La Parabola della Grande Cena

di San Cromazio di Aquileia

1. Con molte e varie parabole il Signore e Salvatore nostro confuse i Farisei e i capi dei Giudei. Dopo la parabola del padre di famiglia che aveva affittato la sua vigna a dei coloni [Mt. 21, 33] ecco proposta nella presente lettura quella del re che fece una festa di nozze al suo figliolo, come avete appena udito, o miei cari. E mandò, dice il Vangelo, i suoi servitori a chiamare gli invitati alle nozze. Ma quelli, non volendoci venire, se ne andarono chi al proprio campo e chi al suo negozio; gli altri poi, presi i suoi servitori, li oltraggiarono ed uccisero. [Mt. 22, 3. 5-6]
2. Anche in questa parabola, il re che fece la festa di nozze al suo figliolo simboleggia Dio Padre, che, per la nostra salvezza, celebrò le nozze spirituali del suo unico Figlio. Cosa dobbiamo intendere per queste nozze, se non che Cristo sposo unì a sé come sposa la Chiesa per mezzo dello Spirito Santo? Queste nozze sono immacolate e inviolabili, perché non sono fondate sull’amore della carne ma sulla grazia dello Spirito. Infatti la Chiesa ci viene presentata come una sposa vergine, al dire di Paolo: Vi ho fidanzati a un solo sposo, per presentarvi a Cristo quale vergine pura.[2 Cor. 11, 2] Secondo quanto accade nel mondo, non possiamo chiamare vergine una sposa; ma, secondo il celeste mistero, la Chiesa si presenta come sposa pur restando vergine. La diciamo sposa, perché è imita a Cristo per mezzo dello Spirito Santo; vergine, perché rimane nella sua integrità senza la corruzione del peccato. Di queste nozze, l’autore è Dio Padre; testimone lo Spirito Santo; ministri gli angeli; messi per portare gli inviti gli Apostoli. E se ricerchi lo splendore spirituale di queste nozze, lo troverai: si tratta della camera nuziale del cielo, di cui è scritto: Ed egli ne esce come uno sposo dal suo talamo nuziale [Sal. 18, 6]. In queste nozze, tiene il primo posto il coro delle vergini consacrate, di cui leggiamo nella Scrittura: Dopo di lei, saranno condotte al re le vergini. [Sal. 44, 15]. Non mancano, in queste nozze, la cetra, gli strumenti musicali, i cembali; cioè la cetra della legge, lo strumento dei profeti, i cembali degli Apostoli, di cui leggiamo nella Scrittura: Lodatelo con strumenti a corda e a fiato; lodatelo con cembali sonori [Sal. 150, 4-5 ].

3.
E ora vediamo la parabola. Alle mozze di Figlio, dunque, il Padre invitò in primo luogo il popolo dei Giudei; a loro infatti mandò i giusti, a loro mandò i Profeti. Ma quelli, dice il Vangelo, non vollero venire [Mt. 22, 3]. Mandò di nuovo altri servitori, più numerosi dei primi, cioè gli Apostoli e i predicatori del Vangelo, dicendo loro: Andate, dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; tori e bestie grasse sono state sgozzate. Venite alle nozze [Mt. 22, 4]. Il pranzo simboleggia il mistero della passione del Signore: a questo pranzo, vero cibo di vita e nutrimento di eterna salvezza è Cristo. Egli è il pane vivo che discende dal cielo e dona la vita a questo mondo u. E assai opportuna torna la menzione del pranzo; non di una cena ma del pranzo (il pranzo in effetti si serve abitualmente all’ora sesta), perché era l’ora sesta quando Cristo fu crocifisso per la salvezza del genere umano, allo scopo di offrirci l’alimento celeste e il banchetto spirituale della sua passione. Con i tori macellati per le nozze di suo Figlio, il Vangelo intende indicare i giusti e i profeti uccisi dai Giudei perché annunciavano che il Figlio di Dio doveva venire e soffrire nella carne. Del resto assai opportunamente giusti e profeti sono chiamati tori, perché disperdevano al vento, con le corna della giustizia, l’iniquità del popolo dei Giudei. Quanto alle bestie grasse macellate, esse indicano i bambini massacrati da Erode a Betlemme, perché hanno meritato di morire per il nome di Cristo.

4.
Poiché il popolo dei Giudei rifiutò di venir tali nozze, il re mandò i suoi servitori ai crocevia delle strade, dicendo loro: Andate e invitate alle nozze quanti troverete. Essi uscirono e raccolsero quanti trovarono e cosi il banchetto si riempi di commensali [Mt. 22, 9-10]. Poiché dunque i Giudei rifiutarono di venire a queste nozze, vi furono invitati tutti i popoli, fra cui noi che siamo venuti alla grazia di Cristo. Infatti per le scuse del popolo dei Giudei, non potevano andar perduti tutti i preparativi delle nozze. Perciò dobbiamo rendere grazie alla sua misericordia, perché ha invitato noi, indegni, a tali nozze. Ma dobbiamo stare attenti e temere che, quando il re sarà entrato nella sala delle nozze e avrà cominciato a osservare i commensali, non dica ad alcuno di noi quanto abbiamo letto nel presente bramo evangelico: Amico, come sei qui entrato senza avere veste nuziale? [Mt. 22, 12]. E diede ordine che venisse portato via legato mani e piedi. La veste nuziale è la grazia del battesimo salutare, che brilla non per lo splendore della lana, ma per la lucentezza della fede, […] la veste di Cristo bianca e splendente come la neve, che riceviamo con la grazia del battesimo, poiché l’Apostolo dice: Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo [Gal. 3, 27]. Non possiede dunque questa tunica nuziale chi, o non ha ricevuto la grazia del battesimo, o l’ha perduta dopo averla accolta. Chi sarà trovato tale, sarà cacciato dal banchetto delle nozze e gettato fuori nelle tenebre
Perciò dobbiamo conservare integra e pura in tutto, grazie alla fede in Cristo, la veste nuziale che abbiamo ricevuto con la grazia del battesimo, per essere degni, nella Chiesa, del banchetto spirituale e per meritare più tardi di aver parte nel regno dei cieli con i santi e con gli eletti di Dio. Amen.

(Tratto da Cromazio di Aquileia, Catechesi al popolo, Città Nuova)

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