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L’unità ortodossa oggi

Fozio di Triaditza

L’unità ortodossa oggi

Un anno è passato dalla data (15 Marzo 1992) in cui i rappresentanti delle Chiese ortodosse locali, riuniti a Costantinopoli, hanno firmato un Messaggio comune, che vorrebbe essere espressione della “unità di tutti gli ortodossi” 1. Questo messaggio è stato firmato la Domenica dell’Ortodossia. Per amara ironia, il giorno stesso in cui la Chiesa festeggia il Trionfo dell’Ortodossia, i Primati delle Chiese ortodosse ufficiali firmano un documento le cui prescrizioni possono difficilmente dirsi ortodosse. Nel presente articolo ci proponiamo di esaminare l’idea fondamentale di questo Messaggio, che ne è anche l’idea più discutibile: la concezione dell’unità dell’Ortodossia e degli ortodossi oggi.

È a tutti noto che l’unità della Chiesa ortodossa consiste, principalmente, nell’unità nella fede ortodossa o, in altri termini, l’unità nella pienezza della Verità rivelata, nella Verità Incarnata (cfr. Gv. 14, 6), ovvero in nostro Signore Gesù Cristo. Egli è il Fondatore e il Capo supremo della Chiesa che è il Suo Corpo (cfr. Ef. 1, 22-23; 4, 15; Col. 1, 18). Le membra di questo Corpo sono i fedeli che condividono la stessa fede ortodossa nella Santa Trinità e in nostro Salvatore, l’Uomo e Dio Gesù Cristo, e che sono battezzati con un battesimo ortodosso nel nome del Dio trino.

La classica espressione di tale idea di unità della Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica è stata formulata da San Massimo Confessore (+ 682). I nemici di tale intrepido combattente contro l’eresia monotelita gli posero questo quesito: “A quale chiesa appartieni? A quella di Costantinopoli, di Roma, di Antiochia, di Alessandria o di Gerusalemme? Ebbene, tutte queste chiese con le loro diocesi si sono unite. Perciò, se, come dici, fai parte della Chiesa cattolica, vale a dire universale, devi unirti a queste chiese, nel timore che, seguendo una via nuova ed inconsueta, ti possa imbattere in qualche pericolo in agguato.” Il santo rispose: “Dio, il Sovrano di tutta la creazione, ha dichiarato che la Chiesa universale è la confessione retta e salvifica della fede in Lui, per cui proclamò beato Pietro che aveva professato la Sua divinità (Mt. 16, 18). Tuttavia, vorrei conoscere la condizione sulla quale si fonda questa unione di tutte la chiese e, se tale condizione sarà buona, non me ne separerò”2.

La Chiesa ortodossa in quanto Corpo di Cristo è indivisibile, invincibile ed impeccabile nella “confessione retta e salvifica della fede”. Ciononostante, è possibile che alcuni cristiani ortodossi e persino delle chiese locali tradiscano la verità dell’Ortodossia e che decadano e si separino dalla Chiesa universale, come già è accaduto per la Chiesa d’Occidente che è caduta nell’eresia del papismo e del protestantesimo. È altresì possibile che gli ortodossi si dividano e che ci siano, in seno alla Chiesa, “alcune contestazioni”, come san Paolo scrisse ai cristiani di Corinto (I Cor. 1, 10-14). In questo caso, il criterio della verità sono i dogmi ed i canoni della Chiesa ortodossa universale o, per ripetere la parole di san Vincenzo di Lérins (+450 circa), “ciò che è stato da sempre, ovunque e da tutti creduto”3.

Così, la condizione necessaria all’unità ortodossa, è, innanzitutto, “la confessione retta e salvifica della fede”. Ora, ciò che manca nel testo del Messaggio in questione è proprio tale confessione. Tale documento considera positivamente il fenomeno della pan-eresia dell’ecumenismo che nega l’insegnamento ortodosso relativo alla Chiesa e che, praticamente, tende a distruggere la Chiesa ortodossa del Cristo, edificata come “colonna e fondamento della verità” (cfr. I Tim. 3, 15). Ed è proprio l’ecumenismo che, oggi, nega l’unità di fede dei cristiani ortodossi. L’adesione al movimento ecumenico, imposta dai Primati e dai Sinodi di quasi tutte le Chiese ortodosse locali, ha diviso i membri di tali chiese in adepti dell’eresia ecumenista – così come della riforma del calendario liturgico che ne è il risultato – e in difensori della fede ortodossa pura e integrale come dell’unità della Chiesa ortodossa in questa fede. Tale divisione diviene sempre più profonda con l’avanzare del movimento ecumenico che, alle ultime assemblee di Vancouver (1983) e di Canberra (1991) ha palesato chiaramente i suoi progetti: arrivare, non solo, ad un’unione “pan-cristiana” amorfa, ma anche alla formazione di una comunità sincretica in cui saranno rappresentate tutte le religioni. Il modo di pensare degli ecumenisti, il loro linguaggio teologico e i termini che essi impiegano, le loro dichiarazioni ed attività sono prove eclatanti di tali progetti.

