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La Via della Filosofia secondo Cristo

 

† Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì

La Via della Filosofia secondo Cristo

“Una santa combinazione: amore ed umiltà”

San Massimo il Confessore

Nulla il Diavolo ha in odio quanto l’amore tra fratelli e sorelle in Cristo, l’armonia, la pace, l’unità e la concordia.
Egli è sempre vigile, macchinando le più incredibili azioni, pur di rompere i legami spirituali, seminare odio e antipatia, confusione e disordine, vani sospetti e angosciosi pregiudizi.
Cristo ha immolato sé stesso “perché i figli di Dio dispersi siano portati insieme come uno solo” in pace e amore, mentre l’omicida non si dà mai riposo nel suo tentativo di affliggerli e disperdere i figli di Dio, che sono riuniti in Cristo.
Il seguente episodio è assai tipico, e mostra che sia l’azione satanica a favorire la rabbia, l’impazienza e la rottura dei legami di amore e di pace con il nostro fratello:

“Un certo fratello, mosso a sdegno contro un altro, si mise in preghiera, supplicando [che il Signore lo aiutasse] sopportare il suo fratello, passando illeso attraverso la tentazione; e subito egli vide del fumo uscire dalla sua bocca. Al che, la sua rabbia cessò. “

* * *

Ora, come è possibile evitare tutte le insidie ​​del nemico amante dei tormenti? Qual è il sicuro antidoto?
I Santi Padri ci insegnano che solo con l’amore e con l’umiltà potremo essere protetti e liberati.
La santa combinazione di amore e di umiltà ci eleva spiritualmente al di sopra delle insidie ​​degli spiriti maligni, e soprattutto al di sopra di meschinità e incomprensioni, che, per la maggior parte, nascono dal nostro amor proprio.
Allo stesso modo, questa santa combinazione nella Grazia di Dio, che ci dona un cuore pacifico, umile, misericordioso, pronto al perdono e tollerante.
“Una santa combinazione sono amore e umiltà”, dice S. Giovanni Climaco; “l’uno infatti esalta, e l’altro, dando forza a quanti sono esaltati, non permette loro di cadere.”
Per essere precisi, abbiamo bisogno di trovare pazienza e coraggio nell’ora
della tentazione; è necessario essere in preghiera longanimi davanti ai dolori ed avere un cuore pronto al perdono verso quanti ci hanno addolorati. Cerchiamo di non essere vinti dall’ odio, ma piuttosto di vincerlo con l’amore.
Un dolore non è che una nube che presto si scioglierà… non allontaniamoci dall’amore fraterno… Cerchiamo di essere longanimi e Preghiamo… Gettiamo la colpa su noi stessi… Accettiamo umilmente le scuse del nostro fratello… Ricordiamo le sue gentilezze e le virtù e non allontaniamolo dal nostro cuore…

* * *

San Massimo il Confessore splendidamente ci guida sulla “via della filosofia secondo Cristo”:

Non accusare di essere ignobile ed empio colui che ieri hai lodato come buono e virtuoso, solo perché il tuo amore si è mutato in odio.
Non denunciare la mancanza del tuo fratello per giustificare l’odio malvagio che si è impadronito di te. Piuttosto, anche se sei preso dal risentimento, persisti nelle tue lodi, così ti sarà facile tornare allo stesso salutare amore.
Non adulterare, a causa del tuo risentimento nascosto, il solito elogio del tuo fratello nelle conversazioni con gli altri , mescolando di nascosto le tue parole con riferimenti alle sue mancanze e giudizi di condanna. Invece, usa parole di lode senza sotterfugi e sinceramente prega per lui, come se stessi pregando per te stesso, e così sarai presto liberato da un tale odio distruttivo.
Se il tuo fratello è di nuovo tentato dal nemico e persiste nel parlare male di te, non discostarti dal tuo amore, ma respingi il demone che ti sconvolge la mente.
E questo accadrà se parli benevolmente quando sei denigrato e mostri bontà e gentilezza quando si trama contro di te.
Questa è la via della filosofia cristiana, e nessuno potrà dimorare con Cristo senza seguirla.

* * *

Così, il Diavolo divide i nostri cuori con l’orgoglio e l’odio facendone un inferno.
Al contrario, Cristo unisce i fratelli per mezzo del suo amore e della sua umiltà
e instaura il Regno dei Cieli nei nostri cuori.
Fratello mio, possa tu divenire un filosofo secondo Cristo!
Invocando l’aiuto della Deipara, non permettere mai a te stesso di essere sopraffatto da sentimenti di odio o da antipatia per il tuo fratello.
Quando ami tuo fratello, diventi simile a Dio, diventi un dio per Grazia. Ed esorcizzi il demone del disordine, della confusione e della discordia.

 

Sesta Domenica di San Luca
24 Ottobre / 6 Novembre 2005
(trad. di p. Daniele Marletta)

Il Paradiso mistico e l’Albero della Vita

† Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì

Il Paradiso mistico e l’Albero della Vita

La Santa Croce

La Santa Croce

Nel mese di Settembre, il popolo degli ortodossi festeggia e celebra con gioia le due inamovibili colonne della Chiesa: la Deipara e la Croce.

Venerando la preziosa Croce di Nostro Signore, allo stesso tempo magnifichiamo nostra Madre, la Tuttasanta; poiché la Deipara è il mistico Paradiso, che “senza essere arato ha fatto germogliare Cristo, per mezzo del quale l’albero vivificante della Croce fu piantato sulla terra”.

La morte entrò nel mondo per mezzo di una donna (Eva) e di un albero (il frutto proibito); per mezzo della pura Madre di Dio e dell’Albero tre volte beato, la morte è stata abolita, “la maledizione sul genere umano è stata distrutta”, la pace regna nelle nostre anime, “la natura e il tempo” “sono rinnovati”.

La santa Chiesa Ortodossa di Cristo invoca sempre con fervore la Deipara e la Croce nelle sue suppliche:

“Per la Tua Croce, o Salvatore, metti in fuga I nostri nemici e disperdi come polvere le loro eresie. Innalza il corno della Tua venerabile Chiesa; poni fine all’infuriare dei nostri nemici contro di noi; e dai pace alla moltitudine degli ortodossi per la preghiere di colei che ti ha partorito”.

Quindi, la nostra dolcissima Madre “è nata e il mondo è rinnovato con Lei”; la Croce vivificante di Cristo è esaltata e “santifica i confini della terra”.

La nostra vita è un portare una croce: siamo continuamente combattuti da pensieri maligni; il nostro essere è scosso dal sorgere di varie passioni, dalle malattie del corpo, dalle afflizioni della vita.

L’amore di Cristo, comunque, pone tutto questo al fine di purificarci dal nostro spirito di orgoglio, affinché i nostri cuori divengano malleabili e capaci di avere su di sé il sigillo della bellezza divina: “sia segnata su di noi la Luce del Tuo benvolere, Signore”

In questo martirio della coscienza – finché non avremo acquisito la conoscenza di Dio – ci sono per noi momenti di abbattimento, ci avviciniamo all’orlo della disperazione.

Ma ecco! Le torri indistruttibili: la Deipara e la Croce. Il nostro ricorso ad esse dimostra che la nostra vita non è soltanto una questione di croce, ma di croce e resurrezione.

Costantemente crocifiggiamo noi stessi e moriamo per amore di Cristo. Miracolosamente però, per l’intercessione della Deipara nostra Sovrana e per il potere della vivifica Croce, siamo resuscitati e portati al Cielo della Grazia.

* * *

Sì, mia anima, mia anima! Tu che sei “adorna della porpora regale divinamente intessuta e del lino fine dell’incorruttibilità”, non disperare, non essere negligente. “Perché nulla di ciò che Dio compie, lo ha mai compiuto per malizia, ma per un buon fine”. Nell’umiltà delle tue crocifissioni, guadagni la vita e partecipi alla vita eterna del nostro Salvatore, poiché “la preghiera dell’umile ‘muove’ Dio” e attrae la Grazia.

Non cessare, mio beato cristiano, mentre combatti per la tua “cristificazione”, di rifugiarti con illimitata speranza nella Madre di Cristo, che è al di sopra di ogni inno, e nella Croce vivifica.

Lì troverai forza, consolazione, santificazione e libertà. Non confidare e non fidarti della tua conoscenza e delle tue virtù; noi tutti “abbiamo bisogno di una guida”. E non dimenticare che “tutta la giustizia dell’uomo non è che uno straccio sporco”.

Tredicesima Domenica di San Matteo
5/18 Settembre 2005

La visione ortodossa del mondo

P. Seraphim (Rose) di Platina

La visione ortodossa del mondo

NOTA DEL WEBMASTER:
Proponiamo qui in traduzione una famosa conferenza tenuta dal monaco ortodosso americano p Seraphim (Rose) di Platina. Non concordiamo in tutto con alcune sue conclusioni un po’ semplicistiche, dovute in gran parte al tempo in cui la conferenza fu effettivamente pronunciata, ma nondimeno questo scritto contiene molte considerazioni di enorme importanza per comprendere il punto di vista ortodosso sulla vita spirituale in genere, e più in particolare sul rapporto tra il cristiano e il mondo.

p. Seraphim Rose

P. Seraphim di Platina (1934 – 1982)

Prima di cominciare la mia conversazione, una parola o due sul perché sia importante avere una visione del mondo ortodossa e sul perché sia più difficile costruirne una oggi che nei secoli passati.

Nei secoli passati – per esempio nella Russia del diciannovesimo secolo – la visione ortodossa del mondo era una parte importante della vita ortodossa ed era sostenuta dalla vita attorno ad essa. Non c’era addirittura alcun bisogno di parlare di essa come di un qualcosa di separato – si viveva l’Ortodossia in armonia con la società ortodossa circostante e si aveva una visione del mondo ortodossa data dalla Chiesa e dalla società, In molti paesi lo stesso governo professava l’Ortodossia; essa era il centro di funzioni pubbliche ed il re o il governante stesso era storicamente il primo laico ortodosso con la responsabilità di dare un esempio cristiano a tutti i suoi sudditi. Ogni città aveva chiese ortodosse e molte di loro avevano Offici giornalieri, mattina e sera. C’erano monasteri in tutte le grandi metropoli, in molte città, fuori delle città ed in campagna, nei deserti e nelle regioni non coltivate. In Russia c’erano più di mille monasteri ufficialmente organizzati in aggiunta ad altri gruppi meno ufficiali. Il monachesimo era una parte accettata della vita. Molte famiglie, in effetti, avevano in qualche monastero una sorella o fratello, uno zio o un cugino che erano monaci o monache, in aggiunta a tutti gli altri esempi di vita ortodossa: c’erano pellegrini che vagavano da monastero a monastero e i folli in Cristo. L’intero modo di vita era permeato con specie di persone ortodosse, delle quali, naturalmente, il centro è il monachesimo. I modi di vita ortodossi erano parte della vita quotidiana. Gran parte dei libri che erano letti comunemente erano Ortodossi. La vita quotidiana stessa era differente per mote persone: si doveva lavorare per sopravvivere, la speranza di vita non era grande, la morte era una realtà frequente – tutto delle quali cose rinforzava l’insegnamento della Chiesa sulla realtà e sulla vicinanza dell’altro mondo. Vivere una vita ortodossa in tali circostanze era realmente la medesima cosa che avere una visione del mondo ortodossa e c’era poca necessità di parlare di una tale cosa.

Oggi, d’altra parte, tutto questo è cambiato. La nostra Ortodossia è una piccola isola nel mezzo di un mondo che opera su principi totalmente diversi – ed ogni giorno questi principi cambiano per il peggio, rendendoci più e più alienati da essa. Molte persone sono tentate di dividere le loro vite in due parti nettamente distinte: la vita giornaliera che conduciamo lavorando con gli amici del mondo nelle nostre occupazioni riguardanti il mondo e l’Ortodossia che viviamo le Domeniche ed in altri momenti della settimana quando abbiamo tempo per essa. Ma la visione del mondo di una tale persona, se si esamina da vicino, è spesso una strana combinazione di valori cristiani e del mondo, che in realtà non si mescolano. Lo scopo di questa conversazione è di vedere come le persone che vivono oggi possano cominciare a rendere maggiormente di un unico pezzo la loro visione del mondo, per renderla completamente ortodossa.

L’Ortodossia è vita. Se non viviamo l’Ortodossia, noi semplicemente non siamo ortodossi, non importa quali opinioni formali possiamo avere.

La vita nel nostro mondo contemporaneo è diventata molto artificiale, molto incerta, essa crea molta confusione. L’Ortodossia, è vero, ha una vita sua propria, ma essa pure non è molto lontana dalla vita del mondo attorno ad essa e così la vita del cristiano ortodosso, anche quando è veramente ortodosso, non può far altro che rifletterla in qualche modo. Una specie d’incertezza e confusione sono pure entrate nella vita ortodossa nei nostri giorni. In questa conversazione tenteremo di considerare la vita contemporanea e, quindi, la vita ortodossa, per vedere come meglio possiamo adempiere il nostro obbligo cristiano di condurre vite ultramondane persino in questi tempi pressoché terribili ed avere una visione cristiana ortodossa dell’interezza della vita oggi che ci renda capaci di sopravvivere con fede intatta a questi tempi.

La vita oggi è diventata anormale

Chiunque guardi alla nostra vita contemporanea dalla prospettiva della vita normalmente trascorsa dalle persone nei tempi che ci precedettero – diciamo in Russia o in America o in qualsiasi paese dell’Europa Occidentale nel diciannovesimo secolo – non può fare a meno d’essere colpito da quanto anormale sia diventata la vita al giorno d’oggi. L’intero concetto d’autorità ed obbedienza, di decenza e educazione, di comportamento pubblico e privato – tutti sono cambiati drasticamente, sono stati capovolti eccetto che in poche isolati gruppi di persone – usualmente Cristiani di qualche specie – che tentano di preservare lo stile di vita cosiddetto “di vecchia maniera”.

La nostra vita anormale oggi può essere descritta come decaduta e sovraindulgente. Fin dall’infanzia il bambino d’oggi è trattato, di regola generale, come un piccolo dio nella famiglia; si provvede ai suoi capricci, si accolgono i suoi desideri: egli è circondato da giocattoli, divertimenti, conforti; non è educato ed allevato secondo gli stretti principi del comportamento cristiano, ma lasciato svilupparsi in qualsiasi modo lo inclinino i suoi desideri . E’ usualmente sufficiente per lui dire “Lo voglio!” o “Non lo voglio fare!” affinché i genitori che vogliono gratificarlo s’inchinino davanti a lui e gli lascino fare come vuole. Forse questo non avviene sempre ed in ogni famiglia, ma avviene abbastanza spesso per essere la regola dell’educazione dei figli contemporanea e persino i genitori meglio intenzionati non si sottraggono interamente alla sua influenza. Persino se i genitori tentano di allevare il figlio con cura, i vicini tentano di fare qualcosa d’altro. Essi devono prendere in considerazione questo quando disciplinano il figlio.

