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Introduzione all’Ortodossia

La Chiesa dei nostri Padri

del Vescovo Silvano (Livi)

Introduzione

Mi sono trovato molte volte nella situazione di dover parlare del Cristianesimo Ortodosso a chi ortodosso non è o a chi, più semplicemente, travolto dal vortice della nostra società che sempre di più si dimentica di Dio e di Gesù Cristo, non si sente più nemmeno cristiano, eppure – per quella insaziabile sete di Verità che è nel cuore di ogni uomo e che neppure la scristianizzata società di oggi riesce a spegnere totalmente – non ha rinunziato ad una ricerca di una dimensione spirituale della vita e del mondo.

Queste persone rimangono sconcertate quando io, cristiano ortodosso, dico loro con semplicità:

  1. che solo Gesù Cristo ha la vera risposta alle inquietudini del cuore umano e che quindi soltanto nel cristianesimo egli può trovare pace interiore, la meta delle sue ricerche e l’appagamento dei suoi desideri.
  2. che soltanto nella Chiesa Ortodossa oggi si è conservato integralmente e senza alcuna modificazione l’autentico insegnamento di Gesù Cristo e dei suoi Apostoli e che tutte le altre confessioni cristiane – per vari motivi storici ed a causa dell’orgoglio degli uomini – lo hanno, più o meno, alterato.

Queste due affermazioni non possono non lasciare sconcertato l’uomo di oggi abituato a dubitare di tutto e di tutti, che si domanda se poi davvero esiste la Verità, e poi – ammesso che esista – perché questa verità debba essere in possesso della Chiesa Ortodossa che, a suo parere, sembra strana, ferma nelle sue tradizioni e nei suoi riti, forse un po’ pezzo da museo…

Allora io, cristiano ortodosso, monaco-sacerdote, ho il dovere di rendere ragione delle mie certezze dialogando con tutti con serenità e semplicità, rispettando tutti, ma insieme senza venir meno alla fede per la quale io so che Dio, nonostante la mia debolezza ed il mio peccato,mi ha donato se stesso attraverso Gesù Cristo e, nella sua Chiesa, la Chiesa Ortodossa, mi ha donato la Verità tutta intera. Questo non è orgoglio, né integralismo: la Verità infatti non è mia, non l’ho trovata con le mie forze, anche se con tutte le mie forze l’ho cercata, la Verità mi è stata donata, ed a questo dono corrisponde il dovere ed il compito di portarla a tutti quelli che incontro sul mio cammino.

Quando poi, dialogando con chi mi chiede spiegazioni della mia fede e, spesso, anche qualcosa da leggere, mi sono accorto che in commercio non esistono libri facili, non destinati a chi non si intende di teologia o che, almeno, ha una certa cultura su cose religiose. Questo breve scritto vuol essere un rimedio a questa mancanza.

Chi mi legge dovrà fare un atto di fiducia. Infatti, per non rendere questo libretto pesante e lungo, non ho potuto riportare le fonti delle mie affermazioni: per cui chi mi legge dovrà fidarsi che ciò che affermo si può sempre giustificare, e, se poi vuole approfondire, potrà fare riferimento a libri più specialistici tra i quali consiglio anzitutto quello di P. Evdokimov, L’Ortodossia, oggi pubblicato dalla casa editrice “EDB” di Bologna. In questo libro si potrà trovare un discorso più articolato e complesso. Qui gli unici riferimenti sono quelli della Bibbia che sicuramente ciascuno di voi avrà in casa e quindi facilmente potrà andare a cercarli .

Chi mi legge deve sapere che sia io, sia qualsiasi altro sacerdote ortodosso in Italia, siamo sempre disponibili a fornirgli tutti i chiarimenti che desidera.

  1. Gesù Cristo ha la sola vera risposta alle inquietudini del cuore umano

Il Beato Agostino, uno dei Padri della Chiesa Occidentale, autore fra l’altro di un libro famoso – Le Confessioni – dove racconta la sua storia, che da una vita non proprio esemplare ma sempre segnata da una profonda ricerca della Verità, lo portò ad essere cristiano e vescovo, afferma che “il cuore dell’uomo è inquieto finché non riposi in Dio.

Ciascuno di noi può trovare una verifica sperimentale di questo dentro se stesso. Solo se per un momento ci lasciamo dietro il frastuono del mondo, i rumori, le musiche assordanti, i ritmi frenetici… anche nei momenti apparentemente più felici abbiamo la sensazione che qualcosa non va. Se ci sentiamo amati abbiamopaura di poter perdere l’amore, se siamo in salute sentiamo che lamalattia potrebbe essere in agguato dietro l’angolo, se possediamo qualcosa siamo perfettamente consapevoli del fatto che nulla in questo mondo è eterno… e poi, al termine di tutto, ognuno di noi sa, fin da bambino, che un giorno, presto o tardidovrà morire. Questa certezza della morte non ci abbandona nemmeno nei momenti in cui – per esempio nei momenti della giovinezza – dovrebbe essere più lontana… eccolo davvero il grande problema, allontanato, nascosto, sommerso, eppur sempre presente: la Morte. Ce la richiama il momento in cui una persona cara ci lascia, il momento in cui leggiamo sul giornale notizie di sciagure, il momento in cui un carro funebre incontra casualmente la nostra strada… Allora, se ci ascoltiamo dentro, comprendiamo che ogni risposta che sia capace davvero di eliminare le nostre inquietudini profonde e le nostre paure, che possa davvero mettere il nostro cuore in pace, deve essere una risposta che comprenda la morte, che dia una spiegazione alla morte, che ci indichi come superare la morte. Attento:tutte le risposte che non fanno i conti con la morte sono risposte illusorie, false, come tutte le risposte del mondo:

*la salute: è la risposta più comune: “basta che ci sia la salute” si dice comunemente, ma sappiamo tutti che la salute fisica non c’è sempre e che, con tutti gli sforzi che la scienza possa fare, non ci assicurerà mai l’eterna giovinezza e l’eterna salute, perché ilmale, il dolore fan parte della nostra natura umana e della realtà stessa del cosmo.

* Il denaro: è uno degli idoli più adorati del nostro tempo. Si lavora per la casa, la carriera, per aver sempre di più: ma a che serve tutto questo se una macchina ci può investire da un momento all’altro, una tegola cadere in capo, una malattia inaspettata fare la sua comparsa nella nostra esistenza e condurci rapidamente alla morte?

*gli affetti: l’amore forse è, tra le risposte del mondo, quella che più si avvicina alla verità… l’amore ci protegge, la vicinanza della persona amata ci fa sentire sicuri come si sente sicuro il bambino quando è vicino alla mamma… eppure anche l’amore è illusorio, perché anch’esso è contrassegnato dalla fine e dalla morte… a meno che…

*a meno che non ci sia un AMORE che duri per sempre.

Se esiste un Amore che dura per sempre allora non solo abbiamo trovato la risposta alle nostre inquietudini, qualcosa capace di dare un senso alla nostra vita, qualcosa capace di mettere il nostro cuore nella pace, ma abbiamo trovato anche qualcosa capace di dare un senso a tutti gli amori che incontriamo ed abbiamo incontrato nella vita: i veri amori intendo dire, non tutto ciò che oggi si scambia per amore. Tutti i veri amori, se esiste unAMORE che dura per sempre, in questo AMORE trovano il loro significato più vero e più profondo.

Ebbene: c’è un Amore che dura per sempre e questo Amore è Dio. Ce lo dice l’Apostolo S. Giovanni che nelle sue lettere, bellissime, che puoi trovare e leggere nel Nuovo Testamento, sulla tua Bibbia, chiama Dio con il nome di Amore. Dio infatti ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio Gesù Cristo nel mondo. Nel Nuovo Testamento, nella Lettera dell’Apostolo S. Paolo ai Filippesi (cap.2), troverai scritto che Gesù pur essendo Dio non ha esitato a condividere la nostra sorte di uomini e si è fatto obbediente fino a fare, Lui, l’Immortale, l’esperienza della nostra morte. Questo e il più grande atto dell’amore di Dio verso di noi.

Ma attento: cosa accade nel momento in cui il Figlio di Dio, che è Dio come il Padre, condivide la morte dell’uomo?

Vorrei che tu facessi lavorare per un momento la tua immaginazione: pensa ad una stanza tutta buia, in completa oscurità… Ora immagina che una lampada luminosissima venga introdotta in questa stanza… cosa è accaduto? Dov’è il buio? Dov’è l’oscurità?…

Ora, Dio è la Vita e la Vita è la luce degli uomini (lo puoi leggere nella tua Bibbia, al cap. I del Vangelo di S. Giovanni). Immagina la Vita che entra nella Morte, la Luce nell’Oscurità dell’Oltretomba! Che cosa accade? La Vita vince la Morte, la Luce vince l’Oscurità: è per questo che l’Apostolo Paolo può esclamare che la Morte ha perso il suo pungiglione, cioè non fa più paura, come uno scorpione che non ha più il mezzo per inoculare il veleno (1° Lettera ai Corinzi, cap. 15).

La Risurrezione di Cristo dai morti è la riprova che l’Amore di Dio non può essere sconfitto nemmeno dalla morte, anzi vince la morte. Per questo l’Amore di Dio è un amore che dura per sempre.

Dal momento della Resurrezione di Gesù Cristo la morte non ci fa più paura perché, se crediamo in Lui, Egli ci ha detto che è il primogenito dei morti e che, se siamo morti con Lui, resusciteremo anche con Lui, anzi, misteriosamente, siamo già risorti il giorno del nostro Battesimo. Leggi quello che scrive l’apostolo S. Paolo nella 1° Lettera ai Corinzi: scrive che il Battesimo è una sepoltura a somiglianza della morte di Cristo ed una resurrezione a somiglianza della resurrezione di Cristo.

Questo, nel Battesimo come si fa nelle chiese cattolico-romane, si può vedere difficilmente, perché ormai si è ridotto più ad un gesto di lavaggio che ad un vero Battesimo. Attento: un adulto, quando viene battezzato, fa morire l’uomo vecchio con tutti i suoi peccati e fa nascere un uomo nuovo, ma un piccolo bambino non ha nulla da lavare: il peccato originale non è una colpa che lui si porta dietro e che deve essere cancellata, ma è la tragica situazione, di cui lui non è personalmente responsabile, è il fatto che anche un bambino nasce in una umanità ed in un mondo dove c’è il peccato, il dolore, la morte e questa è una realtà così evidente che basta girarsi un po’ intorno per comprenderla. Nella Chiesa Ortodossa si continua, come nella Chiesa degli Apostoli, a Battezzare con l’immersione in modo che si capisce subito che il Battesimo è Morte e Resurrezione a una vita nuova, non soltanto il lavaggio dei peccati .

Allora la risposta che Gesù Cristo dà alle nostre inquietudini è una risposta che tiene conto della Morte. Non è come le risposte del Mondo (salute, denaro, affetti…) che non tengono conto della Morte, l’allontanano, cercano di non guardarla in faccia… sono risposte vigliacche. La risposta di Gesù Cristo guarda in faccia la Morte, il Dolore, l’Angoscia… e le vince: “lo sono la Via, la Verità, la Vita” dice Gesù nel Vangelo, e ancora “chi crede in me anche se muore vivrà e chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Vangelo di S. Giovanni, cap. I, 1).

Questo trionfo di Gesù Cristo sulla morte era talmente vivo e sicuro nell’anima dei primi cristiani che essi chiamarono il luogo dove seppellivano i loro morti “cimitero”, che in greco significa “dormitorio”. I cristiani, cioè, sanno bene che la morte non è la fine ma che chi muore in Cristo dorme, attendendo il giorno della resurrezione, nell’attesa del quale è aiutato dalle preghiere dei fratelli ancora in vita a purificarsi di ciò che potrebbe renderlo non bello e non pronto per comparire al cospetto del Dio della Bellezza e della Bontà (è questo il significato della preghiera per i morti). Così il cristiano è certo che vivrà in eterno con Cristo, non è come gli altri che non hanno speranza.

Come scrive l’apostolo S. Paolo nella 1° Lettera ai Tessalonicesi (cap.4) il cristiano sa di essere risorto con Cristo, non ha paura della morte, ogni Domenica – nella Divina Liturgia – mangia e beve il Corpo ed il Sangue di Cristo che sono la sola medicina capace di curare dalla morte, “ farmaco di immortalità ” come si esprime S. Atanasio, grande patriarca di Alessandria d’Egitto e Padre della Chiesa.

Ora mi aspetto una domanda: ma chi mi dice che solo Gesù Cristo ha la risposta al problema della morte? E le altre grandi Religioni dell’umanità? La domanda è seria, ma la risposta è più semplice di quello che non sembri: in ognuna delle grandi Religioni c’è un po’ di verità, di quella Verità che Dio ha seminato nel cuore dell’uomo in ogni epoca ed in ogni tempo. Alcune religioni hanno addirittura pensato che la salvezza poteva venire solo da un Dio che morisse e risorgesse (il Dionisio dei Greci, Bacco per i Romani, Osiride degli Egiziani ecc.), ma soltanto Gesù Cristo è morto e risorto davvero, in una precisa epoca storica, quando era Imperatore Romano Tiberio Cesare, in un preciso luogo, a Gerusalemme,mostrandosi a precisi testimoni, gli Apostoli e le donne che andarono al Sepolcro per imbalsamarlo con aromi, e molti altri a cui ha dato l’incarico di testimoniarlo “fino agli estremi confini della terra” (Vangelo di S. Matteo cap. 28). Pertanto noi non rigettiamo gli elementi buoni che ci sono nelle religioni venute prima di Cristo, ma sappiamo che in esse gli elementi di Verità sono mischiati a tanti elementi di errore, e sappiamo anche che solo Gesù Cristo dà spiegazione e compimento alle Verità contenute in quelle stesse religioni: solo in Lui tutti gli uomini religiosi della terra trovano la risposta esauriente a tutti i loro affanni.