Accade spesso che si attribuisca poca importanza alla partecipazione delle chiese ortodosse locali ai Consigli ecumenici delle “chiese”. Tale partecipazione è presentata come un atto ufficiale, senza avere effettive conseguenze per la massa dei chierici e dei laici che costituiscono il Corpo della Chiesa. Ed è veritiero? In effetti, alcuni rappresentanti ufficiali delle Chiese ortodosse locali si esprimono su questioni cruciali all’insaputa di milioni di ortodossi, chierici e laici. Così, il 28 settembre 1990, nel centro del patriarcato di Costantinopoli, a Chambésy, alcuni teologi delle Chiese ortodosse locali e delle “chiese” anticalcedoniane hanno firmato una Dichiarazione comune – documento che chiude i dialoghi ecumenici intrapresi tra di loro. In pratica, tale dichiarazione ha aperto la via all’unione con gli eretici anti-calcedoniani che non hanno affatto rinunciato alla loro eresia, né accettato i decreti dei concili ecumenici IV, VI e VII.

Tale atto non ha tardato a manifestare le sue nefaste conseguenze. In una lettera al suo Sinodo, datata 22 luglio 1991 e nella sua Enciclica, indirizzata al clero ed ai laici, il patriarca d’Antiochia Ignazio IV prevede la celebrazione comune degli uffici, compresa la divina liturgia, da parte di sacerdoti ortodossi e sirogiacobiti (anticalcedoniani). Da parte sua, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, con un messaggio datato 12 agosto 1992, ha informato i Primati delle Chiese ortodosse locali che era convocata una commissione interortodossa per discutere la messa in opera delle decisioni di Chambésy. Le conseguenze di tale falsa unione sono ben evidenti. Tutti coloro che accetteranno oppure entreranno in comunione con i chierici che hanno accettato la Dichiarazione non potranno più essere membri delle Chiese ortodosse. A tale proposito, possiamo fare questo genere di obiezioni: – “Che importanza ha se il vescovo o il sacerdote è ecumenista, che importanza ha se ha accettato delle decisioni incompatibili con la fede ortodossa. Vado in chiesa in qualità di cristiano ortodosso, l’ecumenismo non mi tocca”-. Poiché la comunione ecclesiastica, la comunione sacramentale e soprattutto il sacramento della Santa Comunione, per chi vi partecipa, significa che hanno tutti le stesse idee, la stessa fede. Per citare le parole di San Paolo “siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4, 25) ed allo stesso tempo siamo membri della Chiesa di Cristo che è il Suo corpo (Ef. 5, 30). Il sacramento della Santa Comunione è l’espressione più profonda dell’unità degli ortodossi in questo corpo mistico il cui Capo è nostro Signore Gesù Cristo, la Fonte stessa della Verità (cfr. Gv. 14, 6; Ef. 1, 22; Col. 1, 18). Quindi, possiamo comprendere perché, secondo il canone 10 dei santi Apostoli, colui che entra in comunione di preghiera con uno scomunicato è egli stesso privato della comunione, poiché “ha tradito la Chiesa di Dio”. Perciò è importante non scansare le nostre responsabilità nei confronti di Dio e della santa Verità ortodossa, cercando dei pretesti infondati nell’individualismo dell’uomo contemporaneo.

L’unione con gli anticalcedoniani che abbiamo appena citato, non è altro che una via tra le altre, attraverso le quali l’ecumenismo – talvolta come modo di affrontare i problemi in teologia e come istituzione reale quale è il CEC – distrugge l’unità dei cristiani ortodossi nella integrale e divina Verità.

Il risultato di tale triste divisione, è la formazione di due gruppi distinti ed in opposizione tra di loro: da una parte gli organi supremi di amministrazione delle Chiese ortodosse locali, membri del CEC, con i chierici ed i laici che li sostengono, e dall’altra, i combattenti per l’integrità della fede ortodossa e per la conservazione dell’unità in detta fede.

I cristiani ortodossi hanno il diritto, fondato sui canoni della Chiesa, di interrompere la comunione ecclesiastica e la commemorazione fuori degli uffici liturgici di ogni vescovo che insegna l’eresia pubblicamente ed apertamente nella Chiesa 4. Se un vescovo od un chierico di rango inferiore non è corretto in seno alla fede, “evitalo ed allontanati da lui, fosse non un uomo ma un angelo disceso dal cielo”, scrive san Giovanni Crisostomo 5.

I cristiani ortodossi che si sono separati dalla Chiesa ufficiale per tali motivi, non possono essere sottoposti a punizioni canoniche. Anzi, sono degni dell'”onore che spetta agli ortodossi” 6, poiché non hanno rotto l’unità della Chiesa con un scisma, ma, al contrario, hanno dato prova di uno sforzo assiduo nel prevenire la divisione e lo scisma 7. Colui che insegna l’eresia o che introduce delle innovazioni nella Chiesa, provoca lo scisma e la divisione. Al contrario, colui che si oppone all’eresia e se ne distacca, dà una prova concreta del suo sforzo a conservare l’unità della Chiesa. Poiché la separazione canonica, in questo caso, ha come fine la difesa della fede ortodossa e la preservazione dell’unità della stessa Ortodossia.

La divisione causata dall’ecumenismo ha reso necessario l’impiego di un termine specifico – Chiese ortodosse ufficiali. Tale termine è stato riservato alle Chiese ortodosse locali, membri del CEC, le cui gerarchie, i sinodi e gli organi amministrativi difendono l’ecumenismo. Da parte loro gli ecumenisti “ortodossi” e i loro seguaci considerano “scismatici” coloro che si sono separati per conservare immacolata la loro fede. Nel Messaggio dei Primati delle Chiese ortodosse che abbiamo citato in apertura di questo articolo, sono proprio loro ad essere accusati di mettere a repentaglio l’unità canonica e spirituale della Chiesa ortodossa.