Quando un tale fanciullo diventa adulto, naturalmente,si circonda delle medesime cose con cui era abituato a circondarsi nella sua infanzia: conforti, divertimenti e giocattoli da adulti. La vita diventa una costante ricerca di divertimento, la quale, visto che ci siamo, è una parola che non si trova in molti altri vocabolari; nella Russia del diciannovesimo secolo o in qualsiasi civiltà seria, non si sarebbe compreso cosa significhi questa parola. La vita è una costante ricerca di divertimento che è così vuoto di qualsiasi serio significato che un visitatore proveniente da un qualsiasi paese del diciannovesimo secolo, guardando ai nostri diffusi programmi televisivi, parchi di divertimento, avvisi pubblicitari, rappresentazioni cinematografiche, musica – insomma a quasi ogni aspetto della nostra cultura popolare – penserebbe di essere venuto incidentalmente in una terra d’imbecilli che abbiano perso ogni contatto con la normale realtà. Noi spesso non prendiamo in considerazione questo, perché viviamo in questa società e lo diamo per scontato.

Alcuni osservatori recenti della nostra vita contemporanea hanno chiamato i giorni d’oggi la “me generation” e i nostri tempi “l’età del narcisismo”, caratterizzata da un culto e un amore di sé stessi che impedisce lo sviluppo di una vita umana normale. Altri hanno parlato di un universo “di plastica” o di mondo fantastico nel quale vivono oggi così numerose persone, incapaci di fronteggiare o di riconciliarsi con la realtà del mondo attorno a loro o con i problemi dentro di loro.

Quando la “me generation” si volge alla religione – cosa che è accaduta molto frequentemente  negli ultimi decenni – è usualmente verso una forma di religione “di plastica” o di fantasia; una religione di “auto-sviluppo” (dove l’individuo rimane l’oggetto di culto), di lavaggio del cervello e di controllo della mente, di “guru” e “swami” deificati, di una ricerca di “U.F.O.” e di esseri extra terrestri, di gusti spirituali e di sentimenti anormali. Non ci addentreremo in tutte queste manifestazioni, che sono, probabilmente famigliari a gran parte di voi, se non per discutere un po’ più a fondo come questi tocchino la vita spirituale cristiano ortodossa dei nostri giorni.

E’ importante per noi comprendere, poiché noi stessi oggi tentiamo di condurre una vita cristiana, che il mondo che è stato formato dai nostri tempi sovraindulgenti, fa richieste all’anima, sia nella religione che nella vita secolare che dovrebbero definirsi totalitarie. Questo è abbastanza facile da vedere nelle preoccupanti sette che hanno ricevuto tanta pubblicità negli anni recenti e che richiedono totale sottomissione ad un uomo che si è fatto santo da solo; ma è ugualmente chiaro nella vita secolare, dove ci si confronta non solo con una tentazione individuale qua o là, ma con un costante stato di tentazione che attacca l’uomo, che sia nella musica di sottofondo che si ode dovunque nei mercati e negli affari, o nelle indicazioni pubbliche e nei tabelloni pubblicitari delle strade delle città,  nella musica rock che viene portata persino nelle foreste e nei sentieri e nella casa stessa, dove la televisione diventa spesso il governate segreto della famiglia, dettando valori moderni, opinioni e gusti. Se si hanno bambini, si sa quanto ciò sia vero; quando hanno visto qualcosa alla televisione quanto sia difficile lottare contro questa nuova opinione che è stata data dalla televisione come da un’autorità.

Il messaggio di questa tentazione universale che oggi attacca gli uomini – del tutto apertamente nelle sue forme secolari, ma usualmente maggiormente nascosta nelle forme religiose – è: vivere per il presente, godersela, rilassarsi, essere a proprio agio. Dietro questo messaggio ce ne è un altro, sottotono più sinistro che è espresso apertamente solo nei paesi ufficialmente atei che sono, sotto questo rispetto, di un passo più avanti rispetto al mondo libero. In effetti, dovremmo comprendere che ciò che accade nel mondo oggi è molto simile sia che avvenga dietro la Cortina di Ferro sia che avvenga nel mondo libero. Ci sono differenti varietà di esso, ma c’è un attacco molto simile tendente ad impadronirsi della nostra anima. Nei paesi comunisti che hanno una dottrina ufficiale dell’ateismo, si dice proprio apertamente che si deve dimenticare Dio e qualsiasi altra vita al di fuori della presente; rimuovere dalla vita il timore di Dio e la riverenza per le cose sante; ritenere coloro che ancora credono in Dio nel modo  “all’antica” come nemici da sterminare. Si potrebbe prendere come simbolo dei nostri tempi irresponsabili, amanti del divertimento e adoratori di sé stessi la nostra “Disneyland” americana; se così, non dovremmo trascurare di guardare dietro ad essa mentre mostra dove si stia realmente dirigendo la “me generation”: il Gulag Sovietico, la catena di campi di concentramento che già governa la vita di quasi la metà della popolazione del mondo.

Due falsi approcci alla vita spirituale

Ma, mi si potrebbe chiedere, cosa ha che fare tutto questo con noi, che stiamo cercando di condurre, meglio che possiamo, una sobria vita cristiana ortodossa? Ha molto a che fare. Dobbiamo comprendere che la vita intorno a noi, per quanto sia anormale, è il luogo dove cominciamo la nostra vita cristiana. Qualunque cosa facciamo della nostra vita, qualunque contenuto veramente cristiano possiamo darle, essa ha ancora qualcosa del regno della “me generation” su di essa e dobbiamo essere abbastanza umili da vedere questo. Ecco dove cominciamo.

Ci sono due approcci falsi alla vita intorno a noi che molti oggi seguono, pensando che in qualche modo ciò sia quello che i cristiani ortodossi dovrebbero fare. Un approccio – il più comune – è di seguire semplicemente i tempi: adattarsi alla musica rock, alle mode ed ai gusti moderni ed a tutto il ritmo della nostra vita moderna eccitata dalla musica “jazz”. Spesso i genitori più all’antica avranno poco contatto con questa vita e vivranno la loro vita più o meno separatamente, ma sorrideranno a vedere che i loro figli seguono l’ultima stupidaggine moderna e penseranno che ciò sia senza danno.

Questo percorso è un totale disastro per la vita cristiana; esso è la morte dell’anima. Alcuni possono ancora condurre una vita esteriormente rispettabile senza combattere contro lo spirito dei tempi, ma internamente essi sono morti o morenti, e – la cosa più triste di tutte – i loro figli ne pagheranno il prezzo in vari disordini psichici e spirituali e in malesseri che diventano sempre più comuni. Uno dei membri principali del culto del suicidio che finì così spettacolarmente a Jonestown quattro anni fa era la giovane figlia di un prete greco ortodosso; gruppi rock satanici come KISS – “Kids in Satan’s Service” – sono composti da giovani provenienti dall’Ortodossia russa; la maggior parte dei membri del tempio di Satana a San Francisco, secondo una recente indagine sociologica – è composta di ragazzi ortodossi. Questi sono solo pochi casi di particolare impatto; gran parte della gioventù ortodossa non va a tal punto fuoristrada – essi semplicemente si mescolano col mondo anticristiano che li circonda e cessano di essere esempi per quelli intorno a loro di qualsiasi specie di Cristianesimo.

Questo atteggiamento è sbagliato. Il Cristiano deve essere differente dal mondo, soprattutto dallo strano mondo d’oggi e questa deve essere una delle basilari cose che egli riconosce come parte della sua educazione cristiana. Altrimenti non c’è nessun motivo per dirci cristiani – tanto meno cristiani ortodossi.

Il falso approccio, all’estremo opposto, è quello che si potrebbe denominare falsa spiritualità: mentre diventano sempre più ampiamente disponibili le traduzioni di libri ortodossi sulla vita spirituale ed il vocabolario ortodosso di lotta spirituale si diffonde sempre di più, si trova un numero crescente di persone che discutono dell’esicasmo, della preghiera di Gesù, della vita ascetica, di stati esaltati di preghiera così come dei santi Padri più esaltati, come S. Simeone il Nuovo Teologo, S. Gregorio Palamas e S. Gregorio il Sinaita. E’ molto bene essere consapevoli di questo lato veramente esaltato della vita spirituale ortodossa ed avere rispetto per i grandi santi che l’hanno veramente vissuta; ma, a meno che abbiamo una consapevolezza molto realistica e molto umile di quanto lontani noi tutti oggi siamo anche solo per avvicinarci ad essa, il nostro interesse in essa sarà soltanto un’espressione in più del nostro universo di plastica centrato su noi stessi. “La ‘me-generation’ diventa esicasta!” – questo è quello che alcuni stanno tentando di fare oggi; ma, in questo periodo, stanno solamente aggiungendo un nuovo gioco chiamato “esicasmo” alle attrazioni di Disneyland.

Ci sono ora libri su quest’argomento molto popolari. In effetti, i cattolici romani si stanno dando molto da fare per questo genere di cose per influenza ortodossa e stanno essi stessi influenzando altre persone ortodosse. Per esempio, c’è un prete gesuita, Padre George Maloney, che scrive ogni genere di libri su quest’argomento e traduce S. Macario il Grande e S. Simeone il Nuovo Teologo e tenta di far sì che la gente sia esicasta nella vita d’ogni giorno. Hanno tutti i generi di ritiro, usualmente “carismatici”; le persone sono ispirate dallo Spirito Santo, presumibilmente, ed intraprendono ogni genere di queste discipline che noi deriviamo dai Santi Padri e che sono ben oltre il livello a cui noi siamo oggi. E’ una cosa pochissimo seria. C’è anche una signora, Catherine de Hueck Doherty (in realtà è nata in Russia ed è diventata una cattolica romana), che scrive libri riguardo a Poustinia, la vita del deserto e Molchanie, la vita silenziosa e tutte queste cose che lei cerca di mettere nella vita come si potrebbe fare con qualche moda per un nuovo dolciume. Questo, naturalmente, è pochissimo serio ed è un segno molto tragico dei nostri tempi. Questa specie di cose esaltanti sono utilizzate da persone che non hanno idea alcuna di cosa si tratti. Per alcuni è soltanto un’abitudine o un passatempo; per altri, che la prendono seriamente, può essere una grande tragedia. Essi pensano di condurre una specie di vita esaltata e in realtà non si sono neppure relazionati con i loro problemi interiori.

Lasciatemi nuovamente  sottolineare che ambedue questi estremi devono essere evitati – sia la mondanità sia la super spiritualità – ma questo non significa che noi non dovremmo avere una consapevolezza realistica delle legittime richieste che il mondo ci fa, o che dovremmo cessare di rispettare e di prendere ben fondate istruzioni dai grandi Padri esicasti e di usare noi stessi la preghiera di Gesù, secondo le nostre circostanze e le nostre capacità. Questo semplicemente deve essere al nostro livello, rimanendo con i piedi per terra. Il punto è – ed è un punto assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza come cristiani ortodossi oggi – che dobbiamo comprendere profondamente quali siano i tempi in cui viviamo, quanto poco in realtà conosciamo e percepiamo la nostra Ortodossia, quanto lontani siamo non soltanto dai santi dei tempi antichi, ma persino dal normale cristiano ortodosso di cento anni fa o anche di una generazione fa, e quanto dobbiamo umiliarci solamente per lottare oggi come cristiani ortodossi.

Cosa possiamo fare

Cosa possiamo fare , più specificatamente, per ottenere questa consapevolezza, questa realizzazione, e come possiamo farla fruttare nelle nostre vite? Tenterò di rispondere a questa domanda in due parti: primo, riguardo alla nostra consapevolezza del mondo intorno a noi, divenuto come mai prima nella storia della cristianità  il nostro  nemico cosciente; e, secondo, riguardo la nostra consapevolezza dell’Ortodossia, che, temo, molti di noi conosciamo molto meno di quanto dovremmo, molto meno di quanto dovremmo conoscerla se vogliano conservarla.

Primo, poiché, desiderandolo o meno, noi siamo nel mondo (e i suoi effetti sono sentiti persino in un luogo remoto come qui nel nostro monastero), dobbiamo affrontare lui e le sue tentazioni in maniera onesta e realistica, ma senza cedergli; in particolare dobbiamo preparare i nostri giovani per le tentazioni che essi dovranno affrontare e, per così dire, vaccinarli contro di esse. Dobbiamo essere pronti ogni giorno a rispondere all’influenza del mondo per mezzo dei principi di una solida educazione cristiana.

Questo significa che ciò che un bambino impara a scuola deve essere costantemente verificato e corretto a casa. Non possiamo dare per scontato che ciò che imparerà a scuola sia sicuramente qualcosa di utile o di secolare e che non ha niente a che fare con un’educazione ortodossa. Il ragazzo può imparare utili abilità e fatti (sebbene molte scuole in America oggi falliscano miserabilmente anche in questo; molti insegnanti ci dicono che tutto ciò che possono fare è tenere i ragazzi in classe in buon ordine senza insegnare loro nulla), ma persino se egli ha buoni risultati, impara molti erronei atteggiamenti e filosofie. L’attitudine basilare di un ragazzo ed il suo apprezzamento della letteratura, della musica, della storia, dell’arte, della filosofia, persino della scienza e naturalmente della vita e della religione non devono venire prima di tutto dalla scuola, poiché la scuola darà tutto questo mescolato con la filosofia moderna; deve venire prima dalla famiglia e dalla Chiesa o, altrimenti, il ragazzo è destinato ad essere male educato nel mondo d’oggi, dove l’educazione pubblica è, al meglio, agnostica e, al peggio, apertamente ateistica o anti-religiosa. Naturalmente, nell’Unione Sovietica tutto questo è imposto al ragazzo, con nessuna religione assolutamente ed un attivo programma per fare di lui un ateo.

I genitori devono sapere esattamente cosa s’insegna ai loro figli nei corsi educativi, che sono quasi universali nelle scuole americane odierne e devono correggerlo a casa, non solamente per mezzo di un atteggiamento franco verso questo soggetto (specialmente tra i padri e i figli – una cosa molto rara nella società Americana), ma anche evidenziando l’aspetto morale di quel che viene insegnato, fatto che è totalmente assente nell’istruzione pubblica.

I genitori devono anche sapere quale specie di musica i loro figli stiano ascoltando, cosa è contenuto negli spettacoli cinematografici che essi vedono, a quale specie di linguaggio essi siano esposti e quale specie di esso usino e a tutto questo devono saper dare un atteggiamento cristiano.

La televisione – nelle case in cui non c’è abbastanza coraggio da gettarla fuori della finestra – deve essere strettamente controllata e sottoposta a supervisione per evitare i velenosi effetti di questa macchina che è diventata il principale educatore ad atteggiamenti ed idee anti-cristiani nella casa stessa, specialmente per i più giovani.

Parlo riguardo all’educazione dei figli perché è qui che il mondo per prima cosa colpisce i cristiani ortodossi e li forma a sua immagine; una volta che siano stati formati nel fanciullo atteggiamenti sbagliati, il compito di dargli un’educazione cristiana diventa doppiamente difficile.

Ma non sono solamente ragazzi, siamo tutti noi, che stiamo affrontando il mondo che sta tentando di formarci nell’anti-cristianesimo per mezzo di scuole, televisione, cinema, musica popolare e tutte le altre influenze che si abbattono su di noi, soprattutto nelle grandi città.  Dobbiamo essere consapevoli che ciò che viene gettato su di noi è tutto di un pezzo; ha un certo ritmo, un certo messaggio da darci, il messaggio dell’adorazione di sé stessi, del rilassamento, del lasciare andare, del divertirsi, del lasciar perdere ogni pensiero sull’altro mondo, in varie forme, sia nella musica o negli spettacoli cinematografici, nella televisione o in ciò che viene insegnato nelle scuole; il modo in cui gli argomenti d’insegnamento ricevono enfasi, il modo in cui è dato il retroscena ed ogni altra cosa. C’è una cosa particolare che ci è stata data; essa è attualmente un’educazione all’ateismo. Dobbiamo combatterla conoscendo proprio ciò che il mondo sta cercando di farci, formulando e comunicando la nostra risposta cristiana ortodossa ad esso.

