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Padre Giustino (Popovic), il “nuovo filosofo”

Padre Giustino (Popovic), il “nuovo filosofo”

Memoria il 25 Marzo

San GiustinoIl padre Giustino è stato una figura di primo piano nella testimonianza della Tradizione Ortodossa, sia per la sua dottrina che per la vita nell’ascesi: un vero Padre della Chiesa in pieno XX secolo. Di lui, un monaco del Monte Athos ha scritto: “Ci fu un uomo mandato da Dio , e il suo nome era Giustino”.Come gli antichi Padri, egli non ha compreso la dottrina staccata dall’ascesi e dalla tensione verso la santità. “L’unico possibile rinascimento nella Chiesa – amava dire – è un rinascimento nell’ascesi”. La sua Teologia, che volle chiamare – intitolando la sua opera di Dogmatica – La filosofia ortodossa della Verità, non è una contemplazione intellettuale dell’essenza di Dio, come la scolastica occidentale, ma la continuazione dell’esperienza vivente della Vita in Cristo. La stessa vita della Chiesa è l’organica continuazione della Vita di Cristo da parte del suo Corpo, secondo l’immagine paolina. Essere cristiani significa essere in Cristo. L’eresia non è soltanto la formulazione intellettuale di un errore dogmatico ma è, soprattutto, separarsi da Cristo. Torna in mente un apoftegma (detto) di un padre del deserto che accettava di essere accusato dei più ed orrendi peccati, ma non di eresia “perché l’eresia è separazione da Cristo”.

“Non c’è niente di più orribile – scrive p. Giustino – di un’eternità senza Cristo. Io ritengo preferibile un Inferno dove fosse il Cristo (perdonatemi il paradosso) ad un Paradiso dove Cristo non c’è. Perché se Cristo non è presente, tutto si trasforma in maledizione ed orrore”.

Il Venerato Padre nacque il giorno dell’Annunciazione (25 Marzo del Calendario Ecclesiastico) del 1894 a Vranje in Serbia e si addormentò nel Signore lo stesso giorno dell’Annunciazione del 1979. L’intera sua vita è segnata da questa data dell’Incarnazione: è un canto al Verbo incarnato principio e fine, alpha ed omega di tutte le cose.

Nato da una famiglia sacerdotale da diverse generazioni, figlio di un sacerdote, padre Spiridione, e della matuska Anastasia, ricevette fin dalla più tenera infanzia il respiro della “dolce Ortodossia” come il popolo Serbo amava chiamare la fede dei suoi padri , p. Giustino è veramente il frutto eletto di una stirpe che ha vissuto e praticato in profondità la fede cristiana ortodossa della sua nazione.
Del popolo serbo condivise i momenti dolorosissimi del XX secolo: divenne monaco nel 1915, proprio durante la lunga ritirata dell’esercito serbo che durante l’inverno marciò lungo il Kosovo e l’Albania fino a Scutari, condotto dal vecchio Re Pietro I nelle piane del Kosovo , nel “Campo dei merli” là dove il santo principe Lazaro aveva nel passato , lottando contro i Turchi, preferito “la gloria del regno celeste all’effimera gloria del regno terreno”. Imitando la rinuncia del santo, Blagoje (questo era il nome di battesimo di abba Justin) scelse anche lui, dopo un secondo dramma del Kosovo, la gloria eterna, identificando il suo destino a quello della Serbia Ortodossa che scelse di servire nel suo calvario, materiale, morale e soprattutto spirituale.

La sua formazione fu ricca e complessa, ed anche il suo nome monastico di Giustino – filosofo e martire – gli si addice perfettamente. Con la Filosofia Ortodossa della Verità fu chiamato da Dio a formulare una grande sintesi teologica in un’epoca di relativismo, sintesi nella quale riaffermò la Verità di Cristo, l’Unicità della Chiesa Cattolica ed Ortodossa, Corpo di Cristo vivente ove lo Spirito Santo dimora, unica arca della nostra salvezza in mezzo ai marosi del secolarismo, dell’ateismo, dell’umanesimo, arrogante negatore della centralità di Dio, dell’eresia del relativismo e dell’Ecumenismo.

In questo si può dire che egli fu davvero un nuovo filosofo.

Nonostante che la sua formazione si sia svolta in parte in occidente – studiò ad Oxford, dopo il Seminario in Serbia e l’Accdemia in Russia, e poi ad Atene ove conseguì il dottorato in Teologia – dal pensiero occidentale non fu influenzato se non per una maggiore comprensione del dramma dell’occidente stesso.

Due grandi figure dell’Ortodossia del ‘900 ebbero influenza sulla formazione di Padre Giustino: il santo Vescovo Nicolaj (Velimirovic) ed il Metropolita Antonio Krapovitsky.

Del primo abba Justin ebbe a dire “Sì, è il grande padre di tutti i Serbi, il più grande dopo San Sava”.

