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Omelia sulla Pentecoste

dell’arcivescovo Teofan di Poltava ( +1940)

Icona della Pentecoste

Dobbiamo considerare la discesa dello Spirito Santo non solo come un miracolo che ha glorificato la Chiesa apostolica, ma come un evento inscindibilmente unito al problema della nostra salvezza. La Festa di oggi non è semplicemente il ricordo di un evento passato, ma la continuazione della preparazione apostolica per ricevere lo Spirito, respirando dove Egli vuole senza fine. Invochiamo in preghiera il Consolatore, lo Spirito della Verità, affinché venga a noi, come lo Spirito scese una volta sui Santi Apostoli. Ma affinché la nostra preghiera abbia successo, dobbiamo sapere che cosa stiamo effettivamente per chiedere.

Non osiamo parlare ora del Santo Spirito, che è la Terza Persona della Santissima Trinità, che procede dal Padre e dimorante nel Figlio. Solo lo Spirito Divino, «scrutando le profondità di Dio» (1 Corinzi 2, 10-11), conosce i misteri del suo essere e apre i suoi misteri a coloro che ne sono degni. Lo Spirito è inviato dal Figlio da parte del Padre (Giovanni 15, 26) in doni di salvezza e azioni sull’anima umana. Questo è un fatto percepibile solo dalla mente di coloro «che hanno le primizie dello Spirito, [che] anche noi stessi sospiriamo dentro di noi» (Romani 8, 23). L’azione del Santo Spirito sull’anima umana è misteriosa e insondabile: è efficace e palpabile per coloro che si prendono cura di sé stessi. Lo Spirito è come il vento, manifestato dai movimenti che provoca, ma non dalla vista di Coloro che lo compongono.
Quali sono i più importanti cambiamenti che lo Spirito Divino può apportare all’anima umana?
Ci sono momenti in cui anche una persona totalmente dedita a questo mondo e alle cose della carne si risveglia dal torpore che la possiede. Improvvisamente vede tutto chiaramente, vede che la sua precedente vita sulla terra non era altro che una catena di errori, debolezze, trasgressioni, tradimenti di Dio, che le sue azioni erano naturalmente i semi di future punizioni e che tutte le sue virtù non resisteranno allo sguardo dell’Eterno Giudice. Vedendo tutto questo, si condanna, tremando nel profondo del suo essere, e, deluso di sé stesso, attraverso questa disperazione si rivolge con speranza a Dio. Questa disposizione al pentimento non è altro che l’«irrompere di un vento impetuoso» che precede la discesa dello Spirito Santo (At 2, 2).

Ci sarà lo stesso timore del Signore quando sentiremo lo Spirito della Divina Salvezza «come un bambino», come disse il Profeta (Isaia 26, 18)? Beati coloro che con spirito di servizio si abbandonano per essere attratti dallo Spirito di Dio! Per un uomo siffatto, «stretta è la porta» (Matteo 7, 14) dell’altruismo, che lo porterà a rifiutare tutto ciò che aveva seminato in precedenza e a distruggere tutto ciò che aveva costruito, insegnandogli a soffrire e a «rallegrarsi nelle sofferenze» (Colossesi 1, 24), per «crocifiggere la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze» (Galati 5, 24), per rimettere perfettamente l’anima nelle mani di Dio. Passo dopo passo, il vento impetuoso si trasformerà in piccoli respiri inespressi per i quali lo Spirito stesso intercede (Romani 8, 26), e quella «voce viva che Dio stesso ha emesso» e che grida: Abba, Padre (Galati 4, 6), e allora l’uomo adempirà il comandamento di Cristo di « pregare incessantemente» (Luca 18, 1). Affidare tutto solo al proprio potere è impossibile, vista la nostra la tendenza alla noncuranza e all’ignoranza della vera preghiera.