Francamente, se si osserva il modo in cui vivono  le famiglie ortodosse nel mondo d’oggi, soprassedendo alla propria Ortodossia, sembrerebbe che questa battaglia sia perduta più spesso che vinta. La percentuale di cristiani ortodossi che mantengono la loro identità ortodossa intatta e non si sono mutati a immagine del mondo moderno, è veramente piccola.

Nondimeno, non è necessario considerare il mondo attorno a noi come del tutto malvagio. Per la nostra sopravvivenza come cristiani ortodossi dobbiamo essere abbastanza intelligenti da usare per il nostro vantaggio qualunque cosa del mondo sia positiva. Qui percorrerò pochi punti dove possiamo usare qualcosa nel mondo che sembra non avere niente a che fare con l’Ortodossia allo scopo di formulare la nostra visione ortodossa del mondo .

Il ragazzo che è stato abituato fin dai primissimi anni alla buona musica classica ed ha visto la sua anima svilupparsi in essa, non sarà così tentato dal ritmo e dai messaggi crudi della musica “rock” e dalle altre forme contemporanee di pseudo-musica come qualcuno che sia cresciuto senza un’educazione musicale. Una tale educazione musicale, rifinisce l’anima e la prepara per ricevere le impronte dello Spirito.

Il ragazzo educato nella buona letteratura, nel teatro e nella poesia ed ha sentito il loro effetto sulla sua anima – cioè ha realmente goduto di esse -, non diventerà facilmente un devoto entusiasta dei film contemporanei, di programmi televisivi e di romanzi a buon mercato che devastano l’anima facendola deviare dal sentiero cristiano.

Il ragazzo che abbia imparato a vedere la bellezza nella pittura e nella scultura classiche non sarà attratto facilmente dalla perversità dell’arte contemporanea o dagli appariscenti prodotti della pubblicità e della pornografia moderne.

Il ragazzo che sa qualcosa della storia del mondo, specialmente nei tempi cristiani e sa come altri popoli siano vissuti ed abbiano pensato, che sa in quali errori e tranelli sono caduti i popoli a motivo dell’allontanarsi da Dio e dai suoi comandamenti, e quali vite gloriose ed influenti abbiano vissuto quando furono fedeli a Lui – comprenderà la vita e la filosofia dei nostri tempi e non sarà incline a seguire la prima nuova filosofia o modo di vita che incontra. Uno dei problemi basilari riguardo all’educazione dei fanciulli oggi è che nelle scuole non si dà più loro un senso della storia. E’ una cosa pericolosa e fatale privare un ragazzo di un senso della storia. Significa che egli non ha nessuna capacità di prendere esempi dalle persone che vissero nel passato. Difatti, la storia si ripete costantemente. Una volta compreso questo, diviene interessante come le persone abbiano risposto ai problemi, come ci furono persone che andarono contro Dio e quali risultati vennero da ciò e come le persone cambiarono le loro vite e diventarono casi di eccezione e diedero un esempio che vive ancora nei nostri giorni. Questo senso della storia è una cosa molto importante che dovrebbe essere comunicato ai fanciulli.

In generale, la persona che conosce bene i migliori prodotti della cultura secolare – che nell’Occidente quasi sempre ha precise implicazioni cristiane – ha una molto migliore possibilità di condurre una normale, fruttifera vita ortodossa rispetto a qualcuno che conosce solamente la cultura popolare d’oggi. Un convertito all’Ortodossia direttamente dalla cultura “rock” ed in generale chiunque pensi di poter combinare l’Ortodossia con quella specie di cultura – deve passare attraverso molta sofferenza ed ha davanti una difficile strada prima di diventare un cristiano ortodosso veramente capace di dare la fede agli altri. Senza questa sofferenza, senza questa consapevolezza, i genitori ortodossi educheranno i loro figli per essere divorati dal mondo contemporaneo. La miglior cultura del mondo, quando ricevuta propriamente, rifinisce e sviluppa l’anima; la cultura popolare d’oggi disabilita e deforma l’anima e le impedisce di avere una risposta piena e normale al linguaggio dell’Ortodossia.

Quindi, nella nostra battaglia contro lo spirito di questo mondo, possiamo usare le migliori cose che il mondo ha da offrire allo scopo di andare oltre esse; ogni cosa buona nel mondo, se solamente siamo abbastanza saggi da vederla, indica verso Dio, e verso l’Ortodossia e dobbiamo valerci di essa.

La visione ortodossa del mondo

Con un tale atteggiamento – una visione tanto delle cose buone che delle cattive nel mondo – è possibile per noi avere ed accrescere una visione ortodossa del mondo, vale a dire, una visione ortodossa dell’interezza della vita, non solamente su ristretti argomenti ecclesiastici. Esiste una falsa opinione, che disgraziatamente è troppo diffusa oggi, che sia sufficiente avere un’ortodossia limitata all’edificio della Chiesa e attività “ortodosse” formali, come pregare in momenti determinati o farsi il segno della croce; in ogni altra cosa, così si crede, si può essere come chiunque altro, partecipando nella vita e nella cultura dei nostri tempi senza alcun problema, purché non commettiamo peccato.

Chiunque abbia compreso quanto sia profonda l’Ortodossia e quanto sia pieno il coinvolgimento richiesto dal serio cristiano ortodosso e, contemporaneamente, quali richieste totalitarie faccia su di noi il mondo contemporaneo, vedrà facilmente quanto sia sbagliata quest’opinione. Si è Ortodossi sempre, ogni giorno, in ogni situazione della vita, oppure non si è ortodossi per nulla. La nostra Ortodossia è rivelata non solamente nelle nostre opinioni strettamente religiose, ma in ogni cosa facciamo e diciamo. Gran parte di noi non è assolutamente consapevole della responsabilità cristiana e religiosa che abbiamo per la parte apparentemente secolare delle nostre vite. La persona con una visione del mondo veramente ortodossa vive ogni parte della sua vita come ortodosso.

Chiediamoci dunque qui: come possiamo alimentare e sostenere nella nostra vita quotidiana questa visione ortodossa del mondo?

Il primo e più ovvio modo è di essere in contatto costante con le fonti del nutrimento cristiano, con ogni cosa la Chiesa ci dia per illuminarci e salvarci; gli offici ecclesiastici ed i Santi Misteri, la Sacra Scrittura, le vite dei Santi, gli scritti dei Santi Padri. Si devono leggere,naturalmente, libri che siano al proprio livello di comprensione ed applicare gli insegnamenti della Chiesa alle proprie circostanze nella vita, allora le opere sopra indicate possono essere fruttifere nel guidarci e nel cambiarci in un modo cristiano.

Spesso però queste basilari fonti cristiane non hanno il loro pieno effetto su di noi o non hanno assolutamente nessun effetto, perché non abbiamo il giusto atteggiamento cristiano verso di loro e verso la vita cristiana che si ritiene esse ispirino. Diciamo ora una parola qui riguardo a cosa il nostro atteggiamento dovrebbe essere se dobbiamo ottenere un reale beneficio da esse e se sono destinate ad essere per noi l’inizio d’una visione del mondo realmente ortodossa.

Prima di tutto, il nutrimento spirituale cristiano, per sua stessa natura, è qualcosa che vive e che sostiene; se il nostro atteggiamento verso di esso è semplicemente accademico e libresco, non riusciremo ad ottenere il beneficio che esso dovrebbe dare. Quindi, se leggiamo libri ortodossi o se siamo interessati all’Ortodossia semplicemente per ottenere informazioni, o per mostrare la nostra conoscenza degli altri, non comprendiamo l’argomento centrale; se siamo edotti riguardo ai comandamenti di Dio e alla legge della Sua Chiesa semplicemente per essere “corretti” e per giudicare la “non correttezza” degli altri, perdiamo l’argomento centrale. Queste cose non devono semplicemente avere effetto sulle nostre idee, ma devono toccare direttamente le nostre vite e devono cambiarle. In qualsiasi momento della grave crisi negli affari umani – come i momenti critici proprio di fronte a noi nel mondo libero – coloro che pongono la loro fiducia nella conoscenza diretta verso l’esterno, nelle leggi e nei canoni e nella correttezza, non potranno restare saldi. I forti saranno allora coloro la cui educazione ortodossa ha dato loro una sensibilità per ciò che è veramente cristiano, coloro la cui Ortodossia è nel cuore ed è capace di toccare altri cuori.

Niente è più drammatico che vedere qualcuno che è stato cresciuto nell’Ortodossia, che ha una certa idea del catechismo, che ha letto alcune vite dei Santi, che ha un’idea generale di cosa rappresenti l’Ortodossia, che comprende alcuni dei Sacri Offici e che poi è inconsapevole di cosa stia accadendo intorno a lui. Ed egli dà ai suoi figli questa vita in due categorie: una è il modo in cui vive gran parte della gente e l’altra è come vivono gli ortodossi la domeniche e quando leggono qualche testo ortodosso. Quando un ragazzo è cresciuto così, molto probabilmente non prenderà la categoria ortodossa; essa è destinata ad essere una parte molto piccola della sua vita, poiché la vita contemporanea è troppo attrattiva, troppe persone la seguono, essa è fin troppo parte della realtà odierna. Questo a meno che gli sia stato realmente insegnato come avvicinarsi ad essa, come difendersi contro i suoi cattivi effetti e come approfittare delle cose buone che sono nel mondo.

Quindi il nostro atteggiamento a cominciare proprio da adesso, deve essere a livello del suolo, nominale. Cioè dobbiamo applicarlo alle reali circostanze della nostra vita, non deve essere un prodotto della fantasia, un fuggire dalla realtà o un rifiuto di affrontare i fatti spesso spiacevoli del mondo intorno a noi. Una Ortodossia che sia troppo esaltata e troppo sulle nuvole sarebbe più a suo agio in una serra ed è incapace di aiutarci nella nostra vita di ogni giorno, per non dire della salvezza di quelli intorno a noi. Il nostro è un mondo crudele che ferisce le anime con la sua asprezza; abbiamo bisogno di rispondere per prima cosa con amore realistico e comprensione cristiana, lasciando  l’esicasmo e le forme avanzate di preghiera a quanti ne sono capaci.

Così pure, il nostro atteggiamento non deve essere centrato su noi stessi ma deve spaziare verso coloro che stanno cercando Dio e una vita divina. Oggigiorno, dovunque vi sia una comunità ortodossa consistente, la tentazione è di formarla in una società per la lode di sé stessi e nel compiacersi delle nostre virtù e dei nostri positivi risultati ortodossi: come la bellezza degli edifici delle Chiese e degli arredi ecclesiastici, lo splendore dei nostri Sacri Offici, persino la purezza della nostra dottrina. Ma la vera vita cristiana, sin dai tempi degli Apostoli, è sempre stata inseparabile dalla sua comunicazione agli altri. Una Ortodossia che è viva a motivo di questo stesso fatto illumina gli altri – e non c’è nessun bisogno di aprire un “dipartimento per le missioni” per fare questo; la vita della vera Cristianesimo si comunica senza  bisogno di questo. Se la nostra Ortodossia è soltanto qualcosa che teniamo per noi stessi e intorno a cui siamo eccessivamente orgogliosi, allora noi siamo semplicemente  morti che seppelliscono i morti – cosa che è precisamente lo stato di molte delle nostre parrocchie ortodosse al giorno d’oggi, persino di quelle che hanno un gran numero di giovani, se questi non riescono ad approfondire la loro fede. Non è abbastanza dire che i giovani vanno in Chiesa. Dobbiamo chiedere cosa essi ottengono in Chiesa, cosa prendono dalla Chiesa; e, se non fanno dell’Ortodossia una parte della loro vita intera, allora non è realmente sufficiente dire che vanno in Chiesa.

Parimenti il nostro deve essere un atteggiamento d’amore e di perdono. C’è una specie di durezza che si è insinuata nella vita ortodossa oggi: “Quell’uomo è un eretico; non andare vicino a lui”; “quello è Ortodosso, presumibilmente, ma non si può essere realmente sicuri”; “quello lì è ovviamente una spia”. Nessuno negherà che la Chiesa oggi sia circondata da nemici o che ci siano alcuni che si abbassano ad approfittare della nostra fiducia e confidenza. Ma questo è il modo in cui sono state le cose sin dal tempo degli Apostoli e la vita cristiana è sempre stata una specie di rischio in questo pratico modo. Ma persino se talvolta si approfitta di noi e dobbiamo avere delle cautele a riguardo, tuttavia non possiamo rinunciare al nostro basilare atteggiamento d’amore e fiducia senza il quale perdiamo una delle stesse fondamenta della nostra vita cristiana. Il mondo, che non ha nessun Cristo, può essere senza fiducia e freddo, ma i cristiani, al contrario, devono essere pieni d’amore ed aperti, altrimenti perderanno il sale di Cristo dentro di loro e diventeranno proprio come il mondo, buoni per niente tranne che per essere lasciati in disparte e calpestati.

Un po’ di umiltà nel guardare a noi stessi aiuta ad essere più generosi e a perdonare i difetti degli altri. Amiamo giudicare gli altri per la stranezza del loro comportamento; li chiamiamo “matti” o “pazzi convertiti”. E’ vero che dovremmo essere attenti alle persone realmente squilibrate che ci possono fare grande danno nella Chiesa. Ma quale serio cristiano ortodosso oggi non è un po’ “folle”? Noi non corrispondiamo alle strade di questo mondo; se lo facessimo, nel mondo di oggi, non saremmo cristiani seri. Il vero cristiano oggi non può sentirsi a casa nel mondo; non può evitare di sentirsi e di essere ritenuto dagli altri come un po’ “pazzo”. Il solo fatto di tenere in vita oggi l’ideale di un Cristianesimo non secolare o di essere battezzati da adulti o di pregare seriamente, è sufficiente esser messi in un ospedale psichiatrico in Unione Sovietica e in molti altri paesi e queste nazioni stanno indicando la strada affinché il resto del mondo la segua.

Quindi non dobbiamo avere paura di essere considerati un poco “pazzi” dal mondo e dobbiamo continuare a praticare l’amore ed il perdono cristiani che il mondo non potrà mai capire, ma di cui nel suo cuore ha bisogno e addirittura desidera.

