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Omelia per la Domenica della Samaritana

Omelia sulla Domenica della Samaritana, di San Filarete di New York

La Chiesa chiama la domenica di domani [quella odierna per chi legge ndr] la “Domenica della Samaritana”, cioè della donna samaritana, perché nella Divina Liturgia la narrazione evangelica ci dice di come il nostro Signore Gesù Cristo parlò al pozzo di Giacobbe con una donna samaritana, volgendola alla luce [della verità] e verso una vita buona e pia. In questa commovente narrazione noi possiamo soprattutto vedere una lezione per noi su quanto dovremmo essere prudenti nel giudicare il nostro prossimo e per evitare ogni giudizio di condanna su di loro, ricordando ciò che il Vangelo ci dice.

Il Salvatore sedette, stanco del suo viaggio, presso il pozzo di Giacobbe. La samaritana venne ad attingere acqua e, quando il Signore le disse di dargli da bere [Gv 4, 7], ricevette una risposta fredda e distante: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna della Samaria?». [Gv 4, 9] Questo è sostanzialmente un rifiuto. Successivamente viene aggiunto: «…poiché i giudei non hanno rapporti con i samaritani». [Gv 4, 9].
Non è del tutto chiaro se queste parole siano della samaritana, o se l’evangelista le abbia scritte per dare una spiegazione al lettore. Ad ogni modo, nonostante quello che era quasi un rifiuto e la freddezza e la distanza di questa risposta, il Signore non interruppe la sua conversazione con lei. Già dopo le sue seguenti parole, vediamo come il tono di questa samaritana sia cambiato radicalmente. Le disse: «Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è che ti dice “dammi da bere”; tu stessa glielo avresti chiesto e lui ti avrebbe dato acqua viva.» [Gv 4, 10] Si è scoperto che, sebbene questa samaritana fosse una grande peccatrice, come si vede da ciò che segue, un cuore vivo batteva sotto la corteccia delle sue passioni. E questo cuore vivente sentiva che colui che prima le aveva parlato era Qualcuno, un uomo del tutto insolito. Immediatamente cambiò tono, dicendo: «Signore, non hai niente con cui attingere, e il pozzo è profondo: da dove poi hai quell’acqua viva?.» [Gv 4, 11] Il Signore dialoga ulteriormente con lei su quest’acqua viva e, alla fine, la sua saggia conversazione, piena di amore, la conduce finalmente a questa affermazione: «…so che verrà il Messia, che è detto il Cristo: quando verrà, dirà a noi ogni cosa.» [Gv 4, 25] Ovvero: ci spiegherà tutto, ci dirà tutto. E sente questa risposta: «Io, che ti parlo, sono Lui». [Gv 4, 26].

La samaritana rimase sbalordita, di questo non può esserci dubbio, perché qui non vediamo già nessuna risposta da parte sua. Probabilmente la sua “lingua le era rimasta in gola”, come si suol dire, poiché percepì la piena, giusta, santa e terribile verità di queste parole. Gettando immediatamente il suo secchio d’acqua, senza prestarvi più alcuna attenzione, si affrettò, probabilmente, a correre in città per dire a tutti gli abitanti della città che dovevano venire e constatare se quest’uomo non fosse il Cristo, che le aveva detto tutto di sé stessa, quando non avrebbe potuto saperlo.

Questa è la nostra lezione: Nostro Signore vide che questa donna aveva un cuore vivo sotto la corteccia del peccato. Ci sono persone che sembrano vivere in modo del tutto decoroso, ma sono morte nello spirito. Non era morta spiritualmente, nonostante tutta la sporcizia a cui si era abbassata. Lo vediamo dal modo in cui, non appena vide che Egli conosceva cose che non potevano essergli note nell’ordine della natura, lei gli pose immediatamente domande spirituali e disse: «Tu sei un profeta». [Gv 4, 19] Lei gli chiese immediatamente come si dovrebbe adorare correttamente Dio: come dicono i giudei o come dicono i samaritani? Ciò significa che la sua anima era viva in lei. Ciò significa che questo pensiero viveva in lei, così come la confusione e la ricerca: dov’è la corretta adorazione e venerazione di Dio? La saggezza con cui il Signore la guidò sempre di più nella sua conversazione, la portò infine a dire: «Il Messia ci dirà ogni cosa.» [Gv 4, 25]. E sentì la risposta.

Possa ognuno di noi imparare da questo per non condannare nessuno! Questa samaritana era stata una peccatrice, ma in seguito divenne giusta. E non solo giusta, perché la Chiesa la glorifica come la santa martire Fotinia la Samaritana, che soffrì per Cristo. Quindi ne consegue che non dovremmo mai condannare nessuno: non conosciamo affatto il mondo interiore di una persona.

Ricordiamo un altro sorprendente miracolo, quando il Signore attirò a sé un’altra anima persa attraverso l’amore e la saggezza: Zaccheo il pubblicano. Il Signore l’aveva appena visto, era appena entrato nella sua casa quando disse: questo giorno la salvezza è entrata in questa casa [Lc 19, 9]. Perché? Perché il Signore vide nell’anima di questo pubblicano, che aveva ceduto all’avidità senza legge, una scintilla luminosa. Il Signore accese saggiamente questa scintilla in una fiamma e Zaccheo divenne un uomo giusto. Possano questi esempi evangelici insegnarci a giudicare noi stessi, ma non gli altri. Perché non molto tempo fa abbiamo chiesto al Signore di concederci di vedere i nostri fallimenti e di non condannare i nostri fratelli. Il Vangelo ci mostra che non abbiamo alcun diritto di condannare, perché non sappiamo cosa c’è nell’anima di una persona. Amen.


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