Sulla “super-correttezza”

Una parola di avvertimento per i cristiani ortodossi d’Occidente

di Sua Eminenza, il Metropolita Cipriano di Oropos e Filì
(1935-2013)

Il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì (+2013)

Per oltre cinquant’anni [così nel 1980] i vecchiocalendaristi ortodossi di Grecia hanno combattuto una coraggiosa battaglia, di fronte a una persecuzione a volte feroce, per la conservazione della vera ortodossia contro il modernismo e l’ecumenismo. Purtroppo la loro testimonianza è stata in qualche misura minata dalla presenza tra loro di visioni estremiste che hanno provocato scismi inutili. Alla fin fine, questo estremismo ha solo aiutato la causa del modernismo, che si rallegra di ogni divisione tra coloro che conservano una visione tradizionale. Questa “tentazione da destra” si sta ora facendo sentire in America e nel mondo occidentale sotto forma di nuovi scismi, per frettolose accuse di “eresia” e “tradimento”, ed il diffondersi di uno spirito di sospetto verso chiunque sia esterno al proprio “partito”. È dunque assai opportuno il presente avvertimento, sotto forma di una lettera alla Confraternita di San Germano da parte di una delle più rispettate guide del movimento vecchiocalendarista in Grecia. Il Vescovo Cipriano è anche Abate del Monastero dei SS. Cipriano e Giustina a Fili, presso Atene.
[p. Seraphim Rose]

Mi avete scritto chiedendo di mettere insieme alcune parole che descrivano i pericoli della tentazione di una “super-correttezza” in questioni di fede e di prassi ortodossa, e il danno che questa ha causato alla Chiesa greca ai nostri giorni. Vorreste questo come monito per coloro che in America sono turbati da questa stessa tentazione, e vorreste che beneficiassero della nostra esperienza qui. Molto volentieri, quindi, tenteremo di farlo, sottolineando fin dall’inizio che non abbiamo intenzione di criticare le persone, ma piuttosto la mentalità dell’estremismo, il pericolo di una tentazione “da destra”.

È bene iniziare con poche parole sulla nostra confessione di fede: la Chiesa ortodossa è stata profondamente ferita dall’eresia dell’ecumenismo, dal tradimento della gerarchia in alcuni paesi comunisti, dall’abbandono di ogni traccia di pietà ortodossa in alcune parti della diaspora. Non abbiamo dubbi sul fatto che i leader del movimento ecumenico, equiparando completamente l’Ortodossia all’eresia, si siano allontanati dalla Chiesa. Con costoro, e con coloro che comunicano con loro, non possiamo avere alcuna comunione, né possiamo più considerarli ortodossi, ma lupi, troppo spesso travestiti da agnelli come patriarchi e vescovi. Ogni testimonianza dei Padri conferma che l’economia in materia di eresia costituisce un tradimento. Consideriamo il nuovo calendario come il primo passo nel movimento ecumenico, e quindi non possiamo avere comunione con i neocalendaristi.

Da quanto sopra, sorgono due domande: in primo luogo, tutti coloro con i quali abbiamo interrotto la comunione sono caduti nell’eresia, ponendosi al di fuori della Chiesa? In secondo luogo, se non l’hanno fatto, quale giustificazione abbiamo per interrompere i rapporti di preghiera con loro? Entrambe queste domande richiedono molta riflessione. Per quanto riguarda gli ecumenisti, si possono distinguere tre categorie:
(1) Coloro che identificano completamente l’Ortodossia con l’eresia, e quindi si pongono volontariamente al di fuori della Chiesa in una sorta di vaga “superchiesa”.
(2) Coloro che, pur non negando in alcun modo la loro Ortodossia, partecipano comunque alla preghiera congiunta con gli eretici in trasgressione dei canoni. Potremmo forse definirli anticanonici piuttosto che apertamente eretici.
(3) Coloro che, pur dissentendo, chi più chi meno, dall’ecumenismo, sono in comunione con gli ecumenisti, magari considerando di farlo per economia.
Noi, perseguendo la purezza della fede, non possiamo avere alcuna comunione di preghiera con il clero appartenente a queste categorie. Ma le questioni importanti sono: come dobbiamo trattare il loro gregge? Quale grado di economia è consentito nei nostri rapporti con loro? Quale dei suddetti chierici ha definitivamente perduto la grazia del sacerdozio a causa della sua apostasia? Sono più o meno le stesse domande, per quanto ne sappiamo, che hanno turbato la Chiesa delle catacombe in Russia nei suoi primi anni (e forse anche adesso), e sono le controversie su queste questioni che hanno causato i maggiori problemi tra i vecchiocalendaristi della Grecia.