Infine il nostro atteggiamento cristiano deve essere ciò che, non avendo una parola migliore, io definirei innocente. Oggi il mondo dà un alto valore alla sofisticazione, alla sapienza mondana, all’essere un “professionali”. L’Ortodossia non dà alcun peso a queste qualità; esse uccidono l’anima cristiana. E tuttavia s’insinuano costantemente nella Chiesa e nelle nostre vite. Quanto spesso si odono specialmente convertiti entusiasti esprimere il loro desiderio di andare nei grandi centri ortodossi, nelle cattedrali e nei monasteri dove talvolta si riuniscono migliaia di fedeli, dovunque vi sia una qualche importanza ecclesiale e si può percepire quanto sia realmente importante l’Ortodossia, dopo tutto. L’Ortodossia è una piccola goccia nel secchio quando si consideri l’intera società, ma in queste grandi cattedrali e monasteri ci sono tante persone che sembra che essa sia qualcosa di veramente importante. E quanto spesso si vedono queste stesse persone in uno stato pietoso, dopo che hanno soddisfatto il loro desiderio, ritornare dai “grandi centri Ortodossi” irritati e insoddisfatti, pieni di pettegolezzi di Chiesa e di critiche degne del mondo, ansiosi soprattutto di essere corretti ed appropriati e saggi d’una sapienza mondana riguardo alle politiche di Chiesa. In una parola, essi hanno perduto la loro innocenza, la loro separazione dal mondo, essendo stati condotti fuori strada dall’essere affascinati dal lato umano della vita di Chiesa.

In varie forme, questa è una tentazione per noi tutti, e dobbiamo lottare contro di essa per non permettendo a noi stessi di sopravvalutare gli affari esterni della Chiesa, ma ritornando sempre alla sola cosa necessaria: Cristo e la salvezza delle nostre anime da questa generazione folle. Non dovremmo ignorare ciò che accade nel mondo e nella Chiesa – in realtà, dobbiamo saperlo per noi stessi – ma la nostra conoscenza deve essere pratica e semplice e di una sola opinione, non sofisticata e seguace del mondo.

Conclusioni

E’ ovvio per qualsiasi cristiano ortodosso che sia consapevole di cosa accade oggi intorno a lui, che il mondo sta avvicinandosi alla fine. I segni dei tempi sono così ovvi che si potrebbe dire che esso stia crollando verso la sua fine.

Quali sono questi segni?

  • L’anormalità del mondo. Mai manifestazioni e comportamenti strani e non naturali sono stati accettati come cose naturali come nei nostri giorni. Semplicemente guardate al mondo che vi circonda: cosa c’è nei giornali, quale specie di spettacoli cinematografici sono mostrati, cosa si vede alla televisione, cosa la gente ritiene essere interessante e divertente, cosa essa deride; è assolutamente strano. E ci sono persone che deliberatamente promuovono tutto ciò, naturalmente per il proprio beneficio finanziario e perché è di moda, perché c’è un desiderio perverso per questo genere di cose.
  • Guerre e  di guerre, ognuna più fredda e spietata della precedente e su tutte l’incombere dell’inimmaginabile guerra nucleare universale, che potrebbe essere iniziata semplicemente schiacciando un pulsante.
  • I diffusi disastri naturali: terremoti ed ora vulcani – il più recente si sta formando non lontano da qui vicino allo Yosemite Park nella California centrale – che già stanno mutando le condizioni climatiche del mondo.
  • L’aumentare della centralizzazione dell’informazione e del potere sull’individuo, rappresentata in particolare dal nuovo enorme computer nel Lussemburgo che ha la capacità di tenere informazioni su ogni uomo vivente; il suo numero di codice è 666 ed è soprannominato “la bestia” da coloro che lavorano su di esso. Per facilitare il lavoro di tali computer il governo americano prevede di cominciare nel 1984 a concedere assegni di “Social Security” a persone con un numero (apparentemente inclusivo del codice 666) impresso sulla loro mano destra o sulla fronte – precisamente la condizione che prevarrà, secondo l’Apocalisse (cap. 13), durante il regno dell’Anticristo. Naturalmente non significa che la prima persona a ricevere la stampigliatura 666 sarà l’Anticristo od il suo servo ma, una volta che si è abituati a questo, che sarà in grado di resistere? Prima vi addestreranno e poi vi costringeranno ad inchinarvi davanti a lui.
  • Di nuovo il moltiplicarsi di falsi Cristi e di falsi Anticristi. L’ultimo candidato proprio quest’estate ha speso probabilmente milioni di dollari per pubblicizzare la sua imminente apparizione sulle televisioni del mondo, promettendo di dire a quel tempo “un messaggio telepatico” a tutti gli abitanti del mondo. Del tutto separatamente da qualsiasi potere occulto che possa essere coinvolto in tali eventi, noi conosciamo già abbastanza bene le opportunità per presentare messaggi subliminali offerte dalla radio e specialmente dalla televisione, come pure il fatto che questo può essere fatto da chiunque possieda la tecnologia per entrare nel normale segnale della radio e della televisione, non importa quante leggi ci possano essere contro di ciò.
  • La risposta veramente irresponsabile alla nuova pellicola intorno a cui tutti in America parlano e che tutti stanno vedendo: “E.T.” che ha fatto sì che letteralmente milioni di persone apparentemente normali esprimessero il loro affetto ed il loro amore per l’eroe, un “Salvatore” proveniente dallo spazio esterno che è proprio ovviamente un demonio – un’ovvia preparazione per l’adorazione dell’Anticristo che verrà. (E, incidentalmente, il curatore della rubrica degli spettacoli cinematografici del giornale ufficiale dell’Arcidiocesi Greca in America, un prete ortodosso, ha caldamente raccomandato questa pellicola agli ortodossi dicendo che è meravigliosa, che può essere di insegnamento riguardo all’amore e che ognuno dovrebbe vederla. C’è un certo contrasto tra le persone che stanno tentando di essere consapevoli di cosa stia accadendo e quelli che sono semplicemente portati nel sentimento dei tempi.)

Potrei continuare con dettagli come questo, ma il mio scopo è di non spaventarvi, ma di farvi invece consapevoli di cosa sta accadendo intorno a noi. E’ veramente più tardi di quanto noi pensiamo; l’Apocalisse è ora. E quanto è tragico vedere cristiani e soprattutto giovani ortodossi che hanno quest’incalcolabile tragedia che li sovrasta e che pensano di poter continuare ciò che è chiamato una “vita normale” in questi tempi terribili, partecipando pienamente ai capricci di questa generazione stupida ed adoratrice di sé, totalmente inconsapevole che il paradiso dei folli in cui stiamo vivendo sta per crollare, completamente impreparati per i tempi senza speranza che ci sono davanti. La questione ormai non è più quella di essere un cristiano ortodosso “buono” o “cattivo”; la questione ora è: la nostra fede sopravvivrà comunque? Per molti, essa non sopravvivrà; l’Anticristo che sta per venire sarà troppo attraente, troppo nello spirito delle cose del mondo che noi desideriamo avere, perché gran parte degli uomini anche solo sappia che con l’inchinarsi a lui essi hanno perso il loro essere cristiani.

Tuttavia la chiamata di Cristo viene a noi; cominciamo ad accorgerci di essa. La più chiara espressione di questa chiamata oggi sta venendo dal mondo ateo reso schiavo, dove c’è reale sofferenza per Cristo ed una serietà di vita che noi stiamo perdendo rapidamente o abbiamo già perduto. Un prete ortodosso in Romania, Padre Giorgio Calciu, è ora prossimo alla morte in una prigione comunista per avere osato sfidare giovani seminaristi e studenti a lasciar perdere la loro cieca fedeltà allo spirito dei tempi ed a farsi avanti a lavorare per Cristo. Dopo aver parlato della nullità dell’ateismo, egli dice ai giovani d’oggi: “Vi chiamo ad un volo molto più alto, all’abbandono totale, ad un atto di coraggio che sfida la ragione. Vi chiamo a Dio. Colui che trascende il mondo cosicché voi possiate conoscere un paradiso infinito di gioia spirituale, il paradiso che voi attualmente cercate pur nel vostro inferno personale e che cercate persino mentre siete in uno stato di non intenzionale rivolta… Gesù vi ha sempre amati; ma ora voi avete la possibilità di rispondere al suo invito. Rispondendo, ricevete l’ordine d’andare e di portare frutti che rimarranno. Di essere profeti di Cristo nel mondo in cui vivete. Di amare il vostro prossimo come voi stessi e di fare tutti gli uomini vostri amici. Di proclamare con ogni azione quest’amore unico e senza limiti che ha alzato l’uomo dal livello di servo a quello di amico di Dio. L’ordine dato ai profeti di quest’amore liberatorio che vi scioglie da ogni vincolo, ritornando alla vostra integrità nell’offrire voi stessi a Dio.”

Padre Giorgio, parlando ai giovani che avevano poca ispirazione di servire la Chiesa di Cristo perché avevano accettato l’opinione del mondo (comune anche tra noi nel mondo libero) che la Chiesa è solamente un complesso d’edifici ed un’organizzazione secolare, chiama loro e noi ad una più profonda consapevolezza della Chiesa di Cristo e a come il nostro stato formale di membri in essa non è sufficiente per salvarci.

“La Chiesa di Cristo è viva e libera. In lei noi ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere, attraverso Cristo che è il suo capo. In lui abbiamo piena libertà. nella Chiesa impariamo della verità e la verità ci farà liberi. (Giovanni 8,32). Si è nella Chiesa di Cristo ogni volta che si risolleva qualcuno piegato dal dolore, o quando si danno elemosine al povero o si visitano gli ammalati. Si è in Cristo quando si grida: “Signore, aiutami.” Si è nella Chiesa di Cristo quando si è buoni e pazienti, quando si rifiuta di adirarsi con il fratello, persino se ha ferito i nostri sentimenti. Si è nella Chiesa di Cristo quando si prega: “Signore, perdonalo.” Quando si compie onestamente il proprio lavoro, ritornando a casa la sera stanchi ma con un sorriso sulle labbra; quando si ripaga il male con l’amore, si è nella Chiesa di Cristo. Non vedi dunque, giovane amico, quanto sia vicina la Chiesa di Cristo? Tu sei Pietro e Dio sta costruendo la Sua Chiesa su di te. Tu sei la roccia della Sua Chiesa contro la quale niente può prevalere….. Costruiamo chiese con la nostra fede, chiese che nessun potere umano può abbattere, una Chiesa le cui fondamenta sono Cristo…. Abbiate compassione per il vostro fratello accanto a voi. Non chiedetevi mai: “Chi è?” Dite piuttosto: “Non è uno straniero; è mio fratello. E’ la Chiesa di Cristo proprio come lo sono io.”

Con una tale chiamata nel cuore, dobbiamo cominciare ad appartenere realmente alla Chiesa di Cristo, la Chiesa Ortodossa. La partecipazione esteriore non è abbastanza; qualcosa deve muoversi dentro di noi che ci renda differenti dal mondo intorno a noi, persino se quel mondo si chiama “Cristiano” e persino “Ortodosso”. Teniamo ed alimentiamo queste qualità della autentica visione ortodossa del mondo che menzionai prima; un atteggiamento vivo, normale, pieno d’amore e di perdono, non centrato su sé stessi ma che preserva la nostra innocenza ed il nostro distacco dal mondo finanche con una consapevolezza piena ed umile del nostro essere peccatori e della forza delle tentazioni del mondo intorno a noi. Se viviamo veramente questa visione ortodossa del mondo, la nostra fede sopravvivrà agli scompigli davanti a noi e sarà una fonte d’ispirazione e di salvezza per coloro che staranno ancora cercando Cristo nel mezzo del naufragio dell’umanità che oggi è già cominciato.

 

Tratto da: The Orthodox Word, vol. 18, N°4 (105), Luglio-Agosto 1982, pp. 160-176.

 

Breve introduzione alla Spiritualità Ortodossa

Vescovo Silvano (Livi)

Breve introduzione alla Spiritualità Ortodossa

Non è facile parlare di una “Spiritualità Ortodossa” almeno nel senso che gli Occidentali sono ormai abituati a dare alla parola “Spiritualità” in quanto la Chiesa degli Apostoli e dei Padri Teofori (portatori di Dio), in una prospettiva un tempo comune all’ Oriente come all’Occidente, non distinguevano la cosiddetta “spiritualità” dagli altri aspetti della vita del Cristiano, individualmente preso, e della Chiesa nella sua Cattolicità.

Ogni realtà, infatti, se vuol essere affrontata ecclesialmente, deve essere messa in una prospettiva spirituale. Nell’Ortodossia, nei Padri, la cosiddetta spiritualità è indissolubilmente unita al dogma, alla teologia, alla liturgia, nonché alla morale ed al Diritto canonico. In una parola: alla Vita della Chiesa come Corpo Mistico di Cristo.

Racconta uno scrittore ortodosso prima cattolico-romano, che quando nel suo Monastero Benedettino stava per divenire sacerdote accadde questo episodio che riprendo testualmente dalle sue parole:

Poco prima della mia ordinazione sacerdotale, il Padre Abate mi consigliò di leggere qualche buon libro sul sacerdozio. Gli risposi che mi sarebbe piaciuto leggere qualche trattato dei Padri su tale argomento.Egli replicò vivamente: “Ma mio giovane fratello, non pensarci nemmeno! Sarai ordinato fra tre settimane: ti è necessario qualcosa di serio sul sacerdozio. I Padri avrai sempre il tempo di leggerli più tardi, come complemento”. Così mi fu concessa una piccola opera del XIX secolo, altrettanto sentimentale nelle sue effusioni che raziocinante nella sua teologia. Mi sono spesso imbattuto in analoghi atteggiamenti. Un altro superiore monastico al quale ho parlato dei Padri mi rispose: “Si, certo ci sono cose belle nei Padri; ma vi manca la teologia e la mistica. Non vi fu vera teologia nella Chiesa prima di S. Tommaso. E se in Oriente vi sono stati dei grandi asceti, non vi furono mistici. Il misticismo, nella Chiesa, comincia con S. Bernardo e non è giunto a maturità che con S. Giovanni della Croce nel XVI secolo.”
(Archimandrita Placide (Deseille) – Tappe di un Pellegrinaggio in “La Pietra” n.0/1995)

E’ evidente che sia il comportamento dell’Abate che l’affermazione dell’altro Superiore monastico cattolico-romano sono espressione di una mentalità che tende a separare la Mistica, terreno troppo alto per la spiritualità ordinaria dei comuni cristiani, sia dalla teologia che dagli altri aspetti della vita della Chiesa, primi fra tutti la Liturgia e il culto divino.

Eppure se noi domandassimo ad un antico Padre dove più che in ogni altro luogo della vita della Chiesa noi possiamo trovare la “Vita Spirituale” della Chiesa stessa è alla Liturgia che egli ci rimanderebbe, continua dossologia, continua lode, continua supplica ed intercessione ma soprattutto continua epiclesi, “invocazione” del Santo Spirito perché compia con la sua forza ciò che noi con la nostra debolezza siamo incapaci di fare: la trasmutazione della realtà creata in realtà partecipe del divino, di Dio il Padre,il Figlio ed il Santo Spirito.