“Sfortunatamente, leggiamo nel testo del Messaggio, tale unità è spesso minacciata da gruppi scismatici, che esistono parallelamente alla struttura canonica della Chiesa ortodossa. Avendo mutato idea in proposito, abbiamo sentito il bisogno che tutte le sante chiese ortodosse, agendo in piena solidarietà, condannino questi gruppi scismatici e che si astengano a qualsiasi comunione con loro” 8. Assistiamo ad una tragica confusione di nozioni. I rappresentanti ufficiali dell’Ortodossia, seguaci ferventi dell’ecumenismo, presi nella trappola del CEC, tentano di confondere l’unità nella fede ortodossa che loro stessi hanno abolito, con un’unità puramente esteriore: l’unità delle strutture amministrative, l’unità delle istituzioni che ritengono canoniche. L’esempio seguente ci dimostrerà come sia erroneo tale modo di pensare. È risaputo che la Chiesa ortodossa di Finlandia celebra la Pasqua secondo il nuovo calendario, separatamente da tutte le altre Chiese ortodosse e congiuntamente a quelle cattoliche e protestanti. Tuttavia, questo fatto vergognoso è totalmente ignorato dalle chiese ufficiali. Non attribuiscono alcuna importanza al fatto che l’unità ortodossa, espressa dalla celebrazione comune della festa, è rotta da questa chiesa, che si è auto-condannata, attirandosi le severe sanzioni esposte nei Canoni (il settimo canone apostolico, gli Atti del Primo Concilio Ecumenico, il primo canone del Concilio Antiocheno). La chiesa di Finlandia è semplicemente una chiesa “ufficiale” la cui canonicità non viene messa in discussione. Allo stesso tempo, i difensori dell’Ortodossia, separati canonicamente dalla Chiesa ufficiale, sono considerati “scismatici” e il Messaggio prevede che “tutte le sante chiese ortodosse (…) condannino questi gruppi scismatici e che si astengano da qualsiasi comunione con loro”. Strana logica, che parla abbastanza di sé.

Il risultato di questo guazzabuglio di opinioni è veramente tragico. Riducendo l’unità della Chiesa ortodossa all’unità visibile e materiale delle strutture amministrative della chiese ufficiali, gli ecumenisti “ortodossi” tentano di nascondere le violazioni flagranti dei Canoni da loro commesse e la deformazione della confessione di fede ortodossa. In altri termini, sotto lo scudo dell’unità esteriore delle istituzioni, snaturano “la retta e salvifica confessione della fede”, che è la prova della reale unità ortodossa. A tale proposito, sarebbe utile ricordare la premonizione dello ieromonaco americano Seraphim (Rose): “Alla fine, tutte le istituzioni ufficiali saranno sottomesse all’anticristo” 9.

Va sottolineato che gli ecumenisti “ortodossi”, spesso, trattano brutalmente i loro fratelli ortodossi che hanno il coraggio di difendere la purezza della loro fede. Ad esempio, ricordiamo l’espulsione dei monaci della skiti del santo profeta Elia che si erano rifiutati di commemorare nei loro uffici il nome del patriarca ecumenista di Costantinopoli. Al contrario, sono anche troppo ben disposti verso gli eretici e le loro comunità, seguendo così le prescrizioni della diplomazia ecumenista. Se talvolta indirizzano loro delle critiche, queste sono sapientemente misurate nel quadro della suddetta diplomazia. Difatti, tali critiche non sono altro che parole subito dimenticate.

Infine, tiriamo alcune conclusioni generali. Coloro che il Messaggio firmato a Costantinopoli qualifica come “scismatici” sono in realtà cristiani ortodossi rimasti saldi nella loro fede santa e salvifica, “che è stata data una volta ai santi” (Giuda, 1, 3) e che è stata loro trasmessa dai Padri della Chiesa. Per citare ancora una volta il padre Seraphim (Rose), queste persone seguono dei vescovi che reggono un ristretto numero di diocesi ortodosse e che si dimostrano intransigenti nei confronti dell’apostasia della nostra epoca. Possiamo citare una parte della Chiesa Ortodossa in Russia, la Chiesa Ortodossa Russa Fuori Frontiera, i Veri Cristiani Ortodossi (ovvero i vecchio calendaristi) in Grecia 10. Aggiungiamo anche la Chiesa dell’antico calendario liturgico in Romania e la Chiesa Ortodossa dei vecchio calendaristi presente nel nostro paese. Ed è proprio questo “piccolo resto” dei figli di Israele – l’Israele del Nuovo Testamento- che detiene “la retta e salvifica confessione della fede”, unica prova della vera unità ortodossa. Disprezzato, calunniato, spesso persino perseguitato da persone che sostengono di avere la stessa fede, che pretendono di dirsi ortodossi, questo “piccolo resto” altro non è che “una pietra d’inciampo” (Rom. 9, 32) per l’ecumenismo ed un solido sostegno dell’Ortodossia. Poco numerosa, ma fedele alla fede dei Padri, la Chiesa Ortodossa Bulgara dell’Antico Calendario si inserisce a pieno titolo in questo “piccolo resto” che risponde, in verità, alle parole ispirate dell’arcivescovo russo Seraphim (Sobolev), di beata memoria: “L’ecumenismo non festeggerà la propria vittoria finché non avrà annoverato al suo interno tutte le chiese ortodosse. Non lasciamogli questa vittoria! Conoscendo la sua vera natura e i suoi fini, rigettiamo completamente il movimento ecumenico, poiché in sé nasconde l’apostasia e il tradimento di Cristo”11.