Lui è il vincitore della morte, il vincitore del peccato, colui che dà, attraverso il suo Amore, un significato autentico alla nostra vita. Tutte le altre risposte che ci dà il mondo sono illusioni; il Risorto è la nostra vera e solida speranza.

  1. Soltanto nella Chiesa Ortodossa Orientale oggi si è conservato integralmente e senza alcuna innovazione o modificazione l’autentico insegnamento di Gesù Cristo e dei suoi Apostoli.

Quando Gesù, dopo aver compiuto la missione che il Padre gli aveva affidato, è salito al cielo, ha inviato ai suoi Apostoli riuniti nel Cenacolo, lo Spirito Santo. Gli Apostoli che già avevano visto il Cristo resuscitato dalla morte, e quindi erano i testimoni, in quel momento ricevettero forza dall’alto, perché lo Spirito è “l’altro Consolatore” di cui aveva parlato Gesù nel discorso dopo l’ultima Cena, che egli avrebbe inviato loro dal Padre “lo Spirito di Verità che procede dal Padre.

Questo Spirito trasforma i pescatori di Galilea negli araldi della testimonianza di Cristo. dei pellegrini instancabili per tutte le terre allora conosciute per annunciare la Parola della Salvezza, per dare speranza a tutti gli uomini. Quel giorno – il giorno di Pentecoste, nasce la Chiesa. Una sola Chiesa, come uno solo è Gesù Cristo Quindi Gesù ha fondato una sola Chiesa ed i vescovi delle antiche comunità cristiane che erano succeduti agli Apostoli nel governo di quelle stesse comunità, nell’anno 325 nel Concilio di Nicea proclamarono solennemente nel Credo di credere nella Chiesa“UNA SANTA CATTOLICA APOSTOLICA”. Si tratta ora di vedere dove è oggi questa Chiesa fondata da Cristo, instaurata dagli Apostoli, stabilita dall’insegnamento degli antichi Padri, molti dei quali, come gli stessi Apostoli, dettero valore al loro insegnamento con la testimonianza della morte per Cristo. Ebbene, io non solo credo che questa Chiesa è, oggi, la Chiesa Ortodossa Orientale, ma credo anche che questo si possa facilmente dimostrare. Se uno è sincero e riflette senza preconcetti può facilmente comprenderlo. Infatti la Vera Chiesa è quella che continua direttamente e fedelmente la Chiesa degli Apostoli e dei Padri. Tutte le confessioni, che si sono staccate da essa non sono né possono essere vere Chiese, anche se sono più numerose, più forti ed hanno più mezzi umani. Avranno mezzi umani ma non la Verità di Dio.

Facciamo ora un semplice ragionamento: immaginiamo di avere davanti a noi un televisore con il quale sia possibile tornare indietro nel tempo. Osserviamo nello schermo una mappa delle varie confessioni cristiane oggi: vediamo, in Occidente, la chiesa Cattolica -Romana, le chiese Protestanti e Riformate, la chiesa Anglicana ed un grande numero di piccole (o meno piccole) Confessioni spesso chiamate “Sette”: Testimoni di Geova, Mormoni, Bambini di Dio ecc; ad Oriente le Chiese Ortodosse (Grecia, Russia, Romania, Bulgaria, Serbia, parte del Medio Oriente, con Gerusalemme…) ed alcune altre antiche chiese Cristiane dette Ortodosse-precalcedonesi: Armeni, Siri, Copti ecc. Torniamo ora indietro di poco più di cento anni e guardiamo di nuovo la mappa sullo schermo: vedremo che sono sparite le Sette, le piccole Denominazioni nate nel secolo scorso per discussioni e litigio in seno al Protestantesimo: restano la chiesa Cattolica-Romana e le chiese Protestanti, Riformate e Anglicana in Occidente, ed in Oriente quello che abbiamo già visto più sopra. Da questo si deve subito capire, se si ha un minimo di intelligenza, che confessioni nate nel secolo scorso non possono certo essere la vera Chiesa di Gesù Cristo, che è stata fondata quasi 2000 anni fa a Gerusalemme dagli Apostoli! Se poi torniamo ancora indietro, mettiamo alla data della scoperta dell’America (1492) da cui si fa, di solito, iniziare l’era moderna, ci accorgiamo che la mappa si è ancora modificata: in Occidente c’è solo la Chiesa Cattolica Romana ed in Oriente il quadro è invariato. Infatti le Chiese nate dalla Riforma si erano staccate dalla Chiesa Cattolica-Romana nel XVI secolo per protesta contro le degenerazioni di questa Chiesa ed in particolare del Papato (lusso sfrenato della Curia Romana, decadimento della teologia, vendita delle indulgenze ecc.) ad opera principalmente di Lutero e di Calvino. Torniamo ancora un po’ indietro all’anno ‘800, quello dell’incoronazione di Carlo Magno: troviamo un’unica Chiesa in Oriente ed in Occidente oltre alle già dette Chiese Ortodosse-precalcedonesi: tornando ancora un po’ indietro vedremo scomparire anche queste ed essere presente l’Unica Chiesa. UNA. SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA. Da questa poco dopo si staccherà la Chiesa Cattolica – Romana , principalmente a causa del fatto che il Vescovo di Roma patriarca di Occidente (quello che oggi si chiama comunemente “il papa”) aveva cominciato a pretendere un’autorità su tutta la Chiesa che mai gli antichi cristiani gli avevano riconosciuto: avevano sì riconosciuto che il Vescovo dl Roma era il primo tra i Patriarchi perché Vescovo della capitale dell’impero, a cui si era poi equiparato quello di Costantinopoli dove era stata fondata la seconda capitale imperiale ad opera di Costantino, ma questo “essere primo” per la Chiesa antica voleva dire un primato di onore e di amore, non supremazia su tutti. Infatti per un tale tipo di supremazia non c’è posto nella Chiesa di Cristo: vai a leggere nel tuo Vangelo il capitolo 22 di S. Luca dal v. 24 e te ne convincerai facilmente: “i principi delle nazioni – dice Gesù – dominano su di loro ma tra di voi non deve essere così . Chi di voi vuol essere il primo deve essere 1′ ultimo di tutti ed il servo di tutti”. E quando diceva queste parole parlava ai suoi Apostoli che litigavano per stabilire chi fra di loro dovesse essere il più grande! Certo il papa si è dimenticato di questo discorso di Gesù quando ha cominciato ad affermare di essere il Vescovo dei vescovi che non rende conto a nessuno e non è giudicato da nessuno, anzi, come osò far proclamare in Vaticano il papa Pio IX, è “infallibile” quando definisce cose di fede e di morale. Eppure noi sappiamo che nella Chiesa antica il papa era giudicato come un qualunque altro Vescovo: esempio più lampante fu il Papa Onorio che insegnò l’eresia e venne condannato come eretico da un concilio Ecumenico, persino dopo morto: “condanniamo ancora la memoria dell’empio Onorio ” e che, se gli antichi santi ed ortodossi papi S. Silvestro, S. Leone I il Grande, S. Gregorio I il Grande… tornassero oggi in vita sarebbero i primi a condannarela superbia dei loro successori (successori nella sede però, non nella fede). Voglio fare un solo esempio: quando l’imperatore Bizantino attribuì al Patriarca di Costantinopoli il titolo di “Patriarca Ecumenico  (= universale) ” il Papa di Roma Gregorio Magnogli scrisse indignato: “Come osi!  Nessuno può chiamarsi Vescovo universale!” e pensare che quel titolo gli era stato dato solo in modo onorifico senza che vi corrispondesse nessun potere reale. Cosa direbbe oggi S. Gregorio Magno di fronte ai suoi successori che non solo portano un simile titolo ma che si compongano davvero come Vescovi a loro arbitrio e senza un giudizio sinodale, e che addirittura osano chiamarsi Vicari di Cristo in Terra!Cristo non ha bisogno di Vicari, perché Lui stesso, Risorto e vivo, governa la sua Chiesa per mezzo dello Spirito Santo, e tutti i Vescovi sono tra loro, e chi per ragioni di organizzazione della Chiesa riceve titoli e funzioni come quella di Patriarca, è soltanto un “primo tra pari”, sottoposto come gli altri al giudizio della Chiesa, e che può essere deposto qualora non compia il suo dovere conformemente alla volontà di Dio. I papi di Roma, forti del potere che si erano attribuiti, circa dall’anno 1000 hanno cominciato ad introdurre nella Chiesa tutta una serie diinnovazioni  sia nella dottrina che nella pratica della Chiesa e che non erano state volute da Cristo né introdotte dagli Apostoli.  E non mi riferisco a cose marginali ed esteriori, che possono benissimo mutare secondo i tempi ed i luoghi (anche se nella Chiesa ogni cambiamento va fatto con molta attenzione per non correre il rischio di alterare il patrimonio tramandato, e poi .sempre con l’approvazione collegiale di un Concilio), ma a cose essenziali: anzitutto la modifica del testo  del Credo che contiene il simbolo della nostra fede e che il Concilio Ecumenico di Calcedonia avesse dichiarato “immodificabile”, aggiungendo al te.sto approvato in modo del tutto arbitrario, il famoso “Filioque”.

In cosa consiste? I Santi Padri, conformemente  all’insegnamento di Gesù “ vi manderò un altro Consolatore lo Spirito di Verità che procede dal Padre”) avevano professato: “Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre. Con  il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato ed ha parlato per mero dei profeti ”; arbitrariamente la Chiesa Romana ha aggiunto”procede dal Padre e dal Figlio” (Filioque).Ora, se lo Spirito Santo procedesse anche dal Figlio, Gesù lo avrebbe detto, e non lo dice – dice invece che procede dal Padre – e poi questa aggiunta sconvolge tutta la dottrina della Santissima Trinità facendo del Figlio un a .specie di “Secondo Padre” dello Spirito Santo. Comunque anche senza addentrarci in un a questione profondamente teologica non c’è chi non veda che il .solo fatto di modificare unilateralmente il testo che contiene il riassunto fondamentale della nostra fede, approvato dai Concili Ecumenici, è un arbitrio che attenta all’unità della Chiesa. Infatti dopo questo, seguirono altre innovazioni unilaterali della Chiesa romana, basata sull’autorità del solo Papa e non .su un Concilio Ecumenico (come in modo comunitario si deve fare nella Chiesa .secondo il volere di Cristo) quali la modifica della concezione del peccato originale che farebbe anche i piccoli bambini responsabili di una colpa che non hanno loro commesso (“i loro Angeli – dice al contrario Gesù – vedono sempre il volto del Padre mio”) che rende poi necessario il dogma dell’immacolata Concezione dl Maria (il l’atto cioè che Maria sia nata priva di questa colpa da non confondere con il dogma della Concezione Verginale, il fatto cioè che Cristo sia nato da lei senza Padre umano perché Figlio del Padre celeste), il dogma dell’esistenza del Purgatorio come terzo stato delle anime dopo la morte di cui non c’è minima traccia in tutta la Sacra Scrittura né nell’insegnamento dei Santi Padri… e così via.

Vengono poi introdotte modifiche arbitrariamente nell’amministrazione dei Santi Sacramenti: i laici vengono, durante la santa Comunione, privati della Comunione al Santo Sangue (Gesù invece aveva detto “Prendete e bevetene tutti…”)  il Battesimo, cioè l’immersione a somiglianza della morte e resurrezione di Gesù viene sostituito con un lavaggio con poche gocce di acqua e la Cresima, fin dall’antichità unita al Battesimo (come nel Battesimo di Gesù: quando Gesù esce dall’acqua subito lo Spirito Santo scende su di lui) viene separata da questo e pian  panino subisce anche una modificazione del modo di essere concepita … e così via tutta una serie di modifiche e di modifiche a loro volta modificate… tutte cose che si introducono quando nella Chiesa si attribuisce ad un Vescovo (il papa) un potere smisurato che non risale certo a Cristo ed alla sua volontà.

*Ed il discorso “Tu sei Pietro e su questa Pietra…?

Questo capitolo del Vangelo di Matteo (capitolo 16) viene comunemente usato oggi dai cattolici-romani come prova del primato del papa, insieme a quello degli agnelli e delle pecorelle che chiude il Vangelo di Giovanni (cap.21).

Ora questa pretesa cattolica-Romana è insostenibile.

Infatti presuppone alcune cose che noi dimostreremo infondate:

  1. che con queste parole il Signore intendesse promettere a Pietro una autorità assoluta sulla Chiesa;
  2. che questa autorità sia trasmissibile;
  3. che questa autorità si sia trasmessa al papa in quanto Vescovo di Roma e successore di Pietro.

Esaminiamo i tre punti:

1. non è vero che con queste parole Gesù intendesse trasmettere a Pietro tale autorità: infatti dice a Pietro che lo aveva confessato poco prima come Figlio di Dio (il capitolo va letto tutto per capire anche quelle parole: “tu mi hai detto che io .Sol1o il Figlio di Dio – sottinteso – e non la carne ed il sangue te lo hanno rivelato ma il Padre mio che è nei cieli, ed io a te dico: tu sei Pietro (nome derivato da “Pietra”) e su questa Pietra (cioè su di me che tu hai riconosciuto come Figlio di Dio) io fonderò la mia Chiesa”. E’ sulla fede di Pietro che Gesù costruisce la sua Chiesa, non sulla sua persona: ed il Beato Agostino (Padre tanto caro agli occidentali) fa notare che se la avesse fondata su Pietro, la avrebbe fondata su una ben fragile pietra. visto che Pietro lo avrebbe rinnegato tre volte! Questa interpretazione ortodossa era l’interpretazione sostenuta in tutta l’antichità e mai nessuno si era in antico sognato di vedervi una prova del primato del Papa di Roma se S . Cipriano, grande Vescovo di Cartagine e Martire può scrivere: “Ogni Vescovo siede sulla cattedra di Pietro”, cioè ogni Vescovo trova il suo fondamento ed il fondamento della fede che insegna nella fede che Pietro ha professato, cioè che Gesù è il Figlio di Dio.