Questo atteggiamento della Chiesa Ortodossa e dei suoi Padri si è rivelato chiaramente nel corso della cosiddetta “controversia palamitica” o “controversia esicasta”. Di questo dovremo parlare un po’ più diffusamente perché attualmente molti fanno, in occidente, l’equazione spiritualità ortodossa=preghiera esicasta, oppure ortodossia=esicasmo. Ora se questo ha un aspetto di verità non è vero in senso assoluto e deriva da un fraintendimento. Un libro che ha avuto il grande merito di far conoscere in occidente il mondo dell’anima ortodossa è però lo stesso libro che ha generato il fraintendimento. Quando i Racconti di un pellegrino russo furono tradotti nelle lingue occidentali e fece scoprire all’Occidente ormai del tutto raziocinante ed arido l’esistenza della preghiera interiore, ossia la cosiddetta “preghiera del cuore” gli occidentali furono subito tentati di vedere in essa una specie di yoga cristiano, e nell’Ortodossia la forma orientale del Cristianesimo. La contrapposizione si spostò da ortodossia/eterodossia a oriente/occidente. Mentre noi sappiamo bene che per secoli è esistita una Ortodossia Occidentale senza che Sant’Ambrogio o Sant’ Ilario di Poitiers abbiano mai pensato di sentirsi “orientali”. Questo non per negare che la parte orientale della Chiesa abbia un suo “stile” peculiare ed una sua peculiare ricchezza ma perché tutto questo nulla sarebbe se essa avesse perso l’Ortodossia della Fede che è il suo tesoro più prezioso. Esistono delle Chiese Orientali che sono “eterodosse” ed una Ortodossia Occidentale sta rinascendo pur tra tanti travagli e difficoltà, e per Ortodossia Occidentale non intendo solo, né principalmente come taluni fanno, “di rito Occidentale”. Questo libro che mostra come attraverso la sua esperienza, anche un semplice contadino può arrivare alla vetta più alta della preghiera e dell’unione con Dio venne intellettualizzato. Niente di più fuorviante. La “preghiera di Gesù” praticata dal Pellegrino Russo è una preghiera estremamente semplice e povera, è quella che in occidente si chiama “giaculatoria” e consiste nella ripetizione del “Kyrie eleison”, spesso ampliato nell’espressione “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” o altra espressione consimile. Spesso alla Domenica o nel tempo Pasquale si sostituisce con l’espressione “O risorto dai morti, salvaci!”, e talvolta si alterna con invocazioni rivolte alla Deipara o ai Santi. Viene pronunciata con le labbra a mezza voce finché, con la lunga e costante pratica, non si interiorizza e la ripetizione vocale diviene superflua. Legata al respiro essa fa sì che tutto l’essere umano, corpo ed anima, preghi. Presuppone inoltre che l’uomo faccia silenzio dentro di se , unificando il pensiero sulle parole della preghiera (di qui il nome di “preghiera monologica”, ossia “di una sola parola” ma anche “di un solo pensiero”) e soprattutto che alla preghiera si accompagni lo sforzo ascetico che tende alla purificazione dalle passioni, specie dell’egoismo e del primato dell’esteriore, della sensualità, dell’edonismo. Così tutte le facoltà umane tendono a riunirsi in quell’armonia in cui si trovavano nell’uomo edenico, prima del peccato.

E’ però necessario sapere alcune cose.

1 – La “preghiera del cuore” non è certamente l’unica forma di preghiera personale presente nella Chiesa Ortodossa. E nemmeno la più alta che è invece la Divina Liturgia dove si celebra l’Eucaristia del Signore e ci si nutre del Suo Corpo vivificante e del suo Sangue prezioso. Poi il ciclo della ufficiatura quotidiana, la lettura del salterio e tutte le altre forme di preghiera. Tutte queste forme hanno lo stesso fine. Quello che rende “singolare” la preghiera del cuore è che, per la sua semplicità, è adatta a ogni uomo. Per questa ragione, nel mondo ortodosso, talora è chiamata semplicemente “la preghiera”.

2 – Alcuni si sono santificati quasi esclusivamente con “la preghiera”, altri la hanno pressoché ignorata. Basti pensare alla spiritualità sacramentaria di San Giovanni di Cronstadt tutta centrata sull’Eucaristia . Questo non deve preoccupare perché l’Ortodosso sa che sia la preghiera comunitaria e quella personale, che la preghiera monologica e quella liturgica non sono tra di loro opposte, sono invece complementari, sussidiarie e talvolta possono benissimo convivere anche contemporaneamente. Spesso nel mondo ortodosso capita di vedere cristiani o monaci nelle chiese inchinarsi, farsi il segno della Croce e recitare sotto voce la preghiera mentre tra le dita scorre una specie di rosario che è chiamato in greco “komvoskini” in russo “tciotki”. E questo anche durante lo svolgimento dei sacri offici.Questo deriva dal fatto che la preghiera ortodossa non è discorsiva ma contemplativa, risiede nel cuore (inteso non come sentimento ma come centro dell’essere) non nell’intelletto. E’ la stessa cosa che accade quando lo sguardo si posa su un’icona nel momento della celebrazione. Non c’è distrazione perché, mentre gli occhi contemplano l’icona, il cuore è totalmente coinvolto nell’azione sacra che si sta celebrando. Allo stesso modo esistono varie situazioni per la preghiera. Si può pregare camminando, lavorando, ma si può anche isolarsi, in silenzio tranquillo “esichia”, come fanno i monaci detti appunto “esicasti” facendo partecipare tutto il corpo alla preghiera con una posizione raccolta oppure con delle inclinazioni del corpo (metanie) più o meno profonde, e dei segni della croce. L’importante è che la meta a cui si tende è il far sì che lo Spirito che s’impossessi dell’orante. “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. La vita di San Serafino di Sarov ha un episodio magnifico quello dell'”acquisizione della Grazia dello Spirito santo” che trasfigura il Santo ed il suo discepolo Motovilov sulla bianca neve della Russia, in una luce sovrumana: la Luce increata delle energie divine di cui parlava San Gregorio Palamas.

3 – E’ necessario distinguere “la preghiera” nella sua essenza da tutte le particolari pratiche “fisiche” ed esercizi vari che la possono accompagnare e – se praticati correttamente – facilitare. Non bisogna però dimenticare che fine della preghiera nella sua essenza non è nient’altro che l’unione con Dio, la “deificazione”. “Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventar dio” dicono ininterrottamente i Padri. A questo tende “la preghiera” come tutta la vita Cristiana. Chi confonde l’anima della preghiera con gli esercizi di respirazione o di concentrazione trasformandola in yoga cristiano assume, già lo accennavamo, una posizione totalmente fuorviante. E queste posizione, in epoca di new-age – sono, purtroppo, molto comuni. La preghiera senza la partecipazione integrale alla pienezza della vita della Chiesa Ortodossa, non è nulla. La preghiera senza la vita sacramentale, non è nulla. La preghiera senza la guida di un padre spirituale ortodosso può addirittura essere pericolosa, sia sul piano psicologico, che sul piano fisiologico, ma soprattutto sul piano spirituale, specie se si dà soverchia importanza alle pratiche fisiche.

Dicevamo che ciò che conta nella Preghiera, come in tutta la vita Cristiana è la tendenza alla “deificazione” che provocò una grande controversia all’epoca di San Gregorio Palamas prima monaco Athonita poi Arcivescovo di Tessalonica. Non possiamo qui soffermarci troppo sulla teologia Palamita, che esulerebbe dai limiti di una introduzione ma, come abbiamo anticipato all’inizio, dobbiamo evidenziare che, indipendentemente dal fatto che Gregorio Palamas fu il grande difensore dei monaci esicasti , egli ha avuto il merito di mettere a fuoco una dottrina, che per gli Ortodossi è ben più di un semplice facoltativo theologumenon, che ha mostrato che è possibile fin da questa vita terrena l’unione con Dio e la conoscenza di Dio, distinguendo, sulla linea dei Santi Padri che lo avevano preceduto, l’Essenza divina dalle sue Energie increate. Dio,infatti, è inconoscibile nella sua Essenza ma è conoscibile e partecipabile nelle sue Energie increate dette anche Attributi (Bellezza, Sapienza, Amore, Bontà, Misericordia…. ecc.). Detto in parole semplici la dottrina Palamita non condanna l’uomo alla realtà Creata ove la salvezza risiederebbe, come per il Tomismo, in un “organismo sovrannaturale” – la “grazia creata” – che si sovrappone alla natura umana come un surplus, ma nella reale soprannaturalità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina, e capace di partecipare alle energie increate – “Grazia increata “- divenendo egli stesso “dio per grazia”.

Questo è il cuore stesso della vita della Chiesa, il fine a cui tutta la creazione, insieme all’uomo, tende come nei gemiti del parto, per usare l’espressione Paolina, finché Dio sarà “tutto in tutti” nella pienezza escatologica anticipata nella Resurrezione di Cristo e celebrata fin d’ora nella partecipazione ai tutti-immacolati Misteri.

La paternità spirituale nei Padri del Deserto

P. Ambroise Fontrier

La paternità spirituale nei Padri del Deserto e nella Tradizione bizantina
(Scelta di testi)

ascetic sketch

Considera gli anni delle generazioni che furono…
Chiedi a tuo padre, ai tuoi anziani e te lo diranno (Deut. 32, 7)