Pur praticando la preghiera costante, si rende necessaria la solitudine spirituale, nella quale il cristiano, «entrando nel proprio intimo» (Mt 6, 6), rimane nell’attesa della promessa del Padre (At 1, 4). Non si sottomette alle distrazioni di chi ama il mondo – che è vincolato dalle abitudini quotidiane, e che raramente ritorna nella propria interiorità – ma «riducendo in cattività ogni pensiero all’obbedienza di Cristo» (2 Cor 10, 5), tutti i suoi desideri sono elevati in alto, e «la vita è nascosta con Cristo in Dio» (Colossesi 3, 3), ed egli è consolato interiormente, dove la grazia rivela «il regno di Dio è dentro di voi» (Luca 17, 21). Se qualcuno prende la ferma decisione di mantenere sempre dentro di sé questo stato di preghiera interiore, autodisciplina e abnegazione, allora il deserto assetato della sua anima «sboccerà come una rosa» (Isaia 35, 1). E attraverso l’involucro putrescente dell’uomo vecchio, lentamente risplenderà un uomo nuovo, creato secondo Dio «nella verità e rinnovato nella conoscenza» (Colossesi 3, 9). E lo Spirito di santità soffierà in tutte le sue capacità e azioni.
La grazia trasforma tutto ciò che tocca dentro una persona in un tesoro inestimabile, e allora la saggezza spirituale risplenderà in ogni pensiero. La sua volontà sarà mossa dallo spirito di libertà, alienato dalla schiavitù della passione. Nel profondo del suo cuore risiederà lo spirito di pace, «che sorpassa ogni intelligenza» (Filippesi 4, 7).

Cos’altro c’è da dire?
La gioia di essere il vaso, la dimora e l’armamento dello Spirito Divino è incomparabile con qualsiasi cosa! Questa è la vera beatitudine celeste sulla terra. È un mistero che racchiude tutto ciò che l’anima umana cerca e per il quale tutta la creazione «geme ed è nei dolori del travaglio» (Romani 8, 22).
Ma, Signore! «Chi ha creduto al nostro annunzio?» e a chi è stato rivelato il braccio del Signore (Isaia 53, 1)? Il mondo non riceverà questo mistero. Il dono divino dello Spirito sembra un fenomeno raro in questo mondo. Ci sono anche tra i cristiani alcuni per cui la nozione dei doni dello Spirito Santo sembra così strana che, anche se non osano rifiutarla, attribuiscono però questi doni solo ad altri e ai tempi antichi. Non pensano alla rinascita spirituale, soddisfatti della falsa speranza in nient’altro che il sacrificio del nostro Intercessore, Cristo, o soddisfatti addirittura soltanto delle loro virtù.
Che tristezza!
Se l’uomo non si accorge delle azioni dello Spirito Santo, o ha occhi ma non vede, «quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra» (Lc 18, 8)? Il momento sta arrivando e il mondo si ritroverà a esalare l’ultimo respiro. L’universo sa cosa accadde quando Dio pronunciò le parole adirate: «Il mio Spirito non sarà sempre con l’uomo, perché anch’egli è carne» (Genesi 6, 3). Non solo il genere umano senza legge, ma la creazione stessa, che si sottomise controvoglia al suo disordine, furono investiti dalle onde del Diluvio Universale. Una calamità simile verrà: il diluvio infuocato del Giudizio finale.
Ma finché Dio preserva la nostra esistenza, quella dei cristiani e lo splendore della sua Chiesa, non possiamo dubitare che lo Spirito Divino dimorerà in essa. Proprio come durante la creazione del mondo, «si muoveva sulla faccia delle acque», così Esso si muove ora, con la continua ricreazione dell’umanità sul vuoto della nostra natura caotica e con la sua presenza creatrice di vita produce frutti per rinascita piena di grazia.
Dedichiamoci alla Sua azione onnipotente, portiamo a Lui i nostri pensieri e desideri dal compromesso col mondo e con la carne, invochiamo dal profondo della nostra caduta che la Sua grazia scenda su di noi, attraverso l’intercessione del nostro Redentore, e purifichi, illumini, rinnovi, santifichi e salvi le nostre anime! Amen.

(10 giugno 1929, Varna, Bulgaria)


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