L’altro suo padre spirituale, il Metropolita Antonio, fu il primo Presidente del Sinodo della “Chiesa Russa fuori frontiera” uscita dai confini della Patria per preservarne la grande tradizione spirituale, la tradizione della Santa Russia Ortodossa, dopo l’avvento del bolscevismo, e che ebbe la sua sede a Karlovac. Di lui scrisse:”Nella nostra epoca nessun altro ha esercitato maggiore influenza sul pensiero ortodosso del beato metropolita Antonio. Egli ha ricondotto l’Ortodossia fuori dalle strade scolastiche e razionaliste , lungo la via beata ed acetica; egli ha mostrato e provato, in maniera indiscutibile, che la potenza eterna dell’Ortodossia risiede nei Santi Padri , perché solo i santi sono i veri luminari e, per ciò stesso, i veri teologi”. Nel Metropolita Antonio vede la luce della tradizione della nazione Russa ortodossa che continua nonostante gli orrori della rivoluzione e del materialismo ateo eretto a sistema.

Quest’insistenza sul tema della “Nazione Ortodossa” ritorna più volte, come una costante, nel pensiero del p. Giustino. Ma non deve farci pensare ad un nazionalista chiuso alla dimensione universale e cattolica dell’Ortodossia. Al contrario, se l’attaccamento alle radici della nazione ortodossa ha, per lui, il significato di un legame organico, quasi fisico, all’interno del più grande corpo di Cristo che è la Chiesa, il filetismo rappresenta per lui il più grave peccato degli Ortodossi contro la Chiesa. Egli è convinto che l’Ortodossia non abbia limiti nazionali e che le nazioni ortodosse hanno anzi il dovere di portarla sempre oltre i loro confini, com’è avvenuto nell’epoca degli Apostoli e dei Padri.

Vide con chiarezza il pericolo che il relativismo si introducesse pian piano nell’ortodossia attraverso l’eresia dell’Ecumenismo. Lottò con tutte le sue forze, con gli scritti, con la parola e soprattutto con la vita ascetica perché l’Ortodossia restasse salda nella Vivente Tradizione di Verità ricevuta dagli Apostoli e dai Padri.

Quando la Chiesa Serba, nel 1965, ,per decisione del Patriarca German (una creatura del regime comunista di Tito) entra ufficialmente nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, la coscienza della Chiesa serba, ovvero la voce profetica del Venerato Padre Justin dichiarò: “Noi abbiamo rinnegato la Chiesa Ortodossa, degli Apostoli, deiPadri, dei Concili Ecumenici e siamo diventati membri di un Club eretico, umanistico, umanizzato, fatto dalle mani dell’uomo; un Club che consiste di 263 eresie, ciascuna delle quali è spiritualmente morta”.

Nel 1971 il P. Giustino, che sempre aveva manifestato la sua simpatia per il movimento di resistenza greco (l’attuale vescovo Ireneo (Bulovic), figlio spirituale del P. Justin, da giovane ieromonaco studente ad Atene, andava a celebrare in una chiesa vecchio-calendarista di un monastero di monache, quello della Panaghia Mirtidiotissa alla periferia della città.), rompe la Comunione col Patriarcato Serbo. Alla sua morte nessun Vescovo serbo presenzierà alle esequie.

Negli ultimi anni, abbandonato il lavoro di insegnamento, restò nel monastero di Celije dove era padre spirituale di quella comunità di Monache da dove però non si stancò, fino alla morte, di far sentire la sua voce di confessore della fede. Egli era consapevole della china ecumenistica e modernista in cui l’Ortodossia stava precipitando ma era sempre più convinto che la preghiera, l’ascesi, la paternità spirituale, più che il gridare scalmanato (che è altra cosa rispetto alla capacità di prendere posizioni ferme quando necessario) fossero necessari alla conservazione di un’Ortodossia fedele alla Tradizione dei Padri.Un’occasione per incontrare gran numero di fedeli erano le annuali commemorazioni del Santo Vescovo Nicolaj, sepolto poco lontano da Celije. Di quelle commemorazioni ci restano magnifiche Omelie che sono veri insegnamenti di fede e lezioni di Ortodossia.

Le sue opere restano come tra le più preziose testimonianze di una rilettura fedele della Tradizione per gli uomini di oggi, in perfetta e mai soluta continuità con il filo d’oro che dagli Apostoli giunge fino a noi.

Anche se la Chiesa Serba non lo ha ancora ufficialmente canonizzato, il padre Giustino è venerato ovunque come santo dai veri Ortodossi. Il padre Atanasio Simonopetrita ha composto i testi liturgici in suo onore:

Apolitikio Tono I

Il Teologo dalla mente divina onoriamo con splendore,* Il sapiente tra i Serbi Giustino:* con la grazia del santo Spirito ha combattuto l’errore degli atei e l’empietà dei latini* come iniziato del Signore Filantropo ed amante della pietà.*Gloria a Cristo che ti ha glorificato!* Gloria a Lui che ti ha incoronato!* Gloria a Lui che ti ha reso un luminare* nel tempo della tenebra.

Kontakion Tono I

Acclamiamo alla fedele ed inesauribile fonte* da cui sgorgano le dottrine ortodosse,* ad un angelo in forma umana animato di zelo divino,* Giustino deiforme,* il germoglio dei Serbi,* che con gli insegnamenti e gli scritti* strenuamente difese* la fede nel Signore.

Megalinario

Rallegrati* Giustino amante di Dio,* stella del mattino nuovamente risplendente per tutti gli Ortodossi:* nei nostri tempi hai illuminato il mondo, coi raggi delle divine parole,* e sei stato oppositore dell’eresia.