Per prima cosa, è necessario chiarire che per il cristiano ortodosso esiste un solo ed unico Maestro Spirituale che altro non è se non lo Spirito Santo, il Consolatore, lo Spirito di Verità, che il mondo non può ricevere in quanto resta a lui invisibile ed inconoscibile. Tuttavia, a voi, diceva il Signore ai suoi Apostoli e, per mezzo loro a tutti coloro che crederanno in Lui, voi lo conoscerete poiché dimorerà con voi e sarà in voi… Vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho insegnato… Vi condurrà alla verità… poiché non parlerà da se stesso, ma riferirà tutto ciò che ha udito e vi annuncerà le cose a venire…
Senza lo Spirito Santo, nessuno può ricevere l’illuminazione spirituale, nessuno può contemplare i misteri, nessuno può ricevere la grazia deificante, niente potrà essere mutato e trasformato, nessuno può insegnare, nessuno può essere Padre Spirituale.
Il Signore ha tracciato la via regale della perfezione: “Se vuoi essere perfetto, vai e vendi i tuoi beni, distribuiscili ai poveri e avrai un tesoro nei cieli. Poi vieni e seguimi.” I Padri del Deserto, questa schiera di uomini amanti di Dio, hanno recepito l’appello del Signore, lasciando il mondo per cercare la perfezione, la purificazione e l’unione con Dio, nei “deserti e nelle montagne, nelle caverne e negli antri della terra.” Essi hanno interpretato letteralmente i comandamenti divini, li hanno vissuti e meditati notte e giorno. Per dimostrare quanto fosse dura e difficile la lotta, i Padri usavano questo detto: “Dai il tuo sangue e riceverai lo Spirito”. Perciò sono divenuti Maestri e Padri Spirituali, alimentando la stirpe dei Pneumatofori, degli autentici pastori, poiché hanno raggiunto la semplicità del cuore posseduta dai bambini ricordata nei Vangeli.
“Beati i cuori puri… e tutti coloro che, ininterrottamente, nelle profondità dell’animo, meditano il Nome glorioso del Signore Gesù, scrivono i Padri teofori Callisto ed Ignazio. Essi possono vedere la luce dell’intelletto… e percorrere in Dio ciò che resta della loro via mondana, camminando nella luce, in quanto sono divenuti figli della Luce, come dice Gesù, datore della Luce: “Finché avrete la Luce, credete nella Luce per divenire figli della Luce”. Ed inoltre: “Io sono la Luce del mondo, colui che mi segue non camminerà nelle tenebre, ma possederà la Luce della vita.” Ebbene, anche David grida a Dio la stessa cosa: “Nella tua Luce vedremo la Luce”. Così il divino Paolo: “Dio ha detto che la Luce brilla in seno alle tenebre, Lui ha fatto risplendere il suo chiarore nei vostri cuori”. Per mezzo di essa (la Luce), come per una lampada inestinguibile e sempre splendente, i credenti sono guidati per raggiungere le cose che sono al di là dei sensi; e ancora attraverso tale Luce la porta celeste si apre a coloro che sono puri di cuore, la via sublime che li rende uguali agli angeli. Allora, sorge da loro, come dal disco solare, il dono di esaminare, di discernere, di vedere, di prevedere e simili altri doni; in breve, a loro sono manifestati e rivelati i misteri indicibili. Sono talmente ripieni di spirito, di forza soprannaturale e divina che, polvere divenuta sottile, si alzano e volano nello spazio.
Attraverso tale potenza illuminatrice nello Spirito Santo, sebbene siano ancora in una condizione carnale, alcuni Padri, simili ad incorporei ed immateriali, hanno guadato i fiumi, i mari ed hanno camminato sulle acque a piedi asciutti, hanno percorso in un baleno lunghe ed interminabili distanze, hanno compiuto prodigi sia in terra che in cielo, sul sole, sul mare, nel deserto, nelle città, in ogni luogo e paese, tra le belve e i rettili, nella creazione tutta e in ogni elemento… E, alla morte, i corpi venerabili portano il carattere dell’incorruttibilità che manifesta la grazia dimorante in loro… e dopo la Risurrezione universale saranno elevati, per la potenza illuminatrice dello Spirito, nel cielo ad incontrare il Signore, come dice l’iniziato alle cose indicibili, il divino Paolo, e saranno sempre con Lui. Allo stesso modo, David canta: “Signore, nella Luce del tuo Volto cammineremo e nel tuo Nome gioiremo per tutto il giorno”, ovvero per l’eternità… A ciò, risponde la voce maestosa di Isaia: “Ma coloro che confidano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano in volo…”
“Il Padre Spirituale, dice san Basilio il Grande, è colui che non vive più nella carne, ma guidato dallo Spirito di Dio, divenendo figlio di Dio, ad immagine del Figlio di Dio. Un simile uomo può essere chiamato spirituale”. Non basta, per essere un Padre spirituale avere un carisma dello Spirito, ma avere la grazia in abbondanza, come Eliseo la chiede a Elia suo Maestro: “Che ottenga, te ne prego, una doppia razione del tuo spirito”. Bisogna aver sanato e padroneggiato le proprie passioni, prima di illuminare gli altri. In una parola, bisogna avere ereditato, prima di distribuire. Bisogna essere l’uomo spirituale di cui parla l’apostolo Paolo. Se infatti l’uomo carnale, che non comprende affatto le cose dello spirito, commette, ad esempio, l’ingiustizia, l’uomo psichico non la commette, ma non desidera certo subirla; al contrario, l’uomo spirituale, l’uomo perfetto, imitatore di Cristo, non solo non commette alcuna ingiustizia ma la subisce rendendo grazie al Signore, senza cercare alcuna vendetta.
Se interroghiamo i Padri del deserto su come deve essere il padre spirituale, essi, al pari di Abba Poemen, risponderanno: “Colui che istruisce un altro deve essere perfettamente santo e privo di passioni. Non bisogna assolutamente costruire la dimora del vicino lasciando in rovina la propria. Colui che è maestro e non realizza niente di ciò che insegna, è simile ad un pozzo che disseta e lava ciò che lo circonda pur essendo colmo di ogni genere di impurità”.
Abba Iperechio diceva che colui che insegna per mezzo delle opere e non con le sole parole, è il vero sapiente. Un altro padre paragona colui che insegna a parole a un albero che ha soltanto foglie e nessun frutto.
San Nilo l’Asceta dice che “quelli che hanno un carico di anime devono possedere una perfetta conoscenza, allo scopo di dirigere con prudenza coloro che gli sono stati affidati. Devono insegnare sapientemente ogni aspetto della lotta e non contentarsi di indicare, con un gesto della mano, i segni della vittoria, ma di dirigere, passo passo, il combattimento contro l’avversario. Difatti, il combattimento spirituale è assai più arduo di quello che coinvolge il corpo. In un caso, sono i corpi ad affondare, ma essi possono rialzarsi senza alcuna pena. Nell’altro sono le anime a cadere, che rischiano di ricadere nuovamente anche qualora si siano rialzate…”
San Nilo afferma che colui che è ancora immerso nelle passioni non può essere una guida spirituale. Illustra il suo insegnamento interpretando spiritualmente la Sacra Scrittura e prendendo come esempio il Re David che voleva costruire il tempio di Dio. “Se colui che ancora combatte contro le passioni ed ha le mani insanguinate, vuole edificare il Tempio di Dio assieme a delle anime razionali, udrà queste parole: “Non sarai tu ad innalzare un tempio per me poiché sei un uomo di sangue…” Dunque bisogna essere in pace e pacificati per costruire un tempio a Dio… Ecco perché Mosè pone la tenda fuori dal campo, stando ad indicare, con tale gesto, che il Maestro spirituale deve trovarsi lontano dai rumori della guerra, lontano dagli eserciti macchiati di sangue, un luogo dove risieda la pace.
San Barsanufio il Grande applicò rigorosamente la regola di san Nilo e visse recluso, murato in una cella, all’esterno del monastero presso Gaza, in Palestina. Fu il padre spirituale non solo dei monaci del monastero ma anche di una moltitudine di cristiani. Non incontrava mai nessuno e comunicava tramite messaggi scritti e per la mediazione dell’abate. “Fu nella sua cella che raccolse e gustò il dolcissimo miele dell’esichia”, dice san Nicodemo l’Athonita. Si impose una penitenza così rigorosa che trovava consolazione soltanto nelle lacrime… Poteva dimenticarsi di mangiare, di bere, di vestirsi poiché il suo nutrimento, la sua bevanda, la sua veste erano il Santo Spirito… Dopo aver purificato il cuore da tutte le passioni, fu ritenuto degno di divenire il tempio e l’abitazione del Santo Spirito… Oltre all’umiltà, gli fu concessa la più grande tra le virtù, il discernimento… Al discernimento si aggiunse il dono di vedere e scrutare le ragioni misteriose e spirituali degli esseri sensibili ed intellegibili. Poi ricevette il dono di conoscere le cose lontane come se fossero presenti, il dono di profezia, il dono di leggere nei cuori, di conoscere i pensieri… Da tenero padre che era, non cessava di pregare, notte e giorno, Dio perché rendesse i suoi fratelli dei teofori. Queste sono le sue parole: “Prima che voi me lo chiediate, per la fiamma ardente che brucia in me per Cristo che ha detto “Ama il prossimo come te stesso”, per le bruciature dello Spirito Santo, non cesso mai di pregare Dio, giorno e notte, di rendervi tutti teofori, d’inviare in voi e di farvi dimorare lo Spirito Santo… Sono divenuto per voi un Padre che si adopera per mobilizzare i suoi figli per il Re…”
San Barsanufio è il modello del Padre spirituale, la cui ambizione è di fare dei suoi figli dei portatori di Dio. Nell’amore del prossimo, giunge al livello di un Paolo, di un Mosè. “Credimi fratello, scrive in una lettera, sono pronto a chiedere al mio Maestro, che gioisce delle richieste dei suoi servi, di introdurmi nel suo regno con i miei figli, altrimenti, di cancellarmi dal suo libro”.
L’arte, il modo di insegnare del Padre spirituale è sempre vivo, semplice, come una parabola del Vangelo. Spesso gli esempi sono tratti dalla Sacra Scrittura, al pari del seguente, in cui Dio dice a Ezechiele: “Tu, figlio dell’uomo, prendi un mattone, ponitelo innanzi, disegna su di esso una città: ‹Gerusalemme›”. Ciò significa che il Maestro spirituale deve fare del suo discepolo, che è sulla terra, un Tempio Santo. “Poni attenzione, dice san Nilo, alle parole “ponitelo innanzi”, poiché i progressi del discepolo saranno rapidi se quest’ultimo è costantemente sotto gli occhi del suo maestro. Il continuo spettacolo dei buoni esempi imprimerà delle simili immagini nelle più aride ed indurite anime…” Ed ancora un esempio che trae origine dalla Sacra Scrittura: Giuda ha tradito quando si è sottratto agli sguardi del suo Maestro.
Ecco un altro modo, quello di un Padre del deserto, per riportare sulla retta via uno dei suoi figli venuto a consultarlo.
“- Vengo a trovarti, Padre, dice, per dirti che vado a citare in giudizio un vicino che mi fa molti torti…
– Fai come meglio credi, risponde l’Anziano.
– Allora ci vado di gran lena.
– Vai. Ma prima, preghiamo un po’-. L’Anziano si mise in preghiera e recitò il PadreNostro. Giunto alle parole: rimetti i nostri debiti come anche noi li rimettiamo…, l’Anziano disse: “non rimettere i nostri debiti come anche noi non li rimettiamo ai nostri debitori”.
– Padre, ti sbagli, non è così.
– Ma, disse l’Anziano, non è questo ciò che tu hai deciso di fare?”
E il cristiano ripartì istruito, placato, con lo sguardo interiore fisso sul proprio peccato.
Il Maestro Spirituale è indispensabile, dice Cassiano il Romano, per colui che vuole praticare l’arte spirituale.
Se per le arti e le scienze umane dobbiamo ricevere delle lezioni, istruirci, per quanto tali cose siano alla portata delle nostre mani, dei nostri occhi, delle nostre orecchie, se quindi abbiamo bisogno di un maestro capace che ci diriga, non è forse una follia voler apprendere l’arte spirituale senza un Maestro, essendo essa l’arte più difficile, un’arte nascosta, invisibile, che soltanto chi ha il cuore purificato può apprendere? Fallire in tale arte non è una semplice sconfitta, ma perdizione dell’anima e morte eterna.
“Non è possibile apprendere da soli la scienza delle virtù, insegna ancora un altro padre, san Gregorio il Sinaita, nonostante alcuni abbiano usato l’esperienza come maestra. Colui che agisce in questo modo e non cerca il consiglio di coloro che hanno progredito è un presuntuoso. Se il Figlio non compie niente che non compia anche il Padre, se lo Spirito Santo non parla da se stesso, qual è dunque l’uomo che può pretendere di essere salito sul più alto gradino della virtù senza essere iniziato? Folle temerarietà! Se crede di possedere la virtù, si inganna. Affidatevi a coloro che conoscono i dolori della virtù della prassi, vale a dire il digiuno sino alla fame, la continenza, le veglie prolungate, le prosternazioni faticose, lo stare in piedi ed immobili, la preghiera incessante, il silenzio benedetto e soprattutto la pazienza… La Scrittura, a tal proposito, dice: “Mangerai i dolori delle tue virtù” ed ancora “Il Regno dei cieli appartiene a coloro che lo forzano”.
Nonostante fosse vissuto da asceta nella pratica di tutte le virtù, qualcosa preoccupava ancora san Gregorio il Sinaita: di trovare un uomo spirituale che potesse condurlo là dove non era giunto con le sue sole forze, poiché sentiva, nel profondo del suo cuore, un vuoto da colmare, quello che gli anziani, da lui incontrati, non gli avevano ancora insegnato. “Dio esaudì la sua richiesta, dandogli la guida cercata. Rivelò ad Arsenio, anacoreta, l’esistenza di Gregorio e il suo desiderio. Arsenio, guidato dal Santo Spirito, si recò da Gregorio, che lo ricevette con gioia. Dopo i saluti consoni ai monaci, l’anziano Arsenio cominciò a parlare come se leggesse da un libro divino. Parlò della sorveglianza sull’intelletto, della purificazione, dell’attenzione, della preghiera intellettiva, del modo in cui l’intelletto si purifica con la pratica dei comandamenti e come diviene Luce.
Poi, rivolgendosi a Gregorio, gli chiese:
-Dunque, figlio mio, qual è il tuo percorso?
Il divino Gregorio gli raccontò tutto quello che aveva compiuto sin dall’inizio, la sua separazione dal mondo, l’amore per la solitudine, i combattimenti che aveva intrapreso…
Il divino Arsenio che conosceva perfettamente la Via che conduce l’uomo al culmine della virtù, sorrise, dicendogli:
– “Tutto quello che mi hai narrato, figlio mio, è chiamata Prassi dai Padri teofori e non Teoria-Contemplazione”. Udendo tali parole, Gregorio cadde ai piedi dell’anziano e lo supplicò, nel Nome del Signore, di insegnargli la preghiera intellettiva, l’esichia e il controllo sull’intelletto. Arsenio colse l’occasione e, senza perdere altro tempo, cominciò ad iniziare il nuovo discepolo e a rivelargli tutto quello che aveva ricevuto dalla grazia divina.
Nell’Ortodossia, non è la regola a fare il monaco, ma il Maestro spirituale. Abbiamo conosciuto dei monaci che hanno lasciato il loro monastero per andare a vivere presso un Padre spirituale e cercarne un altro alla morte di quest’ultimo. San Gregorio ha formato dei discepoli degni del regno dei Cieli. Egli, infatti, ha reso noto al mondo san Massimo il Cavsocaliba, che fino a quel momento errava nei deserti athoniti, facendosi passare per un folle. Un maestro spirituale non rivelato da un altro, non caldeggiato, diremmo, da un altro maestro conosciuto e sperimentato, è un falso maestro da cui bisogna prendere le distanze. Cristo si appella al Padre e il Padre lo manifesta al mondo. Al momento del battesimo di Giovanni ci sono due testimonianze: quella del Padre e quella dello Spirito. Lo Spirito non parla da se stesso, ma dice ciò che ha udito presso il Padre. Abbiamo sentito spesso, presso gli anacoreti, la domanda: Di chi sei discepolo? Essi se la pongono al primo incontro.
Ritorniamo a san Gregorio e al suo discepolo Callisto che divenne, in seguito, patriarca di Costantinopoli, e penetriamo, grazie a lui, nell’intimità del rapporto con il suo maestro, per mezzo del racconto che segue:
“ – Lo interrogavo semplicemente, e senza curiosità, appena lo vedevo uscire dalla cella, col volto radioso… E mi diceva:
“L’anima che si lega a Dio, che è stata ferita dal suo amore, che è salita al di sopra della creazione tutta, che vive ad un livello superiore delle cose visibili, che è completamente soggiogata dal desiderio di Dio, non può del tutto nascondersi. Difatti, il Signore ha annunciato queste cose, dicendo: “Il Padre che vede nel segreto ti manifesterà innanzi a tutti”. E ancora: “…così brilli la vostra luce davanti agli uomini, perché, vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre che è nei cieli”. Poiché il cuore danza dalla gioia, l’intelletto si scuote di letizia, il volto è radioso, secondo il sapiente che ha detto: “Il cuore gioioso fa splendere il volto”.
– Io gli chiedevo ancora: Padre divino, insegnami, per amore della verità, cosa sia l’anima e come venga considerata dai santi.
– Accogliendo la mia richiesta, con una tranquillità che le era connaturale, mi rispose:
– Mio caro figlio spirituale, non cercare ciò che si trova al di sopra della tua capacità e non vagliare ciò che più profondo di te. Di fronte alla questione importante che mi hai posta, sei ancora un bambino, vale a dire imperfetto. Non puoi digerire un nutrimento solido, comprendere delle cose che sono al di sopra delle tue capacità. Il nutrimento degli adulti non è adatto ai lattanti che possono cibarsi di cose liquide.
Caddi ai suoi piedi, abbracciandoli fortemente e lo supplicai, con insistenza, di darmi ancora delle spiegazioni. Acconsentendo alla mia preghiera mi disse brevemente:
– Se non vedi la risurrezione della tua anima, non puoi apprendere cosa sia esattamente l’anima spiritualizzata. Ancora lo pregai, con rispetto, e lui mi rispose:
– Rivelami, Padre, se sei giunto al culmine di tale ascensione, ovvero, se hai compreso cosa sia l’anima spiritualizzata. Con molta umiltà, mi rispose:
– Sì.
– Per amore del Signore, ribattei, insegnami questo per il bene della mia anima. Fu così che questa anima divina e venerabile soddisfece il mio desiderio, dandomi tale insegnamento:
– Quando l’anima ha impiegata tutta la volontà a combattere ogni passione per mezzo della pratica delle virtù, con la ragione e il discernimento, le riduce progressivamente e le sottomette. Dopo averle sottomesse, coltiva le virtù naturali che la istruiscono e la guidano alle cose che sono al di sopra della natura, facendola salire su di una scala spirituale. Allorché l’intelletto, per la grazia di Cristo, raggiunge la dimensione spirituale, viene illuminato dalla Luce del Santo Spirito. Si spande luminosamente nella contemplazione, si eleva al di sopra di se stesso, secondo la misura della grazia che Dio gli ha concesso e vede con maggiore purezza e chiarezza la natura degli esseri, secondo l’ordine e la relazione che le sono propri e non come speculano i filosofi che percepiscono soltanto l’ombra delle cose e che non cercano di seguire, come dovrebbero, l’operazione della natura. Poiché come insegna la divina Scrittura “… si sono smarriti nel loro vano ragionamento e il cuore, privo di intelligenza, si è colmato di tenebre”.
L’anima che ha ricevuto la caparra della grazia del Santo Spirito, per mezzo delle ripetute contemplazioni, abbandona, a poco a poco, ciò che si trova in basso e sale verso l’alto, verso ciò che è divino, come dice Paolo ai Filippesi, “Dimenticando ciò che è dietro di me e slanciandomi verso ciò che si trova innanzi a me, corro verso la meta finale…” L’anima così illuminata dal Santo Spirito, scintilla. Si è elevata sulle cime della contemplazione… Unita allo Sposo celeste per mezzo di un eros immortale, il Cristo, conversa con Dio che la ricolma abbondantemente e la orna riccamente…”
“Quando troviamo tali maestri, dice Nilo l’Asceta, i discepoli devono rinunciare a se stessi e alla propria volontà, al punto da non differenziarsi da un corpo inanimato, di essere come la materia plasmabile nelle mani dell’artista…Poiché in tale modo il Maestro fa progredire i discepoli, che non lo contraddicono mai, nella virtù”.
“Non ti illudere credendo di saperti guidare da solo nelle cose spirituali, consiglia Abba Poemen. Sottomettiti ad un anziano e lasciati guidare in tutto”. Un altro Padre del deserto, introducendo un novizio gli diceva: “Fratello, fai come il cammello. Caricati delle tue imperfezioni e lasciati guidare da un Padre spirituale sulla via che egli conosce più di te”.
“Se vogliamo criticare le soluzioni che utilizza il maestro, non ci sarà alcun progresso, poiché ciò che al discepolo può sembrare privo di importanza e persino insensato, dice ancora san Nilo, in verità è cosa buona. Colui che è un artista e chi non lo è, giudicano differentemente l’opera d’arte. Il primo ha come regola la conoscenza, l’altro la somiglianza”.
Si narra che Abba Giovanni il Colobo, prima di divenire asceta, visse per molti anni sotto la direzione di un Anziano, nella Tebaide. In principio, il Maestro, volendo metterlo alla prova, lo fece camminare, in un giorno, per dodici ore, dalla loro capanna sino ad un luogo arido. Là, l’Anziano prese il suo bastone, lo piantò in terra e ordinò al discepolo di andare ad innaffiarlo tutti i giorni, portando, in un secchio, l’acqua dalla capanna. Il buon discepolo operò con zelo quanto era stato stabilito dal maestro. Tre anni dopo, il legno secco riprese vita e produsse delle noci. L’Anziano le raccolse e la Domenica seguente le portò in Chiesa. Dopo l’ufficio furono distribuite agli eremiti, dicendo loro: “Venite fratelli, gustate i frutti dell’obbedienza”.
Abba Iperechio diceva che l’obbedienza è il gioiello più prezioso per un monaco. Quello che lo possiede sarà esaudito da Dio ed entrerà in rapporto con il Crocifisso che si è fatto obbediente sino alla morte.
Marco l’Asceta, fedele alla tradizione dei Padri, insegna ugualmente: “Vivere soli è pericoloso, seguendo le proprie fantasie, senza testimoni ma è ugualmente insidioso vivere assieme ad uomini privi di esperienza nei combattimenti spirituali. Le macchinazioni del Maligno sono molteplici e ben dissimulate, le trappole del nemico sono di vario genere e disseminate ovunque. Per questo, possibilmente, bisogna impegnarsi a vivere con degli uomini saggi e virtuosi oppure frequentarli ripetutamente. Quando non possediamo la lampada della vera conoscenza, per non aver ancora raggiunta la maturità spirituale, essendo sempre bambini, bisogna seguire colui che possiede la lampada, per non camminare nelle tenebre e non esporsi ai pericoli degli uragani e delle gelate, correndo il rischio di cadere nelle fauci delle belve spirituali che abitano le tenebre e che divorano coloro che procedono senza la lampada spirituale che è la Parola di Dio…”
A proposito di tale frequentazione di uomini santi e sapienti, ci vengono alla mente molte storie del Deserto. Un Anziano diceva che colui che entra in un profumeria, anche se non acquista alcunché, ne esce impregnato da un buon odore. La stessa cosa avviene a colui che frequenta dei santi, poiché di impregna del profumo delle loro virtù.
“Tre anziani, si narra nella vita di sant’Antonio, avevano la consuetudine di recarsi, una volta all’anno, al monte dell’Abba Antonio per ricevere gli insegnamenti del grande santo. Una volta, due di loro posero alcune domande sull’ascesi dell’anima e del corpo, per fornire al santo l’occasione di riversare la sapienza divina che sortiva dalle sue labbra. Il terzo ascoltava in silenzio e non poneva domande. Il santo gli disse:
– In tutti gli anni che mi hai reso visita, non hai ancora posto una domanda. Non vuoi imparare niente?
– Mi basta guardarti, Abba. – Ciò mi insegna molto, rispose con rispetto l’anziano”.
Da ciò che abbiamo scritto sin qui, apprendiamo che non esiste altra via certa se non quella di confessare ogni pensiero ai Padri che hanno il dono del discernimento, di ricevere da loro soli la condotta nella virtù, di non affidarsi mai al proprio giudizio… Poiché confessarsi a qualcuno che non possiede il discernimento, che non ha esperienza, mette a rischio di perdizione ambedue le anime. Abba Poemen consiglia di non affidare la propria confessione a chi risulta sconosciuto alla nostra coscienza.
Abba Cassiano e i suoi discepoli resero visita ad Abba Mosè (un vecchio brigante divenuto uno dei più grandi santi del deserto) e lo interrogarono sulla confessione dei pensieri. Mosè rispose loro: “ È buona cosa, figli miei, non nascondere i propri pensieri ai Padri e confessarli francamente e sinceramente. Non bisogna ascoltare il proprio giudizio, ma sottomettersi, senza esclusione alcuna, a quello dei Padri. Non bisogna confessare a chiunque i segreti del cuore, ma a degli anziani divenuti spirituali, che sanno discernere, che hanno la stima di molti e non soltanto i capelli bianchi. Molti sono coloro che si fissano sulle cose esteriori e rivelano i loro pensieri; al posto della guarigione trovano la disperazione, a causa dell’inesperienza di chi li ascolta”.
San Massimo il Cavsocaliba – l’uomo ardente delle capanne – è stato vittima di un confessore inesperto a cui aveva rivelato le sue visioni e l’incontro con la Deipara sulla cima del Monte Athos: per questo, fu considerato un folle, un uomo smarrito. Ma fu una grazia per san Massimo, che si servì dell’epiteto “smarrito” per salvarsi dalle lodi degli uomini, dicendo a tutti quelli che lo avvicinavano: “Allontanatevi da me, sono un uomo smarrito”.
“I Padri esperti, insegna Cassiano il Romano, non si muovono per loro volontà, ma sono mossi da Dio e dalle Scritture ispirate. Che sia necessario interrogare coloro che sono progrediti nella virtù, è scritto in molti passi della Santa Scrittura, come nella Vita di san Samuele, che, ancora bambino, fu consacrato dalla madre a Dio e fu degno di conversare con il Signore e che tuttavia non si affidò a propri pensieri, andando a consultare il Padre spirituale Eli, apprendendo così che avrebbe dovuto rispondere a Dio. Nonostante Dio, con la Sua chiamata, lo avesse reso degno di Lui, volle che fosse sottomesso al padre spirituale, affinché vivesse nell’umiltà.
Allo stesso modo, Cristo che scelse e chiamò Paolo, avrebbe potuto aprirgli subitamente gli occhi, mostrandogli la via della perfezione; tuttavia lo inviò da Anania, orinandogli di imparare da quest’ultimo la via della verità e dicendogli: “Alzati, torna in città e là ti sarà detto cosa devi fare”. Tali esempi ci insegnano a lasciarsi guidare da coloro che sono perfetti… “Salii, dice Paolo, a Gerusalemme per incontrare Pietro e Giacomo, per esporre loro il Vangelo che predico, con il timore di correre o di aver corso invano”, nonostante la grazia del Santo Spirito fosse con lui nella potenza dei miracoli compiuti. Chi può essere talmente orgoglioso e presuntuoso da reggersi unicamente sul proprio giudizio, quando il vaso di elezione confessa che è necessario il parere degli apostoli? Dunque è chiaro che – i fatti lo dimostrano – il Signore non rivela la via della perfezione se non a quelli che sono guidati dai Padri spirituali. Perciò Dio, per bocca del profeta, dice: “Interroga tuo padre e te lo insegnerà, interroga i tuoi anziani e te lo diranno…”
Similmente all’apostolo, il padre spirituale conosce i dolori del parto, gli attacchi dei demoni scatenati contro di lui, poiché i demoni si vendicano sul padre spirituale, dice Nilo l’Asceta, e vanno a turbarlo di giorno e di notte, suscitando, a suo danno, le calunnie, le difficoltà, i pericoli.
Talvolta, accade, dice Giovanni il Carpato, che il maestro si esponga al disonore, subisca delle prove per il bene dei discepoli. “Siamo privi d’onore e disprezzati, voi siete gloriosi e forti in Cristo”, scrive Paolo ai Corinti. San Simeone il Nuovo Teologo fu attaccato dai suoi monaci animati dal diavolo. Il patriarca di allora lo condannò all’esilio, ma tornò sui suoi passi grazie alla richiesta e alle preghiere del santo e si limitò a disperdere i calunniatori. Ma, da buon pastore che era, non potendo tollerare il monastero deserto, si mise a cercarli, inviando loro ciò che era indispensabile a sopravvivere. In seguito, andò da ciascuno di loro, chiedendo perdono come se li avesse offesi e dopo qualche tempo riuscì a farli tornare al monastero.
“Ricevi e ascolta con pietà le istruzioni divine e spirituali dei Padri. Le cose spirituali sono inaccessibili a coloro che sono privi di esperienza, dice san Macario. La comunicazione del Santo Spirito è data all’anima santa e fedele… I tesori celesti dello Spirito sono resi manifesti a colui che ha acquisito l’esperienza. Quello che non è stato iniziato non può comprendere assolutamente niente”.
“Dunque ascolta con pietà ciò che ti è rivelato su tali cose fino al momento in cui sarai ritenuto degno di riceverle. Allora vedrai, con gli occhi sperimentati dell’anima, a quali beni e a quali misteri le anime dei cristiani possono, sin qui, comunicare…”, ci insegnano i santi Callisto ed Ignazio.