Tratto da La Voie Orthodoxe, n. 2 /1993 pp. 46-51
Traduzione dal francese di Chiara Ruth Rantini


[1] Tcherkoven vestnik, an. XCIII, n°12, (23 III 1992), p.1
[2] In vitam ac certamen sancti patris nostri ac confessoris Maximi, PG, t. 90, col. 93
[3] Commonitorium Peregrini pro catholicae fidei antiquitate et universitate adversus profanas omnium haereticorum novitates, PL, t.50, col. 640
[4] Quindicesimo canone dal Protodeuteron (Concilio Primo-secondo di Costantinopoli).
[5] Homiliae in epistolam ad Hebraeos, PG. t.63, col.231
[6] Protodeuteron, cit
[7] Ibidem.
[8] Tcherkoven vesnik, an, XCIII, n. 12, 23 III 1992, p1.
[9] Hieromon. Seraphim (Rose). Sviatoe Pravoslavie, XX vek, Donskoï monastyr, 1992, p.26
[10] Ibidem, p. 243.
[11] Archiep. Séraphim (Sobolev). ” Nado li Rousskoï Pravoslavnoï Tzerkvi outchastvovat v ékouménitcheskom dvijénii ?”, Deyania Sovéchtania glav i predstavitelei avtokefalnyh tzerkvei v sviazi s prazdnovaniem 500-létia avtokéfalii Rouskoï Pravoslavnoï Tzerkvi, 8-18. VII 1948, t. II, Moskva 1949, p.383.

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La Chiesa, Pentecoste permanente

Padre Justin (Popovic)
La Chiesa, Pentecoste permanente
Icona della Pentecoste

Icona della Pentecoste

Chi è dunque, il Dio-Uomo, il Cristo? Chi è Dio in Lui, e chi è l’uomo? In cosa sarà possibile riconoscere Dio nell’uomo, e in cosa l’uomo in Dio? Quali doni Dio ci ha concesso nel e con il Dio-Uomo? Tutto ciò, è lo Spirito Santo a svelarlo: è dunque lo “Spirito di verità” che ci rivela la Verità circa Dio in Lui, circa l’uomo, e riguardo a tutto ciò che è stato donato per mezzo di Lui. Che significa questo? Ciò supera di molto quello che gli occhi umani hanno mai potuto vedere, quello che le orecchie hanno potuto sentire, ciò che il cuore ha mai potuto intuire 1.

Per mezzo della sua vita terrestre, nella nostra carne, il Dio-Uomo ha fondato la Chiesa, il suo corpo divino-umano. In questo modo ha preparato la discesa, la vita e l’attività dello Spirito Santo nel corpo della Chiesa, anima di questo stesso corpo. Nel giorno della Santa Pentecoste, lo Spirito Santo è disceso nel corpo divino-umano della Chiesa per dimorarvi in eterno come anima vivificante 2. Già gli Apostoli, per mezzo della loro fede nel Dio-Uomo, il Signore Gesù Cristo Salvatore del mondo, Dio e uomo perfetto, costituivano il corpo divino-umano della Chiesa. Ora, questa discesa, come del resto l’intera attività dello Spirito Santo nel corpo divino-umano della Chiesa, è possibile solo per mezzo e grazie al Dio-Uomo 3:”Per opera sua, lo Spirito Santo è entrato nel mondo” 4. Nell’economia divino-umana della salvezza tutto è condizionato dalla Persona divino-umana del Signore Gesù Cristo; niente potrebbe prodursi al di fuori di questa categoria della divino-umanità. Persino l’attività dello Spirito Santo nel mondo non potrebbe essere dissociata dall’opera divino-umana della salvezza compiuta dal Cristo. Tra tutti i doni eterni della Trinità e dello stesso Spirito Santo, la Pentecoste appartiene alla Chiesa dei
santi Apostoli, alla santa Tradizione apostolica, alla santa gerarchia apostolica, a tutto ciò che è apostolico e divino-umano.

Il “giorno dello Spirito Santo” 5 – che inizia con l’alba della Pentecoste  – si diffonde, inarrestabile, nella Chiesa attraverso la pienezza indicibile dei doni divini e delle divine potenze vivificanti 6: nella Chiesa ogni cosa esiste per mezzo dello Spirito Santo, dal minimo dettaglio a ciò che è fondamentale. Quando il sacerdote benedice l’incensiere prima di accingersi ad incensare, prega il Signore Gesù di “far discendere la grazia dello Spirito Santo”, e quando si procede al rinnovamento dell’indicibile mistero divino della santa Pentecoste, durante la consacrazione di un vescovo, con il proposito di conferirgli tutta la plenitudine della grazia, appare evidente come l’intera vita si trovi posta sotto lo Spirito Santo. Indubbiamente, è in virtù dello Spirito Santo che Cristo è nella Chiesa – parimenti lo Spirito Santo dimora nell’anima 7. Sin dall’apparire dell’economia divino-umana della salvezza, lo Spirito Santo è stato sigillato nelle fondamenta
della Chiesa, nella fondamenta del corpo di Cristo, portando a compimento l’Incarnazione: Lo Spirito Santo che ha prodotto dalla Vergine l’Incarnazione del Verbo (toû Logou ktisan tèn sarkosin) 8.

