del metropolita Agatangelo (Pashkovskij) di Odessa e Tauride, primo gerarca della Chiesa Ortodossa Russa all’Estero (Sinodo di Agatangelo)
Nota del webmaster: Alcuni continuano ad attaccare la nostra chiesa, soprattutto con l’accusa di “ciprianismo”, ed è chiaro che certe accuse, per quanto a volte originate da buona volontà, non fanno che minare l’unità dei veri ortodossi. In questo breve scritto, il Metropolita Agatangelo spiega il reale significato di alcune espressioni usate dal Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì, di santa memoria. Il Sinodo dei veri cristiani ortodossi di Grecia, attualmente, cerca di evitare queste espressioni, poiché possono indurre a fraintendimenti; ciononostante, ci sembra giusto condividere questo scritto, proprio perché esso mostra chiaramente come le parole del Metropolita Cipriano siano in realtà perfettamente ortodosse
“Un segno interiore generale che distingue questa Chiesa Celeste da quella terrena è che, mentre nella Chiesa terrena il bene convive con il male e la zizzania cresce insieme al grano, nella Chiesa Celeste si raccoglierà da tutti i popoli della terra solo ciò che è buono, puro e santo. Tutto ciò che è malvagio, corrotto e impuro, accumulatosi durante l’intera storia del mondo, verrà separato e come riversato in un unico fetido stagno, la cui impurità in alcun modo toccherà questa meravigliosa dimora di sole creature beate”.
Arcivescovo Avercio (Taushev). Commento a un gruppo di versetti: Apocalisse 21.

Nelle sue Tesi, il Metropolita Cipriano si rammarica, anzitutto, dell’adozione da parte della Chiesa greca ufficiale del nuovo calendario nel 1924. Egli scrive che, poiché il nuovo calendario non è stato condannato da un Sinodo generale della Chiesa di Grecia, si deve adoperarsi per la convocazione di tale Sinodo; e finché esso non si è riunito, consideriamo i seguaci del nuovo stile come “membra malate della Chiesa”, attendiamo il loro pentimento e ritorno, senza però avere con loro comunione di preghiera ed eucaristica. L’intero opuscolo è praticamente dedicato alla Chiesa greca, ai suoi problemi e alla speranza della sua unità. Analoghi sentimenti erano presenti anche tra noi nella Chiesa all’Estero, quando tutti speravano che il Patriarcato di Mosca, liberandosi dal potere del comunismo, si sarebbe pentito e sarebbe tornato all’ortodossia dei Santi Padri.
Quando, 40 anni fa, il Metropolita Cipriano scriveva queste Tesi, esisteva ancora la speranza della convocazione di un Concilio locale della Chiesa di Grecia, come esisteva tra noi russi la speranza della convocazione di un Concilio locale della nostra Chiesa, che avrebbe tirato le somme dell’intero periodo tumultuoso e terribile della vita sia della Chiesa che della nostra Patria. Oggi, purtroppo, questa speranza non esiste più.
Va notato che la Chiesa terrena è composta solo da “membra malate”, poiché tutti gli uomini sono peccatori (ad eccezione dello stesso Fondatore della Chiesa e della Sua Purissima Madre). Perciò è piuttosto un’eresia affermare che nella Chiesa non possano esserci membra malate: tale affermazione è direttamente contraria alla Sacra Scrittura: il Signore non è venuto a salvare i giusti e chiamarli al pentimento, ma i peccatori (cfr. Mt 9,13; Mc 2,17; Lc 5,32). Se non fosse così, la stessa Chiesa non sarebbe necessaria. Anche se si parla di un particolare tipo di “membra malate”, cioè malate di eresia, ovvero di falsa dottrina. Non invano il Signore spesso chiedeva ai discepoli e al popolo chi essi pensassero che Lui fosse; e mai dava da Sé la risposta a questa domanda.
Il nuovo calendario, adottato dai papisti, nello stesso anno della sua apparizione (1582) fu respinto dal Patriarca ecumenico Geremia II, e poi condannato dallo stesso Patriarca in tre Concili panortodossi: negli anni 1583 e 1587 (Concili di Costantinopoli, con la presenza anche dei Patriarchi di Alessandria e Gerusalemme) e nel Concilio del 1593 (al quale parteciparono quattro Patriarchi, incluso quello di Antiochia), come “innovazione papale perniciosa”.
Ma non vi fu una condanna del nuovo calendario da parte di un Concilio ecumenico, né da parte di un Sinodo della Chiesa di Grecia: è proprio a questo che si riferisce il Metropolita Cipriano e, preoccupandosi per la Chiesa greca e sperando che una parte di essa possa ritornare alla Tradizione dei Santi Padri, sottolinea la necessità della convocazione di un Sinodo della Chiesa greca su questa questione.
Parlando dell’eresia del modernismo del nuovo calendario, di altre eresie e delle “membra” malate di tali eresie, il Metropolita Cipriano si riferisce, naturalmente, esclusivamente alle eresie non condannate dai Concili, delle quali ve n’è una moltitudine (così, tra noi russi esistono eresie non condannate da tutta la pienezza della Chiesa russa: il sergianismo, il modernismo, l’onomatodossia (imiabozhie), la zarodossia (tsarobozhie), il globalismo, l’umanesimo, il sincretismo, l’intercomunione, l’etnofiletismo, ecc. – persino l’ecumenismo, purtroppo, non è stato condannato dalla Chiesa russa su scala pan-ecclesiale). Ciò confonde molti, ma in assenza di una condanna conciliare alcune di esse sono presenti e continuano ad esistere anche tra i fedeli. Membri “malati” di tal genere sono purtroppo in abbondanza tra noi. Finché non vi sarà una condanna conciliare di queste eresie, siamo costretti a tollerarle come opinioni private. Anche se i sacramenti amministrati da tali membri del clero possono essere validi (per coloro che, con fede e coscienza pura, senza sospettare nulla, vi si accostano), essi possono essere salvifici solo all’interno dell’ovile della Chiesa. Fuori della Chiesa non c’è salvezza.
Naturalmente, se si tratta di eresie già condannate dalla piena totalità della Chiesa, allora qui non può esserci alcuna discussione, e in conformità al Canone 15 (seconda parte) del Concilio Primosecondo, è preciso dovere del vescovo, del clero e anche del laico denunciare tale eretico e, se non si pente della sua eresia, ottenere dalla gerarchia l’espulsione di costui fuori dall’ovile della Chiesa.
Purtroppo, ai nostri giorni è diffusa una triste pratica, del tutto estranea all’ortodossia, secondo cui chiunque può dichiarare qualunque cosa un’eresia e, sulla base di ciò, criticare chi non gli è gradito, presentando sé stesso come un “vero confessore”. Analogamente, i nemici della Chiesa all’Estero utilizzano contro di noi la presunta eresia del “ciprianismo”, che in realtà non esiste affatto. Perciò, oggi, persone prevenute e lontane dall’ortodossia si riconoscono facilmente dal loro malsano atteggiamento verso il cosiddetto “ciprianismo”.
Si dovrebbe consigliare a chiunque sia veramente turbato o preoccupato dal “ciprianismo” di approfondire attentamente questa questione.
(Ringraziamo per la traduzione il dr. Nicolò Ghigi)