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Francesco Quaranta: Preti sposati nel Medioevo

preti-sposati-nel-medioevo-264Francesco Quaranta
Preti sposati nel Medioevo
Torino, Claudiana, 2000

 

Presentiamo un’antologia che raccoglie cinque diversi testi, redatti tra la metà del XI e l’inizio del XII secolo, in difesa dello stato coniugale dei sacerdoti. L’autore, attraverso un attento studio delle fonti, avalla la tesi dell’imposizione del celibato, in Occidente, secondo il fine di un determinato progetto politico e sociale. Due testi sono opera di autori greci e presentano il punto di vista di chi, contestando l’assurdo provvedimento, tuttavia non ne subisce l’imposizione, a differenza degli altri testi, opera di autori latini, testimonianza viva di una protesta che gettò il cristianesimo d’Occidente in un periodo molto buio della sua storia. L’interesse per il libro nasce dal fatto che, l’argomento viene trattato approfonditamente, inserendo l’imposizione del celibato nel quadro generale della riforma gregoriana che, nel XI secolo, mutò radicalmente i connotati della Chiesa latina. L’esistenza dei tre testi latini scritti contro l’obbligo del celibato testimonia uno stato di insofferenza agli stravolgimenti della Tradizione che sino ad allora aveva sorretto i cristiani – d’Oriente come d’Occidente – attraverso i secoli, superando vittoriosamente gli agguati delle persecuzioni e delle eresie. Alla base delle riforme esisteva la volontà di affermare l’egemonia culturale ed economica dei Franchi, inizialmente, e del Sacro Romano Impero, poi. Il feudalesimo non avrebbe potuto avere la forza e la durata che ha storicamente avuto, se, in Occidente, fosse esistito il clero sposato. A tale scopo, già nel IX secolo, erano sorti i cosiddetti claustra, edifici che ospitavano i sacerdoti costretti a separarsi dalle loro mogli. In verità, la legge del celibato non poteva essere sostenuta, né dal punto di vista dogmatico né dal punto di vista morale: essa infatti, oltre ad essere contraria alla tradizione ecclesiale, entrava in conflitto con le disposizione canoniche prese dalla Chiesa indivisa durante il Concilio di Nicea che, in materia di clero sposato, faceva riferimento al pensiero dell’Apostolo Paolo, di cui vogliamo citare le parole testuali indirizzate a Tito: “Per questo ti ho lasciato a Creta, affinché tu dia ordine alle cose che restano e costituisca dei preti [presbyteroys] per ogni città, come ti ho ordinato; persone irreprensibili, mariti di una sola moglie, che abbiano figlioli credenti:” (Tt. 1,5-6)

Il celibato era considerato dagli antichi cristiani come una condizione immorale, dalla quale erano esclusi soltanto gli asceti e gli eremiti che non vivevano a stretto contatto con il popolo. I diaconi, i presbiteri ed i vescovi, seguendo l’ideale del servizio, costituivano gli autentici modelli di irreprensibilità e di fede ai quali i credenti dovevano trarre ispirazione anche in relazione alla loro vita matrimoniale.

Dunque, tra i meriti dell’autore, oltre ad esservi l’ottima scelta delle fonti ed un interessante resoconto storico – il capitolo intitolato “Le radici della polemica” – sul ruolo assegnato al matrimonio dei chierici nella tradizione ebraica, cristiana dei primi secoli e latina medievale, c’è soprattutto quello di aver proposto al pubblico occidentale, in maggioranza cattolico, un testo contemporaneo, ovvero una lettera pastorale del metropolita di Gortina e Megalopoli, Theophilos Kanavos riguardante le spose dei presbiteri. Di esse viene indicato il grande ed arduo – oggi, nelle società secolarizzate, ancor più gravoso – compito ed il ruolo di sostegno che devono rivestire al fianco dello sposo e della comunità parrocchiale. Vogliamo citare qui soltanto alcuni brevi estratti, con i quali vorremmo concludere questa recensione: “Basta che sappia che lei non è una semplice sposa, uguale alle altre donne coniugate, ma che ha un proprio titolo, una missione, un lavoro e un ministero propri. È compagna e sposa, collaboratrice fidata del parroco, la prima delle madri cristiane, alla quale tutti guardano…Discepola virtuosa nella fede, insegnerà la virtù prima ai suoi figli e poi a ogni donna.”

Chiara Ruth Rantini (da La Pietra n. 3-4 2000 pp.36-38)