Riassumeremo molto brevemente questi problemi: nel 1935, tre vescovi della Chiesa di Grecia di nuovo calendario tornarono all’osservanza del vecchio calendario e immediatamente consacrarono quattro nuovi vescovi. La successiva storia di questi non ci riguarda qui, tranne uno; egli, il Vescovo Matteo, uomo di grandi virtù personali ma di temperamento estremista, nel 1937 si separò dagli altri vescovi, formando uno scisma che dura ancora oggi. Il motivo della sua azione fu che al vescovo anziano, il Metropolita Chrysostomos, era stato chiesto in un’intervista se riteneva che la Chiesa di Stato avesse perso la grazia dei sacramenti nell’accettare l’innovazione del calendario. Lui rispose di no, e che solo un futuro concilio avrebbe potuto condannare i neo-calendaristi come definitivamente fuori della Chiesa; quello che sappiamo è che sono gravemente colpevoli davanti alla Chiesa, i suoi canoni e tradizioni, e quindi non possiamo avere comunione con loro fino a quando non torneranno alle tradizioni e alla disciplina della Chiesa. Questa ecclesiologia veramente ortodossa, che può trovare un parallelo in particolare in San Teodoro Studita, incontrò incomprensioni da entrambe le parti. Sia i neocalendaristi che una parte dei vecchiocalendaristi lo condannarono come illogico: se hanno la grazia, quale giustificazione esiste per separarsi da loro? Come notato sopra, uno dei vescovi appena consacrati se ne andò e formò uno scisma che esiste ancora oggi. Non possiamo vedere in questo che un frutto della mentalità dell’ “eccesso di correttezza”, di una trascuratezza dell’economia che la Chiesa richiede di utilizzare per la salvezza delle anime. Il danno causato alla Chiesa greca fu incommensurabile, poiché se questa divisione non si fosse verificata, la Chiesa di Stato di Grecia sarebbe stata obbligata da tempo a tornare al vecchio calendario.
Possiamo citare altri esempi di questa “eccessiva correttezza” dalla nostra esperienza. Un esempio spaventoso è il seguente: alcuni anni fa una donna, purtroppo una monaca, leggendo le opere di San Nettario, il grande taumaturgo dei nostri tempi, si imbatté in alcuni passaggi che considerava non in accordo con l’insegnamento ortodosso. Una mente perspicace avrebbe visto in quei passi principalmente l’influenza della formazione teologica occidentalizzata ricevuta dal Santo, e dello storico Paparigopoulos (dal cui libro i passi in questione sono tratti quasi direttamente), e certamente non avrebbe visto alcuna intenzionale contraddizione della dottrina ortodossa. La sventurata monaca, tuttavia, continuò, scrivendo tre libri nei quali si denunciava San Nettario come “eretico, iconoclasta, ecumenista e latino”. Le persone semplici furono influenzate, molte anime furono ferite e scandalizzate. Questa mentalità fanatica, come spesso accade, aveva colto un dettaglio ignorando il tutto: la vita esemplare e santa di San Nettario e i suoi innumerevoli miracoli.

Un altro esempio ci viene fornito da un gruppo di persone che ha reciso ogni comunione con tutti gli ortodossi in Grecia perché i vescovi non condannano ufficialmente come eretica l’icona di stile occidentale della Santissima Trinità (con Dio Padre rappresentato come un vecchio , e lo Spirito Santo come colomba). Trascurando tutto il resto, hanno colto questo dettaglio e sono stati condotti allo scisma. La loro lotta per la rimozione di questo modello iconico è divenuta un’ossessione, una forma di prelest [inganno spirituale].