Se anche poi si volesse riferire a Pietro il significato della pietra su cui si fonda la Chiesa questo andrebbe sempre inteso nel senso che Pietro è la Pietra perché ha confessato Cristo. Infatti non può essere posto alla Chiesa nessun altro fondamento che non sia Gesù Cristo come si legge chiaramente nel Nuovo Testamento. Puoi leggere a questo proposito il Vangelo di S. Matteo cap.2 1 al v.42,  S. Marco cap. 12 al v. 10, S. Luca cap.20 al v. 17; e ancora gli Atti degli Apostoli cap.4 v. I e la prima lettera di S. Pietro cap.2 vv. dal 4 al 10 dove è proprio S. Pietro a parlare di Cristo come “pietra viva che gli uomini hanno gettato via ma che Dio ha scelto come Pietra preziosa pietra sulla quale se noi ci fondiamo diveniamo tutti (e non solo Pietro né il Papa) “pietra ~ a”, formata per il tempio dello Spirito Santo. Perché è solo Cristo la pietra principale del fondamento: e chi crede in esso non resterà deluso”.

Più tardi noi troviamo dei testi affascinanti del grande Origene, maestro di tutti i Padri negli studi delle Sacre Scritture, e così anche nel papa san Leone Magno.  Il primo afferma: “Se anche noi diciamo “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente, allora anche noi diventiamo Pietro… perché ciascuno che si rende simile a Cristo diviene Pietro ”. Ed il secondo afferma con chiarezza “la forma di Pietro, cioè una pietra fondata sulla fede è presente in ogni Chiesa locale, e non soltanto in quella di Roma ”

2 – Ma anche se si vuole interpretare questo passo “alla maniera romana ”  ossia attribuendo a Pietro una preminenza sugli altri Apostoli nel Nuovo Testamento – preminenza non certo autorità assoluta – (Al Concilio Apostolico di Gerusalemme fu infatti il capo della Comunità cittadina, S. Giacomo, a presiedere, e Paolo resistette a viso aperto alle erronee opinioni di Pietro, come egli stesso ci dice nella Lettera ai Galati al cap.2), non possiamo certo pensare che questa autorità sia trasmissibile. Essa non è trasmissibile più di quella di essere testimone del Cristo risorto, in quanto né nel Nuovo Testamento, né negli scritti dei Padri c’è nulla che possa lasciar pensare ad una simile possibilità.

3 – Non c’è poi nessun fondamento per pensare che tale autorità si sia di fatto trasmessa al Vescovo di Roma dove la Chiesa era stata fondata da Paolo.  Inoltre, prima di recarsi a Roma, Pietro aveva presieduto la Comunità di Antiochia ( là dove i seguaci di Gesù furono per la prima volta chiamati “Cristiani ” per distinguerli dai Giudei); ed allora, perché il “potere  ” di Pietro si sarebbe trasmesso al Vescovo di Roma e non a quello di Antiochia? Lo stesso  papa S. Gregorio Magno identifica tre “sedi Pietrine ” : Roma, Alessandria ed Antiochia, pari nell’essere la cattedra storica dell’Apostolo e tiene a sottolineare che quella di Roma non ha niente di più eminente delle altre due.

Come si vede, per questa strada i entra in un labirinto inestricabile. La Chiesa antica non aveva – fortunatamente – di questi problemi; essa, come anche ora la Chiesa Ortodossa, era articolata in Comunità locali ciascuna pienamente “CHIESA ” , ciascuna presieduta da un Vescovo. Le Chiese talvolta si riunivano a Concilio sotto la presidenza del vescovo della città più eminente (Metropolita da Metropoli), considerato “primus inter pares”, il cui posto di presidente alla Comunione è poi stato preso dai Patriarchi e dai Primati delle Chiesa Autocefale (che si governano con piena autonomia).

Un Vescovo di Antiochia, Sant’Ignazio detto Teoforo (portatore di Dio), discepolo degli Apostoli,  morto martire a Roma scrive in una sua lettera: : “state uniti al Vescovo, che tiene in mezzo a voi il posto di Cristo, ed al collegio dei presbiteri (preti) che è il senato degli Apostoli, ed ai Diaconi, a me carissimi ”. Dimostrando così dinon conoscere altra Gerarchia che quella di una Chiesa Locale la quale è l’UNA, SANTA CATTOLICA, APOSTOLICA .. Per lui il rapporto si stabilisce tra il Vescovo (Cristo) e i Presbiteri (Apostoli) e non come farà più tardi la chiesa cattolica-romana tra, il papa (Cristo) ed i vescovi (apostoli).

Io penso di aver così risolto la questione.  Senza dimenticare che a Roma, nel Medioevo sono sorti (probabilmente fabbricati dalla cancelleria papale) falsi documenti, come la “Donazione di Costantino ” e le “Decretali pseudo-Isidoriane”, inventati per fornire appoggi alle pretese papali. Non pensate che quando si costruiscono prove false è perché di vere non ve ne sono?

E la falsità di questi documenti è oggi universalmente ammessa da tutti anche dagli studiosi cattolico-romani.

CONCLUDENDO

La Chiesa Cattolica Ortodossa è oggi la vera Chiesa Cattolica Una, Santa, Apostolica, che, mentre l’Occidente deviava, forse anche travolto tra le continue lotte tra papato e impero per cui il papa tendeva sempre più ad affermarsi come sovrano e signore degli stessi re della terra ( “Signore dei Signori” e “Dominatore dei Dominanti”, gli si diceva incoronandolo con il Triregno), ha conservato fino al presente la dottrina autentica di Cristo e degli Apostoli:

* Essa crede in ciò che gli antichi Concili hanno definito basandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica.

* Amministra i Santi Sacramenti nella forma  perfetta istituita da Cristo.

* Celebra il Culto Divino secondo le antiche tradizioni.

*Venera la Madre di Dio Maria sempre Vergine e ne invoca l’intercessione continuamente, anche se rifiuta i dogmi che sono stati introdotti tardivamente su di Lei, ne dipinge e ne venera le Sacre Icone, dipinte sui modelli che risalgono fino a S. Luca.

* Venera gli Apostoli, i Martiri, i Padri, gli Asceti e tutti i Santi, invocando le loro preghiere e la loro intercessione presso il Signore delle misericordie.

* Prega per tutte le necessità del corpo e dell’anima dei fedeli.

* Non si ingerisce nelle questioni politiche che non la riguardano direttamente, ma si impegna per la pace, la giustizia sociale e la promozione dei diritti di tutti gli uomini, specie i più deboli.

* Difende in ogni sua forma la Vita sul nostro pianeta.

* Attende con la preghiera e la speranza all’unica casa comune di tutti coloro che le vicende della storia hanno allontanato dall’Unico ovile di Cristo, Unico Sommo Pontefice e Salvatore delle nostre anime.

* Annuncia agli uomini, il perdono dei peccati, la beata speranza della Resurrezione ed ogni giorno prega per i vivi e per i morti.

* Mantiene inalterate le antiche tradizioni, per questo ammette un Clero celibe ed uno coniugato, crede nell’indissolubilità del matrimonio, eppure non rigetta per misericordia coloro che con sincerità chiedono le seconde nozze,  avendo fallito, per l’umana debolezza, le prime.

* Aiuta per mezzo dei Padri Spirituali, tutti quelli che a lei ricorrono per consiglio ed aiuto.

* Propone una morale basata sulla libertà cosciente del cristiano liberato da Cristo, piuttosto che sull’osservanza legalistica dei precetti.

Pavel Florenskij: Il cuore cherubico

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Pavel A. Florenskij
Il Cuore cherubico. Scritti teologici e mistici
Casale Monferrato, Piemme, 1999, pp. 303

Nell’introdurre questo libro davvero magistrale, e ben prima di affrontarne i temi, è nostra intenzione tracciare un profilo, seppure sommario ma incisivo, del noto autore, tralasciando volutamente le note biografiche a cui rimandiamo all’ottimo apparato messo a punto nel presente volume.

Pavel Florenskij si inserisce a pieno titolo nel panorama dei padri della teologia contemporanea, tuttavia distinguendosi per la particolare attenzione rivolta al tema della Tradizione e all’interpretazione del linguaggio liturgico. Anzi, possiamo, con sicurezza, affermare che la grandezza del suo pensiero consiste proprio nel non aver voluto tenere distinti i due aspetti. Nell’opera di Pavel Florenskij, infatti, la Tradizione non viene chiamata in causa come elemento di supporto per la validità di particolari tesi dal momento che essa costituisce la materia primaria intorno a cui si anima il pensiero di un uomo veramente teologo in quanto il senso della teologia è tutto racchiuso nell’essere in comunicazione con Dio in presenza degli uomini.

Florenskij quindi sviluppa, in questa raccolta di saggi che sono perlopiù il resoconto di alcune sue lezioni tenute all’università, interessanti riflessioni sull’uomo contemporaneo e sull’impostazione del problema della verità.

Nel saggio Empiria ed empirismo, il teologo russo dimostra, con correttezza di pensiero ed audacia linguistica, i limiti e la fallacia dell’approccio empirico-scientifico all’ambito del sacro e della vita etica, criticando aspramente il principio per il quale ciò che appartiene alla natura del sensibile e del fenomenico è di per sé evidente. Invero, nessuna esperienza sensibile, nessuna empiria, può rivelare alcunché sul segreto dell’azione umana. Il giudizio sulle azioni degli uomini non può appellarsi unicamente al criterio della bontà o dell’infamia, l’intenzione è ciò che muove l’azione ma essa resta impenetrabile alla superficie dei fatti. Per questo motivo, la scienza “non ha mezzi per cogliere le esperienze mistiche”. Su tale argomento, Florenskij rifiuta in toto la visione positivista del mondo: l’interesse per l’universo sensibile non è dato tanto dalla volontà di conoscere ciò che in esso esiste, bensì da ciò che esso rappresenta per l’uomo: una potenziale via alla scoperta degli altri mondi sovrasensibili. L’universo sensibile è quindi un simbolo, laddove Florenskij intende per “simbolo” non semplicemente un segno ma un “un’unità organicamente viva di ciò che rappresenta e di ciò che è rappresentato”. Tuttavia, la realtà sensibile non cessa di esistere, sebbene abbia espletato la sua funzione: essa viene coinvolta , mescolata, trasfigurata dal fuoco dell’altro mondo, divenendo essa stessa fiamma pur senza perdere la forma sensibile che le è propria.

Una critica ai limiti della scienza rispetto alla conoscenza mistica compare anche in un altro importante saggio contenuto nel libro, intitolato La luce della verità. La fallacia dell’analisi scientifica è qui vista dal punto di vista del linguaggio. La prassi della scienza si concentra essenzialmente nella direzione di una scomposizione, di una separazione degli elementi della realtà, come se essi dovessero essere sottoposti alla precisione oculare di un microscopio. Perciò, le parole poste al vaglio della riflessione, ovvero dell’analisi scientifica, appaiono come semplici segni che compongono un concetto; in realtà, le parole, piuttosto che essere dei segni incastrati in uno schema, sono strumenti che suscitano la formazione di un pensiero nella coscienza. Conseguentemente, nei testi religiosi, mitici e leggendari, la parola, non sottoposta al vaglio della riflessione, può rivelare liberamente tutto il suo contenuto metalinguistico. Per questo motivo, i miti sono il fondamento di qualsiasi comprensione della realtà. Alla base del processo conoscitivo si pone quindi un’esperienza di “uscita reale del conoscente da se stesso oppure… un reale ingresso del conosciuto nel conoscente, la loro unione reale”. L’uscita di cui parla il filosofo russo non è altro che la fede. Così, la conoscenza non è il mero impossessarsi di un oggetto morto da parte di un soggetto predatore ma l’attuarsi di una viva comunione in cui soggetto ed oggetto hanno ruoli intercambiabili. La fede rappresenta, per il cristiano, la via della conoscenza: una conoscenza che si attua per mezzo dell’amore, in quanto l’oggetto, ma potremmo dire anche il soggetto della fede, è esso stesso Amore. “Dio è amore” è detto nella Prima Lettera di Giovanni, ovvero Dio è l’Amore e non semplicemente “Uno che ama”. Eppure, alle orecchie del mondo moderno, la parola “amore” è una delle tante che ha subito un processo di decontestualizzazione. Scissa dall’originale senso evangelico, essa è divenuta un termine banale che abbonda sulla bocca di tutti. “La più evidente degenerazione del tessuto religioso è riflessa dai discorsi sull’amore” denuncia tristemente uno dei più interessanti saggi contenuti in questa raccolta, Il timore di Dio. Respinto quindi ogni vago sentimentalismo, ciò che veramente tocca l’essenza dell’amore cristiano è il senso del timore. Recita una preghiera di San Giovanni Crisostomo: “Signore, pianta in me la radice dei beni, il tuo timore sia nel mio cuore” e nei Proverbi, a proposito del timore, si dice che esso è il principio della sapienza. Quindi, considerato che la conoscenza avviene sempre tramite il contatto, nella relazione tra l’uomo e Dio, il timore è il segno che questo contatto è avvenuto, rivelandosi in un profondo sconvolgimento dell’anima. Il timore infatti nasce con l’irruzione dello sconosciuto, del totalmente altro; esso squarcia in noi il meccanismo perverso dell’abitudine e apre una finestra su altri mondi, sull’eternità. Questa finestra compare nella vita del cristiano essenzialmente attraverso il culto, nella liturgia, nella preghiera, negli uffici. Il culto, ultimo tassello su cui vorremmo concludere questa breve presentazione di un libro molto complesso ma profondamente illuminante, costituisce il centro della vita del cristiano, essendo “quella parte della realtà, distinta da tutte le altre, dove si incontrano l’immanente e il trascendente, il terreno e il celeste, le cose di questo e le cose dell’altro mondo, l’istante e l’eterno, il relativo e l’assoluto, il corruttibile e l’incorruttibile”. In esso infatti si racchiude il tempo del già e del non ancora, ovvero di quel mistero che, celato agli occhi della razionalità, vive nel cuore di ogni cristiano.

