Da un’omelia di Vescovo Nicolaj (Velimirovic) di Zica e Ochrid
«Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Luca 23, 42)

Cristo sul Golgota! Il Salvatore sulla Croce! Il Giusto nel tormento! L’Amante dell’Umanità ucciso dagli uomini! Chi ha coscienza si vergogni! Chi ha cuore pianga! Chi ha mente comprenda!
A cosa possiamo paragonare questo evento – misterioso come l’infinito, duro come la terra e terribile come l’inferno? Tra i milioni di avvenimenti che ogni giorno accadono nell’universo, che i nostri occhi possono vedere e le nostre orecchie udire, a quale evento possiamo paragonare questo indicibile atto di malvagità sul Golgota? A un agnello tra i lupi affamati? O a un bambino innocente nelle fauci di un re simile a un serpente? O a una madre circondata da figli e figlie folli? O come l’uomo di ingegno che cade in una macchina che aveva c lui stesso ostruito, venendo fatto a pezzi dalle sue ruote? Come Abele, ucciso dal fratello? Ma allora il peccatore più grande uccise quello più piccolo, mentre qui uomini malvagi si accaniscono contro l’innocente. Come Giuseppe, venduto dai suoi fratelli in Egitto? Ma quello fu un peccato contro il loro fratello, non contro un benefattore, mentre qui il peccato è contro il Benefattore. Come il giusto Giobbe, la cui carne Satana trasformò in corruzione e fetore, cibo per i vermi? Ma a quel tempo Satana si levò contro la creatura di Dio, mentre qui la creatura si ribella al Creatore. Come il meraviglioso Davide, contro il quale suo figlio Assalonne si ribellò? Ma quella fu una piccola punizione per il grande peccato di Davide, mentre qui l’Innocente, il Giusto per eccellenza, soffre così terribilmente!
Il Samaritano misericordioso, che aveva salvato l’umanità dal danno dei ladri, è caduto Egli stesso nelle mani dei ladri. Sette tipi di malfattori Lo circondano. Il primo è rappresentato da Satana, il secondo dagli anziani e dai capi del popolo ebraico, il terzo da Giuda, il quarto da Pilato, il quinto da Barabba, il sesto dal ladrone impenitente sulla croce e il settimo dal ladrone pentito. Soffermiamoci un attimo e osserviamo questa schiera di malfattori in mezzo ai quali il Figlio di Dio pende crocifisso, insanguinato e ferito.
Al primo posto c’è Satana, colui che desidera il male maggiore per il genere umano. Egli è il padre della menzogna e il malfattore dei malfattori. Le tentazioni con cui tenta il genere umano, per condurlo alla rovina, sono di due tipi: tenta con la comodità e con la sofferenza. In principio, tentò il Signore sul Monte delle Tentazioni con la comodità, il potere e le ricchezze; ora, alla fine, lo tenta con la sofferenza. Quando fu vinto e umiliato dalla prima tentazione, abbandonò il Signore e fuggì da Lui. Non lo abbandonò completamente, però, ma solo per un certo tempo. Come riporta il Vangelo: si allontanò da Lui per un certo tempo (Luca 4,13). Ora questo tempo è passato ed Egli si manifesta di nuovo. Questa volta non ha bisogno di apparire apertamente e visibilmente; questa volta opera attraverso gli uomini, attraverso i figli delle tenebre, che sono stati accecati dalla grande luce di Cristo e, nella loro cecità, si sono messi nelle mani di Satana e lo servono come arma contro Cristo Signore. Ma Egli è lì, vicino a ogni lingua che bestemmia contro Cristo, a ogni bocca che sputa sul volto purissimo di Cristo, a ogni mano che Lo flagella e Lo trafigge con la corona di spine, a ogni cuore che arde di fuoco di gelosia e odio per Lui.
