Messaggio per il Natale 2024

“Cristo, piegando i Cieli,
volle venire ad abitare tutto intero nel Tuo grembo, o Purissima;
non poteva infatti sopportare di vedere l’opera delle Sue mani
tiranneggiata dall’ingannatore;
venne sotto forma di servo per liberare il genere umano” (Theotokion, 2-o Canone, Ode 6,
Mattutino di San Nicola, Mineo del 6 Dicembre)

Cari Padri e Fratelli nel Signore Incarnato, (altro…)

La parabola dei talenti

Commento alla pericope evangelica della sedicesima Domenica di Matteo. (Matteo 25, 14-30)
Dal Commento al Vangelo secondo Matteo del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

14-19 «Un uomo in procinto di partire, chiamò i propri servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti; a un altro due; a un altro uno: a ciascuno secondo la propria capacità, e partì. Senza perdere tempo, quello che aveva ricevuto cinque talenti trafficò con essi e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo quello dei due talenti ne guadagnò altri due. Ma quello che ne aveva ricevuto uno solo andò a scavare in terra e nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo venne il padrone di quei servi e regola i conti con loro.» (altro…)

La resurrezione del figlio della vedova

di Sant’Ambrogio di Milano

Questo passo si riferisce all’una e all’altra grazia (di cui abbiamo parlato): esso e ci assicura che la divina misericordia si lascia piegare subito ai gemiti di una madre vedova, soprattutto di una che è fiaccata dalla malattia o dalla morte dell’unico figlio; di una vedova infine del cui merito e gravità sono prova la folla che l’accompagna ai funerali: e ci fa vedere ancor più che una semplice donna in questa vedova, circondata da una gran folla di popolo, che meritò di ottenere con le sue lacrime la risurrezione dell’unico e giovane suo figlio: perché essa è immagine della Santa Chiesa, che, in considerazione delle sue lacrime, ottiene di richiamare dal seno delle pompe funebri o dalla profondità del sepolcro per farlo ritornare a vita un giovane popolo: e le è proibito di piangerlo, perché gli è stata promessa la risurrezione.
Il morto veniva portato nella bara al sepolcro dai quattro elementi materiali, ma aveva la speranza di risorgere, perché veniva portato dentro del legno. Il quale sebbene non ci avesse giovato prima, pure, dopo che l’ebbe toccato Gesù, cominciò a servirci per la vita: al fine di mostrare che la salvezza doveva essere resa al mondo per mezzo del patibolo della croce. Udita la voce di Dio, s’arrestarono dunque quegli spietati portatori del convoglio funebre, che spingevano il corpo umano (verso la dissoluzione) per il corso mortale della natura materiale. E noi non giacciamo forse esanimi quasi su di una bara, cioè sopra uno strumento delle ultime pompe funebri, quando il fuoco di sregolate passioni ci brucia, o la freddezza ci inonda l’anima, o il vigore del nostro spirito s’affievolisce sotto il peso di questo corpo terreno e infingardo, o ancora quando venendo meno la pura luce al nostro spirito, esso nutre l’anima nostra di un’aria pesante e viziata? Ecco i nostri portatori che ci conducono alla tomba.
Ma sebbene gli ultimi doveri resi ai morti abbiano tolta ogni speranza di vita, e i corpi dei defunti giacciano presso alla tomba; tuttavia alla parola di Dio, i cadaveri risorgono subito, ritorna loro la voce, un figlio è reso alla madre, esso è richiamato dalla bara, è strappato al sepolcro. Quale è per te questa bara, se non le cattive abitudini? La tua bara è la perfidia: il tuo sepolcro è la gola. Infatti è scritto: «Sepolcro aperto è la loro gola» (Sal. 5, 10), con la quale si proferiscono parole di morte. Cristo ti libera da questo sepolcro: ti leverà da questa bara, se ascolterai la parola di Dio. E se è un peccato grave che non puoi lavare tu stesso con le lacrime della penitenza, pianga per te la madre Chiesa, la quale interviene in aiuto di ciascuno dei suoi figli come la madre vedova per il suo unico figlio. Poiché ella è piena di compassione e prova un dolore spirituale che le è proprio allorquando vede i suoi figli trascinati a perdizione da vizi mortali.