Chiara Ruth Rantini (da La Pietra n.4/1999 pp.28 – 30)

Kostas Delikostantìs: L’Ethos della libertà

copKostas Delikostantìs
L’Ethos della libertà
Servitium, Sotto il Monte, 1997.

“Quintessenza dell’Evangelo cristiano è la libertà” scrive il teologo greco Delikostantìs, e questa sua opera non è che una lunga meditazione sulla libertà, sull’ethos della libertà (ed il titolo rimanda ad una nota opera di Christos Yannaras, La libertà dell’ethos ). Cosa si intende per Ethos della libertà? ovvero se l’ethos è “libero”, la libertà è essa stessa “etica”? La nostra mentalità di uomini del ventesimo secolo ci spingerebbe piuttosto a pensare che con l’etica si schiacci la libertà, che in qualche modo la si limiti e se ne restringa il campo d’azione, al massimo ci farebbe affermare il principio – moralistico ed utilitaristico – che “la mia libertà finisce dove comincia la tua”. Ma nulla di tutto ciò concerne la libertà dal cristiano. La libertà del cristiano è un’ascesi, ascesi che, lungi dall’avere un fine utilitaristicamente umano, è tesa a travalicare i limiti dell’umano, a liberare l’uomo, in definitiva, da se stesso. La civiltà in cui viviamo, sempre più secolarizzata e scristianizzata, in cui si comincia (o ri-comincia) a parlare di “neopaganesimo” di “fedeltà alla terra”, di “etica della finitezza” è sempre più una civiltà in cui l’ascesi è quasi totalmente assente, e quando è presente si tratta di un’ascesi di natura, appunto, “neopagana” – umanistica ed utilitaristica – tesa ad eliminare le limitazioni “esterne” all’uomo e finalizzata in qualche modo al compimento, non alla travalicazione dell’umano, finalizzata insomma a rendere l’uomo sempre più padrone (o forseschiavo) di sé. L’uomo non vuole essere libero. Questo lo aveva ben capito quel Grande Inquisitore di dostoevskjana memoria che giunse a condannare come eretico Cristo stesso, per aver voluto dare agli uomini la libertà, rendendoli così profondamente infelici, perché l’uomo altro non desidera che “qualcuno innanzi a cui prostrarsi”. Non aveva capito Cristo che gli uomini hanno bisogno di pane, hanno bisogno di regole e di “valori”, non di libertà; e a chi dona loro la libertà e la possibilità di amare Dio liberamentepreferiscono chi li stupisce trasformando delle pietre in pane. L’uomo vuole essere schiavo dei miracoli e del potere: la libertà è troppo rischiosa, “la libertà pesa, da essa non vengono che dolore e pena” (Berdiaev). È l’evangelica “via stretta” che conduce al Regno.

Daniele Marletta (da La Pietra n. 1-4/1998 pp.27-28)

Breve commento al Credo

Vescovo Alexander (Mileant)

Breve commento al Credo

Concilio di Nicea

Cos’è il Credo?

Il termine “Credo” proviene dal latino “credo”, che significa appunto “io credo”. Nella Chiesa Ortodossa Credo è usualmente detto il Simbolo della Fede, cioè l'”espressione” o “confessione” della Fede.
Un uomo senza la fede è come un cieco. La fede dà all’uomo una visione spirituale per mezzo della quale egli può vedere e capire l’essenza di tutto ciò che lo circonda: come e perché ogni cosa è stata creata, quale è il senso della vita, cosa è giusto e cosa non lo è, ed infine verso cosa ci si deve sforzare di tendere.
Dai tempi antichi, i Cristiani del periodo apostolico usarono il Credo per ricordarsi dei principi della Fede Ortodossa. Nella Chiesa antica esistevano vari brevi Credi. Ma nel quarto secolo apparvero dei falsi insegnamenti riguardo al Figlio di Dio e al Santo Spirito. Così si rese necessario completare questi brevi Credi e definire più accuratamente gli insegnamenti della Chiesa.

Quadro storico

Il Credo Niceno fu composto dai Padri del primo e del secondo Concilio Ecumenico. I primi sette articoli del Credo sono stati scritti durante il primo Concilio Ecumenico, e gli ultimi cinque durante il secondo Concilio Ecumenico. Il primo Concilio si riunì a Nicea nel 325 d.C. per confermare i veri insegnamenti riguardo al Figlio di Dio e per opporsi alle false dottrine di Ario. Ario credeva che il Figlio di Dio fosse stato creato da Dio Padre. Il secondo Concilio si riunì a Costantinopoli nel 381 d.C. per confermare i veri insegnamenti riguardo al Santo Spirito ed opporsi alle false dottrine di Macedonio che rifiutava l’origine divina del Santo Spirito. Il Credo è denominato “Niceno-Costantinopolitano” a derivare dalle due città nelle quali i Padri si raccolsero per il primo ed il secondo Concilio Ecumenico. Il Credo consiste di dodici articoli. Nel primo articolo si parla di Dio Padre; dal secondo al settimo articolo si parla del Figlio; nell’ottavo articolo del Santo Spirito; nel nono della Chiesa; nel decimo del Battesimo; e infine, nell’undicesimo e nel dodicesimo della resurrezione dei morti e della vita eterna.

Il Credo

1 Credo in un unico Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e di tutte le realtà sia visibili che invisibili.
2 E un unico Signore: Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l’unigenito, il generato dal Padre prima di tutti i secoli. Luce da Luce; Dio vero da Dio vero; generato, non creato; coessenziale al Padre; mediante cui tutte le realtà presero esistenza.
3 Che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli e si incarnò dallo Spirito santo e dalla Vergine Maria, e si fece uomo.
4 E fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e soffrì, e fu sepolto.
5 E risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture.
6 E risalì ai cieli e siede alla destra del Padre.
7 E di nuovo verrà con gloria a giudicare i vivi e i morti; il cui regno non avrà fine.
8 E nello Spirito, che è santo, Signore, vivifico, procede dal Padre, insieme con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato, parlò per mezzo dei Profeti.
9 Ed un’unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa.
10 Confesso un unico Battesimo per la remissione dei peccati.
11 Aspetto la risurrezione dei morti.
12 E la vita del secolo venturo. Amen.

Cominciamo il Credo con “(Io)Credo” questo perché l’essenza delle nostre convinzioni religiose non dipende da esperienze esterne ma dal nostro accettare verità date da Dio. Sicuramente non si possono provare con un esperimento di laboratorio verità del mondo spirituale. Queste verità appartengono alla sfera dell’esperienza religiosa personale. Più una persona cresce nella vita spirituale – più prega, pensa a Dio, compie il bene – più cresce la sua esperienza spirituale interiore, e più chiara diventa per lui la verità religiosa. In questo modo, la fede diviene per lui soggetto di esperienza personale.

In cosa dobbiamo credere secondo il Credo?

Noi crediamo che Dio sia pienezza di perfezione; crediamo che Egli sia uno Spirito perfetto, senza tempo, senza principio, onnipotente e onniveggente. Dio è dappertutto, vede tutto, e sa in anticipo quando qualcosa accadrà. Egli è Bene sovrabbondante e l’unico tuttosanto. Non ha bisogno di niente ed è la ragione di tutto ciò che esiste.
Noi crediamo che Dio sia uno in essenza e una Trinità nelle Persone (questo per dire che l’unico vero Dio ci è apparso come Padre, Figlio e Santo Spirito). Il Padre, il Figlio e il Santo Spirito sono la Trinità, una in essenza ed indivisibile. Il Padre non è generato e non procede da altri. Il Figlio è stato generato dal Padre prima di tutti i secoli il Santo Spirito procede eternamente dal Padre.
Noi crediamo che tutte le Persone della Santa Trinità sono eguali in perfezione divina, grandezza, potenza e gloria. Cioè noi crediamo che il Padre è Dio vero e perfetto, il Figlio è Dio vero e perfetto, il Santo Spirito è Dio vero e perfetto. Quindi nelle preghiere glorifichiamo contemporaneamente il Padre, il Figlio e il Santo Spirito come un solo Dio.
Crediamo che l’intero mondo visibile ed invisibile sia stato creato da Dio. In principio Dio creò il grande mondo invisibile degli Angeli, altrimenti noto come Cielo. Come specificato nella Bibbia, Dio creò il nostro mondo materiale o fisico dal nulla. Questo non fu fatto istantaneamente, ma gradualmente durante i periodi di tempo che nella Bibbia sono chiamati “giorni”. Dio creò il mondo non per necessità o bisogno ma a derivare dal Suo buon desiderio di fare ciò affinché le sue altre creazioni potessero godere della vita. Essendo Egli stesso infinitamente buono, Dio creò buone tutte le cose. Il male apparve nel mondo a causa del cattivo uso della libera volontà, che Dio ha dato sia agli angeli che agli uomini. Per esempio, il Diavolo (Satana) e i suoi demoni erano una volta angeli di Dio. Ma essi si ribellarono contro il loro Creatore e divennero demoni. Essi furono cacciati dal Cielo e formarono il proprio regno denominato “inferno”. Da allora in poi, essi hanno tentato gli uomini al peccato e sono diventati i nemici nostri e della nostra salvezza.

Noi crediamo che tutte le cose siano sotto il controllo di Dio; cioè egli provvede ad ogni creatura e guida ogni cosa ad una buona meta. Dio ama e bada a noi come una madre bada al suo bambino. Per questa ragione niente può accadere ad una persona che abbia fiducia in Dio.

Noi crediamo che il Figlio di Dio, il nostro Signore Gesù Cristo, discese dal cielo per la nostra salvezza. Venne sulla terra e assunse la nostra carne per mezzo dello Spirito Santo e della Vergine Maria. Essendo Dio da tutta l’eternità, Egli nel tempo del re Erode assunse la nostra natura umana, sia anima che corpo, ed è quindi veramente Dio e veramente uomo, o Dio-uomo. In un’unica divina Persona Egli combinò due nature, la divina e l’umana. Queste due nature rimarranno sempre con Lui senza cambiamento, né mescolandosi né cambiando dall’una nell’altra.

Noi crediamo che il nostro Signore Gesù Cristo, mentre viveva sulla terra, ha illuminato il mondo col Suo insegnamento, il suo esempio ed i miracoli. Egli insegnò agli uomini cosa essi devono credere e come devono vivere per poter ereditare la vita eterna. Per mezzo delle Sue preghiere a Suo Padre, della Sua completa obbedienza alla Volontà del Padre, della Sua sofferenza a morte Egli sconfisse il demonio e redense il mondo dal peccato e dalla morte. Per mezzo della Sua Resurrezione dalla morte, pose le basi per la nostra resurrezione. Dopo la Sua Ascensione nella carne al Cielo, che avvenne quaranta giorni dopo la Sua Resurrezione dalla morte, il nostro Signore Gesù Cristo sedette alla destra di Dio Padre; cioè ricevette uguale potenza di Dio Padre e da allora insieme con Lui egli governa la faccia del mondo.

Noi crediamo nel Santo Spirito, che procede da Dio Padre dall’inizio del mondo, insieme con il Padre ed il Figlio dà esistenza a tutta la creazione e governa tutto. Egli è la sorgente di una vita spirituale piena di grazia, per gli angeli come per gli uomini, ed ugualmente al Padre ed al Figlio è degno di tutta la gloria e adorazione. Nel Vecchio Testamento il Santo Spirito parlò per mezzo dei Profeti. Quindi, nel principio del Nuovo Testamento, Esso parlò attraversò gli Apostoli ed ora vive nella Chiesa di Cristo, guidando i suoi pastori ed il suo popolo nella verità.

Noi crediamo che il nostro Signore Gesù Cristo fondò la Chiesa sulla terra per la salvezza di tutti coloro che credono in Lui. Egli mandò lo Spirito Santo agli Apostoli alla Pentecoste. Sin da quel tempo lo Spirito Santo rimane nella Chiesa, quella comunità piena di grazia o unione dei credenti Cristiani Ortodossi e la preserva nella purità degli insegnamenti di Cristo. La grazia del Santo Spirito rimane nella Chiesa, purifica coloro che si pentono dai peccati, aiuta i credenti a crescere nelle opere buone e li santifica.

Noi crediamo che la Chiesa è Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Essa è Una poiché tutti i Cristiani Ortodossi, sebbene appartengono a diverse chiese nazionali e locali, sono un’unica famiglia insieme con gli angeli ed i santi nel Cielo. L’unicità della Chiesa è determinata dall’unicità della Fede e della Grazia. La Chiesa è Santa poiché i suoi figli fedeli sono santificati dalla parola di Dio, dalla preghiera e dai Sacramenti. La Chiesa è Cattolica poiché ciò che noi crediamo è il medesimo insegnamento che è ritenuto essere vero da tutti i Cristiani Ortodossi, sempre e dovunque. La Chiesa è chiamata Apostolica poiché conserva l’insegnamento e la successione degli Apostoli. Dai tempi antichi questa successione apostolica passa avanti senza interruzione da Vescovo a Vescovo nel Sacramento dell’Ordine. La Chiesa rimarrà del nostro Signore e Salvatore sino alla fine del tempo.
Noi crediamo che nel sacramento del Battesimo il credente ottiene il perdono di tutti i peccati. Il credente diventa un membro della Chiesa. In questo momento è aperto per lui l’accesso agli altri sacramenti di salvezza. Nel sacramento della Crismazione il credente riceve la grazia del Santo Spirito. Nella Confessione o Penitenza sono perdonati i peccati. Nella Santa Comunione, offerta durante la Divina Liturgia, il credente riceve il reale Corpo e Sangue di Cristo. Nel sacramento del Matrimonio è creata un’unione indissolubile tra un uomo e una donna. Nel sacramento dell’Ordine sono ordinati Diaconi, Preti e Vescovi per servire la Chiesa. Nella Santa Unzione è offerta la cura della malattia fisica e spirituale.