In realtà, i santi Misteri e le sante virtù costituiscono, in piccolo, un “giorno dello Spirito Santo”:
difatti, da tali Misteri e virtù discende fino a noi lo Spirito Santo. Vi scende sostanzialmente
(ousiodôs) 9 – vale a dire veramente e realmente attraverso tutte le sue energie divine e sostanziali, Lui che è “il tesoro della divinità”, “il mare aperto della grazia”, “la grazia e la vita di ogni essere”.
La Buona Novella del Nuovo Testamento resta in eterno: il Signore per mezzo del Spirito Santo dimora in noi e noi in Lui. Ne è testimone la presenza dello Spirito stesso in noi: per mezzo dello Spirito santo, viviamo nello Spirito allo stesso modo in cui lo Spirito vive in noi: questo lo sappiamo proprio secondo lo Spirito Santo che ci è donato; grazie allo Spirito, l’anima umana accede all’autentica e veritiera conoscenza di Cristo: ciò che è in Dio, nel Dio-Uomo lo sappiamo attraversalo Spirito che ci è dato 10.

Per conoscere il Dio-Uomo, il Cristo, l’Uno della Santa Trinità, ci è necessario l’aiuto delle altre
due sante Persone, l’aiuto di Dio Padre e dello Spirito Santo 11. Lo Spirito Santo è lo Spirito di sapienza 12: se l’uomo lo riceve ottiene la saggezza divina; ma lo Spirito Santo è anche lo
Spirito di rivelazione 13: grazie alla sapienza divina, lo Spirito rivela e mostra al cuore del credente il mistero del Dio-Uomo Gesù, affinché colui che porta lo Spirito (lo pneumatoforo) possa pervenire all’autentica conoscenza di Cristo. Nessun spirito umano, malgrado i suoi
sforzi, è in grado di conoscere il mistero di Cristo in tutta la sua perfezione e pienezza divina salvifica: soltanto e unicamente lo Spirito Santo può rivelarlo allo spirito umano e questo è il motivo per il quale è chiamato “Spirito di rivelazione” 14. Infatti, è in virtù dell’illuminazione del suo spirito che all’Apostolo fu possibile annunciare questa Buona Novella: “Nessuno può chiamare Gesù Cristo Signore, se non è nello Spirito Santo” 15. In quanto “Spirito di verità” e in quanto “Spirito di rivelazione”, lo Spirito Santo ci inizia ad ognuna delle verità sulla Persona divino-umana di Cristo e sulla sua economia divino-umana della salvezza; è Lui che viene ad insegnarvi tutto ciò che proviene da Cristo 16. Per questo motivo tutto il Vangelo di Cristo è chiamato “Rivelazione”, con tutte le sue realtà divino-umane; conseguentemente, qualsiasi azione sacra nella Chiesa, qualsiasi opera, servizio, mistero e atto, niente di tutto ciò è
possibile se non per mezzo dell’invocazione, dell'”epiclesi” della potenza e della grazia dello Spirito Santo.

Quindi, in tutte le innumerevoli realtà e manifestazioni divino-umane, l’intera vita della Chiesa
è condotta e guidata dallo Spirito Santo, che è lo Spirito del Dio-Uomo, Gesù Cristo 17. Perciò, nel santo Vangelo, è detto che colui che non ha lo Spirito di Dio non Lo possiede 18. Immergendosi al pari di un cherubino nel mistero divino-umano della Chiesa come in tutto l’
amabilissimo mistero di Dio, san Basilio il Grande può annunciare questa veritiera Buona Novella: “lo Spirito Santo edifica la Chiesa di Dio (To Pneûma to Hagion architektoneî Ekklesian Theoû)” 19.

La santa Pentecoste ha completato l’opera dell’Incarnazione di Dio: al momento della sua prima discesa, lo Spirito Santo aveva compiuto nella santa Vergine l’Incarnazione di Dio Verbo, permettendo che il Dio Verbo divenisse, nel corpo, il Dio-Uomo, per esserlo nell’eternità. Al
momento della sua seconda discesa, durante la Pentecoste, lo Spirito Santo discende sulla carne del Dio-Uomo per dimorare nel suo corpo che è la Chiesa. Tra questi due avvenimenti si svolge l’economia salvifica, una e indivisibile: lo Spirito Santo discende sull’intero corpo della Chiesa per dimorarvi completamente nella vita ecclesiale. Come nel corpo dell’uomo niente può
esistervi senza l’anima che lì dimora, così nel corpo della Chiesa niente potrebbe avere esistenza senza lo Spirito Santo che è l’anima della Chiesa – così sarà per tutti i secoli e per tutta
l’eternità. In verità, la Chiesa si trova costantemente nel “giorno dello Spirito Santo”: lo Spirito
Santo è infatti eternamente presente in essa, in quanto forza vivificante e immortale, ed è Lui a
discendere continuamente sui cristiani: esso discende attraverso i santi Misteri, le sante virtù, i
Misteri divini, attraverso ogni Kyrie eleison pronunciato, come attraverso ogni sospiro di nostalgia per Cristo.