Dobbiamo, tuttavia, sottolineare in tutta onestà che queste controversie sono state spesso aggravate da oppositori che hanno assunto una posizione altrettanto fanatica. La discrezione è necessaria da entrambe le parti. È anche vero che l’estremismo tra i vecchiocalendaristi è stato alimentato dalle feroci persecuzioni che la Chiesa di Stato ha lanciato di volta in volta.
Uno degli esempi più disastrosi del fenomeno di cui stiamo parlando sono le dispute tra gli zeloti del Santo Monte. Molti, certo, sono lucidi e sicuri del loro scopo, ma altri perdono tanto tempo in dispute inutili. In uno stesso monastero si può trovare in ogni casa un’ecclesiologia diversa, una mentalità diversa, e non in comunione con i propri vicini. Si sono inpuntati sui dettagli e troppo spesso, nella loro mancanza di istruzione teologica, li hanno compresi in modo del tutto errato. Spesso le loro opinioni sono razionali, ma portate all’estremo; altre, invece, diventano molto strane; un gruppo crede che il nome di Gesù condivida la Sua Divinità, e che tutti coloro che non lo credono siano eretici; un altro, che coloro che praticano frequentemente la santa comunione siano eretici e scomunicati; un altro ha raggiunto la posizione dei vecchiocredenti secondo i quali la grazia del sacerdozio è svanita dalla Chiesa; e così via. Dobbiamo sottolineare ancora una volta che non desideriamo criticare le persone; molti hanno una santità che non osiamo sperare di raggiungere mai. Critichiamo solo quella mentalità che porta alla divisione e allo scisma.

Ora, per tornare alle domande menzionate all’inizio, vorremmo riferire qualcosa che abbiamo osservato di recente. Qualche mese fa ho visitato la Romania, e in uno dei celebri monasteri storici (appartenenti, naturalmente, alla Chiesa ufficiale di Romania), fui accolto molto benevolmente dall’Abate, uomo di evidenti qualità spirituali e di notevole istruzione. Egli cominciò a parlare con entusiasmo del movimento ecumenico e della riunione delle “chiese”. A questo risposi con le parole con cui Dio volle illuminarmi, e potei osservare dalla sua reazione che non aveva mai sentito prima un punto di vista contrario all’ecumenismo. Dopo l’incontro, egli disse al vescovo romeno che ci accompagnava di essere stato molto edificato dalla conversazione. Questo mi ha dato occasione di riflettere: sarebbe stato facile condannarlo subito come ecumenista ed eretico. Ma questo non era il caso; nonostante la sua istruzione, non aveva mai riflettuto a fondo sulla questione (anche se certamente avrebbe dovuto farlo), non aveva mai sentito critiche all’ecumenismo, non gli era mai venuto in mente che si trattasse di una negazione dell’Ortodossia. Collocarlo nella stessa categoria di, per così dire, Melitone di Calcedonia, sarebbe del tutto ingiusto. Forse sarebbe giusto usare gli stessi criteri per giudicare i fedeli in Unione Sovietica, che, con poche eccezioni, sono obbligati a ricorrere al Patriarcato di Mosca, o i tanti fedeli nelle zone periferiche della Grecia che non hanno idea del problema del calendario. Per ogni categoria dobbiamo usare discrezione; è impossibile in tutti i casi applicare lo stesso rigore, mentre, d’altra parte, bisogna ricordare che l’economia usata come misura in sé stessa diventa un abuso, e che in materia di vera eresia non può esserci uso dell’economia.

In conclusione, possiamo dire che l’errore della “super-correttezza” è una forma di prelest, e come le altre forme, questo significa una cecità, un’ossessione. I Padri dicono che il prelest inizia con l’autosufficienza, e così è: mentre si persegue un fine particolare probabilmente molto lodevole, il quadro generale viene dimenticato, si instaura un indurimento della mente e del cuore che sfocia in dispute e fanatismo. La storia della Chiesa ci fornisce molti esempi come, ovviamente, i vecchi credenti della Russia.
Ci auguriamo che queste poche parole possano aiutare i vostri lettori americani nella comprensione dell’Ortodossia matura che le vostre pubblicazioni cercano sempre di proporre.

Tratto da: The Orthodox Word, July-August 1980 (93), pp 164 e ss.

Lascia un commento