Noi crediamo che prima della fine del mondo Gesù Cristo, accompagnato dagli angeli, verrà nuovamente nella gloria sulla terra. Ogni persona, secondo la Sua Parola, risorgerà dalla morte. Come per un miracolo, le anime di coloro che sono morti ritorneranno nei corpi che possedettero durante la loro vita terrena. Tutti i morti ritorneranno alla vita. Durante la Resurrezione Generale, i corpi dei santi, sia quelli che risorgono che quelli ancora viventi, saranno rinnovati e diventeranno spiritualizzati nell’immagine del Corpo Risorto di Cristo. Dopo la resurrezione, ognuno apparirà davanti al giudizio di Cristo, per ricevere ciò che è dovuto, secondo quanto egli fece quando viveva nel suo corpo, bene o male. Dopo il giudizio, i peccatori senza pentimento entreranno nei tormenti eterni ed i giusti entreranno nella vita eterna. Questo segnerà l’inizio del Regno di Cristo, che non avrà fine.

Il Credo è letto da un catecumeno (chi si prepara a ricevere il battesimo). Il Credo è cantato durante la Liturgia e dovrebbe essere letto quotidianamente durante le Preghiere del Mattino. Un’attenta lettura del Credo rafforza grandemente la nostra fede. Questo accade perché il Credo non è semplicemente una formale dichiarazione di fede ma una preghiera. Quando diciamo “Credo” in uno spirito di preghiera, insieme con le altre parole del Credo, noi ravviviamo e rinforziamo la nostra fede in Dio e in tutte quelle verità che sono contenute nel Credo. Ecco perché è così importante per il Cristiano Ortodosso recitare il Credo quotidianamente o almeno regolarmente.

(traduzione di Giovanni Costa)

La santa Ortodossia

La santa Ortodossia.
Conversazione in un chiosco turco sul Monte Athos

Il monastero di Simonos Petras

– “Che cos’è il Cristianesimo, venerabile Padre ?” gli domandammo da principio.
Padre Cirillo si segnò e cominciò così:
– Il Cristianesimo, fratelli cari, è una “imitazione della natura di Dio” come dice bene S. Gregorio di Nissa… Ma vedete, fratelli in Cristo, ancor prima di domandarsi che cosa sia il Cristianesimo, conviene rifarsi una mentalità cristiana. Finché non avrete rinunciato alle abitudini acquisite nelle Università e rinforzate dai condizionamenti del mondo profano, vero abominio della desolazione, e cioè dal criticismo permanente, dalla dialettica, dal dubbio fatto sistema, dall’angoscia filosofica che non ha altra uscita se non il suicidio, non potrete comprendere nulla dell’essenza del Cristianesimo, il quale occupa un livello sopra-razionale e si serve di un linguaggio analogico e simbolico. Voi siete degli studenti simpatici, ma come tali vittime della droga delle raziocinazioni, fatte di argomenti antitetici, di costruzioni intercambiabili, che portano solo alla negazione di Dio dapprima, poi a quella dell’uomo sua immagine. Ridiventate prima degli esseri atemporali, dei contemporanei del Logos; raggiungerete con il cuore ciò che l’ordine della ragione non vi farà mai raggiungere. Disfatevi dello spirito storicistico proprio delle genti dell’Occidente, atee o credenti, il quale tende a vedere solo degli “avvenimenti” ed è sensibile solo all’uomo Gesù, dimenticando il Cristo preeterno, negando miracoli e resurrezione. Da ciò sorge la tentazione delle vostre Chiese di occuparsi prima di storia, poi di politica, e quindi di secolarizzarsi senza quasi accorgersene….
Interessati dal discorso insolito e insieme curiosi e scettici domandammo a Padre Cirillo di precisare il suo pensiero.
– La verità, riprese, è stata limitata al semplice fatto, il relativo ha ricevuto il carattere di assoluto e l’assoluto stesso è stato strappato via. Nello stesso tempo è stato creato il mito del senso della storia, del progresso indefinito della specie, mito che una semplice passeggiata tra le civiltà del passato e una rapida analisi dell’animo umano sono sufficienti a demolire. I Padri beati e glorificati si mostrano indifferenti all’aspetto storico del Cristo Salvatore, preferendo vedere in lui il Logos di prima dei secoli, la Sophia eterna. La sua vita terrestre, le sue azioni, le sue parole, essi le interpretano allegoricamente. Se voi riporterete la vostra mente in questa direzione, cari fratelli, comincerete a comprendere che cosa significhi “imitazione della natura di Dio”.-
Intervenni allora in questi termini:
– Voi non pensate, venerabile vecchio, che la Chiesa possa essere condotta, pur restando fedele all’essenziale del suo messaggio, a modificare i suoi modi in funzione dei cambiamenti d’epoca o ad adattarsi alle diverse circostanze?
La risposta del Vecchio non si fece attendere:
– Sapete che cosa fa che si rispetti la Santa Chiesa Ortodossa? È il fatto che essa non si lascia manipolare o influenzare. La Chiesa non ha da adattarsi a delle “novità” che domani si riveleranno scadute e saranno rimpiazzate da altre, né a riformarsi, quando siamo noi a dover essere riformati da essa, né a conformarsi allo spirito del mondo, né a consultarlo, quando lo spirito del mondo non è altro se non l’emanazione delle tenebre traviate. Essa non ha da subire i condizionamenti e le seduzioni fìlosofìche, politiche, scientifiche di questo mondo destinato a scomparire come l’erba dei campi. Essa che i Padri dicono superiore alla prima Creazione, non ha da aprirsi al mondo; ma chiunque vi entri deve lasciare questo mondo ed il suo principe alla porta, se essi rifiutano di entrarvi attraverso la penitenza e la mortificazione dell’impudicizia, della cupidigia e della superbia… Prendete l’esempio della cosiddetta “giustizia sociale” elargita sulla terra: resterà un’illusione finché l’uomo non avrà trovato Dio nel suo cuore. Ogni altro atteggiamento è l’inizio della decomposizione.
Padre Cirillo riprese dopo alcuni istanti:
– Ci viene rimproverato un eccessivo rigore, un rifiuto di adattamento. Ma a che cosa porta l’alleggerimento delle Quaresime? Alla loro totale scomparsa. A che cosa l’accorciamento delle preghiere? Al loro rimpiazzo con delle officiature sacrileghe. A che cosa il conformarsi al secolo? Allo spopolarsi delle Chiese e alla caduta delle vocazioni. Più le Chiese dell’Occidente si ingegnano a inventare dei metodi nuovi per attirare la gioventù, più questa perde la fede!
– Qual è allora la missione della Chiesa?
– Trasmettere la fede degli antenati e dei Padri Teofori, una fede integra e pura. Anche se ciò un giorno potrà dispiacere ai potenti e suscitare delle persecuzioni tali che quelle dell’Impero Romano non sono nulla al confronto. L’Ortodossia è precisamente la fedeltà alla Tradizione, una tradizione più limpida del cristallo, sigillata da Dio, non soggetta a varianti; essa ha il senso di una continuità perfetta, senza diminuzioni né aggiunta di una sola parola, di una sola lettera. San Giovanni Damasceno il Sublime ha detto: “Noi non cambiamo i confini che i nostri padri hanno posto, ma conserviamo la tradizione come noi l’abbiamo ricevuta.” E San Marco di Efeso il Divino: “Nessuna concessione è permessa quando si tratta della nostra fede.” Così conserviamo nei vasi di argilla della nostra indegnità il deposito intatto e inalterato.
– Ma allora, venerabile padre, in definitiva che cos’è la Tradizione?
– È la trasmissione delle realtà spirituali e segna la continuità di una conoscenza uscita dagli inizi del mondo, dal Paradiso. Questa Tradizione è la fede data dal Dio-Uomo, Nostro Signore Gesù Cristo, ai suoi Apostoli e insegnata dalla Chiesa alle generazioni. Essa è inoltre l’immensa e immemorabile eredità che costituiscono la Bibbia, il Credo, i decreti conciliari, gli scritti dei santissimi Padri, bocche d’oro del Verbo, i trattati dottrinali e canonici, i libri liturgici, le sante icone, la Divina Liturgia.
– Voi non riconoscete l’autorità di tutti i Concili?
– I sette grandi e santi Concili ecumenici hanno posto i fondamenti definitivi di tutta la Chiesa; ad essi ci sottomettiamo con fede e pietà. Essi hanno normativamente precisato il messaggio cristologico della Chiesa, il mistero del Cristo vero Dio e vero Uomo, l’unità assoluta di Dio inseparabile da una diversità non meno assoluta, le Ipostasi, l’unione in Cristo delle due nature, la maternità di Maria, la “sinergia” tra la grazia divina e lo sforzo umano, la venerazione delle immagini, pegni dell’incarnazione e della metamorfosi della materia in Spirito… I Concili che sono seguiti non hanno apportato nient’altro ovvero hanno smorzato la serie delle deviazioni e delle alterazioni della Verità, sorgente di vita… Questo settenario simboleggia i sette sigilli dello Spirito, i sette pilastri della fede del Verbo sui quali si fonda la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica… Ora, ciò che dissero i Padri, lo diciamo anche noi…
– Tuttavia non tutti i Patriarcati ortodossi si mostrano refrattari a delle influenze moderne…
– Malgrado alcune spiacevoli eccezioni, dovute a carenza di dottrina e di informazione, la Santa Ortodossia si rifiuta di scendere a patti con l’apostasia del mondo attuale, regno dell’Anticristo.
Quindi padre Cirillo martellò questa frase che per lui era definitiva :
– La civiltà dell’Anticristo non è altro se non la disumanizzazione dell’uomo.
Non potevamo concludere qui ; allora il mio amico domandò:
– Venerabile padre, che cos’è l’Anticristo ?