Il “giorno dello Spirito Santo” è dunque il giorno in cui si festeggia la Chiesa; parimenti, è il
giorno di festa per ogni cristiano. Difatti, chi è il cristiano? Un uomo che possiede lo Spirito Santo: “Colui che possiede lo Spirito Santo è da Lui” 20. Attraverso lo Spirito Santo, Cristo è rivelato e riconosciuto; e dal momento che il Dio-Uomo, il Cristo, è la Chiesa, non possono esserci cristiani fuori della Chiesa, né senza Chiesa- e quindi fuori dallo Spirito Santo, né senza lo Spirito Santo. Il mistero dei misteri – il mistero della Santa Trinità – si trova totalmente nella Chiesa; in essa, tutto proviene dal Padre, nel Figlio e attraverso lo Spirito Santo. Questo è il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è il regno del Padre, per il Figlio e nello Spirito Santo.

Il “giorno del Salvatore” 21 rivela divinamente e nel modo più perfetto all’uomo tutto il mistero, tutto il senso e il fine della carne, che è quello di vivere nel Dio-Uomo, alla destra della Divinità trinitaria. Il giorno della Santa Pentecoste ci rivela altresì il mistero, il senso e il fine dello spirito umano che è quello di santificarsi, di perfezionarsi, di rendersi compiuto, di divino-umanizzarsi e, infine, di acquisire lo spirito di Cristo. Abbiamo lo Spirito di Cristo 22. Questa buona novella, annunciata a tutti gli uomini nel giorno di Pentecoste, è realmente immortale, in quanto nel
corpo divino-umano della Chiesa, lo spirito umano è chiamato a trasfigurarsi nello spirito divino, l’intelletto umano nell’intelletto divino, l’anima umana nell’anima divina, la coscienza umana nella coscienza divina, la volontà umana nella volontà divina. Privato dello Spirito Santo, l’intelletto umano non è altro che malattia, morte e inferno, e, parimenti, l’anima, la coscienza e la volontà dell’uomo. In breve: se l’uomo non si rende perfetto, se non diviene compiuto attraverso Dio – per mezzo dello Spirito Santo – non è altro che un inferno.

Durante il servizio divino del “giorno dello Spirito Santo”, la santa Pentecoste viene chiamata “la festa del compimento”. Come si giustifica una tale espressione? Perché è con la Santa Pentecoste che si porta a compimento la Rivelazione: è infatti l’economia divino-umana della salvezza che si compie, è l’eterna Verità, l’eterna Giustizia con la Vita eterna. Ciò che ci viene mostrato in occasione di tale festività è la Buona Novella divino-umana colta nella sua totalità: qui la Santa Trinità è tutto in tutti, poiché la trasfigurazione, la cristificazione, la divino-umanizzazione, la divinizzazione, la trinitizzazione provengono dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo. – E donde fu l’origine? Fu a Natale, nella mangiatoia…un neonato che scappò in
Egitto…Quale cammino percorso da Betlemme all’Ascensione e sino al giorno dello Spirito! Il Bambino Gesù ci ha dato la Trinità intera – e con essa tutto, in ogni cosa. Nel suo indicibile amore per l’uomo, si è consegnato in quanto Chiesa, in quanto corpo divino-umano e attraverso di Lui e in Lui è tutta la Santa Trinità che ci è stata data. Per questo motivo dopo gli otto articoli del Simbolo della fede che ci rivelano interamente la verità divina circa il Signore Gesù Cristo e la Santa Trinità, viene un nono articolo che ci annuncia la Buona Novella della vita immortale in seno alla Chiesa. “La festa del compimento”: essa ci istruisce sul senso di tutte le altre feste, attraverso le feste che ci hanno permesso di rivivere l’esistenza del Salvatore: il Natale, la Teofania, l’Annunciazione, la Trasfigurazione, la Passione, la Resurrezione e l’Ascensione. Per quale motivo è avvenuto tutto ciò? Era necessario alla fondazione della Chiesa, perché in essa potesse venire la salvezza del mondo, per mezzo della sua cristificazione, della divino-umanizzazione, della spiritualizzazione, della divinizzazione, della trinitarizzazione.

Il Dio-Uomo, il Signore Cristo, in quanto Egli stesso Chiesa, ci ha aperto la via che può condurci alla Verità eterna e alla Vita eterna: questa è la Vita nella Santa Trinità. Ora, questa vita nella
Santa Trinità non è altro che il manifestarsi della nostra trinitarizzazione per mezzo della grazia e delle virtù: è infatti con l’aiuto dei santi Misteri e delle sante virtù che è possibile vivere per il Dio-Uomo, il Signore Gesù Cristo, e, per Lui, in Dio Padre e nello Spirito Santo, e parimenti, nelle membra del corpo divino-umano della Chiesa, come già annunciava il Salvatore: “Io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi”23. Dunque, l’amore divino-umano è questa grande forza capace di realizzare la trinatirizzazione: tale amore fa risiedere, nelle membra della Chiesa, il Signore Gesù Cristo 24; e con e per Lui, Dio Padre e Dio lo Spirito Santo 25 – tutta la vita proviene così dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo.

