un angelo, non un uomo, ma lo stesso Santo Spirito.
Così, compiuta la volontà del Padre suo, il Figlio Unigenito ascende al cielo, e discende il Santo Spirito: non un altro Dio (mai non sia!), ma un altro Consolatore, come sta scritto. Oh, l’indicibile amore per l’umanità! Dio stesso è diventato nostro Consolatore. Così, Lui stesso consola coloro che sono oppressi dalla sventura, impedisce loro di esaurirsi nello spirito, come testimonia il Santo Apostolo, dicendo: «La nostra carne non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all’esterno, timori all’interno. Ma Dio, che consola gli afflitti, ci ha consolati (2 Corinzi 7, 5–6). Egli conforta il cuore spaventato dalla paura demoniaca, elevandolo al coraggio invincibile attraverso l’audace speranza, come testimonia il profeta Davide: «Perché tu, o Signore, mi hai aiutato e consolato» (Sal 85, 17). Egli consola, incoraggia la mente turbata, poiché le è stato concesso un banchetto con Dio e un riposo, come testimonia l’Apostolo che dice: «per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor. 5, 20); cioè avere pace con Dio.
Vedete l’imperscrutabile condiscendenza? Vedi il dono incomparabile? In alto, nei cieli, il Figlio unigenito intercede per noi davanti al Padre, come sta scritto: «Egli è alla destra di Dio, e intercede anche per noi (Rm 8, 34). In basso, sulla terra, il Santo Spirito ci conforta in molti modi.
«Che cosa renderò al Signore per tutto ciò che mi ha reso?» (Salmo 115, 4). Non è forse vero ciò che dice il salmo: «Tutte le mie ossa diranno: Signore, Signore, chi è simile a te? Tu liberi il misero dalle mani di coloro che sono più forti di lui, sì, il povero e l’indigente da coloro che lo spogliano» (Sal 34, 11). E ancora: «il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra» (Salmo 120, 2). «Se il Signore non mi avesse sollevato, la mia anima avrebbe quasi soggiornato negli inferi» (Sal. 93, 17). «Il Signore è il mio soccordo e non temerò ciò che l’uomo potrà farmi» (Sal. 117, 6).

Avendo un tale Consolatore, il Santo Spirito, Potenza invincibile, Difensore, Dio e combattente con noi, non avremo timore del nemico e non saremo spaventati dalle potenze avversarie, ma ci affretteremo coraggiosamente e con fermezza alla lotta e all’impresa, vivendoli giorno dopo giorno, senza lasciarsi ingannare dagli inganni del serpente e senza stancarci dei suoi incessanti attacchi. Il desiderio del peccato non è piacere e gioia, e una malattia pericolosa e temibile non è dolcezza, ma piuttosto delirio e malvagio oscuramento della mente. Lo sanno coloro che hanno domato l’ira della carne, ne hanno purificato la contaminazione e si sono attaccati con tutto il cuore all’unico Dio. Questo modo di vivere è il più piacevole e felice; poiché in esso, sebbene l’uomo sia nella carne nel mondo, dimora nello spirito nell’invisibile, riposando nello spirito attraverso il soffio pieno di grazia del Santo Spirito.
Perché lasciamo che l’amore del piacere ci vinca, ci avvilisca e con tali deviazioni faccia sì che noi, abbassati sulla terra, in carne ed ossa, siamo completamente alienati dal nostro Buon Dio? Fuggiamo, fratelli, da tutte le passioni. Fuggiamo l’amore del denaro, che è la radice di ogni male; fuggiamo ogni altra passione che schiavizza la nostra anima: ira, invidia, odio, vanità, ostinazione; perché la morte non ci trovi impreparati e ci allontani da Dio. L’alienazione da Dio è alienazione anche dal Regno dei Cieli. La condanna e il castigo ricadranno su coloro che non compiono opere gradite a Dio. Non c’è carne che possa sopportare questa condanna, perché il solo pensiero, prima ancora della consegna ai tormenti, è già un tormento.

Affinché possiamo sfuggire all’ira di Dio, che viene “sui figli della disobbedienza” (Ef. 5, 6), compiamo opere buone, affinché il Signore possa rallegrarsi delle sue opere (Sal. 103, 33).

Cominciamo instancabilmente a piacere a Dio, a purificarci e a rinnovare le nostre anime. Coraggio: «il Signore è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità» (Sal 144, 19). Pentiamoci ogni giorno e Dio ci perdonerà i nostri peccati, ci consolerà e ci concederà la vita eterna, che possiamo ricevere in Cristo il Signore stesso; a Lui spetta la gloria e la sovranità, col Padre e il Santo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.


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