Padre Cirillo non rispose subito, forse era stupito per la nostra ignoranza, o forse esitava di fronte ad un tale argomento. Infine :
-Figlioli cari, l’Anticristo è colui nel quale l’umanità vedrà il suo più grande benefattore e che sarà il suo peggior nemico. È per la sua venuta che lavorano i senzadio e numerosi cristiani incoscienti delle conseguenze più remote, persone che sposano con candore le tesi materialiste e sotto il pretesto del Vangelo seguono dei “pastori-lupi”, veri strumenti della potenza delle tenebre.
– L’Anticristo, continuò, non vuole abolire la religione, auspica di prenderla al suo servizio. Ma per far ciò deve abolire la fede in Cristo, quella fede che il Signore stesso farà tanta fatica a trovare al suo ritorno, come ha detto. La strategia dell’Anticristo è di far per prima cosa dimenticare tutto ciò che permette all’uomo di elevarsi verso l’Infinitamente Vivente e di sostituirlo con delle comodità tecnocratiche, dei divertimenti, delle sicurezze sociali, spazzatura agli occhi di Dio. Suo interesse è di far credere che il pane domandato nel Padre Nostro sia unicamente il “pane quotidiano” di cui sarebbe il distributore, allorquando si tratta del pane sopraessenziale e cioè dello Spirito Santo. Il suo interesse è di sopprimere le personalità umane per rimpiazzarle con degli individui, una massa amorfa, anonima e irresponsabile di cui egli soddisfa gli istinti immediati seducendola con l’aiuto di slogan idealisti… Come un mendicante il Signore Gesù ha avuto l’ultimo posto alla tavola di questo mondo, quando i primi seggi sono riservati ai politici, agli intellettuali, agli sportivi, ai banchieri per farli acclamare da migliaia di giornali e di libri che ogni giorno bestemmiano la maestà divina. Il Cristo, nostro maestro, è ignorato, deriso; ai suoi templi succedono quelli della cultura deicida.
– Si è detto che il Monte Athos sia il baluardo contro l’Anticristo. È vero, padre santo ?
– Di tutta l’Ortodossia è vero che la Santa Montagna è la guardiana più rigorosa della Tradizione cristiana, avendo trapassato col suo sperone tutte le vicissitudini della storia umana: è sopravvissuta alla caduta dell’impero bizantino, è sfuggita all’ingrandirsi dell’Islam, ha rifiutato la tiara di Roma e la falce di Mosca, combattendo incessantemente tutte le eresie dell’Oriente e dell’Occidente.
– Ma, soggiungiamo, fra tutti i Cristiani di oggi voi siete un’infima minoranza a pensarla così…
– La maggioranza può essere solo una moltitudine di persone che si evita di informare e che giudicano su tutto senza saperne niente. Una persona più Dio, ecco la maggioranza!… La Chiesa, che non ha mai ricevuto la promessa di una vittoria sulla terra, esisterà fino alla fine, anche ridotta a un piccolo gregge… Io so, fratelli cari, che dappertutto si dice che noi siamo solo un ammasso di monaci pidocchiosi, fanatici ed ignoranti, quando invece non siamo qui per altro se non per testimoniare la gloria dell’Onnipotente anche con la nostra sporcizia e la nostra ignoranza. Si dirà ben presto di noi che siamo una setta, mentre l’accumulo di tutte le eresie ammassato in venti secoli passerà per verità!… Ma noi accettiamo di essere odiati dagli uomini, visto che noi non siamo mai separati dall’Amore tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e Dio. Sì noi apparteniamo al piccolo resto di cui parla San Paolo, che non si è inginocchiato davanti a Baal. Noi sappiamo con Bastilo il Grande che “non è la moltitudine che sarà salvata” e con Niceforo il Confessore che “se anche un piccolo numero resta attaccato alla pietà ortodossa, è questo che costituisce la Chiesa”.
– Voi ci fate pienamente capire, venerabile Padre, l’irremovibile attaccamento dell’Ortodossia alla tradizione. Purtuttavia, molto curiosamente, vi è in essa a fianco dell’aspetto ieratico immutabile, un lato molto vasto modernissimo che l’Occidente ignora. Pensiamo per esempio all’uso delle lingue parlate nella Liturgia, alla scelta del Vescovo da parte del popolo o al matrimonio dei preti.
– Non sono questi due aspetti, uno antico e l’altro moderno; è la tradizione tale e quale è sempre stata. L’uso obbligatorio del latino in tutta la Cristianità occidentale l’ha rigidifìcata, uniformizzata sopprimendo arbitrariamente la diversità delle manifestazioni liturgiche… Il matrimonio dei preti è sempre esistito nel Cristianesimo ortodosso nel quale non si è mai confuso l’ordine sacerdotale con l’ordine monastico. Al Concilio di Nicea, un grande asceta egiziano, S. Pafnuzio, ricordò la castità spirituale dell’amore coniugale e l’intera compatibilità tra sacerdozio e matrimonio. Questo come quello sono oggetto di sacramento… Discreta e devota, la moglie del prete è la madre di tutti i fedeli; e tra noi ci sono generazioni di preti, come ce ne sono di musicisti… Ma è una cosa che l’Occidente ha dimenticata, come ha dimenticato anche la “ruminazione” personale delle Scritture, la vivificazione del Nome e molti altri punti.
– Voi ne volete molto, santo vecchio, all’Occidente. La Chiesa non è, nonostante gli errori, “cattolica” nel significato più largo del termine?
– È proprio qui che sta la confusione che assimila abusivamente il termine cattolico nel senso di “universale” col termine “romano” che serve solo ad indicare il luogo dove stava Cesare, l’imperatore romano. Così, nello stesso modo si assiste sia ad una dissoluzione del sacro negli impegni esteriori, sia alla riduzione della Chiesa alle strutture gerarchiche ed autoritarie. Da qui l’espressione peggiorativa “semplici fedeli”; da qui il fatto che la specie del Vino venga riservata ordinariamente ai chierici. Quando quelli dell’Occidente parlano di Chiesa intendono molto di più con questo termine una gerarchia disciplinare che il Corpo Mistico.
– Voi parlavate proprio ora, venerato Padre, dell’uso del latino esteso all’insieme dell’Occidente cristiano. Eppure questa lingua soprattutto ha cementato fra loro le nazioni cattoliche ed ha consacrato l’unità romana di fronte ad una certa anarchia ortodossa.
– Voi prendete per anarchia, cari fratelli, una certa diversità pentecostale… L’unità romana è soprattutto di ordine giuridico, amministrativo e astratto tendente al centralismo. L’unità ortodossa, al contrario risiede nella fede comune a tutte le chiese autocefale; è un’unità interiore, dottrinale e sacramentale, quella di tutte le prime comunità cristiane che si aiutavano tra loro pur restando libere l’una dall’altra, nel mutuo rispetto delle lingue e dei costumi nazionali. È l’unità nella diversità, una sinfonia, non un monologo.
– Voi ritenete dunque l’Occidente responsabile dell’attuale crisi del cristianesimo ?
– Ahimè sì! Totalmente… Sua maestà l’Uomo d’Europa ha fondato la religione dell’uomo esiliando il Dio-Uomo nel cielo.
– E come è stato possibile ciò?
– L’Umanesimo uscito dall’antico paganesimo ha proclamato l’uomo Divinità suprema. Nel suo orgoglio l’uomo europeo si è preteso Dio, si è voluto misura di tutte le cose, ha negato tutto ciò che lo supera o che non può comprendere alla luce della sua ragione. Se ammette ancora il Cristo, lo fa in quanto uomo, non in quanto Dio supremo. È una macchia nell’occhio della Chiesa, una cattiva dottrina che si chiama Arianesimo… Il Cristo è vero Dio consustanziale al padre; ecco perché è Salvatore, Redentore e Signore. Negando la consustanzialità l’Arianesimo priva Dio della Sua divinità. Pretende di spiegare Dio con la sola intelligenza umana decaduta. Ora “un Dio spiegabile cesserebbe di essere Dio” dice Sant’Atanasio, vera lingua di fuoco dello Spirito Santo. La logica è incapace di comprendere l’incomprensibile, di raggiungere l’irraggiungibile. E oggi il pensiero moderno riducendo tutto all’uomo, compreso il Tutto, ha risuscitato l’Arianesimo nella sua gloria… Tutta la cultura occidentale ne è impregnata; da qui la lotta contro lo Spirito, la “pneumatomachia” che essa combatte vigorosamente con le armi del positivismo e del relativismo. Di qui il fallimento contemporaneo.
– La ragione può servire a provare l’esistenza di Dio. Sant’Anselmo, per esempio?
– Dio si prova da Se stesso, con la sua creazione, la Sua rivelazione e la Sua incarnazione. Anselmo comincia a voler provare Dio con deduzioni e argomenti ontologici: la Scolastica, figlia dell’aristotelismo arabizzato, è nata scegliendo per guida la ragione che essa preferisce allo Spirito Santo. A sua volta poi nasce il razionalismo dal quale nasceranno il Protestantesimo, l’individualismo e il suo libero arbitrio, il rigetto della metafisica, la critica dei testi e lo scientismo. Parallelamente a questo Occidente dualista, il mondo greco, nato da Platone e da Plotino, svilupperà, sotto il soffio biblico un cristianesimo tutto penetrato di misticismo e di poesia. L’Occidente opterà per la “cultura” religiosa prima, poi profana; l’Oriente conserverà le “cose che sono al disopra di noi”, la conoscenza profonda.

La notte ci aveva lentamente avvolti di drappi trapunti di stelle. Era come l’immagine di quella Conoscenza divina che nasconde un’Ortodossia ripiegata sui suoi tesori nascosti. Forse Padre Cirillo non ci diceva tutto. Noi sapevamo che Ireneo, Basilio di Cesarea, Gregorio Nisseno, Dionigi l’Areopagita, Evagrio Pontico ed altri fanno allusione nelle loro opere ad una tradizione orale e segreta proveniente dal Cristo e trasmessa attraverso gli Apostoli. Noi ci ricordavamo che il Cristo aveva proibito di dare le perle ai porci e, se molte fasi della celebrazione dei “tremendi misteri” si svolgono dietro ad un velo, ciò deve corrispondere a qualcosa. Noi però ci accorgevamo che proprio nel momento stesso in cui perdeva queste cose misteriose, l’Occidente aveva perso il senso stesso delle cose di cui parla e che la sua caduta era molto più grave di quanto la si immagini.
Noi però ci arrestammo alla soglia di questa vertigine. Il beato Esichio ci dettava la nostra condotta: le conversazioni più elevate non sono che chiacchiere se si prolungano troppo.