Simultaneamente al manifestarsi della trinitarizzazione avviene il dispiegarsi della cristificazione e della spiritualizzazione. Attraverso questa triplice manifestazione, l’uomo raggiunge il culmine della virtù, compiendo i comandamenti del Salvatore. Or dunque, tali comandamenti sono le virtù, ovvero la fede, la speranza, la preghiera, il digiuno, l’umiltà, la benevolenza, la bontà 26 …In tutto ciò, il supremo maestro è lo Spirito Santo; è Lui infatti che, a motivo del Signore Gesù
Cristo e per il Signore Salvatore, ci inizia a “tutto” quello che è Chiesa, e Dio in essa, e uomo in essa. Nella Chiesa infatti tutto è rapportato al Dio-Uomo; in essa, ogni cosa proviene da Lui, tutto si muove a partire dal suo incomparabile amore per l’umanità. In essa, Egli è l’Alpha e l’Omega. (…)

Se il Signore Gesù Cristo è divenuto Chiesa è stato allo scopo di dare a tutti coloro che
fossero giunti a far parte del suo corpo la vita eterna per mezzo dello Spirito Santo e, attraverso di Lui, per la Santa Trinità – poiché la vita eterna è anche la conoscenza della Santa Trinità, ovvero un essere vissuti nella Santa Trinità 27. Per la Chiesa=Dio-Uomo, tutto ciò che appartiene a Dio diviene dell’uomo e tutto ciò che è dell’uomo diviene di Dio. Questa è la Buona Novella proclamata dal Signore Gesù per mezzo delle parole che rivolge al Padre che è nei cieli: Ogni cosa mia è tua, e ogni cosa tua è mia 28. Tutto ciò che appartiene all’uomo può quindi divinizzarsi nel corpo divino-umano della Chiesa di Dio per divenire santo, “ricevendo lo Spirito Santo” 29 che si trova interamente nella Chiesa, a causa del Dio-Uomo. Presente nella Chiesa come anima di questo corpo divino-umano, lo Spirito Santo agisce ininterrottamente in essa: è lo Spirito infatti che reca testimonianza al Signore Gesù come Salvatore e come salvezza 30, è sempre Lui che guida alla verità 31, per iniziare a tutto ciò che proviene da Cristo 32; inoltre, è lo Spirito che unisce nella sostanza tutti i membri della Chiesa in un’unità divino-umana 33, che parla per bocca dei santi Apostoli e dei veri fedeli 34; è sempre Lui che porta a compimento tutti i miracoli 35 e che opera i santi Misteri e le sante virtù. Ciò è provato dal Vangelo del Signore Gesù, ovvero dal Nuovo Testamento e dalla tradizione ortodossa, presa nel suo insieme. Se lo Spirito Santo possiede una biografia e una storia terrena, queste sono indubbiamente gli “Atti degli Apostoli”, poiché tale testo rappresenta la prima storia della Chiesa, come essa è stata fondata, realizzata, condotta e diretta dallo Spirito Santo. Qui infatti è reso manifesto come lo spirito umano può entrare in contatto con lo Spirito Santo, come può assimilarLo e collaborare con Lui e, infine, elevarsi sino alle sommità divino-umane per mezzo dello Spirito Santo, attraverso i santi Misteri e le sante virtù. Del resto, la regola di vita divino-umana è questa: Poiché è parso buono allo Spirito Santo e a noi 36. Noi uomini sempre al secondo posto, Dio certo al primo, tale è la regola di tutto ciò che è proprio del Dio-Uomo, e, in primo luogo, del suo Corpo divino-umano- la Chiesa; prima Dio, poi l’uomo.Sempre in tale direzione, mai in senso contrario; mai io, poi Dio – è questa infatti la parola d’ordine di ogni genere di demonismo e di miope umanismo.

Quindi, appare chiaro che gli Atti degli Apostoli sono degli Atti divino-umani: sono infatti gli atti che il Signore Gesù produce nell’uomo, come sono, allo stesso modo, gli atti dell’uomo prodotti per mezzo dello Spirito Santo. Ora, tutto è creato umanamente e tutto è divinamente innalzato. Ciò che si compie nel giorno dello Spirito Santo è il battesimo della Chiesa attraverso lo Spirito Santo: battesimo conferito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cosicché è nella Chiesa che si può aprire, per ogni uomo, la via della trinitarizzazione, una via dove tutto viene dal Padre per il Figlio, nello Spirito Santo. Tale via della trinitarizzazione è in realtà la via della
divinizzazione, la via della divino-umanizzazione. Qui si realizza la Buona Novella annunciata dall’apostolo Pietro il Teoforo: nella Chiesa ci sono date tutte le potenze divine necessarie per la vita eterna e la pietà, ed è con il loro aiuto che abbiamo parte alla natura divina (theias koinonoi physeos) 37.