Il secondo malfattore, o gruppo di malfattori, è costituito dai capi e dagli anziani del popolo ebraico: politici, religiosi e intellettuali. Questi sono gli scribi, i farisei, i sadducei e i sacerdoti, con a capo il re Erode. La gelosia e la paura li hanno spinti a commettere crimini contro il Signore: gelosia verso Uno più potente, più saggio e migliore di loro; e paura per la loro posizione, autorità, onore e ricchezza se il popolo avesse sostenuto Cristo. »Vedete come non concudete nulla? Ecco, il mondo intero gli corre dietro» (Giovanni 12, 19), era il grido della loro debolezza, invidia e paura. Qual è la peggiore delle loro malefatte contro il Signore? L’averLo arrestato e ucciso senza alcun processo o condanna legale. È scritto nel Vangelo: “Allora i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, di nome Caifa, e si consultarono per prendere Gesù con l’inganno e farlo morire” (Matteo 26, 3-4). Non si consultarono dunque su come accusarlo e portarlo in tribunale, ma su come prendere Gesù… e ucciderlo, e questo con l’inganno! Quando Nicodemo, uomo rispettoso della legge, suggerisce che il Signore venga prima ascoltato dal tribunale, per conoscere le sue azioni, essi respingono la proposta con disappunto e sorrisi beffardi (Giovanni 7, 50-52).
Il terzo malfattore è Giuda, l’apostolo misero e spregevole. Satana partecipò allo spargimento del sangue di Cristo per odio verso Dio e verso gli uomini; gli anziani e i capi del popolo vi parteciparono per invidia e timore; Giuda si unisce alla compagnia di Satana e degli anziani del popolo per avidità.
Il suo crimine consiste nel tradire il suo Maestro e Benefattore per trenta sicli d’argento. In seguito, egli stesso confessa il suo crimine a quegli stessi anziani che lo avevano assoldato per l’atto di tradimento: «Ho peccato, perché ho tradito il sangue innocente…» e gettò a terra i sicli d’argento nel Tempio, poi se ne andò e si impiccò (Matteo 27, 4-5). E la sua stessa orribile morte testimonia contro di lui, poiché di lui è scritto: «Caduto a capofitto, si squarciò in mezzo e tutte le sue viscere si sparsero» (Atti 1, 18).
Il quarto malfattore è Pilato, rappresentante di Cesare a Gerusalemme, e, in qualche modo misterioso, rappresentante del mondo pagano e senza Dio nella condanna del Figlio di Dio. Egli disprezza gli ebrei, come gli ebrei disprezzano lui. Inizialmente, non ha alcuna intenzione di essere coinvolto nella condanna di Cristo:
«Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge» (Giovanni 18,31) sono le sue parole agli accusatori. In seguito, si schiera dalla parte di Cristo e, dopo una sorta di processo, dice ai Giudei: «Io non trovo in lui alcuna colpa» (v. 38). Infine, intimorito dalle minacce – «Se lasci andare costui, non sei amico di Cesare» (19, 12) –, Pilato emette la sentenza secondo le loro richieste (Luca 23, 24) e ordina che Cristo sia flagellato e crocifisso. Il crimine di Pilato consiste nell’aver avuto la possibilità di proteggere il Giusto e nel non averlo fatto. Egli stesso dice al Signore: «Non sai che io ho il potere di crocifiggerti e il potere di liberarti?» (Giovanni 19, 10). Con questa affermazione, Pilato si assume per sempre la responsabilità della morte di Cristo. Cosa spinge Pilato a commettere questo crimine e cosa lo accomuna agli altri malfattori? Debolezza d’animo e paura; debolezza d’animo nella difesa della giustizia e paura per la sua posizione e per la misericordia di Cesare.
Il quinto malfattore è Barabba. Si trova in prigione in questo momento per sedizione e per omicidio (Luca 23,19). Per un crimine del genere, sia secondo la legge ebraica che secondo quella romana, merita la morte. Non ha personalmente o consapevolmente peccato contro Cristo in alcun modo. Sono coloro che lo pongono al di sopra di Cristo a peccare. Pilato ha pensato di usare Barabba come mezzo per salvare Cristo dalla morte; gli ebrei, tuttavia, usano l’innocente Cristo per salvare Barabba, poiché Pilato ha posto davanti agli ebrei la libera scelta: Cristo o Barabba – e il simile chiama il simile. Dio o un malfattore? E il malfattore sceglie il malfattore.