* * *

Le parole di padre Cirillo non avevano mancato di turbarci, di distruggere in noi tante false certezze. Curiosi di saperne di più ci affrettammo ad andare nuovamente a trovare il vecchio l’indomani sera nello stesso posto. Stava com’era suo costume, si dimostrò con noi paziente e cortese. Cominciammo a domandare a Cirillo che cosa differenziasse di più l’Ortodossia dalle eterodossie. Padre Cirillo si segnò e cominciò così:
– Noi Ortodossi non abbiamo rifiutato l’Epiclesi (invocazione allo Spirito Santo che opera la trasformazione dei santi doni del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, abbandonata dalla chiesa latina per polemica contro gli ortodossi N.D.T.), ignoriamo gli azzimi, le indulgenze, i meriti surrogatori, la casuistica; ignoriamo l’opposizione tra Natura e Grazia, la distinzione tra Natura e Soprannatura. Così per noi le dispute tra Papisti e Luterani non hanno alcun senso.
Ma rivelò che le tre ragioni di disaccordo si trovavano altrove. E da principio la famosa questione del calendario.
– Il nostro calendario giuliano ritarda di tredici giorni rispetto al calendario civile di Gregorio di Roma. Ora che cos’erano i riformatori del sedicesimo secolo di fronte agli astronomi della chiesa di Alessandria? Degli ignoranti che hanno soltanto voluto distruggere il calendario pasquale ortodosso per compiacere ai gesuiti i quali volevano rompere definitivamente con noi spostando la data delle feste. E anche in Italia questa riforma fu considerata una “bambinata”. Il nostro calendario è forse inesatto astronomicamente, ma lo è anche l’altro, tanto che alcuni scienziati oggi lo vorrebbero correggere. L’errore di calcolo della nostra Pasqua non supera le tre ore in millenovecento anni ed il nostro calendario è il calendario lunare della Bibbia. Cosa abbiamo da occuparci oggi di ciò che sarà tra mille anni quando non sappiamo nemmeno se domani saremo vivi? Il nostro calendario è il calendario lunare della Bibbia; è secondo questo calendario che il Signore è nato, è vissuto ed è morto per resuscitare il 16 di Nisan. Ora, dice San Giovanni Crisostomo, “né gli angeli né gli arcangeli devono cambiare ciò che è stato prescritto da Dio”. E’ questo calendario che è stato vissuto “sempre, dappertutto e da tutti” ed è questa fedeltà al calendario biblico che ci ha provocato calunnie e persecuzioni, da quelli stessi che pretendono di seguire la Bibbia!
Uno di noi domandò:
– Non vi sono anche considerazioni legate alla Pasqua giudaica?
– È regola in questo calcolo di non festeggiare la nostra Pasqua insieme con quella dell’antico Israele, né prima di quest’ultima, ma la domenica che segue il plenilunio nel momento dell’equinozio di Primavera. Cosa che non accade sovente nel nuovo calendario! Il nuovo calendario è un’invenzione diabolica!
– Ma, soggiungemmo, venerabile Padre, il calendario gregoriano non si basa su dati scientifici?
– Noi non abbiamo a che fare con le questioni scientifiche. La Chiesa si pone al di sopra di questo tempo astronomico che sarà abolito. Non si tratta di considerare i giri che la terra descrive intorno al sole, ma il ciclo liturgico della Chiesa terrestre che riflette la Liturgia celeste, segno del sigillo dello Spirito Santo. Eterna nella sua natura la Chiesa è per la grazia al di sopra del tempo.
Un secondo punto di disaccordo: il filioquismo.
– Se ne sente sovente parlare, dissi, senza sapere mai di che cosa si tratti veramente.
– “Lo Spirito Santo procede dal Padre”, afferma il Simbolo di Nicea. Ora, dal sesto secolo, gli Spagnoli ed i Franchi aggiunsero “e dal Figlio” (Filioque). I papi resistettero a lungo e mantennero la prima formula ereditata dai Padri. Giovanni VIII pensava ancora che doveva essere gettato fuori dalla confessione cristiana chiunque avesse aggiunto o tagliato via qualcosa al grande e venerabile Credo. Leone III rifiutò l’aggiunta che voleva imporgli Carlo Magno con argomenti teologicamente assurdi. Ma alla fine del decimo secolo il cesaropapismo degli Imperatori germanici finì con l’imporsi. Al momento della sua incoronazione a Roma, Enrico II impose al Papa una messa che menzionava il “Filioque”. Due secoli dopo il Concilio di Lione renderà obbligatoria la dottrina eterodossa del fìlioquismo introducendo così anche ufficialmente due principi nella divinità. Una volta ancora in Occidente lo spirituale si inchinava davanti al temporale… L’Oriente invece si opponeva fin dall’inizio a questa innovazione arbitraria e rifiutò di subordinare unilateralmente la persona dello Spirito a quella del Figlio: l’una e l’altra infatti procedono insieme dal Padre. L’Ortodossia fa osservare da una parte l’interdizione dei Concili Ecumenici di portare qualunque modifica al Credo senza la riunione di un altro Concilio, dall’altra la falsità del fìlioquismo che distrugge l’equilibrio tra le tre Persone ed introduce una concezione erronea del ruolo dello Spirito Santo nel mondo. Ecco perché il Patriarca Fozio lo condannò come eresia.
– Ma non era una di quelle discussioni teologiche senza grandi conseguenze sul divenire attuale della Chiesa?
– Cari amici, non ci sono nella nostra fede cose importanti e dettagli inutili!… Togliete una sola pietra e l’edificio sprofonda. Le conseguenze del Filioque sono state catastrofiche. La Scolastica dei latini insistendo più sull’unità di essenza che sulle persone trinitarie ha fatto di Dio un’astrazione, una deità impersonale; ed è già in germe il Dio dei “filosofi”. Il Filioque confonde le persone, distrugge la delicata antinomia dell’unità e della diversità, accentua l’indivisibilità a detrimento dell’aspetto trinitario e così facendo porta con sé l’istituto monarchico del “Vicario di Cristo” e la sua priorità sulla libertà nello Spirito e sul sacerdozio universale. La Chiesa d’Occidente è diventata un’istituzione di questo mondo, un potere temporale; in seno a questa Chiesa l’unità ha distrutto la diversità donde l’eccesso di centralizzazione e di autorità. Pian piano la volontà dei Pontefici romani sarà di trasformare un primato morale, una presidenza di onore in un potere giuridico e autoritario. La riforma gregoriana dell’undicesimo secolo preparò da ben lungi l’infallibilità papale”.
– È dunque principalmente la questione del “filioque” che provocò la separazione di Costantinopoli da Roma?
– La questione dogmatica del “filioque” contribuì alla separazione; ma è la questione del Papato che completò lo scisma del 1054. È a partire da questa data fetale che i Papi si arrogano autorità anche in oriente, si costituiscono capi di tutte le Chiese: è il potere assoluto diventato ipostatico. Una concezione feudale della chiesa si sviluppò in occidente e i Crociati vennero a distruggere Tessalonica e Costantinopoli; una devastazione tale che la conquista musulmana ne impallidì più tardi. Il Papa di Roma assunse da allora un ruolo da autocrate imperante anche sui capi secolari; la Chiesa dell’Occidente si centralizzò, mentre la nostra restava collegiale. Dei concetti giuridici dominarono il latinismo papale, mentre la nostra teologia si fece adorazione. I differenti punti di vista si distanziarono sempre di più. I Latini videro nel Dio Uno e Trino l’unità di Dio, noi l’armonia triadica delle Persone. Nella Crocifissione gli uni videro la morte del Cristo, – da cui nascerà più tardi l’impostura della “morte di Dio” – gli altri la vittoria di colui che è assise sul trono della gloria cherubica… Gregorio VII aveva già completamente cambiato le strutture ecclesiali. Egli fece dei vescovi i semplici rappresentanti del Papato, separò la Chiesa tra chierici e laici, docenti e discenti, cosa che preparò la lotta tra clericalismo e laicismo. Predisse anche la dannazione a coloro che non avessero obbedito al papa. Durante questo tempo il gregge ragionevole del Cristo si ripiegava su se stesso, mantenendo la sua fedeltà senza compromessi e la sua verità interiore, conservando gelosamente quella fede che fece germogliare in lui la pianta profumala dell’umiltà.
Tutto questo non era lontano dal provocare la nostra conseguente adesione, ma noi desideravamo sapere l’esatta posizione dell’Ortodossia sulla questione del papato. Padre Cirillo ci rispose :
– Per noi Pietro ha il primato tra gli Apostoli; il potere delle chiavi è stato affidato ai dodici che sono come altrettante “pietre”. A Gerusalemme gli Apostoli decidevano tutto in comune e all’unanimità, insieme e nello stesso luogo essendo col Cristo stesso solo a capo della Chiesa. Gli Apostoli sono i padri dei Vescovi;
– Pietro è il “primus inter pares” primo tra eguali. Ogni vescovo nella sua diocesi è l’immagine vivente del Signore. Per noi l’errore ecclesiologico di Roma è stato di trasformare la sua autorità e il suo lieve diritto di arbitrato in un potere supremo che dà al Papa il diritto di designare i vescovi di tutte le Chiese: la “Presidenza nella carità” è diventata supremazia di potere e di giurisdizione. Il primato accordato a Roma in quanto città ove i Santi Pietro e Paolo “corifei degli Apostoli” furono martirizzati e in quanto capitale dell’impero, non diminuisce in nulla l’uguaglianza fondamentale tra i vescovi. Si può notare che il potere politico esercitato dal vescovo di Roma non è mai stato permesso dai santi canoni. E’ impossibile per un chierico mescolare funzioni temporali con le sue funzioni ecclesiastiche. Il Dio Amico degli uomini ha insegnato che “nessuno può servire due padroni”: e ha anche detto “il mio regno non è di questo mondo”: Lo stesso uomo non può portare il gladio e la croce : la nostra coscienza ortodossa geme davanti a questo spettacolo…
– Ma l’infallibilità papale non è anch’essa un dogma ?
– Non lo fu prima del 1870 e non fu ammesso se non con molte resistenze da parte degli stessi Cattolici. Nulla nelle Sante Scritture afferma che Cristo abbia conferito a Pietro una qualsiasi infallibilità. L’Assemblea egli Apostoli ha come solo potere quello di comunicare i doni necessari alla vita ecclesiale ; analogamente i mèmbri della gerarchia che sono loro succeduti.
Un’altra domanda ci bruciava sulle labbra; mi decisi a parlarne :
– Se noi vi comprendiamo bene, carissimo padre, né voi né i vostri confratelli vedete di buon occhio gli attuali tentativi di riavvicinamento tra le Chiese…
– Cari figlioli, prima che ci possa essere una riunione di tutti i Cristiani, ci deve essere una totale concordanza nella fede. I non Ortodossi devono ammettere la tradizione nella sua pienezza e nella sua immutabilità. Finché non sarà acquisita l’unità della fede, non ci potrà essere vera riconciliazione, ancor meno intercomunione possibile.
– Ma in un momento nel quale delle forze tanto notevoli sono impegnate contro la religione, non conviene sopprimere lo “scandalo della divisione” lasciando da parte ciò che separa i Cristiani per vedere ciò che li unisce ?
– Nell’ecumenismo nessuna Chiesa afferma di avere la verità totale; ciascuna si dichiara depositaria di lembi di verità. Ognuna dunque confessa di non avere la verità e cerca di ritrovarla con altre Chiese le quali dicono anch’esse di averla perduta. L’ecumenismo è dunque l’amalgama, la fusione della Verità con tutti gli errori possibili; è il contrario della Chiesa una… Che cosa potranno dare delle confessioni parziali o erronee come contributo all’Ortodossia e quale contributo potrà dare l’Ortodossia a delle confessioni che pretendono di dialogare alla pari con essa ?… Ogni progetto di riunificazione che non ha per fondamento la Verità totale, non è conforme al piano divino; resta illusorio, fatto da mani umane, e pertanto porta in sé la propria fine.
Noi insistemmo :
– Un dialogo fraterno non è forse più utile di una battaglia a colpi di anatemi ?
– Dialogare con queste Chiese, vedete, non è neppure concepibile. La Chiesa Ortodossa non è un club di pensatori, di sociologi, di filologi, di falsi profeti eloquenti e seduttori. Essa è l’Arca della Fede, sbattuta senza sosta dalle onde dell’apostasia. Serpenti dalla testa di colombe, coccodrilli con le penne di pavone la minacciano; ma il Signore la custodisce fino agli ultimi giorni… Come volete, per esempio, pregare con coloro che non sanno più né come né chi pregare, o che pregano senza digiunare, o che hanno negato il valore della preghiera ripetuta, o che vogliono piegare il contenuto delle preghiere in un senso ariano traducendo “consustanziale” con “della stessa natura”?
– Al rigore dottrinale dei tempi antichi non può succedere la comprensione dell’altro e l’amore?
– Non bisogna confondere l’amore vero con quel sentimentalismo che presiede a tanti colloqui… Che cos’è l’amore vero? Quello che non consiste nel mantenere il silenzio su ciò che ci separa, ma nel confessare coraggiosamente la Verità che sola può di nuovo unirci tutti. S. Fozio, vera colonna dell’Ortodossia, l’ha scritto in lettere d’oro : “Dire la verità è il più grande atto di carità”. Questa Verità è stata data una volta per tutte. Non dobbiamo “camminare con i nostri tempi” sotto il pretesto di amare i nostri fratelli, se questo cammino deve condurre alla distruzione della verità e a quella dei nostri fratelli.
– L’ecumenismo non sarebbe dunque altro se non una deviazione in più?
– Molto di più, è una pan-eresia nella quale ogni singola eresia costituisce una bestemmia contro lo Spirito Santo. Le innovazioni e le iniziative degli ecumenisti formano un vasto oceano che ogni giorno fa schiumare la sua vergogna… Se i dogmi dei Santi Padri, glorificati dalla Chiesa, vere “trombe dello Spirito”, sono disprezzati, se le tradizioni apostoliche sono ogni giorno beffate, la navicella della Chiesa non potrà che andare a picco. L’ecumenismo è sotto il peso di tutte le condanne lanciate dai Concili. Ecco che cosa dicono gli Athoniti… ma diciamo di più. Volendo la revisione dell’Ortodossia, il suo allineamento al pensiero dei tempi, il suo compromesso con la menzogna, la sua secolarizzazione ed il suo livellamento, il Nemico del genere umano vuole anche il suo sradicamento. Per la sua propaganda Egli dispone di mezzi considerevoli, di enormi risorse finanziarie e degli organi di stampa. Noi abbiamo solo le nostre preghiere. Noi sappiamo che un complotto tipicamente luciferino viene tramato contro la nostra Chiesa, dall’esterno e dall’interno; si presenta la storia del cristianesimo in una maniera alterata con lo scopo di far passare l’eterodossia per verità. E quando una parte dell’Ortodossia si rende complice di queste manovre, è la sua distruzione ed il suo suicidio. Così noi che preghiamo piangendo Iddio di conservarci tra i suoi figli, non ci presteremo mai a questo crimine e non rinnegheremo né nostro Padre, né nostra madre. Noi abbiamo un solo motto : Ortodossia o morte. Noi abbiamo un solo modello : quello degli ieromartiri il cui sangue illumina la Chiesa.
Gli argomenti di Padre Cirillo erano di una innegabile solidità dottrinale. Ciononostante tentammo un ultimo assalto :
– Nello stesso modo per cui, santissimo Padre, le religioni differiscono tra loro a seconda delle mentalità e delle sensibilità dei popoli, non si potrebbe supporre che le confessioni differiscano per le stesse ragioni e che, per esempio, il cattolicesimo romano sia più portato all’azione e l’Ortodossia bizantina alla contemplazione ?
– Dualismo!…, esclamò il Vecchio. L’azione suprema è contemplazione suprema… Se i cristiani di Occidente volessero considerare bene la pienezza dell’Ortodossia con il coraggio e l’onestà intellettuale necessari, vedrebbero che non c’è che una sola soluzione: non cucire insieme dei pezzi di diversa origine, né ispirarsi alla Chiesa d’Oriente rubandole qualche inno e qualche icona, ma riconoscerla come unica detentrice dell’unica Verità.
– E dunque convertirvisi ?
– Fare penitenza, discendere nelle acque battesimali, ricevere la crismazione… Agendo così cesserebbero di affondare il loro pugnale nel petto della loro Madre. Dio sia il loro giudice !…
– Ma noi non siamo né greci, ne russi…
Il Padre ebbe uno sguardo di stupore :
– Ritornare alla fede ortodossa è solo ritornare alla fede dei nostri antenati!
– E come ?… domandammo noi.
– Prima del 1054 di detestabile memoria l’Europa occidentale era anch’essa ortodossa. Fino al quinto secolo la liturgia vi era spesso celebrata in greco (e di ciò vi restava il Kyrie eleison). Un Sant’Ilario di Poiters difendeva l’Ortodossia a fianco di un Sant’Atanasio d’Alessandria contro il papa Liberto ; una Santa Genoveffa di Parigi è salutata dall’estremo del deserto siriaco da San Simeone lo Stilita, un San Cassiano portava in Gallia il monachesimo di San Pacomio… le Chiese erano Chiese locali. La Chiesa di Celtia (Irlanda e Bretagna) professava con San Patrizio e San Colombano un cristianesimo della più stretta ortodossia. La Chiesa di Spagna aveva la sua liturgia mozarabica… Il popolo si comunicava sempre con le due Specie ed esercitava il “sacerdozio regale”. I preti potevano essere sposati, come san Pietro stesso, Sant’Ilario, San Gregorio di Nissa, San Paolino di Noia… Vestigia di Ortodossia sussistono nell’arte merovingica, nelle città di Venezia e di Ravenna così come in quelle di Marsiglia e di Narbonne… Ma Papisti e Luterani hanno sommerso tutto… E’ ritrovando questa Chiesa primitiva indivisa che l’occidente ridiventerà terra cristiana. Allora forse l’Europa, acropoli del potere e della cupidigia, del piacere e della scienza, donde sono uscite due guerre mondiali e una quantità di altre guerre, riscoprirà che il Cristianesimo non è un’arma di prestigio e di propaganda, ma la via della salvezza. E questa via ella salvezza è una generalizzazione ; il Salvatore ci esorta ad “essere perfetti come è perfetto il padre celeste”. Allora forse il materialismo apostata sarà battuto come un polipo sugli scogli della spiaggia.

Su queste parole terminò il nostro secondo incontro con Padre Cirillo. Egli ci aveva fatti penetrare in un universo che non avevamo supposto, in quanto eravamo soltanto sensibili fino ad allora ad una sorta di esotismo religioso. Una vera rivelazione ci era stata fatta, che doveva farci rimettere in questione le nostre opinioni pretenziose ed in più ignoranti. Un’altra religione era sorta ai nostri occhi, con la quale quella che ci era stata insegnata non aveva che un rapporto lontano. Ma allora, se l’Ortodossia era il vero Cristianesimo, che ne era del nostro?

* * *

A legger questi pochi appunti di una sera, alcuni potranno esser colpiti, irritati o delusi. Non si poteva edulcorarli. Che essi li meditino lo stesso, lasciandone da parte ogni riflesso. Essi vedranno dapprima come noi che gli Athoniti non sono così poco intellettuali o dotti come ci avevano detto. Quanto all’accusa molto allettante di settarismo essi si dovrebbero domandare da un lato se un settarismo che difende la verità cristiana non è meglio di tante ideologie di morte, e se anche difendere una tale verità possa essere qualificato di settarismo; dall’altro canto, se la “larghezza di vedute” che vi si oppone, non corra il rischio di diventare settarismo a sua volta, nella misura in cui tratta da settario tutto ciò che non le appartiene.
La notte aveva oscurato burroni e vallate. Il piccolo chiosco turco fluttuava come una nave sull’oceano delle brume. Padre Cirillo si era taciuto. Noi saremmo partiti presto l’indomani ; sapevamo che non lo avremmo mai più rivisto su questa terra. Prima di separarci, gli domandammo di pregare per noi e gli baciammo la destra.

Tratto da: Jean Biès, Athos Voyage a la Sante Montagne,
Paris, Dervy Livres (traduzione di Daniele Gandini)

Basilio Petrà: La Chiesa dei Padri

basiliopetraBasilio Petrà
La Chiesa dei Padri. Breve introduzione all’Ortodossia
Bologna, EDB, 1998.

Lo scopo di questa breve presentazione del Cristianesimo Ortodosso è, a detta dell’Autore, “vedere dall’interno come si strutturi e si articoli l’autocomprensione ortodossa, in quali reali termini l’Ortodossia viva e pensi se stessa” (p. 7). Se bisogna ammettere come ciò sia encomiabile da parte di un autore cattolico-romano (c’è in giro, ed egli stesso lo ammette, una certa “ingenuità” nel trattare della più antica Confessione cristiana), è necessario nondimeno osservare come l’operazione sia soltanto parzialmente riuscita. L’opera presenta certamente alcuni pregi, se paragonata ad altre opere analoghe, ma anche imprecisioni e difetti notevoli, che ci fanno ancora preferire, come introduzione generale all’Ortodossia, gli scritti di Evdokimov, Lossky e Yannaras.