A Dio tutto è possibile

di San Giovanni Crisostomo

Che disse Cristo? “Quanto difficilmente i ricchi entreranno nel regno dei cieli!”, non per accusare le ricchezze, ma coloro che si lasciano dominare da esse. Se difficilmente vi entrerà il ricco, a maggior ragione l’avaro, perché se non dare i propri beni è di ostacolo al Regno, pensa quanto fuoco accumula l’impadronirsi dei beni altrui. Perché mai diceva che difficilmente un ricco entrerà nel Regno ai discepoli che erano poveri e non possedevano nulla? (altro…)

Il riposo dell’anima

Il rimprovero di sé come terapia

† di Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì
(1935-2013)

Il Metropolita Cipriano

Le afflizioni e le tentazioni sono indissolubilmente unite alla vita delle persone pie, poiché in esse si realizzano le parole del nostro Salvatore: «Nel mondo avrete afflizioni».
Tuttavia ciò che prolunga il dolore, lo trasforma in tristezza costante e in scoraggiamento, e che conduce finalmente l’uomo alla disperazione, provocandogli problemi psicologici incurabili sono l’auto-giustificazione e la mancanza di fede profonda nel fatto che tutto accade secondo la Provvidenza del nostro Dio, amico degli uomini. (altro…)

Obbedienza e libertà

† di Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì
(1935-2013)

Il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (+2013)

I Santi Padri ci insegnano che l’autentica libertà umana è la libertà in Cristo.
Ma come si ottiene tale libertà? Quando l’uomo, mediante la sottomissione a Cristo, si libera dal proprio “Io” peccaminoso e malato; quando si pone all’obbedienza al Suo dolce giogo.
Nella vita monastica, questa obbedienza, dal punto di vista della libertà carismatica, è stata esaminata abbastanza approfonditamente e in un quadro molto più ampio della più ristretta nozione di obbedienza a un Anziano. (altro…)

Catechesi sulla Pentecoste

di San Teodoro Studita

Icona della Pentecoste

Per la grazia del Santo Spirito, ci è stato concesso di celebrare la Santa Pentecoste, la discesa del Santo Spirito. Gesù Cristo aveva detto di questa discesa: Tuttavia vi dico la verità: «È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, cioè il Santo Spirito; ma se me ne vado, ve lo manderò. Ma quando verrà lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera.» (Gv 16,7-13). Questa, la Sua promessa e il suo beneficio, è così grande che non possiamo nemmeno comprenderla: perché il Signore ha promesso di mandare non un angelo, non un uomo, ma lo stesso Santo Spirito. (altro…)

Messaggio Pasquale per il 2024

“Giungere alla gloriosa e santissima Risurrezione,
la mistica Pasqua, per la quale Adamo è ritornato al paradiso.”
(Stichirà del Vespro, Giovedì della terza sett. dei Digiuni)

 

Amati Padri e Fratelli nel Signore Risorto, (altro…)

«Sia di me secondo la tua parola»

Riflessioni sull’Annunciazione di p. Georgij Florovskij

«Oggi è il principio della nostra salvezza e la manifestazione dell’eterno mistero: Il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine e Gabriele annunzia la grazia. Con lui gridiamo alla Deipara: Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te.»

Ancora una volta, l’Annunciazione è “il principio la nostra salvezza e la manifestazione dell’eterno mistero: Il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine e Gabriele annunzia la grazia. Con lui gridiamo alla Deipara: Rallegrati o piena di grazia” (Tropario della Festa dell’Annunciazione) . La volontà divina è stata dichiarata e proclamata dall’arcangelo. Ma la Vergine non rimase in silenzio. Lei ha risposto alla chiamata divina, ha risposto con umiltà e fede. «Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola». La volontà divina viene accettata e riceve risposta. E questa risposta umana è molto rilevante a questo punto. L’obbedienza di Maria controbilancia la disobbedienza di Eva. In questo senso la Vergine Maria è la Seconda Eva, come suo Figlio è il Secondo Adamo. (altro…)

«Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati»

Commento alla pericope evangelica della seconda Domenica di Quaresima. (Mc 2, 1-12)
Dal Commento al Vangelo secondo Marco del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

1-5. Dopo alcuni giorni Gesù entrò a Cafarnao e dopo giorni si udì che era in casa. E si radunarono così tanti che non c’era spazio neppure davanti alla porta, ed egli diceva loro la parola. Vengono a portargli un paralitico, sorretto da quattro. E non potendo portarglielo innanzi a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatto un buco, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, dice al paralitico: «Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati». (altro…)

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