(Tratto dal volume Callinique l’Esicaste, Paris, Fraternitè Orthodoxe Saint Gregoire Palamas)

San Giovanni di Kronstadt: Sulla preghiera

San Giovanni di Kronstadt
Pensieri diversi sulla preghiera
San Giovanni di Kronstadt

San Giovanni di Kronstadt

LA PREGHIERA COSTRUITA SULLA SABBIA

Il demonio si sforza di disperdere la preghiera, come fosse un mucchio di sabbia; cerca di trasformare le parole in sabbia secca, senza coesione né midollo, cioè senza fervore del cuore. Così la preghiera può essere sia una casa costruita sulla sabbia, sia una casa costruita sulla roccia. Edificano sulla sabbia coloro che pregano senza spirito di fede, distrattamente, con freddezza: una preghiera simile si disperde da sola e non reca nessun vantaggio a colui che prega. Edificano sulla roccia coloro che, durante la preghiera, tengono gli occhi fissi verso Dio e si rivolgono a lui come ad una persona viva, parlandogli faccia a faccia.

LE TENEBRE DURANTE LA PREGHIERA

Durante la preghiera, a volte sopraggiungono momenti di tenebre mortali e di angoscia spirituale che nascono da un cuore incredulo (l’incredulità infatti è tenebra). In questi momenti non lasciar venir meno il tuo cuore, ma ricordati che se la luce divina si è spenta in te, continua però a brillare, in tutto il suo splendore e la sua gloria, in Dio stesso, nella sua Chiesa in cielo e sulla terra, e nell’universo materiale in cui “si sono rese visibili la sua potenza eterna e la sua divinità “(Rm 1, 20).

Non credere che la verità è venuta meno, poiché la verità è Dio stesso e tutto ciò che esiste trova in lui la propria fonte e il proprio fondamento. Solo il tuo cuore, il tuo cuore peccatore e ottenebrato, può venir meno alla verità, perché non riesce a sostenere in continuazione il bagliore della luce di verità e non è sempre capace di sostenerne la purezza; ci riesce solo se è stato purificato dai propri peccati, causa primaria delle tenebre spirituali. Puoi averne la prova in te stesso. Quando la luce della fede o della verità divina dimorano nel tuo cuore, esso è nella pace, calmo, forte e vivo; quando invece la luce scompare, il cuore è a disagio, debole come una canna agitata dal vento, senza slancio. Non dare importanza a queste tenebre, opera di Satana; fa’ il segno di croce, segno che dà la vita, ed esse si dissiperanno.

LA PREGHIERA CI RENDE INVULNERABILI

L’unico modo per passare la giornata nella pace e nella santità, senza peccato, è quello di pregare con fervore e sincerità fin da quando ti alzi al mattino. Questa preghiera introdurrà Cristo nel tuo cuore, assieme al Padre e allo Spirito Santo e così renderà salda la tua anima contro ogni assalto del male. Dovrai però continuare a proteggere accuratamente il tuo cuore.

LA PREGHIERA DELLE LABBRA HA LA SUA ECO NEL CUORE

Si possono recitare le preghiere in fretta senza che questo nuoccia alla qualità della preghiera? È possibile per coloro che hanno imparato a pregare interiormente con un cuore puro. Durante la preghiera bisogna che il cuore desideri sinceramente quello che chiedi, che avverta la verità di quello che stai dicendo e queste cose, in un cuore puro, avvengono spontaneamente. I puri di cuore sono capaci di recitare rapidamente le preghiere e di farlo in modo gradito a Dio; nel loro caso la rapidità non nuoce all’autenticità della preghiera. Ma coloro che non sono ancora capaci di pregare con cuore sincero devono assolutamente pregare lentamente, aspettando che il cuore faccia eco ad ogni parola della preghiera. E questo dono non sempre è concesso facilmente a quelli che non sono abituati alla preghiera contemplativa. Per costoro bisogna quindi fissare come regola assoluta che le parole della preghiera siano pronunciate lentamente e intercalate da pause. Aspetta che ogni parola trovi eco nel cuore.

LE ESIGENZE DELLA PREGHIERA

La preghiera è l’elevazione dello spirito e del cuore verso Dio. t perciò evidente che la preghiera è assolutamente impossibile ad una persona che abbia lo spirito e il cuore attaccati a qualcosa di carnale – il denaro o gli onori, per esempio – o abitati da passioni come l’odio e l’invidia, poiché le passioni rinchiudono il cuore, allo stesso modo in cui Dio invece lo dilata e gli dà la vera libertà.

IL MALIGNO HA VIA LIBERA DOVE NON SI PREGA

Molta gente ha perso la fede o perché ha completamente perso lo spirito di preghiera, o perché non l’ ha mai avuto e continua a non averlo; in breve, perché non pregano. Il principe di questo mondo ha campo libero per agire nel cuore di gente simile e diventa il loro padrone.

Costoro non hanno chiesto e non chiedono la grazia di Dio (i doni di Dio infatti sono accordati solo a quelli che li chiedono e li cercano); così il loro cuore, corrotto per natura, viene pri­vato della rugiada vivificante dello Spirito Santo; alla fine è talmente secco che prende fuoco e brucia della fiamma infernale dell’incredulità e delle passioni. E il demonio sa come accendere le passioni che alimentano questo fuoco terribile; trionfa nel vedere la rovina di quelle povere anime riscattate al prezzo del sangue di Colui che aveva schiacciato sotto i piedi la potenza di Satana.

PREGA PER LA SALVEZZA DEGLI ALTRI E DIO TI BENEDIRÀ

Quando sei colpito dalla sofferenza e dall’angoscia degli altri e ti senti portato a pregare per loro con cuore compassionevole profondamente commosso, chiedi a Dio di aver pietà dei loro peccati come chiederesti la remissione dei tuoi: cioè supplicalo piangendo di perdonarli. Prega per la salvezza degli altri come pregheresti per la tua salvezza. Se ci riuscirai, se diventerà per te un’abitudine, riceverai da Dio un’abbondanza di doni spirituali, i doni dello Spirito Santo che ama l’anima preoccupata per la salvezza altrui. Lo Spirito stesso infatti vuole salvarci con tutti i mezzi possibili, a condizione che non gli opponiamo resistenza e che non induriamo il nostro cuore. “Lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti ineffabili “(Rm 8, 26).

LA PREGHIERA FATTA PER FORZA NON GIUNGE A DIO

La preghiera fatta solo per obbligo genera l’ipocrisia, rende l’uomo incapace di fare tutto ciò che richiede riflessione e provoca il disgusto per ogni cosa, anche per l’esecuzione dei propri compiti. Questo dovrebbe convincere tutti coloro che pregano in tal modo a correggere il loro modo di pregare. Bisogna pregare con gioia, con forza, con tutto il cuore. Non pregare solo quando sei costretto, nella prova o nel bisogno, poiché “Dio ama chi dona con gioia “(2 Co 9, 7).

PREGA PER TUTTI, ANCHE PER I NEMICI

Se noti nel tuo prossimo difetti e passioni, prega per lui. Prega per tutti, anche per i tuoi nemici. Se ti accorgi che il tuo fratello è fiero e testardo, che si comporta orgogliosamente verso di te o verso gli altri, prega per lui, affinché Dio illumini la sua mente e riscaldi il suo cuore con il fuoco della grazia, e ripeti: “Signore, insegna la dolcezza e l’umiltà al tuo servo che è caduto nell’orgoglio di Satana; allontana dal suo cuore le tenebre e il peso di questa fierezza malvagia”.