Uno dei difetti maggiori dell’opera è la confusione ivi operata tra due espressioni linguistiche come “Ortodossia” e “Chiese d’Oriente”, aventi campi semantici convergenti ma non coincidenti, indicando il primo una realtà non solo orientale ed il secondo una realtà non solo ortodossa. Scrive tra l’altro l’Autore che nell’ambito dell’Ortodossia “i Padri che hanno serio e vitale rilievo… sono i Padri greci o in ogni caso quelli riconducibili alla tradizione greca… l’Ortodossia, pur non negando il valore e la santità dei Padri occidentali del primo millennio (se si eccettuano alcuni problemi su Agostino), non ne fa alimento della propria vita come accade invece con i Padri greci.” (pp. 28-29). Ma, se ciò può essere vero per qualche teologo isolato, non lo è certamente per tutta l’Ortodossia. Valga, a titolo d’esempio il fatto che la Liturgia dei Presantificati, celebrata tutti i mercoledì e venerdì della Grande Quaresima, sia attribuita (per quanto, secondo qualcuno, erroneamente) dalla tradizione ortodossa a San Gregorio Magno (detto “il Dialogo” perché autore dei Dialoghi), Papa di Roma.

C’è poi, ci sembra, una certa (voluta?) incomprensione della disciplina sacramentale e morale ortodossa. In particolare, riguardo ai sacramenti, l’Autore scrive che essi sono sette, “come accade nella Chiesa cattolica” (p. 37), senza ricordare che il numero settenario dei sacramenti è, per l’Ortodossia, soltanto simbolico e introdotto solo tardivamente, come nella sua opera su La Teologia bizantina ha notato Jonh Meyendorff. Ci sembra inoltre che l’Autore voglia vedere nella questione del clero coniugato ortodosso una forma di economia, di condiscendenza della Chiesa alla debolezza umana. Quanto poi alla morale, egli rimanda costantemente alla sua (non eccelsa) opera Tra cielo e terra. Introduzione alla teologia morale ortodossa contemporanea (Bologna, EDB, 1992).

Se è innegabile che un certo sforzo di comprensione dell’Ortodossia sia presente nell’opera, che ha, come abbiamo detto, alcuni pregi, è anche innegabile come questi sforzi non siano riusciti ad andare oltre la superficie, oltre l’esteriorità. L’opera è, insomma, notevole, e anche di ciò abbiamo già fatto cenno, se paragonata ad altre “introduzioni” all’Ortodossia presenti sul mercato editoriale italiano, ma non riesce a gettare nessuno sguardo interiore, nessuna “visione dall’interno” sulla tematica affrontata.

Daniele Marletta (da La Pietra n. 1/1999 pp. 28 – 29)

San Basilio: I martiri

basiliomartiriBasilio di Cesarea
I martiri. Panegirici per Giulitta, Gordio, i Quaranta Soldati di Sebaste, Mamante
Roma, Città Nuova, 1999

I testi che sono raccolti in questo libro costituiscono una scelta tra le molte omelie basiliane di argomento morale e catechetico. Si tratta, infatti, del resoconto scritto di alcuni panegirici pronunciati dal santo di Cesarea in occasione di pubbliche assemblee di fedeli.

Datati intorno alla fine del IV secolo, essi raccolgono la narrazione e il commento del martirio di illustri testimoni della verità cristiana: Giulitta, Gordio, i Quaranti Martiri di Sebaste e Mamante. Sono questi gli eroi che san Basilio celebra, affidandoli alla memoria della Tradizione e all’onore del culto.

Da vero confessore della fede ortodossa, san Basilio lottò accanitamente contro l’eresia ariana che minacciava l’unità della Chiesa e, per questo, sapendo quanto era ancora vivo il ricordo delle persecuzioni romane, alla disputa dogmatica, unì la forza dell’exemplum delle vite dei santi martiri. Attraverso le vicende terrene dei fedeli confessori, san Basilio sviluppa una vera e propria teologia del martirio. La storia della Chiesa altro non è, per san Basilio, che l’avvicendarsi di un cammino che porterà l’uomo, il credente, dalla città terrena alla Gerusalemme Celeste: l’ascesi non è dunque riservata ai santi, ma all’uomo fedele che confida in Cristo. I martiri non sono quindi il ricordo di un passato morto ed infecondo ma, al contrario, un vivo esempio sempre presente nella comunità ecclesiale.

Nel trattare dei Quaranta Martiri di Sebaste, san Basilio non attribuisce alcuna importanza alla diversità dei luoghi di provenienza poiché “diversi l’uno dall’altro per parentela fisica, unica per tutti era la parentela spirituale. Infatti loro padre comune era Dio e tutti divennero tra loro fratelli, non per generazione terrenna da un padre e da una madre, ma per l’adozione dello Spirito, tra loro congiunti nella concordia che deriva dall’amore […] Città dei martiri è la città di Dio, il cui architetto e costruttore è Dio, la celeste Gerusalemme che è libera ed è madre di Paolo e di quanti gli somigliano” (p. 99). I martiri sono dunque coloro in cui l’imitatio Christi si è espressa pienamente ed essenzialmente nel “martirio della volontà”, ovvero nella rinuncia ad essere se stessi prima che cristiani, ritrovando in Cristo l’identità e l’immagine perduta, quell’immagine che trionfa nei volti beati e trasfigurati dall’adorazione dello Spirito ritratti sul legno delle icone.

San Basilio non si limita ad elogiare l’eroismo dei martiri e a rendere cara la loro memoria, quasi si trattasse di uomini valorosi morti per difendere la patria, ma, pur denunciando la debolezza delle proprie parole, quasi li offre ai fedeli come “calice di salvezza”, come bevanda salutare a cui attingere per impetrare la benevolenza divina. Questi “templi ornati” costituiscono le schiere dei messaggeri che portano a Dio le invocazioni, i sospiri e i lamenti dei cristiani, “risollevando i caduti, confermando i dubbiosi e raddoppiando l’ardore nei seguaci della fede”.

San Basilio attinge sapientemente al patrimonio delle tradizioni vetero- e neotestamentarie, traendo dalla prima la grandezza delle immagini poetiche, proprie dei salmi, e dalla seconda l’intensità di un’espressione che mira all’essenziale e alla semplicità di una catechesi fondata sullìamore e sulla fedeltà alla Parola evangelica.

Chiara Ruth Rantini (da La Pietra n. 3 1999 pp.25 – 26)

Anthologhion

anthologhion

M. Benedetta Artioli (a cura di)
Anthologhion
Roma, Lipa, 1999

 

Finalmente una traduzione di grande dignità presenta in lingua italiana una gran parte dei tesori della innologia della Chiesa Ortodossa di tradizione bizantina: tradotto l’Anthologhion, una fatica improba di M. Benedetta Artioli e un grosso impegno della Lipa ed. di Roma.

Nel 1967 la Chiesa Romana preparò ad uso delle comunità uniate di lingua greca un ampio compendio delle Officiature contenute nei libri dell’Orologhion, Parakletikì, Minei, Triodion e Pentecostarion, raccolti in quattro densi volumi in carta india (un po’ a modo della tradizione del Breviario romano). Con tutti i limiti che un ortodosso può vedere in questa edizione, si dovette anche riconoscere una serie indubbia di pregi:

  1. metteva a disposizione tutto il necessario per le Officiature del Vespro, del Mattutino (Orthros), della Compieta (Apòdipnon) e delle Ore, integre per tutti gli Offici eccetto che per il Mattutino, per il quale, nelle domeniche e nelle feste, si presentano i canoni interi, mentre nei giorni feriali e nelle Commemorazioni questi sono limitati alla sola nona Ode (discutibile questa ultima scelta: forse avremmo preferito le Odi abbreviate – Irmo e primo tropario – ma tutte);
  2. presentava un testo accuratamente emendato sui più importanti manoscritti antichi, quindi affidabile talora più delle edizioni ortodosse correnti (a onor del vero), anche se una edizione critica, seppure opera colossale, resta ancora auspicabile;
  3. aveva una veste tipografica ineccepibile.

È evidente che un simile testo era inaccessibile a chi non conoscesse il greco.

Ora M. Benedetta Artioli, monaca cattolico-romana (e non uniata) del Monastero della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Montesole (Bologna) ha compiuto lo sforzo di tradurre i quattro volumi del ’67, e la Casa editrice Lipa quello di pubblicarli. E’ appena uscito questo primo volume contenente i Minei da Settembre a Febbraio e l’interaParakletikì, oltre naturalmente all’Orologhion. In Appendice sono riportate le katavasie varie in uso in questo arco di tempo ed il Piccolo Canone Paraklitikos della Deipara Vergine. Il tutto è corredato di note e di un ricco glossario. Infine, tutto il libro porta le referenze bibliche a margine del testo.

Le comunità ortodosse italofone – anche se il lavoro non è probabilmente destinato a loro – non possono che ringraziare Sr. Benedetta che li fa uscire da un limbo di traduzioni approssimative, spesso veramente penose, da fogli e foglietti improvvisati, e mette nelle loro mani una traduzione veramente “degna” delle Sacre Officiature, fedele al testo – anche quando questa fedeltà è sofferta – lirica quanto necessario per rendere testi poetici e destinati al canto, oltre ad essere effettivamente cantabile nei toni bizantini. Finora infatti l’unica degna traduzione era quella dell’arciprete Antonio Lotti (Compendio Liturgico Ortodosso, Rimini, Il Cerchio, 1990), alla quale avevo avuto l’onore di collaborare, traduzione pregevole (anche se necessariamente ridotta per i pochi mezzi, umani e finanziari, degli ortodossi italiani) che Sr. Benedetta ha certo avuto sotto gli occhi, come si evidenzia da talune espressioni che ella ha felicemente ricalcato.

Premesso questo più che meritato elogio, qualche piccola osservazione: non mi è piaciuta la traduzione del versetto 7 del salmo 50 (ovviamente della LXX), nel quale si è discostata dalla versione di L. Mortari (Il Salterio della Tradizione, Torino, Gribaudi, 1983) usuale riferimento per la versione dei salmi. Vi si legge: “Nei peccati, nel piacere, mi ha concepito mia madre”. L’espressione “nel piacere”, anche se può trovare giustificazione filologica (che Sr. Benedetta mi ha gentilmente fornito per spiegare la sua scelta), corre il rischio di tali e tanti fraintendimenti etico-teologici che io l’avrei semplicemente omessa, visto che il testo greco pur consentendola non la esige. Altra osservazione: correttamente, la traduttrice distingue il termine Theotokos da Mitir Theou, ma lo fa unendo le parole dell’espressione Madre di Dio con le lineette ove questa traduce il primo termine (Madre-di-Dio). Perché non usare il termine Deipara, già sperimentato dal Lotti, che, pur antichità linguistica, è pur sempre l’unico vocabolo italiano che traduce esattamente il greco Theotokos?

A parte questi ed altri piccoli rilievi, che sono niente di fronte alla splendida riuscita del lavoro della Artioli, questo resterà una pietra miliare per qualunque italiano, ortodosso o meno, che voglia accostare la tradizione liturgica della Chiesa Ortodossa, ove il principio lex orandi, lex credendi trova una attuazione piena. Senza Offici e senza Icone l’Oriente Cristiano resta ben più muto dell’Occidente. Peccato che, con la lodevole eccezione di San Gregorio Palamas alla seconda Domenica di Quaresima (in appendice), manchino i Santi canonizzati dopo lo Scisma: forse la traduttrice, non in spirito ecumenico (sempre foriero di fraintendimenti e disastri ecclesiologici) ma in spirito di amicizia, li vorrà in futuro tradurre, per mantenere l’unità di stile. Avrebbe il nostro ringraziamento.

Archimandrita Silvano (Livi) su La Pietra n.2 1999 pp.23 – 26

Bibliografia

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Proponiamo una breve bibliografia per chi volesse avvicinarsi alla conoscenza dell’Ortodossia

Opere di carattere generale

P. Silvano (Livi), La Chiesa dei nostri Padri, Firenze, Chegai, 2000
Un’opera breve e concisa, adatta soprattutto a quanti si accostano per la prima volta allo studio dell’Ortodossia.

Enrico Morini, La Chiesa Ortodossa. Storia – Disciplina – Culto, Bologna, Edizioni Studio Domenicana, 1996
Una tra le opere più valide in italiano, nonostante si faccia a tratti sentire la prospettiva cattolico-romana.

P. Evdokimov, L’Ortodossia, Bologna, EDB, 1981
La più nota “introduzione generale” alla Chiesa Ortodossa. Quest’opera, seppure valida sotto molti punti di vista, si discosta purtroppo in molti punti dall’autentica dottrina ortodossa.

Timothy Ware, The Orthodox Church, Penguin Books, 1991
Certamente la migliore introduzione generale all’Ortodossia, purtroppo non disponibile in italiano.

Esposizioni della dogmatica ortodossa

N. A. Matsoukas, Teologia dogmatica e simbolica ortodossa, 2 voll, Roma, Dehoniane, 1996
Unica dogmatica ortodossa in lingua italiana, purtroppo non delle migliori.

P. Michael Pomazansky, Orthodox Dogmatic Theology. SHB, 1984
Dogmatica di taglio “scolastico”, ma comunque molto valida soprattutto per uso didattico.

P. Justin Popovic, Philosophie Orthodoxe de la Vérité. Dogmatique de l’Eglise Orthodoxe, 5 voll. Lausanne,1992-1997
La migliore dogmatica in circolazione, opera del più grande teologo ortodosso del XX secolo.

Per approfondire

Constantin Cavarnaos, Orthodox Tradition and Modernism, Etna (CA), Center for Traditionalist Orthodox Studies, 1992

P. Silvano (Livi), Attualità del Simbolo. Una lettura ortodossa del Credo Niceno-Costantinopolitano, Milano, Franco Angeli, 2001

V. Lossky, A immagine e somiglianza di Dio, Bologna, EDB, 1999

Idem, Teologia mistica della Chiesa d’Oriente, Bologna, EDB, 1985

P. Justin Popovic, The Orthodox Church and Ecumenism, Birmingham, Lazarica Press, 2000

Idem, L’Homme et le Dieu-Homme, Lausanne, L’Age d’Homme, 1989