Il sesto e il settimo malfattore sono coloro che pendono, ciascuno sulla propria croce, sul Golgota, uno alla destra di Cristo e l’altro alla sua sinistra, come il profeta Isaia aveva predetto: «Fu annoverato tra i malfattori» (53, 12). Uno di questi malfattori, persino in punto di morte, bestemmia, mentre l’altro prega. Ecco due uomini nella stessa situazione: entrambi confitti a una croce, entrambi sul punto di lasciare questo mondo e senza più alcuna speranza. Ma che grande differenza! Ecco la risposta a tutti coloro che dicono: ponete le persone nelle stesse circostanze materiali, date a tutti lo stesso onore e gli stessi beni, e avranno tutti lo stesso spirito. Un malfattore, in punto di morte, si fa beffe del Figlio di Dio: «Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi!» (Luca 23, 39), mentre l’altro supplica il Signore: «Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (23, 42). Il dolore della crocifissione uccide il primo nel corpo e nell’anima, ma sebbene uccida il corpo dell’altro, ne salva l’anima. La croce di Cristo è scandalo per l’uno, ma è salvezza per l’altro.
Questi erano i tipi di malfattori attorno a Cristo. Ma, o Signore misericordioso, aiutaci a guardare alle nostre vite prima di condannare questi malfattori che hanno confitto alla croce il Signore dell’amore, e chiediamoci se non apparteniamo anche noi alla loro schiera. Oh, se potessimo essere anche solo come il settimo di loro, che si pentì sulla croce e, in mezzo al dolore fisico, cercò e trovò la salvezza per la sua anima peccatrice.
Se un uomo sputa odio per Dio e per gli uomini, questi è il più caro amico di Satana e la sua arma più affilata.
Se un uomo è pieno di invidia verso gli uomini graditi a Dio e i servi di Cristo, quest’uomo è un malfattore e un assassino di Dio come Anna e Caifa, e tutti gli altri capi e anziani dei Giudei.
Se un uomo è avido, non è lontano dal tradire Dio, e il suo amico più prossimo nella compagnia malfattore di questo mondo è Giuda.
Se un uomo è debole di mente nel difendere i giusti, e teme per la sua posizione e il suo benessere al punto da acconsentire persino all’uccisione dei giusti, è un malfattore come lo fu Pilato.
Se un uomo fomenta una ribellione e versa il sangue degli uomini, e un altro soffre al suo posto, per un errore giudiziario o per la malvagità umana, è un malfattore come lo fu Barabba.
Se un uomo bestemmia contro Dio per tutta la vita, con le parole o con le opere, e questa bestemmia è sulle sue labbra anche al momento della morte, è davvero un fratello spirituale del malfattore bestemmiatore sulla croce.
Beato colui che, soffrendo per i suoi peccati, non bestemmia contro alcuno né condanna alcuno, ma ricorda il suo peccato e implora da Dio il perdono e la salvezza. Beato questo settimo malfattore, che comprese che il suo dolore sulla croce era meritato a causa dei suoi peccati, e comprese che il dolore dell’innocente Salvatore era una sofferenza immeritata per il peccato altrui, e che si pentì, che implorò la misericordia di Dio e si trovò per primo nel Paradiso della vita eterna insieme al Salvatore! Tre rivelazioni ci giungono attraverso di lui: il pentimento salvifico, anche nell’istante della morte, la natura salvifica della preghiera a Dio e la rapidità della sua compassione. Egli ci ha lasciato un esempio meraviglioso, qualunque peccato abbiamo commesso, in qualunque modo ci siamo separati da Dio e ci siamo annoverati tra i malfattori. Ogni peccato è un crimine contro Dio, e chiunque commette anche un solo peccato è annoverato tra i malfattori: cioè, tra i servi di Satana. Nessuno, dunque, si lamenti nel mezzo delle sofferenze, affinché queste sofferenze non siano per lui un impedimento p per la sua salvezza, ma che le tenebre della sua sofferenza siano dissipate dalla meditazione sul suo peccato, dal pentimento e dalla preghiera. Solo così la sofferenza non sarà per lui un pericolo, ma una salvezza.
(Tratti da Saint Nicolas Velimirovitch, Homelies sur les Evangiles des Dimanches et jours de Fete, L’Age d’Homme, 2016, pp. 219-223)