Commento alla pericope evangelica della quarta Domenica di Quaresima. (Mc 9, 17-31)
Dal Commento al Vangelo secondo Marco del Beato Teofilatto, Arcivescovo di Ochrid e Bulgaria

14-18. Quando venne dai suoi discepoli, vide intorno a loro una grande folla e gli scribi che discutevano con loro. E subito tutto il popolo, vedendolo, rimase molto stupito e correndo a lui lo salutò. E chiese agli scribi: Che domanda avete con loro? E uno della folla rispose e disse: “Maestro, ho portato da te mio figlio che ha uno spirito muto. Quando lo afferra, lo agita, e schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di cacciarlo, ma non hanno potuto”.
Quando si avvicinò ai suoi discepoli, cioè ai nove che non erano saliti con lui sul monte, vide che erano interrogati dai farisei. Infatti i farisei avevano colto l’occasione dell’assenza di Gesù per tentare di allontanare i discepoli dal Signore. La folla, però, lo vide improvvisamente e lo salutò. Avevano desiderato vederlo, e ora lo scorsero e lo salutarono come se fosse appena tornato da un lungo viaggio. Alcuni dicono che anche il suo aspetto fosse diventato più bello dalla luce della Trasfigurazione tanto da attirare verso di sé la moltitudine per salutarlo. Un uomo tra la folla parlò in risposta alla domanda del Signore. Quest’uomo era debole nella fede, come attesta anche il Signore quando dice: “O generazione infedele”, e, ancora una volta, “tutto è possibile a chi crede”. L’uomo stesso attesta la sua incredulità quando dice: Sovvieni alla mia incredulità. Le sue lamentele contro i discepoli mostrano chiaramente la sua incredulità. Infatti non avrebbe dovuto accusarli davanti a tutti, ma in privato.
19-27. Egli allora rispose e disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Conducetelo da me”. E glielo portarono. Appena vide Gesù, lo spirito lo contorse convulsamente ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?” Egli rispose: “Dall’infanzia; e molte volte lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, aiutaci ed abbi compassione di noi”. Gesù gli disse: “Se puoi credere! Tutto è possibile per chi crede”. Subito il padre del ragazzo gridò piangendo, e disse: “Signore, credo! Sovvieni alla mia incredulità!” Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò quello spirito impuro, dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e in lui non entrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il ragazzo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo alzò ed egli risuscitò.
L’uomo che si era avvicinato al Signore accusò i discepoli di non avere il potere di guarire. Ma il Signore riversa la colpa su di lui, dicendo semplicemente: “È la tua incredulità la causa della mancata guarigione dei tuoi figli”. Il Signore non si rivolge solo a quest’uomo, ma rivolge questo detto a tutti, rimproverando tutti i Giudei per la loro incredulità. È probabile infatti che anche molti dei presenti fossero scandalizzati dall’incapacità dei discepoli di guarire. Il Signore mostra di accettare la morte, quando dice: “Fino a quando starò con voi?” cioè, “è un tormento per me vivere con voi e la vostra incredulità”. Ma nonostante li rimproveri, concede anche la guarigione. Non desidera guarire il figlio come dimostrazione della sua potenza, ma procede con grande umiltà. Ecco come non attribuisce la guarigione alla sua potenza, ma alla fede dell’uomo, quando dice: “Tutto è possibile a chi crede”. Appena vide che la folla cominciava a radunarsi intorno, rimproverò lo spirito, non volendo guarire davanti alla folla come per spettacolo. Quando rimproverò lo spirito e disse: “Esci da lui e non entrare più in lui”, ciò suggerisce che a causa dell’incredulità dell’uomo, il demone sarebbe entrato di nuovo in lui se non fosse stato impedito dal comando del Signore. Il Signore permette allo spirito di squarciare il figlio, affinché tutti riconoscano l’attacco del demonio e comprendano che esso avrebbe ucciso l’uomo se non fosse stato trattenuto dalla mano di Dio. Un uomo viene gettato da un demone nel fuoco della rabbia e del desiderio, e nell’acqua, cioè nelle onde martellanti delle preoccupazioni mondane. Questo demone è sia muto che sordo. È sordo, non vuole ascoltare le parole di Dio; ed è muto, incapace di insegnare agli altri ciò che dovrebbe essere insegnato. Ma se Gesù, che è la Parola del Vangelo, dovesse prenderlo per mano, cioè rafforzare la sua potenza di agire, allora quell’uomo sarà liberato dal demonio. Guarda come Dio ci aiuta prima, e come poi noi stessi siamo tenuti a operare. Dice infatti l’evangelista che Gesù lo sollevò (questo è l’aiuto divino), ed egli si alzò (questo è lo sforzo dell’uomo stesso per fare del bene).
28-29.Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in disparte: “Perché noi non abbiamo potuto cacciarlo?” Ed egli disse loro: “Questa razza di demoni non può uscire in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno”.
I discepoli temevano di aver perso la grazia che il Signore aveva dato loro e per questo non erano riusciti a scacciare il demonio. Vedi che per rispetto si sono avvicinati al Signore in privato. “Questo tipo [di demoni] che tipo? Quelli che possono prendere dimora nei lunatici, o, più in generale, tutta la razza dei demoni, non escono se non attraverso la preghiera e il digiuno. Sia chi soffre, sia chi sta per guarire devono digiunare. Entrambi sono necessari. Il buon senso impone che chi soffre debba digiunare. Non deve solo digiunare, ma anche pregare; e non deve solo pregare, ma anche digiunare, perché la vera preghiera si rende quando è aggiogata al digiuno. Quando chi prega non è appesantito dagli effetti del cibo, la sua preghiera non è gravata e sale facilmente.
30-31. Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà”.
Ogni volta che il Signore parlava della sua passione sulla croce, faceva precedere e seguire le sue parole con miracoli, affinché nessuno potesse pensare che avrebbe sofferto perché impotente. E quando pronunciava parole tristi, come: “Lo uccideranno”, aggiungeva parole di gioia, “Egli risorgerà il terzo giorno”, insegnandoci che la gioia segue sempre dopo il dolore, e che non dobbiamo angosciarci inutilmente nei nostri dolori, ma dovrebbe sperare in cose migliori.