Gli “Atti degli Apostoli” ci mostrano e ci provano questa divina verità, secondo la quale, la vita nella Chiesa è una vita nello e per lo Spirito Santo, una vita calata nei dogmi evangelici e innanzitutto nel dogma della risurrezione. I cristiani sono tali quando vivono il dogma della resurrezione approfonditamente – e questo avviene per la grazia dello Spirito Santo e per la loro
volontà che applicano nell’esercitare le virtù. La vita evangelica, la vita apostolica non sono altro che un vivere i santi dogmi, le sante verità evangeliche. Sono ancora gli “Atti degli Apostoli” che ci forniscono il materiale utile per condurre una siffatta vita. Sotto i nostri occhi si compie nella
Chiesa la trasfigurazione per opera dello Spirito Santo, la trasfigurazione divino-umana dell’uomo -a cominciare dagli Apostoli. Secondo la testimonianza di san Giovanni Crisostomo, quando i santi Apostoli ricevettero, nel giorno della santa Pentecoste, lo Spirito Santo,  divennero diversi dagli altri esseri umani: “Ogni perfetta virtù è venuta a regnare in loro” 38.

Nel giorno della Pentecoste, gli Apostoli furono riempiti di Spirito Santo 39 per l’eternità; divennero per sempre la fonte inesauribile della grazia dello Spirito Santo nella Chiesa,
nei secoli e per l’eternità 40. Da ciò deriva l’esclusività [exaireton] del diritto posseduto dagli Apostoli: il diritto di trasmettere, di donare lo Spirito Santo ad altri uomini [Pneûma didonai hetérois] 41. Nel “giorno dello Spirito Santo”, la Chiesa si riempie di tutte le divine “forze dell’alto” 42, queste forze che le permettono di compiere i più diversi miracoli, di vincere i peccati, di uccidere ogni genere di morte, di disarmare i diavoli, di fare tutto ciò che è utile agli uomini per la loro salvezza, per la loro santificazione, per la loro trasfigurazione, per la loro cristificazione, per la loro divino-umanizzazione, per la loro divinizzazione, per la loro trinitarizzazione. A testimoniare che gli Apostoli siano per la Chiesa i messaggeri della Buona Novella e del Vangelo di Cristo è il fatto che sono stati rivelati agli uomini attraverso delle lingue di fuoco che si sono ripartite su ognuno di loro 43. È giusto dire “delle lingue come di fuoco”, perché non si creda che lo Spirito sia qualcosa di materiale 44. La grazia che la Chiesa ha ricevuto è una e la medesima a Pentecoste e tutt’oggi 45. Invero, la Chiesa è una Pentecoste permanente, un incessante “giorno dello Spirito Santo” 46.

Tratto da La Lumière du Thabor n. 38 pp.
37-67
Trad. dal francese di Chiara Ruth Rantini
pubblicata su La Pietra n. 1 / 2001 pp. 6-18


NOTE:
[1] Cfr. Gv. 15,26; 16,13; 1 Cor. 2,4; Ef. 3,5
[2] Atti 2,1-47.
[3] Cfr. Gv. 16,7-13; 15,26; 14,26.
[4] Preghiera conclusiva dell’Inno Acatisto al dolcissimo Gesù
[5] Questo è il nome dato dai
Serbi alla festa di Pentecoste (N. d. T.)
[6] Cfr. Atti 10,44; 11,15-16; 15,8-9; 19,6.
[7] Cfr. 1 Cor. 12,1-28. Tuttavia dobbiamo sempre conservare nello spirito questa verità neo-testamentaria, ovvero che il Dio-Uomo, il Signore Gesù possiede in quanto uomo perfetto una propria anima umana.
[8] Octoico, tono 1 del Mesonitico, Canone della Tutta Santa Trinità, Ode prima.
[9] Pentecostario, il martedì della Pentecoste, al Mattutino, gli Apostichi.
[10] Cfr. Gv. 4,13; 1 Cor. 2,4-16.
[11] Cfr. Mt. 11,27; 1 Cor. 2,12.
[12] Ef. 1,17.
[13] Ef. 1,17.
[14] Ef. 1,17; 3,6; 1 Cor. 2,10.
[15] 1 Cor. 12,3.
[16] Gv. 16,13; 14,26; 1 Cor. 2,6-16.
[17] Gal. 4,6.
[18] Rom. 8,9.
[19] Su Isaia, 3 (PG 30,289 D)
[20] Rm. 8,9
[21] Spasovdan: questo è il nome con il quale i Serbi indicano la festa dell’Ascensione. (N. d. T.)
[22] 1 Cor. 2,16
[23] Gv. 14,20
[24] Gv. 14,21
[25] Gv. 14,23
[26] Gv. 14,23; 1 Gv. 5,23-24
[27] Gv. 17,1-7
[28] Gv. 17,10
[29] San Giovanni Crisostomo, Omelie su Giovanni, 82,1 (PG 59,413)
[30] Gv. 15,26
[31] Gv. 16,13-14
[32] Gv. 14,26; 16,13
[33] Gv. 17,11.21.22-23
[34] Mt. 10,20; Mc. 13,11; Lc. 12,12
[35] Mt. 12,28-32; Mc. 3,29; Lc. 12,10
[36] At. 15,28
[37] 2Pt. 1,3,4
[38] Omelie sugli Atti degli Apostoli, 1,1 PG 60,15
[39] At. 2,4; 8,18; 9,17; 10,44,47; 11,15; 19,5
[40] Ibid. Omelie 4,2 (45)
[41] Ibid. 18,3 (144)
[42] Lc. 24,49; At. 1,8
[43] At. 1,3
[44] Ibid. Omelie 4,1 (43)
[45] Ibid. Omelie 1,6 (22)
[46] At. 10,44-48; 11,15-16; 15,8-9; 19,6