Se vedi un fratello in collera prega così: “Signore, fa’ che con la tua grazia questo servo diventi buono!” Se si tratta di un’anima mercenaria e piena di cupidigia, di’: “Signore, tu che sei il tesoro incorruttibile e l’inesauribile ricchezza, fa’ che il tuo servo, creato a tua immagine, riconosca il carattere ingannatore delle ricchezze e si accorga che esse sono vane, inconsistenti e false, come tutte le cose terrene. Infatti i giorni dell’uomo sono come l’erba, come una ragnatela; tu solo sei la nostra ricchezza, la nostra pace e la nostra gioia”.

Se vedi un uomo invidioso, prega così: “Signore, illumina lo spirito e il cuore del tuo servo affinché possa riconoscere i doni innumerevoli ed insondabili che ha ricevuto dalla tua generosità inesauribile. Nell’accecamento della sua passione, ha dimenticato te i tuoi doni preziosi e, nonostante sia ricco grazie ai tuoi regali, si crede povero e guarda con invidia i beni che hai distribuito a ciascuno dei tuoi servi, a volte loro malgrado, ma sempre secondo la tua volontà, o nostro ineffabile benefattore! Signore pieno di misericordia, strappa il velo con il quale il demonio ha coperto gli occhi del cuore del tuo servo, accordagli la contrizione del cuore, le lacrime di pentimento e di gratitudine, affinché l’avversario che l ‘ha catturato vivo nella sua rete, non possa gustare la gioia di strapparlo dalle tue mani2.

Se vedi un ubriaco, di’ nel tuo cuore: “Signore, rivolgi uno sguardo di bontà al tuo servo, sedotto dalla concupiscenza del ventre e dei piaceri carnali, fagli capire la dolcezza della temperanza e del digiuno, la dolcezza del frutto spirituale che ne deriva”. Se vedi un uomo in preda alla passione della gola e che trova in essa la propria felicità, ripeti: “Signore, tu sei il nostro cibo, non il cibo che perisce bensì quello che conduce alla vita eterna. Purifica il tuo servo dal peccato di gola, così carnale e lontano dal tuo Spirito, accordagli di conoscere la dolcezza del tuo cibo spirituale e vivificante, cioè il tuo corpo e il tuo sangue e la tua parola santa, viva e operante”.

In questo o in altri modi prega per tutti i peccatori e non permetterti mai di disprezzare qualcuno a causa del suo peccato, o di correggerlo con durezza; servirebbe solo ad aggravare le sue ferite; correggilo invece con consigli, ammonizioni e castighi adatti a frenare il male o a contenerlo entro certi limiti.

L’UOMO PORTATO ALLA PREGHIERA DA TUTTO IL CREATO

L’anima è portata suo malgrado alla lode quando contempliamo il cielo stellato, ma ancor di più quando, contemplando il cielo e le stelle, ci raffiguriamo la bontà di Dio verso l’uomo, l’amore infinito con cui ama l’uomo, egli che per la nostra salvezza non ha risparmiato il suo Figlio unigenito. Ti è impossibile non glorificare Dio se ti ricordi che sei stato creato dal nulla, che sei predestinato, fin dalla fondazione del mondo, alla beatitudine eterna, senza alcun motivo, senza alcuna proporzione rispetto ai tuoi meriti; se ti ricordi le grazie che Dio ti ha accordato durante tutta la vita, in vista della tua salvezza, gli innumerevoli peccati che ti ha perdonato, e non una o due volte, ma infinite volte, l’abbondanza di doni naturali che ti ha procurato, dalla salute all’aria che respiri, alla goccia d’acqua.

Siamo portati nostro malgrado alla lode quando vediamo con stupore la varietà infinita delle creature nel regno animale, nel regno vegetale e in quello minerale. Che sapiente organizzazione esiste ovunque, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo! Una lode spontanea sgorga dal cuore ed esclama: “Come sono meravigliose le tue opere, o Signore! Hai creato ogni cosa con sapienza “(Sal 104, 24). Gloria a te, Signore, che hai creato ogni cosa!

METTI LA PREGHIERA ALLA BASE DELLE TUE OPERE

Quando reciti la preghiera della sera o del mattino, a casa tua oppure in chiesa durante l’Ufficio divino, chiediti nel tuo cuore come compiere questa opera buona e desidera sinceramente di compierla per la gloria di Dio. Il Signore e sua Madre santissima ti illumineranno sicuramente, ispireranno al tuo cuore un’idea chiara che ti farà vedere come agire. Se per esempio vuoi scrivere un discorso o una predica e non sai che argomento scegliere, pensaci durante la preghiera: il Signore e sua Madre santissima ti indicheranno con sicurezza e con estrema chiarezza l’argomento da trattare, con tutti i diversi punti; il tuo spirito e il tuo cuore illuminati vedranno chiaramente tutti gli aspetti del problema.

NELLA PREGHIERA PREGUSTIAMO LA FELICITA ETERNA

Già in questa vita noi percepiamo qualcosa di ciò che sarà la nostra unione con Dio nel mondo che verrà, di come sarà per noi sorgente di luce, di pace, di gioia e di felicità. Durante la preghiera, quando la nostra anima è interamente rivolta verso Dio ed è unita a lui, ci sentiamo felici, tranquilli, sollevati e gioiosi, come bambini rannicchiati in grembo alla madre; o, per meglio dire, proviamo una sensazione di benessere ineffabile. “è bello per noi stare qui “(Lc 9, 33).

Combatti quindi instancabilmente per giungere a questa beatitudine eterna, di cui gusti un assaggio già in questa vita; ma ricordati che questo anticipo è solamente terreno, imperfetto, che “ora noi vediamo come in uno specchio, in maniera indiretta “(1 Co 13, 12). Che cosa proveremo mai allora, quando saremo realmente uniti a Dio in piena verità, quando le immagini e le ombre saranno scomparse e sarà instaurato il regno della realtà e della visione? Oh, come dobbiamo tendere tutta la vita, incessantemente, verso questa beatitudine futura, verso l’unione con Dio!

LA PREGHIERA RICHIEDE LA CONVERSIONE DEL CUORE

Chi prega il Signore, la Madre di Dio, gli angeli e i santi, deve innanzitutto sforzarsi di correggere il proprio cuore e la propria vita, poi cercare di imitarli, come sta scritto: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36). “Siate santi, perché io sono santo” (1 Pt 1, 16).

Coloro che pregano la Madre di Dio devono imitare la sua umiltà, la sua inconcepibile purezza, la sua sottomissione alla volontà di Dio, la sua pazienza. Coloro che pregano gli angeli devono pensare alla vita di lassù, devono cercare di diventare spirituali respingendo poco alla volta tutte le passioni carnali, cercare di avere un amore ardente per Dio e per il prossimo. Coloro che pregano i santi devono imitarli nel loro amore per Dio, nel loro disprezzo, del mondo e delle sue attrattive ingannatrici; devono imitarli nelle preghiere, nei digiuni, nella povertà, nella pazienza durante le malattie, le sofferenze e le disgrazie, nell’amore per il prossimo. Altrimenti la loro preghiera non sarà altro che fumo.

LA PREGHIERA È LUCE DAL CIELO

A me piace pregare in chiesa, soprattutto vicino al santo altare, davanti alla tavola o alla protesi: in chiesa infatti, per grazia di Dio, sono meravigliosamente trasformato. Durante una preghiera di pentimento o di devozione, le spine e i lacci delle passioni cadono dalla mia anima e io mi sento così leggero! Tutti i malefizi, tutte le seduzioni delle passioni svaniscono, mi sembra di essere morto al mondo e che il mondo, con tutte le sue attrattive, sia motto per me. Vivo in Dio e per Dio, per Dio solo. Sono interamente compenetrato da lui, un solo spirito con lui: sono come un bambino cullato sulle ginocchia della madre.

In quei momenti il mio cuore è pieno di una dolcissima pace celeste, la mia anima è illuminata dalla luce del cielo. Vedo tutto chiaramente, considero ogni cosa con giustizia, mi sento pieno di amore e di amicizia verso tutti, anche verso i nemici, sono pronto a scusare tutto e a perdonare tutti. Beata l’anima che è con Dio! Davvero la chiesa è il paradiso in terra.

LA PREGHIERA IN CHIESA

0 chiesa santa, quanto è buono e quanto è dolce pregare all’interno delle tue mura! Dove ci può essere preghiera fervente se non dentro le tue mura, davanti al trono di Dio, davanti al Volto di colui che siede su quel trono? Sì, l’anima si scioglie in una santa emozione e le lacrime scorrono sulle guance come ruscelli. Quanto è dolce pregare per tutti gli uomini!

LA PREGHIERA DEL GIUSTO

Il Signore, il più tenero dei padri, gradisce che noi preghiamo per gli uomini, suoi figli; e come i genitori, su richiesta dei figli buoni e ben educati, perdonano le sciocchezze dei figli cattivi, così fa il Padre celeste su preghiera di “coloro che gli appartengono” (2 Tim. 2, 19); così come, su preghiera dei suoi preti, ricolmi della sua grazia, Dio fa misericordia anche a chi non ne è degno, come ha usato misericordia verso il popolo ribelle nel deserto e gli ha perdonato le mormorazioni, ascoltando la preghiera di Mosè. Ma com’era ardente quella preghiera!

QUANDO PREGHI TOCCHI DIO

Sii certo che Dio è vicinissimo a te quando preghi, più vicino di quanto tu possa immaginare, che lo tocchi non solo con il pensiero e con il cuore, ma anche con le labbra e la lingua. “Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore” (Rm 10, 8); la Parola, cioè Dio.

LA PREGHIERA INSISTENTE GIUNGE A DIO

Perché abbiamo bisogno di una preghiera prolungata? Affinché possiamo, attraverso la preghiera prolungata e fervente, riscaldare i nostri cuori così freddi e induriti nella vanità.

Sarebbe ben strano pensare, e ancor di più pretendere, che il cuore, indurito nella vanità mondana, possa, durante la preghiera, essere penetrato immediatamente dal calore della fede e dell’amore di Dio. No, ha bisogno di tempo e di fatica. “Il Regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11, 12). Non si può pretendere che il Regno di Dio entri nel cuore, dopo averlo sfuggito per tanto tempo. Il Signore stesso afferma che vuole vederci pregare a lungo, dandoci l’esempio della vedova importuna che andava sempre a trovare il giudice e lo molestava con le sue richieste (cfr. Lc 18, 2-6).

Nostro Signore, il nostro Padre celeste conosce, prima che glielo chiediamo, ciò di cui abbiamo bisogno (cfr. Mt 6, 8), ciò che desideriamo; noi invece non lo sappiamo, perché ci lasciamo andare alle inutili agitazioni del mondo invece di affidarci alle mani di questo Padre. Perciò Dio, nella sua sapienza, trasforma i nostri bisogni in occasioni per rivolgerci a lui. “Ritornate a me, figli smarriti, ritornate a me che sono vostro Padre, ritornate adesso con tutto il cuore. Se prima eravate lontani da me, almeno adesso riscaldate con la fede e l’amore i vostri cuori che prima avevano così freddo”.

CHIEDETE E VI SARÀ DATO

Quando preghi il Signore e gli chiedi qualche grazia – di ordine spirituale, soprannaturale, materiale, terreno – per essere sicuro di ottenere quello che chiedi o, più in generale, la grazia di cui hai più bisogno (secondo la sapienza e la misericordia di Dio), abbi nella mente e nel cuore queste parole del Signore: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 0 se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Mt 7, 7-11).

UN UNICO PANE, UN’UNICA PREGHIERA

Da cosa deriva che una preghiera sincera per il prossimo è così efficace? Dal fatto che, strettamente unito a Dio nella preghiera, io formo un solo spirito con lui e che, mediante la fede e l’amore, unisco a me coloro per i quali prego; lo Spirito Santo che agisce in me agisce anche in loro nello stesso momento, poiché compie ogni cosa. “Noi, pur essendo molti, formiamo un solo corpo, poiché partecipiamo dell’unico pane” (1 Co 10, 17). “C’è un solo Corpo e un unico Spirito” (Ef 4, 4).

LA PREGHIERA È UNA DISPOSIZIONE DI GRATITUDINE

La preghiera è il sentimento costante della nostra povertà spirituale e della nostra debolezza, la contemplazione in noi, negli altri e nella natura, delle opere della sapienza, della misericordia e dell’onnipotenza di Dio. La preghiera è una disposizione interiore fatta unicamente di gratitudine.

A volte chiamiamo preghiera quello che non ha niente a che fare con la preghiera. Per esempio, qualcuno entra in chiesa, rimane lì un po’, guarda le icone, la gente, osserva il loro abbigliamento e il loro comportamento e poi dice di aver pregato Dio. Oppure a casa sua si mette davanti ad un’icona, piega la testa, recita qualche frase imparata a memoria, senza capirla né gustarla e poi dice di aver pregato. Ma nella sua mente e nel suo cuore non ha assolutamente pregato; era dappertutto, con la gente e con le cose, tranne che con Dio.

La preghiera è l’elevazione del pensiero e del cuore verso Dio, la contemplazione di Dio, il dialogo audace della creatura con il suo Creatore, la presenza rispettosa dell’anima davanti a lui, come davanti al Re, alla Vita stessa che dà la vita ad ogni cosa; la preghiera è oblio di tutto ciò che ci circonda, è cibo per l’anima, è aria, luce, calore vivificante, è purificazione dal peccato; la preghiera è il giogo soave di Cristo, il suo carico leggero.

La preghiera è il sentimento costante della nostra debolezza e della nostra povertà spirituale; è la santificazione dell’anima e un anticipo della beatitudine futura; un bene angelico, la pioggia celeste che rinfresca, innaffia e feconda il terreno dell’anima; il risanamento e il ricambio dell’atmosfera mentale, l’illuminazione del volto. la gioia dello spirito; il legame d’oro che unisce la creatura al Creatore, l’audacia e il coraggio in tutte le prove e le sofferenze della vita; la lampada dell’esistenza, il successo in ogni iniziativa, la dignità paragonabile a quella degli angeli, la saldezza nella fede, nella speranza e nella carità.

La preghiera è un contatto con gli angeli e i santi graditi a Dio dall’origine del mondo; è la conversione della vita, la madre della contrizione e delle lacrime, un richiamo potente alle opere di misericordia. alla sicurezza della vita, alla scomparsa del timore della morte e al disprezzo dei tesori mondani; è il desiderio dei beni celesti, dell’attesa del Giudizio universale, della resurrezione e della vita del mondo che verrà; è uno sforzo accanito per sfuggire ai tormenti eterni e un richiamo incessante alla misericordia del Signore; la preghiera significa camminare in presenza di Dio ed è l’annientamento sereno di se stessi davanti al Creatore di ogni cosa, presente in ogni cosa. È l’acqua viva dell’anima.

La preghiera significa ancora portare nell’amore tutti gli uomini nel proprio cuore, è la discesa del cielo nell’anima, la dimora della santa Trinità nell’anima, come sta scritto: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

(Tratto da La mia vita in Cristo)